CASSANDRA CLARE.

L'ANGELO.

Ciclo Shadowhunters: Le origini. 1.

Parte 1.

Titolo originale: The Infernal Devices. Clockwork Angel. 2010.
Traduzione di Raffaella Belletti.
2011 A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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L'autrice.
Cassandra Clare  nata a Teheran e ha vissuto i primi anni della sua vita in giro per il mondo
con la famiglia, trascinandosi sempre dietro bauli di libri. Dopo aver lavorato come giornalista tra Los Angeles e New York, ora si  fermata a Brooklyn, dove, per non farsi distrarre dai gatti e dalla TV, scrive i suoi libri nei caff e nei ristoranti.
La saga "Shadowhunters" ha appassionato milioni di lettori amanti del genere urban fantasy nel mondo, con oltre 30 milioni di copie vendute negli Stati Uniti e 400.000 in Italia.
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IL CANTO DEL TAMIGI.
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Un sussurro di sale
vi scivola dentro e il fiume cresce,
scurendosi fino a diventare color t,
gonfiandosi fino a toccare il verde.
al di sopra delle sue rive
sferragliano e girano
gli ingranaggi e le ruote
di macchine mostruose, il cui fantasma
svanisce nelle sue spire
mormorando arcani.
Ogni minuscolo ingranaggio dorato ha denti,
ogni grande ruota muove
un paio di mani che attingono
l acqua dal fiume,
la divorano, la convertono in vapore
e costringono la grande macchina ad andare
sfruttando la forza della sua dissoluzione.
Delicatamente la marea monta,
guastando il meccanismo.
Sale, ruggine e limo
Rallentano gli ingranaggi.
Gi sulle rive
serbatoi di ferro
si accostano ondeggiano agli attracchi
con il sordo boato
di una campana gigantesca,
di tamburi o cannoni
che urlino in una lingua tonante,
e sotto scorre il fiume.
Elka Cloke.
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PROLOGO.
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Londra, aprile 1878
Il demone esplose in una pioggia di fluido e viscere.
William Herondele ritrasse il pugnale che stringeva in mano, ma era
troppo tardi. Lacido viscoso del sangue demoniaco aveva gi
cominciato a corrodere la lama scintillante. Will imprec e gett via
larma, che fin in una pozzanghera sudicia e bruci senza fiamma,
come un fiammifero appena spento. Quanto al demone, naturalmente,
era svanito rispedito in qualsiasi mondo infernale dal quale fosse
venuto, non senza essersi lasciato alle spalle un gran scompiglio. ?
Jem!? grid Will, girandosi.? Dove sei? Hai visto? Lho ucciso con un
solo colpo! Niente male, eh?
Ma il grido di Will non ebbe risposta. Fino a pochi istanti prima il suo
compagno di caccia era dietro di lui nella tortuosa strada bagnata e gli
guardava le spalle, Will ne era certo, ma adesso si ritrov solo tra le
ombre. Aggrott la fronte, seccato: mettersi in mostra era molto meno
divertente se Jem non era l a guardare. Lanci unocchiata dietro di s ,
dove la strada si ristringeva in un vicolo che dava sulle acque nere e
palpitanti del Tamigi in lontananza. Attraverso il varco, Will scorgeva i
contorni scuri delle navi attraccate: una foresta di alberi simile a un
frutteto senza foglie. Di Jem non cera traccia;forse era tornato in
Narrow Street, in cerca di unilluminazione migliore. Con una scrollata
di spalle, Will percorse la strada a ritroso.
Narrow Street tagliava Limehouse, tra i moli lungo il fiume e gli
affollati bassifondi che si estendevano a ovest, verso Whitechapel. Era
stretta come suggeriva il suo nome,  fiancheggiata da magazzini e
sbilenchi edifici in legno. In quel momento era deserta; persino gli
ubriachi che si avviano barcollando verso casa dopo essere usciti dal
pub The Grapes, in fondo alla strada, avevano trovato un posto dove
buttarsi a dormire. A Will piaceva Limehouse, gli piaceva la sensazione
di trovarsi sul limitare del mondo, in un luogo in cui ogni giorno le navi
salpavano per porti incredibilmente lontani. Non lo disturbava che la
zona fosse assiduamente frequentata da marinai, e di conseguenza
brulicasse di bische, fumerie doppio e bordelli. Era facile perdersi in un
posto come quello. Non gli dava noia neppure lodore di fumo, corde e
catrame o il sentore di spezie esotiche mescolato a quello della sudicia
acqua del Tamigi.Mentre guardava di qua e di l nella strada vuota si
pass la manica della giacca sulla faccia, cercando di strofinarne via il
fluido che gli irritava e bruciava la pelle, e che lasci macchie verdi e
nere sulla stoffa. Aveva un taglio - un brutto taglio- sul dorso della
mano. Poteva servirsi di una runa guaritrice. Meglio se di quelle di
Charlotte. Era particolarmente brava a disegnare iratze.
Una sagoma si stacc dall ombra e si mosse verso Will, che fece un
passo avanti e si ferm. Non era Jem ma un mondano, un poliziotto con
elmetto a campana, cappotto pesante e faccia perplessa. Fiss Will, o
piuttosto attraverso Will. Per quanto questi fosse ormai abituato alle
magie che rendevano invisibili, gli faceva sempre una strana
impressione essere trapassato da uno sguardo, quasi che non fosse l. Fu
assalito dallimpulso improvviso di prendere il manganello al poliziotto
e guardare luomo agitarsi di qua e di l cercando di capire dove fosse
finito; ma le poche volte che laveva fatto, Jem laveva rimproverato, e
anche se Will non riusciva proprio a capire le sue obiezioni a quelle
iniziative, sapeva che non valeva la pena di farlo arrabbiare.
Il poliziotto scroll le spalle e sbatt le palpebre, quindi pass accanto
a Will scuotendo la testa e borbottando qualcosa riguardo al fatto che
gli conveniva smetterla con il gin prima di cominciare sul serio a
soffrire di allucinazioni.
Will si scost per lasciar passare luomo, quindi grid: - James
Carstairs! Jem! Dove sei, perfido bastardo?
Questa volta gli giunse una fievole risposta. - Quaggi. Segui la
stregaluce.
Will si mosse verso il suono della voce di Jem. Sembrava provenire da
un passaggio scuro tra due magazzini; nellombra si scorgeva un debole
chiarore simile al bagliore guizzante di un fuoco fatuo.- Mi hai sentito
prima? Quel demone Shax avrebbe potuto afferrarmi con le sue
maledette chele giganti, ma lho spinto in un vicolo
- S, ti ho sentito. - Alla luce dei lampioni il giovane che comparve
allimboccatura del vicolo era pallido perfino pi pallido di quanto
non fosse normalmente, e lo era davvero molto. Era a testa scoperta, e
ci attirava subito lo sguardo sui suoi capelli di uno strano color
argento brillante, come uno scellino ben lucidato. Gli occhi erano del
medesimo argento, il viso dalle ossa minute era spigoloso, la leggera
inclinazione degli occhi, lunico indizio della sua origine. Aveva delle
macchie scure sulla camicia e le mani di un denso liquido rosso.
Will sirrigid. - Sanguini. Cos successo?
Jem respinse la sua preoccupazione con un gesto della mano. - Non 
sangue mio - disse, girando la testa verso il vicolo alle sue spalle. - E
suo.
Will gett unocchiata oltre lamico. In fondo, nelle ombre pi fitte
della strada, cera una sagoma raggomitolata, solo unombra nelle
tenebre; ma, guardando pi attentamente, Will distinse la forma di una
mano pallida e un ciuffo di capelli biondi. - Una donna morta? - chiese.
- Una mondana?
- Una ragazza, per essere pi precisi. Non avr avuto pi di
quattordici anni.
Will imprec forte e in maniera piuttosto colorita. Jem aspett
pazientemente che finisse.
- Se solo fossimo capitati qui un po prima - disse infine Will. - Quel
maledetto demone
- Il fatto curioso e che non credo sia opera sua - afferm Jem, con
espressione torva. - I demoni Shax sono parassiti, parassiti di cova.
Avrebbe trascinato la vittima nella sua tana per deporle le uova sotto la
pelle mentre era ancora viva. Ma questa ragazza  stata pugnalata,
ripetutamente. E non credo neppure che sia stata pugnalata qui. Non c
abbastanza sangue nel vicolo. Credo che sia stata assalita altrove e poi si
sia trascinata qui per morire in seguito alle ferite riportate.
- Ma il demone Shax
- Ti dico che non credo sia stato il demone Shax. Credo che lo Shax
la seguisse le desse la caccia per conto di qualcosa, o di qualcuno.
- Gli Shax hanno un odorato fine - ammise Will. - Ho sentito dire che
alcuni stregoni se ne servono per seguire le tracce di persone scomparse.
E questo sembrava davvero agire in maniera strana. - Guard oltre Jem,
la sagoma raggomitolata nel vicolo, penosa nella sua piccolezza. - Non
hai trovato larma?
- Eccola. - Jem estrasse qualcosa dallinterno della giacca: un coltello
avvolto in un panno bianco. - E una specie di misericordia, una daga
che veniva usata per dare il colpo di grazia ai nemici feriti. Guarda che
lama sottile.
Will prese larma. Il filo era davvero molto sottile, e il pugnale
terminava con unimpugnatura di osso lucido. Lama ed elsa erano
entrambe macchiate di sangue. Will strofin con aria accigliata il piatto
della lama sulla stoffa grezza della manica, e a forza di strofinare lo
ripul, fino a rendere visibile un simbolo inciso nel metallo. Due
serpenti che si mordevano la coda a vicenda formando un cerchio
perfetto.
- Un uroboro - mormor Jem, chinandosi sul pugnale per osservarlo. -
Doppio. Be, cosa pensi che significhi?
- La fine del mondo - rispose Will, continuando a guardare larma con
un sorrisetto che gli aleggiava sulle labbra. - E il suo inizio.
Jem aggrott le sopracciglia. - La simbologia mi  chiara, William.
Volevo dire, cosa pensi che significhi la sua presenza sul pugnale?
Il vento che soffiava dal fiume scompigli i capelli di Will, che li
scost dagli occhi con un gesto impaziente e torn a esaminare larma. -
 un simbolo alchemico, non appartiene n agli stregoni n ai Nascosti.
Il che di solito significa umani, la sciocca specie mondana convinta che
trafficare con la magia sia il biglietto da visita per ottenere fama e
ricchezza.
- La specie che di solito finisce in un mucchio di stracci insanguinati
allinterno di qualche pentagramma - sentenzi Jem, con aria torva.
- La specie a cui piace aggirarsi nelle zone della nostra bella citt
frequentato dai Nascosti. - Dopo aver avvolto con cura il fazzoletto
intorno alla lama, Will la infil nella tasca della giacca. - Pensi che
Charlotte lascer che mi occupi delle indagini?
- Credi davvero che ti si possa affidare una missione nel Mondo
Invisibile? Bische, covi di vizi magici, donne di facili costumi
Will sorrise nel modo in cui avrebbe potuto sorridere Lucifero subito
dopo essere precipitato dal Paradiso. - Che dici, domani sarebbe troppo
presto per cominciare le ricerche?
Jem sospir. - Fai quello che vuoi William. Come sempre.
Southampton, maggio
Tessa non riusciva a ricordare un tempo in cui non avesse voluto bene
allangelo meccanico. Una volta era appartenuto a sua madre, che lo
portava quando era morta. Poi era rimasto nel cofanetto dei gioielli,
finch un giorno suo fratello Nathaniel non laveva preso per
controllare se funzionasse ancora. Langelo non era pi grande del dito
mignolo di Tessa, una statuetta in ottone con ali di bronzo ripiegate non
pi lunghe di quelle di un grillo. Aveva un delicato viso di metallo con
palpebre a mezzaluna chiuse e le mani intrecciate sul davanti, sopra
una spada. Una sottile catenella che passava sotto le ali permetteva di
portarlo intorno al collo come un medaglione.      Tessa sapeva che
langelo aveva un meccanismo a molla, perch se lo avvicinava
allorecchio poteva sentirne il rumore, simile a quello di un orologio.
Sorpreso, Nate aveva annunciato che dopo tanti anni langelo
funzionava ancora e aveva cercato invano un pulsante, una vite o un
altro metodo con cui caricarlo. Ma non trovando nulla di tutto ci,
laveva dato alla sorella con una scrollata di spalle. Da quel momento
Tessa non se lera mai tolto; perfino di notte lo teneva stretto al petto
con il costante tic-tac, tic-tac che ricordava il battito di un secondo cuore.
Ora lo serrava tra le dita mentre il Main avanzava lentamente tra gli
altri enormi piroscafi alla ricerca di un attracco nel porto di
Southampton. Nate aveva insistito finch lei arrivasse l anzich a
Liverpool, meta privilegiata dei transatlantici. A suo dire era un luogo
molto pi piacevole dove sbarcare, perci Tessa non poteva che essere
leggermente delusa dal suo primo sguardo sullInghilterra. La citt era
triste e grigia. La pioggia tamburellava sulle guglie di una chiesa
lontana, e il fumo nero che si levava dai comignoli delle navi macchiava
il cielo gi di s smorto. I moli erano gremiti da una folla di gente in
abito scuro e ombrello. Tessa cerc di vedere se suo fratello fosse tra
loro, ma la nebbia e gli spruzzi della nave erano troppo densi perch
potesse distinguere qualcuno nei dettagli.
Rabbrivid. Il vento che spirava dal mare era gelido. Tutte le lettere
di Nate sostenevano che Londra era bella, che splendeva il sole tutti i
giorni. Cera da sperare che l il tempo fosse migliore che a
Southampton, pens Tessa, perch non aveva con s abiti invernali,
niente di pi pesante di uno scialle di lana appartenuto alla zia Harriet
e un paio di guanti sottili. Aveva venduto quasi tutto tutti i suoi vestiti
per pagare il funerale della zia, sicura che il fratello gliene avrebbe
comprato degli altri quando fosse arrivata a Londra per vivere con lui.
Si lev un grido. Il Main, con lo scafo nero lucido di pioggia, aveva
gettato le ancore; i rimorchiatori si stavano facendo strada attraverso la
grigia acqua palpitante, pronti a portare a riva bagagli e passeggeri.
Questi si riversarono fuori dalla nave, chiaramente ansiosi di sentire la
terra ferma sotto i piedi. Che differenza dalla partenza a New York, con
il cielo azzurro e la banda che suonava. Tuttavia, senza nessuno a
salutarla, per Tessa non era stata unoccasione allegra. Curvando le
spalle, si un alla folla che sbarcava. Gocce di pioggia le pungevano la
testa e il collo scoperti, come sottili aghi di ghiaccio. Le mani, nei guanti
leggeri, erano umidicce. Nel raggiungere la banchina, Tessa si guard
intorno impaziente, cercando Nate con lo sguardo. Erano quasi due
settimane che non parlava ad anima viva, perch a bordo del Main era
rimasta quasi sempre per conto proprio. Sarebbe stato magnifico poter
parlare di nuovo con suo fratello. Ma Nate non cera. Le banchine erano
ingombre di mucchi di bagagli e cassa e merci di ogni genere, cerano
perfino cumuli di frutta e verdura che imputridivano sotto la pioggia.
L accanto, un battello a vapore stava salpando per Le Havre, e marinai
sciamavano intorno a Tessa, gridando in francese. Prov a spostarsi, ma
fu quasi calpestata da una moltitudine di passeggeri che sbarcavano e si
affrettavano a trovare riparo nella stazione ferroviaria.
Di Nate non cera neanche lombra.
- Signorina Gray? - La voce era gutturale, con un forte accento. Un
uomo si era parato davanti a Tessa. Era alto, e indossava un ampio
cappotto nero e un cappello a cilindro, la cui tesa raccoglieva lacqua
piovana come una cisterna. Aveva gli occhi stranamente sporgenti,
quasi come quelli delle rane, e la pelle ruvida ricordava il tessuto di una
cicatrice.
Tessa dovette reprimere limpulso di ritrarsi. Ma luomo sapeva il suo
nome. Chi altri avrebbe potuto conoscere il suo nome, l se non
qualcuno che conosceva Nate?
- Si?
- Mi manda vostro fratello. Venite con me.
- Dov? - chiese Tessa.
Ma luomo si era gi avviato. Aveva unandatura irregolare, come se
zoppicasse per una vecchia ferita.
Dopo un po, Tessa raccolse le gonne e si affrett a seguirlo.Luomo si
muoveva a zigzag tra la folla, avanzando con passo risolutamente
veloce. Mentre si faceva strada a spintoni, con Tessa che quasi correva
per tenergli dietro, la gente saltava di lato borbottando per la sua
villania. Infine svolt bruscamente intorno a un mucchio di casse e si
ferm davanti a una grande carrozza nera, lucidissima. Sulla fiancata
erano dipinte delle lettere dorate, ma la pioggia e la nebbia erano
troppo fitte perch Tessa potesse distinguerle.
Lo sportello della carrozza si apr e apparve una donna. Indossava un
enorme cappello piumato che le nascondeva il viso. - La signorina
Theresa Gray?
Tessa annu.
Luomo dagli occhi sporgenti si affrett ad aiutare a scendere dalla
carrozza prima una donna e poi unaltra che la segu. Entrambe
aprirono subito lombrello e lo sollevarono, proteggendosi dalla pioggia.
Poi fissarono gli occhi su Tessa. Le due donne formavano una strana
coppia. Una era molto alta e magra, con il viso ossuto e sciupato, e i
capelli incolori raccolti in uno chignon sulla nuca; indossava un abito di
seta di un viola brillante, gi spruzzato qua e l di pioggia, e guanti
viola assortiti. Laltra donna era bassa e grassoccia, con due occhietti
infossati, i guanti di un rosa vivo erano talmente tesi sulle grosse mani
da farle sembrare zampe di un colore particolarmente acceso.
- Theresa Gray - disse la pi bassa. - Che piacere fare finalmente la
vostra conoscenza. Io sono signora Black, e questa  mia sorella, la
signora Dark. Vostro fratello ci ha mandato qui per accomp0agnarvi a
Londra.
Tessa - bagnata infreddolita e confusa - si strinse ancora di pi nello
scialle. -  Non capisco. Dov Nate? Perch non  venuto di persona?
-  stato trattenuto da un impegno di lavoro improrogabile a Londra.
Mortmain non poteva fare a meno di lui. Per vi ha mandato un
biglietto. - La signora Black le porse un pezzo di carta, gi bagnato di
pioggia.
Tessa lo prese e si gir per leggerlo. Era un breve biglietto in cui
Nathaniel si scusava per non essere andato ad accoglierla e la
informava di aver incaricato la signora Black e la signora Dark - io per
ovvie ragioni le chiamo le Sorelle Oscure, Tessie, e pare che trovino il
nomignolo simpatico!  di accompagnarla a casa sua, a Londra. Erano le
sue padrone di casa, diceva il biglietto, nonch amiche fidate, e
godevano della sua massima considerazione.
La lettera era stata stesa senzaaltro da Nate, si disse Tessa. La
scrittura era la sua, e poi nessun altro la chiamava Tessie. Deglut a
fatica e si infil il biglietto nella manica, girandosi di nuovo verso le
sorelle. - Benissimo - disse, soffocando la persistente sensazione di
delusione: era talmente impaziente di vedere suo fratello - Mandiamo
un facchino a prendere il mio baule?
- Non c bisogno, non c bisogno. - Il tono allegro della signora Dark
al si accordava con i suoi lineamenti grigi e smagriti. - Abbiamo gi
disposto che venga mandato a casa. - schiocc le dita verso luomo dagli
occhi sporgenti, che smont a cassetta, quindi mise la mano sulla spalla
di Tessa. - Venite, piccola mia; togliamoci da questa pioggia.
Mentre Tessa si avvicinava alla carrozza sospinta dalla stretta ossuta
della signora Dark, la nebbia si dirad, rivelando la scintillante
immagine dorata dipinta sulla fiancata dello sportello: le parole
Pandemonium Club si avvolgevano in un intricato ghirigoro intorno
a due serpenti che si mordevano la coda a vicenda formando un cerchio.
Tessa aggrott le sopracciglia. - Che cosa significa?
- Nulla di cui dobbiate preoccuparvi - rispose la signora Black, che era
gi salita in carrozza e aveva allargato le gonne su un sedile dall aria
confortevole.
L interno della vettura era riccamente provvisto di due lussuosi sedili
rivestiti di velluto color porpora posti uno di fronte allaltro, mentre ai
finestrini erano appese tendine guarnite di nappe dorate.
La signora Dark aiut Tessa a salire in carrozza e vi mont a sua volta.
Mentre la ragazza si accomodava sul sedile, la signora Black si protese
per chiudere lo sportello dietro la sorella, lasciando fuori il cielo grigio.
Quando sorrise, i sui denti brillarono nelloscurit quassi fossero di
metallo. - Mettetevi comoda. Ci aspetta un lungo tragitto.
Tessa mise la mano sullangelo meccanico che portava al collo,
traendo conforto dal ticchettio regolare mentre la carrozza si avviava
ondeggiando sotto la pioggia.
...
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....
SEI SETTIMANE DOPO.
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1.
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LA CASA OSCURA.
.
Oltre questo luogo di rabbia e lacrime
Incombe soltanto l'orrore delle ombre
William Ernest Henley, Invictus
Le signore desiderano vedervi nelle loro stanze, signorina Gray. Tessa
pos il libro che stava leggendo sul comodino e si volt.
Sulla soglia della sua stanzetta c'era Miranda, che vi compariva ogni
giorno alla stessa ora per trasmettere, ogni giorno, lo stesso messaggio.
Dopo un istante, Tessa le avrebbe chiesto di attendere in corridoio, e
Miranda avrebbe lasciato la stanza. Dopo dieci minuti sarebbe tornata e
avrebbe ripetuto il medesimo messaggio. Se dopo alcuni di questi
tentativi Tessa non l'avesse seguita obbediente, Miranda l'avrebbe
afferrata e trascinata scalciante e urlante gi per le scale, nella stanza
calda e puzzolente dove l'attendevano le Sorelle Oscure. Era accaduto
ogni giorno della prima settimana trascorsa da Tessa alla Casa Oscura,
come aveva finito per chiamare il luogo in cui la tenevano prigioniera;
poi si era resa conto che urla e calci non servivano a granch ed erano
solo uno spreco di energia. Energia che probabilmente era meglio
risparmiare per altri scopi.
- Un momento, Miranda - disse Tessa.
La domestica fece un goffo inchino e usc dalla stanza, chiudendosi la
porta alle spalle. Tessa si alz e si guard intorno nella stanzetta che le
faceva da cella ormai da sei settimane. Era piccola, rivestita di carta da
parati a fiori e con pochi mobili: un semplice tavolo di abete con una
tovaglia di pizzo bianca su cui consumava i pasti, lo stretto letto di
ottone dove dormiva, il porta catino rotto e la brocca di porcellana per
lavarsi, il davanzale dove aveva ammucchiato i suoi libri. E la piccola
sedia dove ogni notte si sedeva a scrivere lettere al fratello, lettere che
sapeva non avrebbe mai potuto mandare, lettere che conservava sotto il
materasso, dove le Sorelle Oscure non le avrebbero trovate. Era la sua
maniera di tenere un diario e rassicurarsi in qualche modo che un
giorno avrebbe rivisto Nate e avrebbe potuto dargliele.
Tessa and allo specchio appeso alla parete opposta della stanza e si
lisci i capelli. Le Sorelle Oscure, come in effetti desideravano essere
chiamate, preferivano che non fosse in disordine, anche se a parte
quello non sembravano tenere pi di tanto al suo aspetto... per fortuna,
perch il proprio riflesso la faceva sussultare. Vedeva il pallido ovale
del viso dominato dai grigi occhi infossati, un viso pieno di ombre,
senza colore nelle guance o speranza nell'espressione. Indossava l'abito
nero severo e sgraziato che le avevano dato al suo arrivo nonostante le
promesse delle due sorelle, il suo baule non l'aveva mai seguita, e ormai
quello era l'unico capo di vestiario che possedeva. Distolse svelta lo
sguardo. Non si era sempre ritratta nel vedere il proprio riflesso. In
famiglia erano tutti d'accordo nel ritenere che fosse stato Nate, con il
suo bell'aspetto, ad avere ereditato la bellezza della madre, ma Tessa
era sempre stata pienamente soddisfatta dei suoi lisci capelli castani e
dei miti occhi grigi. Jane Eyre aveva i capelli castani, come molte altre
eroine. E non era neanche cos male essere alta... pi alta di quasi tutti i
ragazzi della sua et,  vero, ma la zia Harriet sosteneva che una donna
alta con un bel portamento avrebbe sempre avuto un aspetto regale. In
quel momento, Tessa non aveva un aspetto regale. Era tesa e sciupata, e
nel complesso assomigliava a uno spaventapasseri spaurito. Si chiese se
Nate l'avrebbe riconosciuta vedendola cos. A quel pensiero si sent
stringere il cuore. Nate. Era per lui che stava facendo tutto ci, ma a
volte le mancava talmente tanto che le sembrava di avere ingoiato dei
frantumi di vetro. Senza di lui era completamente sola al mondo. Non
aveva nessun altro, nessuno a cui importasse se fosse viva o morta. A
volte l'orrore di quel pensiero minacciava di sopraffarla e sprofondarla
in un'oscurit senza fondo e senza ritorno.
Se in tutto il mondo non c' nessuno a cui importa di te, esisti davvero?
Lo scatto della serratura tronc bruscamente quei pensieri. La porta si
apr. Miranda comparve sulla soglia. - Ora  tempo che veniate con me.
La signora Black e la signora Dark vi stanno aspettando.
Tessa la guard con ripugnanza. Non riusciva a indovinare quanti anni
avesse. Diciannove? Venticinque? Nel suo viso liscio e tondo c'era
qualcosa che non aveva et.
I capelli, tirati dietro le orecchie in una pettinatura severa, avevano il
colore dell'acqua stagnante. Miranda aveva gli stessi occhi da rana del
cocchiere delle Sorelle Oscure, occhi che le conferivano un'aria
perennemente stupita. Tessa pensava che fossero parenti.
Mentre scendevano di sotto - Miranda con la sua sgraziata andatura a
scatti - Tessa alz la mano per toccare la catenina che portava al collo, a
cui era appeso l'angelo meccanico. Era un'abitudine... una cosa che
faceva ogni volta che era costretta a vedere le Sorelle Oscure. In qualche
modo, la sensazione del ciondolo sul petto la rassicurava. Lo stringeva
mentre superavano un ballatoio dietro l'altro. C'erano vari livelli di
corridoi nella Casa Oscura, ma oltre alla sua camera Tessa aveva visto
soltanto le stanze delle Sorelle Oscure, i passaggi e le scale.
Finalmente raggiunsero la cantina invasa dalle ombre. Laggi le pareti
erano viscose di fastidiosa umidit, ma le Sorelle non sembravano
curarsene. Il loro ufficio era pi avanti, vi si giungeva attraverso una
serie di larghe porte a due battenti. Uno stretto corridoio conduceva in
un'altra direzione, sparendo nelle tenebre; Tessa non aveva idea di cosa
si trovasse alla sua estremit, ma bastava la fitta ombra in cui
sprofondava il cunicolo a renderla felice di non averlo mai scoperto.
La porta dell'ufficio delle Sorelle era aperta. Senza esitare, Miranda la
varc con passo pesante, seguita con gran riluttanza da Tessa, che
odiava quella stanza pi di ogni altro luogo sulla terra. Tanto per
cominciare, al suo interno c'era sempre un' aria calda e umida, come
una palude, anche quando fuori il cielo era grigio e piovoso. Le pareti
sembravano trasudare umidit, i rivestimenti delle sedie e dei divani
erano costantemente coperti di muffa. C'era anche uno strano odore,
come sulle rive dell'Hudson in una giornata calda: un odore di acqua
stagnante, spazzatura e limo. Come sempre, le Sorelle erano gi l,
sedute dietro la loro enorme scrivania collocata su una predella. Indos-
savano come al solito abiti sgargianti: quello della signora Black era di
un rosa salmone brillante, quello della signora Dark di un blu pavone.
Sopra il satin dai colori vivaci, i loro visi sembravano grossi palloni
sgonfi. Nonostante l'alta temperatura della stanza, portavano entrambe
i guanti.
- Ora lasciaci, Miranda - disse la signora Black, che faceva girare il
pesante mappamondo di ottone sulla scrivania con un dito grassoccio
nel guanto bianco. Tessa aveva provato molte volte a esaminare meglio
il mappamondo - qualcosa nella disposizione dei continenti non le era
mai parso del tutto corretto, in particolare lo spazio al centro
dell'Europa - ma le sorelle gliel' avevano sempre impedito. - E chiudi la
porta.
Senza alcuna espressione sul volto, Miranda fece come le era stato
chiesto. Tessa cerc di non sussultare quando la porta si richiuse alle
sue spalle, tagliando fuori la poca aria che circolava nel locale non
ventilato.
La signora Dark inclin la testa di lato. - Venite qui, Theresa. - Era la pi
gentile delle due - pi propensa a blandire e a persuadere della sorella,
a cui piaceva convincere a suon di ceffoni e minacce sibilate tra i denti. -
E prendete questo. - Le porse qualcosa: un logoro pezzo di stoffa rosa
legato in un fiocco, di quelli usati come nastri per capelli dalle fanciulle.
Ormai Tessa era abituata a vedersi porgere oggetti dalle Sorelle Oscure.
Oggetti che un tempo erano appartenuti a chiss chi: spille da cravatta e
orologi, gioielli da lutto e giocattoli di bambini. Una volta i lacci di uno
scarpone, un'altra un orecchino spaiato macchiato di sangue.
- Prendete questo - ripet la signora Dark, con una sfumatura
impaziente nella voce. - E trasformatevi.
Tessa prese il fiocco. Giaceva nella sua mano leggero come un'ala di
falena mentre le Sorelle Oscure la fissavano impassibili. Si ricord dei
libri che aveva letto, romanzi i cui personaggi subivano processi e
stavano tutti tremanti nel banco degli imputati all'Old Bailey, pregando
per un verdetto di non colpevolezza. In quella stanza le sembrava di
essere anche lei sotto processo, senza sapere di quale crimine fosse
accusata.
Si rigir il fiocco in mano, ripensando alla prima volta che le Sorelle
Oscure le avevano porto un oggetto: un guanto da donna con bottoni di
perle all'altezza del polso. Le avevano gridato di trasformarsi, l'avevano
schiaffeggiata e scrollata mentre ripeteva loro con isteria crescente che
non sapeva proprio di cosa stessero parlando, di cosa le stessero
chiedendo di fare. Non aveva pianto, anche se ne avrebbe avuto voglia.
Tessa odiava piangere, soprattutto di fronte a persone di cui non si
fidava. E delle due persone al mondo di cui si fidava, una era morta e
l'altra era imprigionata. Gliel'avevano detto loro, le Sorelle Oscure le
avevano detto che Nate era nelle loro mani, e che sarebbe morto se lei
non avesse fatto quanto le ordinavano. Le avevano mostrato il suo
anello, quello che era stato di suo padre - ora macchiato di sangue - per
dimostrarglielo. Non gliel'avevano lasciato tenere in mano n toccare,
l'avevano tirato via mentre allungava la mano verso di esso, ma l'aveva
riconosciuto ugualmente. Era di Nate. Poi aveva fatto tutto ci che le
veniva chiesto. Aveva bevuto le pozioni che le avevano dato, aveva
fatto ore di esercizi tormentosi, si era costretta a pensare come volevano
che facesse. Le avevano detto di immaginarsi come argilla amorfa e
mutevole che venga modellata e plasmata sulla ruota del vasaio. Le
avevano detto di immedesimarsi negli oggetti che le porgevano, di
considerarli cose vive e di estrarne lo spirito che le animava. Ci erano
volute settimane, e la prima volta che si era trasformata era stato cos
incredibilmente doloroso che aveva vomitato ed era svenuta. Quando si
era svegliata, era stesa su una delle chaise-longues malridotte nelle stanze
delle Sorelle Oscure, e qualcuno le passava un asciugamano bagnato sul
viso. La signora Black era curva su di lei, l'alito amaro come aceto, gli
occhi accesi. - Siete stata brava oggi, Theresa - aveva detto. - Molto
brava.
Quella sera, quando Tessa era salita nella sua stanza, aveva trovato
dei regali, due nuovi libri sul comodino. Le Sorelle Oscure dovevano
essersi rese conto che la lettura e i romanzi erano la sua passione.
C'erano una copia di Grandi speranze e, sorprendentemente, una di Pic-
cole donne. Tessa aveva stretto a s i libri e, sola e non osservata nella sua
stanza, si era abbandonata al pianto.
Da allora le trasformazioni erano diventate pi facili. Tessa non
capiva ancora cosa avvenisse dentro di lei per renderle possibili, ma
aveva memorizzato la serie di operazioni successive insegnatele dalle
Sorelle Oscure, cos come un cieco potrebbe memorizzare il numero di
passi che dividono il letto dalla porta della stanza. Non sapeva che cosa
la circondava nello strano luogo nero in cui le chiedevano di recarsi, ma
sapeva come attraversarlo. Mentre serrava la presa sul pezzo di stoffa
rosa logoro che teneva in mano, attingeva a quei ricordi. Apr la mente e
lasci che vi scendesse l'oscurit; lasci che il legame che la univa al
nastro per capelli e allo spirito al suo interno - l'eco spettrale della
persona che un tempo l'aveva posseduto - si snodasse come un filo
dorato che conduceva attraverso le ombre. La stanza in cui si trovava, il
caldo opprimente, il forte respiro delle Sorelle Oscure... tutto svan
mentre seguiva il filo, mentre la luce diventava pi intensa e lei vi si
avvolgeva come in una coperta.    La pelle cominci a formicolarle e a
bruciarle, sollecitata da migliaia di piccole scosse. All'inizio quella era
stata la parte peggiore... la parte in cui era convinta che sarebbe morta.
Ormai ci si era abituata e la sopportava stoicamente, rabbrividendo da
capo a piedi. L'angelo meccanico appeso al suo collo sembrava
ticchettare pi velocemente, quasi al ritmo del suo cuore che batteva
all'impazzata. La pressione all'interno della sua pelle crebbe - Tessa
ansim - e i suoi occhi, da chiusi che erano, si spalancarono mentre la
sensazione raggiunse un crescendo... e svan.
Era tutto finito.Tessa sbatt le palpebre, frastornata. Il primo momento
dopo una trasformazione era sempre come riemergere dall' acqua dopo
un tuffo. Si guard. Il suo nuovo corpo era esile, quasi fragile, la stoffa
del vestito le penzolava addosso e si afflosciava sul pavimento ai suoi
piedi. Le mani, strette davanti a lei, erano pallide e sottili, con le punte
delle dita screpolate e le unghie mangiucchiate. Mani sconosciute,
estranee.
- Come ti chiami? - chiese la signora Black. Si era alzata e guardava
Tessa dall'alto con i chiari occhi ardenti. Sembrava quasi famelica.
Tessa non aveva una risposta. Fu la ragazza nella cui pelle si trovava
a rispondere al posto suo, parlando attraverso di lei nel modo in cui si
diceva che gli spiriti parlassero attraverso i medium. Ma Tessa odiava
vederla in quel modo: la trasformazione era molto pi intima, molto pi
spaventosa di cos.
- Emma - disse la voce che le usc dalle labbra. Emma Bayliss, signora.
- E chi sei, Emma Bayliss?
La voce rispose, le parole si riversarono dalla bocca di Tessa evocando
immagini forti. Nata a Cheapside, Emma aveva fatto parte di una
famiglia di sei figli. Suo padre era morto, e sua madre vendeva acqua di
menta nelle strade dell'East End. Emma aveva imparato a cucire
quando era ancora una bambina, per portare soldi a casa. Di notte se-
deva al piccolo tavolo della cucina lavorando alla luce di una candela di
sego. A volte, quando la candela si consumava e non c'erano soldi per
comprarne un'altra, usciva in strada e sedeva sotto un lampione a gas,
servendosi di quella luce per continuare a cucire.
-  questo che facevi in strada la notte in cui sei morta, Emma Bayliss?
- chiese la signora Dark. Sorrideva leggermente, passando si la lingua
sul labbro inferiore, quasi assaporando gi la risposta.
Tessa vide strette strade buie avvolte in una densa nebbia, un ago
argenteo che si muoveva alla fievole luce gialla del lampione a gas. Un
passo, attutito dalla nebbia. Mani che uscivano dall'ombra e le
afferravano le spalle, mani che la trascinavano urlante nell'oscurit.
L'ago e il filo che le cadevano di mano, i nastri strappati dai capelli
mentre lottava. Una voce brusca che gridava qualcosa in preda all'ira. E
poi la lama argentea di un coltello che balenava nel buio e le si
conficcava nella carne, facendo la sanguinare. Un dolore che era come
fuoco e un terrore che non assomigliava a nulla che avesse mai provato
fino ad allora. Scalci contro l'uomo che la teneva, riuscendo a fargli
volare via di mano il coltello; afferr la lama e corse via, inciampando
mentre diventava sempre pi debole, il sangue che defluiva velo-
cemente, troppo velocemente. Si accasci in un vicolo, sentendo l'urlo
sibilante di qualcosa alle sue spalle. Sapeva che la stava seguendo, e
sperava di morire prima che la raggiungesse...
La trasformazione and in frantumi come vetro. Tessa cadde in
ginocchio con un grido, lasciando scivolare dalla mano il piccolo fiocco
strappato. Era di nuovo la sua mano. Emma era sparita, come una pelle
smessa. Tessa era ancora una volta sola nella propria mente. La voce
della signora Black giunse da lontano. - Theresa? Dov'  Emma?
-  morta - sussurr Tessa. -  morta in un vicolo... dissanguata.
- Bene - disse la signora Dark, soddisfatta. - Brava, Theresa. Siete stata
molto brava.
Tessa non disse nulla. Aveva il vestito macchiato di sangue, ma non
provava dolore. Sapeva che non era il suo sangue; non era la prima
volta che succedeva. Chiuse gli occhi, vorticando nell'oscurit e
augurandosi di non svenire.
- Avremmo dovuto farglielo fare prima - disse la signora Black. - La
faccenda della giovane Bayliss mi preoccupava. La risposta della
signora Dark fu secca. - Non ero sicura che ne fosse all'altezza. Ricorda
cos' successo con quella donna, la Adams.
Tessa ricord. Alcune settimane prima si era trasformata in una donna
che era morta in seguito a una ferita di arma da fuoco al cuore; non
appena il sangue le si era versato sul vestito, lei si era subito trasformata
nuovamente, gridando in preda a un terrore isterico mentre le Sorelle le
dimostravano che era illesa.
- Da allora ha fatto magnifici progressi, non credi, Sorella? - disse la
signora Black. - Visto con cosa abbiamo dovuto lavorare all'inizio... non
sapeva neppure che cosa fosse.
- Proprio cos. Era argilla assolutamente informe convenne la signora
Dark. - Abbiamo operato un vero miracolo. Non vedo proprio come il
Magister potrebbe non essere soddisfatto.
La signora Black ebbe un sussulto. - Credi che sia giunta l'ora?
- Oh, ma certo, mia cara sorella. Non potr mai essere pi pronta di
cos.  ora che la nostra Theresa conosca il suo signore.
C'era una nota gongolante nella voce della signora Dark, un
suono cos sgradevole che penetr attraverso il terribile stordimento di
Tessa. Di cosa stavano parlando? Chi era il Magister?
Attraverso le ciglia abbassate, la ragazza guard la signora Dark dare
uno strappo al cordone di seta del campanello per chiamare Miranda e
ordinarle di riportarla nella sua stanza. A quanto pare, per quel giorno
la lezione era finita.
- Forse domani, o addirittura questa sera - disse la signora Black. - Se
dicessimo al Magister che  pronta, immagino che si affretterebbe a
venire qui senza indugio. La signora Dark usc da dietro la scrivania,
ridacchiando. - Capisco che tu sia ansiosa di essere ricompensata per
tutto il lavoro che abbiamo fatto, cara sorella. Ma Theresa non deve
essere semplicemente pronta. Deve essere... presentabile oltre che capace.
Non sei d'accordo? La signora Black, seguendo la sorella, borbott una
risposta interrotta dall'ingresso di Miranda.
La cameriera aveva lo stesso aspetto imperturbabile di sempre. La
vista di Tessa accovacciata e insanguinata sul pavimento non sembr
stupirla minimamente. In fondo, pens Tessa, doveva aver visto cose
molto peggiori in quella stanza.
- Riporta la ragazza in camera sua, Miranda. - L'entusiasmo sembr
essere svanito dalla voce della signora Black, che era tornata a essere un
concentrato di rudezza. - Prendi la roba... sai, quella che ti abbiamo
mostrato... e falla vestire e preparare.
- La roba... che mi avete mostrato? - chiese Miranda, con espressione
vacua.
La signora Dark e la signora Black si scambiarono un'occhiata
disgustata e si avvicinarono a Miranda, nascondendola alla prigioniera.
Tessa sent che le sussurravano qualcosa, ma colse solo poche parole:
"vestiti... guardaroba" e "fai il possibile per renderla graziosa". Infine,
sent un commento piuttosto crudele: - Non sono sicura che Miranda sia
abbastanza intelligente da obbedire a istruzioni vaghe come questa.
Renderla graziosa.
Ma a loro cosa interessava se avesse un aspetto pi o meno grazioso,
dal momento che potevano costringerla ad assumere le sembianze che
volevano? Cosa importava quale fosse il suo vero aspetto? E perch
avrebbe dovuto interessare al Magister? Eppure dal comportamento
delle Sorelle era evidente che ne erano convinte.
La signora Black scivol via dalla stanza seguita come al solito dalla
sorella. Sulla soglia la signora Dark si ferm e si volt a guardare Tessa.
- Ricordate, Theresa, questo giorno - anzi, questa notte -  ci a cui ha
mirato tutto il nostro addestramento. - Raccolse le gonne con le mani
ossute. - Non deludeteci. - E si chiuse violentemente la porta alle spalle.
Tessa sobbalz al rumore, ma Miranda, come sempre, sembr
assolutamente priva di reazioni. In tutto il tempo che aveva trascorso
alla Casa Oscura, Tessa non era mai riuscita a far trasalire l'altra ragazza,
o a cogliere in lei un'espressione spontanea.
- Venite - disse Miranda. - Ora dobbiamo andare di sopra.
Tessa si alz lentamente. La sua mente vorticava. Il suo soggiorno alla
Casa Oscura era orribile, ma ormai ci si era quasi abituata. Aveva capito
che le Sorelle Oscure la stavano preparando a qualcosa, ma non aveva
capito a cosa. Aveva creduto, ingenuamente forse, che non l'avrebbero
uccisa. Perch perdere tutto quel tempo a addestrarla, se poi doveva
morire? Ma qualcosa nel tono gongolante della signora Dark la fece
riflettere. Qualcosa era cambiato. Avevano ottenuto ci che volevano da
lei. Stavano per essere "ricompensate". Ma da chi?
- Venite - ripet Miranda. - Dobbiamo prepararvi per il Magister.
- Miranda... - Tessa parl in tono sommesso, come avrebbe potuto
parlare a un gatto irrequieto. Miranda non aveva mai risposto a una sua
domanda prima d'allora, ma ci non significava che non valesse la pena
tentare. - Chi  il Magister?
Ci fu un lungo silenzio Miranda guardava fissa davanti a s, con il
viso terreo impassibile. Poi, con grande sorpresa di Tessa, rispose: Il
Magister  un uomo molto importante. Sar un onore per voi sposarlo.
- Sposarlo - le fece eco Tessa. Lo shock fu talmente forte che
all'improvviso vide tutta la stanza pi distintamente: Miranda, il
tappeto sporco di sangue sul pavimento, il pesante mappamondo di
ottone sulla scrivania, ancora nella posizione in cui la signora Black
l'aveva lasciato. - Io? Ma... chi ?
-  un uomo molto importante - ripet Miranda. Sar un onore, per
voi. - Si mosse verso Tessa. - Ora dovete venire con me.
- No. - Tessa si allontan dalla ragazza, indietreggiando finch non
sbatt dolorosamente la schiena contro la scrivania. Si guard intorno,
disperata. Avrebbe potuto correre, ma non sarebbe mai riuscita a
sgusciare accanto a Miranda sulla soglia; non c'erano finestre n altre
prte. Se si fosse barricata dietro la scrivania, Miranda l'avrebbe
semplicemente tirata fuori e trascinata in camera sua.
- Miranda, per favore.
- Ora dovete venire con me - ripet la cameriera. L'aveva quasi
raggiunta.
Tessa si vedeva riflessa nelle pupille nere della ragazza, annusava il
lieve odore amaro, quasi di bruciato, che 	emanava dai suoi vestiti e
dalla sua pelle.
- Dovete...
Con una forza che non supponeva di possedere, Tessa afferr la base
del mappamondo di ottone sulla scrivania lo sollev e lo abbatt con
tutte le sue forze sulla testa di Miranda.
Il colpo and a segno con un rumore inquietante. Miranda
indietreggi... quindi si raddrizz. Tessa lasci cadere il mappamondo
con un urlo, fissando la ragazza: aveva tutta la parte sinistra del viso
rientrata, come una maschera di carta che sia stata schiacciata da un lato;
lo zigomo era appiattito, il labbro premuto contro i denti. Ma sangue
non ce n'era, neppure l'ombra.
- Ora dovete venire con me - disse Miranda, nello stesso tono
monocorde di sempre.
Tessa la guardava a bocca aperta.
- Dovete venire... dovete v-venire... dovete-dovete-dovete -
doveeeeeeee... - La voce di Miranda trem e si spezz, degenerando in
un torrente di parole senza senso. La cameriera avanz verso Tessa,
quindi scart di lato, procedendo a scatti e inciampando.
Tessa si allontan dalla scrivania e cominci a indietreggiare mentre
l'altra girava sempre pi velocemente su se stessa. Miranda barcoll
attraverso la stanza come un ubriaco malfermo sulle gambe
continuando a strillare e and a sbattere contro la parete opposta,
rimanendo stordita. Poi croll a terra e rimase immobile. Tessa si
precipit verso la porta e usc nel corridoio, fermandosi solo una volta,
appena fuori della stanza, per guardarsi indietro. Per un breve istante le
sembr di vedere un filo di fumo nero levarsi dal corpo bocconi di
Miranda, ma non c'era tempo per stare a guardare. Si lanci lungo il
corridoio lasciando la porta aperta dietro di s. Si precipit verso le
scale e le sal di corsa, inciampando quasi nelle gonne e urtando
dolorosamente il ginocchio su un gradino. Diede un urlo e continu a
salire carponi fino al primo ballato io, quindi si gett nel corridoio che
se ne dipartiva e si stendeva davanti a lei lungo e tortuoso, sparendo
nelle tenebre. Mentre lo percorreva di corsa, vide che era fiancheggiato
da porte. Si ferm e prov ad aprirne una, ma era chiusa a chiave, come
quella dopo e quella dopo ancora. Alla fine del corridoio c'era un'altra
rampa di scale che scendeva. Tessa la fece di corsa e si ritrov in un in-
gresso. Un tempo doveva essere stato grandioso: il pavimento era di
marmo crepato e macchiato, le alte finestre su entrambi i lati erano
schermate da tende; attraverso i merletti filtrava un po' di luce che
illuminava una grande porta. Tessa ebbe un tuffo al cuore. Si gett sulla
maniglia, l'afferr e spalanc la porta. Dava su una stretta via ac-
ciottolata fiancheggiata da due file di case a schiera. L'odore della citt
la colp come un pugno. Era passato tanto tempo dall'ultima volta che
aveva respirato aria fresca. Era quasi buio e il cielo del crepuscolo era
offuscato da chiazze di nebbia. In lontananza si sentirono delle voci,
grida di bambini che giocavano, lo scalpiccio di cavalli. L invece la
strada era quasi deserta, fatta eccezione per un uomo appoggiato a un
lampione a gas, che leggeva il giornale.
Tessa scese di corsa i gradini e si precipit verso lo sconosciuto,
afferrando lo per la manica. - Vi prego, signore... se poteste aiutarmi...
L'uomo si gir e abbass lo sguardo su di lei.
Tessa soffoc un grido. Il viso dell'uomo era bianco e cereo come la
prima volta che l'aveva visto, al porto di Southampton i suoi occhi
sporgenti le ricordavano ancora quelli di Miranda, i suoi denti, quando
sogghign, mandarono un bagliore metallico.
Era il cocchiere delle Sorelle Oscure.
Tessa si gir per scappare, ma era ormai troppo tardi.
...
.
...
2.
.
ALL' INFERNO FA FREDDO.
.
La vita si libra come una stella tra due mondi,
Tra notte e mattino, sull'orlo dell'orizzonte.
Quanto poco sappiamo di cosa siamo!
Ancor meno di cosa potremmo essere!
Lord Byron, Don Giovanni
- Stupida ragazzina! - disse rabbiosa la signora Black, dando forti
strappi ai nodi che tenevano legati i polsi di Tessa al telaio del letto. -
Cosa pensavate di fare, scappando via a quel modo? Dove pensavate di
poter andare?
Tessa non rispose, si limit a stringere i denti e a guardare verso la
parete. Si rifiutava di permettere che la signora Black o la sua orribile
sorella vedessero quanto fosse vicina alle lacrime, o quanto le facessero
male le corde che le fissavano caviglie e polsi alletto.
-  assolutamente insensibile all'onore che le viene fatto - disse la
signora Dark, che stava accanto alla porta come per assicurarsi che
Tessa non fuggisse dopo avere strappato i legacci. -  davvero uno
spettacolo disgustoso.
- Noi abbiamo fatto il possibile perch fosse pronta per il Magister -
disse la signora Black con un sospiro. - Peccato aver avuto un' argilla
cos ottusa su cui lavorare, nonostante il talento.  soltanto una stupida
ragazzina ingrata.
- Proprio cos - convenne la sorella. - Ma si rende conto di che cosa
accadr al fratello se prover di nuovo a disobbedirci? Forse per questa
volta potremmo essere inclini all'indulgenza, ma la prossima... - Emise
un sibilo attraverso i denti, un rumore che fece rizzare i capelli sulla
nuca di Tessa. - Nathaniel non sar cos fortunato.
Tessa non resistette; pur sapendo che non avrebbe dovuto parlare,
dando loro soddisfazione, non pot trattenersi dal dire: - Se mi aveste
detto chi  il Magister, o cosa vuole da me...
- Vuole sposarvi, piccola sciocca. - Finito di stringere i nodi, la signora
Black fece un passo indietro per ammirare il proprio lavoro. - Vuole
darvi tutto.
- Ma perch? - sussurr Tessa. - Perch io?
- Per il vostro talento - rispose la signora Dark. Per ci che siete e
che sapete fare. Che vi abbiamo addestrato a fare. Dovreste esserci grata.
- Ma mio fratello... - Lacrime brucianti minacciavano di sgorgare dagli
occhi di Tessa. Non devo piangere, non devo piangere, non devo piangere, si
disse. - Mi avevate detto che se avessi eseguito tutti i vostri ordini lo
avreste lasciato andare.
- Una volta che avrete sposato il Magister, lui vi dar tutto ci che
vorrete. Se si tratta di vostro fratello, ve lo dar. - Non c'era pentimento
n emozione nella voce della signora Black. La signora Dark ridacchi. -
So cosa sta pensando. Sta pensando che se potr avere tutto ci che
vuole, ci far uccidere.
- Risparmiate le vostre energie, non provate neppure a immaginare
che sia possibile. - La signora Black diede un buffetto sotto il mento a
Tessa. - Abbiamo un contratto di ferro con il Magister. Non potr mai
farci del male, e neppure vorrebbe. Ci deve tutto, visto che gli diamo
voi. - Si curv ancora di pi sulla ragazza, abbassando la voce a un
sussurro. - Vi vuole integra. Altrimenti, vi avrei fatto picchiare a sangue.
Se oserete di nuovo disobbedirci, contravverr ai suoi desideri e vi far
strappare via la pelle a forza di frustate. Capito?
Tessa gir il viso verso il muro.
C'era stata una notte a bordo del Main, mentre superavano l'isola di
Terranova, che Tessa non riusciva a dormire. Era uscita sul ponte a
prendere una boccata d'aria e aveva visto il mare notturno risplendere
di bianche montagne scintillanti... erano iceberg che si erano staccati dai
banchi di ghiaccio al nord a causa del tempo pi mite, le aveva detto un
marinaio passandole accanto. Erano andati lentamente alla deriva
sull'acqua scura come le torri di una bianca citt sommersa. Tessa aveva
pensato di non aver mai visto un panorama cos solitario. Ma ormai
capiva di avere avuto solo una pallida idea della solitudine. Una volta
che le Sorelle furono uscite, scopr di non avere pi voglia di piangere.
Il bruciore agli occhi era sparito, sostituito da una sorda sensazione di
cupa disperazione. La signora Dark aveva ragione: se avesse potuto
ucciderle entrambe, Tessa l'avrebbe fatto. Prov a tirare le corde che le
legavano gambe e braccia alle colonnine del letto. Niente. I nodi erano
stretti abbastanza da conficcarsi nella pelle e far formicolare e
addormentare mani e piedi. Ancora pochi minuti, calcol Tessa, e non
avrebbe pi avuto alcuna sensibilit nelle estremit degli arti.    Una
parte di lei - e una parte non piccola - avrebbe voluto smettere di lottare,
giacere l priva di forze finch il Magister non fosse venuto a portarla
via. Fuori della piccola finestra, il cielo si stava gi oscurando; ormai
non poteva mancare molto. Forse voleva davvero sposarla. Forse voleva
davvero darle tutto.
All'improvviso le risuon nella mente la voce della zia Harriet:
Quando troverai un uomo che vorrai sposare, Tessa, ricorda: capirai che tipo
d'uomo  non dalle cose che dice, ma dalle cose che fa.
La zia Harriet aveva ragione, naturalmente. Nessun uomo che Tessa
avesse mai voluto sposare avrebbe permesso che venisse trattata come
una prigioniera e una schiava, n avrebbe imprigionato il fratello e
ordinato di torturarla in nome del suo "talento". Era una farsa, uno
scherzo. Lo sapeva il cielo cosa avrebbe voluto fare di lei il Magister una
volta che l'avesse avuta tra le mani. Se era qualcosa a cui forse sarebbe
sopravvissuta, Tessa pens che ben presto avrebbe desiderato il
contrario. Che talento inutile! Il potere di trasformare il proprio aspetto?
Se solo avesse avuto quello di provocare incendi, o frantumare il
metallo, o farsi spuntare coltelli dalle unghie! Oppure il potere di
rendersi invisibile, o rimpicciolire alle dimensioni di un topo...
All'improvviso Tessa divenne immobile, tanto immobile da sentire il
ticchettio dell'angelo meccanico contro il petto. Non doveva certo
rimpicciolire fino alle dimensioni di un topo, no? Doveva solo
rimpicciolire quel tanto che bastava perch i legacci intorno ai suoi polsi
si allentassero.
Sapeva trasformarsi in qualcuno senza toccare nulla che gli fosse
appartenuto... purch l'avesse gi fatto. Le Sorelle le avevano fatto
memorizzare tutta l'operazione. Per la prima volta, Tessa fu contenta di
qualcosa che l'avevano costretta a imparare.
Si irrigid di nuovo contro il duro materasso e cerc di ricordare. La
strada, la cucina, il movimento dell'ago, il bagliore del lampione a gas.
Continu a desiderarlo, desider che la trasformazione avvenisse.
Come ti chiami?
Emma. Emma Bayliss...
La trasformazione la travolse come un treno, togliendole quasi il
respiro, rimodellandole la pelle, ricreandole le ossa. Tessa soffoc le
grida e inarc la schiena...
Ed era fatto.
Sbattendo le palpebre, la ragazza alz lo sguardo al soffitto, quindi
diede un'occhiata di lato, osservando il polso e la corda che lo
avvolgeva. Vide le sue mani  le mani di Emma - sottili e fragili, e
l'anello formato dalla corda lento intorno ai polsi esili. Ci sfil con aria
trionfante, sfregandosi i segni rossi nei punti in cui la corda le aveva
irritato la pelle.	 Le caviglie erano ancora legate. Si pieg in avanti e
traffic svelta con i nodi. A quanto pareva, la signora Black era capace
di eseguire nodi da marinaio. Quando la corda ricadde, Tessa balz in
piedi: aveva le dita insanguinate e doloranti.
I capelli di Emma erano cos fini e sottili che erano sgusciati via dai
fermagli che tenevano indietro i capelli di Tessa. La ragazza se li gett
dietro le spalle con gesto impaziente, quindi si liber di Emma con uno
scossone, lasciandosi scivolare di dosso la trasformazione finch i ca-
pelli non le scorsero tra le dita, folti e familiari al tocco. Gettando
un'occhiata allo specchio dall'altra parte della stanza, vide che la piccola
Emma Bayliss era sparita: era di nuovo se stessa.
Un rumore alle sue spalle la fece voltare di scatto. La maniglia della
porta stava girando da una parte e dall'altra, come se la persona al di l
di essa avesse dif.icoltad aprirla.
La signora Dark!
Era tornata per frustarla a sangue, si disse Tessa. Era tornata per
portarla dal Magister. La ragazza si lanci attraverso la stanza, prese la
brocca di porcellana dal portacatino e corse a lato della porta
stringendola nel pugno.  La maniglia gir; la porta si apr. Tutto ci che
Tessa riusc a distinguere nell'oscurit fu l'ombra di qualcuno che
entrava nella stanza. Scatt in avanti e lo colp violentemente con la
brocca.
La figura in ombra si mosse veloce come una frusta, ma non
abbastanza; la brocca si abbatt sul suo braccio proteso prima di volare
via dalla presa di Tessa e andare a sbattere contro la parete opposta. Lo
sconosciuto grid mentre una pioggia di terraglie rotte cadeva sul
pavimento. Il grido era innegabilmente maschile. Come pure il torrente
di imprecazioni che segu.
Tessa indietreggi, poi si lanci verso la porta... ma era stata chiusa
violentemente, e per quanti strattoni lei desse alla maniglia, non si
muoveva. Nella stanza divamp una luce viva, quasi fosse sorto il sole.
Tessa si gir sbattendo le palpebre per scacciarne le lacrime... e guard.
Davanti a lei c'era un ragazzo. Non poteva essere molto pi grande di
lei... diciassette o forse diciotto anni. Indossava abiti da lavoro: una
logora giacca nera, calzoni e scarponi dall'aria robusta. Era senza
panciotto, e spesse cinghie di cuoio gli si incrociavano sulla vita e sul
petto. Attaccate alle cinghie c'erano armi: pugnali, coltelli a serramanico
e oggetti che sembravano lame di ghiaccio. Nella mano destra teneva
una sorta di pietra scintillante che risplendeva, riempiendo la stanza
della luce che aveva quasi abbagliato Tessa. L'altra mano - sottile e dalle
dita lunghe - sanguinava nel punto in cui era stata colpita con la brocca.
Ma ci che faceva stare Tessa a bocca aperta era che il ragazzo aveva il
viso pi bello che lei avesse mai visto. Capelli neri arruffati e occhi
come vetro azzurro. Zigomi l'leganti, una bocca piena e lunghe ciglia
folte. Perfino la curva del collo era perfetta. Aveva l'aspetto di tutti gli
eroi romanzeschi che Tessa avesse mai immaginato. Ma non ne aveva
mai immaginato uno che le imprecasse contro scuotendo la mano
insanguinata con gesto accusatorio.
Il ragazzo sembr rendersi conto che lo stava fissando, perch le
imprecazioni cessarono. - Mi avete tagliato - disse. Aveva una voce
gradevole. Si guardava la mano con interesse critico. - Avrebbe potuto
essere mortale.
Tessa lo guard a occhi spalancati. - Siete il Magister?
Lui inclin la mano di lato. Il sangue col lungo di essa, gocciolando
sul pavimento. - Accidenti, una notevole perdita di sangue. La morte
potrebbe essere imminente.
- Siete il Magister?
- Magister? - Il ragazzo sembr lievemente sorpreso da quella
veemenza. - Significa "maestro" in latino, non  vero?
- Io... - Tessa si sentiva sempre pi intrappolata in uno strano sogno. -
Mi pare di s.
- Sono maestro in molte cose. Nel girare per le vie di Londra, nel
ballare la quadriglia, nell' arte giapponese di disporre i fiori,
nell'imbrogliare giocando ai mimi, nel nascondere l'ubriachezza, nel
deliziare le giovani donne con il mio fascino...
Tessa lo fissava sconcertata.
- Ahim, in realt nessuno si  mai riferito a me con il termine
"maestro" o "magister"- continu il ragazzo. - Purtroppo...
- Siete per caso ubriaco fradicio? - Tessa lo chiese in tutta seriet, ma
nel momento in cui le parole le uscirono di bocca si rese conto che
dovevano essere suonate terribilmente villane o, peggio ancora,
civettuole. Comunque, il ragazzo appariva troppo saldo sulle gambe
per essere ubriaco. Lei aveva visto Nate ubriaco abbastanza spesso per
capire la differenza. Forse era semplicemente pazzo.
- Molto diretta, ma suppongo che tutti voi americani lo siate, non 
vero? - Il ragazzo sembrava divertito. S, il vostro accento vi tradisce.
Allora, come vi chiamate?
Tessa lo guard incredula. - Come mi chiamo?
- Non lo sapete?
- Voi... voi siete piombato nella mia stanza, mi avete fatto quasi morire
di paura, e ora volete sapere come mi chiamo? Come vi chiamate voi,
piuttosto? E chi siete?
- Mi chiamo Herondale - rispose il ragazzo, in tono allegro. - William
Herondale, ma tutti mi chiamano Will.  davvero la vostra stanza? Non
 un granch, no? - And alla finestra, fermandosi a esaminare le pile di
libri sul comodino, e poi il letto. Indic le corde. - Dormite spesso legata
alletto?
Tessa si sent avvampare le guance e fu sorpresa, viste le circostanze,
di essere ancora capace di imbarazzarsi. Avrebbe dovuto dirgli la verit?
Era possibile che fosse il Magister? Ma chiunque avesse quell'aspetto
non aveva certo bisogno di legare le ragazze e tenerle prigioniere per
farsi sposare.
- Ecco, tenete.  Will le porse la pietra scintillante.
Tessa la prese, quasi aspettandosi di bruciarsi le dita, ma era fredda al
tatto. Nel momento in cui le tocc il palmo, la luce si affievol a un
guizzo tremolante. Tessa cerc sgomenta il ragazzo con gli occhi, ma lui
si era gi avvicinato alla finestra e stava guardando fuori, apparen-
temente noncurante.
- Peccato che siamo al terzo piano. lo potrei anche riuscire a saltare,
ma voi probabilmente morireste. No, dobbiamo passare attraverso la
porta e tentare di uscire normalmente.
- Passare attraverso la... - Tessa scroll la testa, sempre pi confusa. -
Non capisco.
- Come fate a non capire? - Will indic i libri. - Eppure leggete
romanzi. Ovviamente io sono qui per salvarvi. Non sembro forse Sir
Galahad? - Alz le braccia con aria drammatica. - La mia forza  la forza di
dieci, perch il mio cuore  puro....
Qualcosa echeggi nelle profondit della casa... il rumore di una porta
sbattuta.
Will disse una parola che Sir Galahad non avrebbe mai pronunciato e
balz via dalla finestra. Si osserv la mano ferita. - Di questa dovr
occuparmi pi tardi. Venite... Guard la ragazza, con una domanda
inespressa negli occhi.
- Theresa Gray - disse Tessa flebilmente.
Will le corse accanto e raggiunse la porta, trov la maniglia, la gir, la
tir con violenza... Niente.
- Non funzioner - afferm Tessa. - Non si apre dall'interno.
Will fece un sogghigno pungente. - Ah, no? - Allung la mano verso
uno degli oggetti appesi alla cintura. Scelse quello che aveva l'aspetto di
un lungo ramoscello sottile privato dei rametti pi piccoli e fatto di un
materiale argenteo-biancastro. Ne appoggi l'estremit alla porta e si
mise a disegnare. Dalla punta del cilindretto flessibile uscirono spesse
linee nere che tracciarono delle spirali, producendo un acuto sibilo e
spandendosi sulla superficie di legno come uno spruzzo d'inchiostro.
- State disegnando? - chiese Tessa. - Non vedo proprio come ci possa...
Risuon un rumore di vetro incrinato. La maniglia, senza essere
toccata, gir... veloce, poi pi veloce, finch un fievole sbuffo di fumo
non si lev dai cardini. La porta si spalanc.
- Be', ora lo vedete - disse Will e, infilandosi in tasca lo strano oggetto,
fece segno a Tessa di seguirlo. - Andiamo.
Inspiegabilmente lei esit, girandosi a guardare la stanza che era stata
la sua prigione per quasi due mesi. - I miei libri...
- Ve ne procurer degli altri.  Will la spinse davanti a s fuori della
porta, che richiuse alle sue spalle; quindi la prese per il polso e la
trascin lungo il corridoio. Girando un angolo, trovarono la scala che
Tessa aveva disceso tante volte con Miranda. Will avanzava facendo
due gradini alla volta, tirandosi dietro la ragazza.
Tessa sent un urlo giungere dall'alto. Era inconfondibilmente della
signora Dark.
- Hanno scoperto la vostra scomparsa - disse Will. Avevano raggiunto
il primo ballatoio e Tessa rallent il passo, ma venne spinta avanti da
Will, che sembrava riluttante a fermarsi. - Non usciamo dalla porta? -
chiese la ragazza.
- Non possiamo. L'edificio  circondato. C' una fila di carrozze
parcheggiate qui fuori. Senza volerlo, devo essere arrivato in un
momento particolarmente eccitante. - Will continu a precipitarsi gi
dalle scale, seguito da Tessa. - Sapete che cosa avevano organizzato le
Sorelle Oscure per questa sera?
- No.
- Ma stavate aspettando qualcuno chiamato il Magister?
Avevano raggiunto la cantina, dove i muri di intonaco cedevano
improvvisamente il passo alla pietra umida. Senza la lanterna di
Miranda, era piuttosto buio. Il caldo li travolse come un'ondata.
- Per l'Angelo, sembra il nono girone dell'Inferno qui sotto! - esclam
Will.
- Il nono girone dell'Inferno  freddo - lo corresse lei mecanicamente.
- Come dite?
- Nell'Inferno di Dante... il nono girone  freddo, spieg Tessa. - 
ricoperto di ghiaccio.
Will la fiss per un altro lungo istante, con gli angoli della bocca
contratti, quindi allung la mano. - Datemi la stregaluce. - Nel vedere la
sua espressione vacua, fece un verso impaziente. - La pietra. Datemi la
pietra. - Nel momento in cui chiuse la mano intorno alla pietra, ne di-
vamp di nuovo luce, che irradi attraverso le sue dita.
Solo allora Tessa vide che sul dorso della mano il ragazzo aveva un
disegno che sembrava tracciato con inchiostro nero. Ricordava un
occhio aperto.
- Quanto alla temperatura dell'Inferno, signorina Gray, lasciate che vi
dia un consiglio: il bel giovanotto che sta cercando di salvarvi da un
destino spaventoso non sbaglia mai. Nemmeno se dice che il cielo 
viola e fatto di porcospini.
 proprio matto, pens Tessa, ma non lo disse; era troppo allarmata nel
vederlo avanzare verso l'ampia porta a due battenti che conduceva alle
stanze delle Sorelle Oscure. - No! - Lo afferr per il braccio e lo tir
indietro.Non da quella parte. Da l non si esce.  un vicolo cieco.
- A quanto pare, mi state correggendo di nuovo. WiIl si gir e si avvi
a grandi passi nella direzione opposta, verso il corridoio in ombra che
Tessa aveva sempre temuto.
Deglutendo a fatica, la ragazza lo segu. Via via che lo percorrevano, il
corridoio si restringeva, le sue pareti si facevano sempre pi vicine. L il
caldo era ancora pi soffocante e faceva arricciare i capelli di Tessa,
incollandoglieli alle tempie e al collo. L'aria era densa ed era difficile
respirare. Per un po' camminarono in silenzio, finch Tessa non Cl' la
fece pi. Doveva chiederlo, anche se sapeva che la risposta sarebbe stata
no. - Signor Herondale, mio fratello vi ha mandato a cercarmi? - Aveva
quasi paura di sentirsi rispondere con qualche commento bizzarro.
Will si limit a guardarla con curiosit. - Non ho mai sentito parlare di
vostro fratello.
Tessa sent il dolore sordo della delusione roderle il cuore. Sapeva gi
che il ragazzo non poteva essere stato mandato da Nate - in quel caso
avrebbe saputo il suo nome, no? - ma faceva comunque male.
- E non avevo sentito mai parlare neppure di voi, signorina Gray. Sono
due mesi che indago sulla morte di una ragazza.  stata assassinata e
lasciata a dissanguarsi in un vicolo. Stava fuggendo da... qualcosa. - Il
corridoio aveva raggiunto una biforcazione, e dopo un attimo di
esitazione Will si diresse a sinistra. - Accanto a lei c'era un pugnale
sporco del suo sangue. Con sopra un simbolo: due serpenti che si
mordono la coda a vicenda.
Tessa sobbalz. Lasciata a dissanguarsi in un vicolo. Accanto a lei c'era un
pugnale. Si trattava sicuramente del corpo di Emma. -  lo stesso
simbolo che c'era sulla fiancata della carrozza delle Sorelle Oscure... 
cos che chiamo la signora Dark e la signora Black...
- Non siete l'unica. Gli altri Nascosti fanno lo stesso - replic Will. -
L'ho scoperto mentre cercavo notizie sul simbolo. Devo aver portato
quel pugnale in un migliaio di covi nel Mondo Invisibile alla ricerca di
qualcuno che potesse riconoscerlo. Ho offerto una ricompensa per
l'informazione. Alla fine mi  giunto alle orecchie il nome delle Sorelle
Oscure.
- Mondo Invisibile? - gli fece eco Tessa, confusa.  un posto di Londra?
- Lasciate perdere - tagli corto Will. - Mi sto vantando delle mie
capacit investigative, e preferirei farlo senza essere interrotto. Dov'ero
rimasto?
- Al pugnale... - Tessa sent all'improvviso echeggiare in fondo al
corridoio una voce acuta, melliflua e inconfondibile.
- Signorina Gray. - La voce della signora Dark sembr librarsi tra le
pareti, come una spira di fumo. - Oh, signorina Graaaay. Dove siete?
Tessa si sent gelare. - Oh, mio Dio, le abbiamo addosso...
Will la prese di nuovo per il polso e corsero via. Mentre sfrecciavano
lungo il corridoio tortuoso, la stregaluce nell' altra mano del ragazzo
proiettava un convulso motivo di ombre sulle pareti di pietra. Il
pavimento proseguiva in pendenza; le pietre sotto i loro piedi
diventavano sempre pi scivolose e umide mentre l'aria tutt'intorno si
faceva sempre pi calda. Era come correre dritti all'Inferno seguiti dalle
voci delle Sorelle Oscure che echeggiavano contro le pareti.
- Signorina Graaaaaay! Non vi permetteremo di scappare, lo sapete. Non
lasceremo che vi nascondiate! Vi troveremo, tesoruccio. Lo sapete che vi
troveremo.
Sbandando, i due ragazzi girarono un angolo... e si fermarono di
colpo. Il corridoio terminava davanti a un'alta porta metallica a due
battenti. Lasciando Tessa, Will ci si scagli contro. La porta si spalanc e
Will ruzzol dentro seguito da Tessa, che si gir per chiudersela alle
spalle. Era quasi troppo pesante per lei, e le tocc buttarcisi contro di
schiena per riuscire finalmente a chiuderla. L'unica illuminazione della
stanza proveniva dalla pietra scintillante, il cui chiarore si era ormai
ridotto a quello di una brace tra le dita di Will. Simile alle luci di una ri-
balta, lo illuminava nell'oscurit mentre cingeva Tessa con un braccio
per serrare la porta.
Stando cos vicina a Will, la ragazza avvertiva la tensione del suo
corpo mentre spingeva a fondo il pesante chiavistello corroso dalla
ruggine e lo infilava nel foro.
- Signorina Gray, tutto bene? - mormor Will. Era curvo su di lei, con
la schiena appoggiata alla porta chiusa.
Tessa sentiva il ritmo martellante del cuore, e non capiva se fosse il
proprio o quello del ragazzo. La strana luce bianca proiettata dalla
pietra tremolava sull' angolo pronunciato delle sue guance, sulla lieve
lucentezza del sudore sulle sue clavicole. Tessa vide che aveva dei
marchi anche l, spuntavano dal colletto sbottonato della camicia...
erano simili a quello che aveva sulla mano, spesso e nero, come se
qualcuno gli avesse disegnato sulla pelle con l'inchiostro.
- Dove siamo? - sussurr Tessa. - Siamo al sicuro? Will la scost senza
rispondere e sollev la mano destra. La luce divamp pi in alto,
illuminando la stanza.
Erano in una specie di cantina, ma molto ampia, tutta di pietra. Il
pavimento era inclinato verso un grande canale di scolo al centro. C'era
una sola finestra, molto alta nella parete, e nessuna porta oltre a quella
da cui erano entrati. Ma non fu nessuna di tali cose a far trattenere il
fiato a Tessa. Si trattava di un macello. Lunghi tavoli di legno erano
disposti da un capo all' altro del locale. Su uno di essi giacevano dei
corpi... corpi umani, nudi e lividi. Ognuno aveva un'incisione nera a
forma di Y sul petto, a ognuno spenzolava la testa dal tavolo nel caso
delle donne, i capelli spazzavano il pavimento come scope. Sul tavolo
centrale erano ammucchiati coltelli e meccanismi macchiati di sangue:
ingranaggi di rame, congegni di ottone e seghetti d'argento dai denti
acuminati. Tessa si ficc una mano in bocca per soffocare le grida. Si
morse le dita tanto a fondo da sentire il sapore del sangue. Will non
sembr farci caso si guardava intorno, bianco come un cencio,
mormorando sottovoce qualcosa che Tessa non riusc a capire.
D'un tratto ci fu uno schianto tremendo e la porta di metallo trem,
come se ci si fosse scaraventato contro qualcosa di pesante.
Tessa abbass la mano sanguinante e grid: - Signor Herondale!
Will si gir mentre la porta tremava di nuovo.
Una voce echeggi dietro di essa: - Signorina Gray... venite fuori, e
non vi faremo del male...
- Mentono - disse Tessa.
- Oh, davvero? - replic Will, sarcastico. Si mise la stregaluce
scintillante in tasca e balz sul tavolo di centro, quello ricoperto di
meccanismi insanguinati. Si chin, prese un ingranaggio di ottone
dall'aria pesante e lo soppes con la mano; poi, gemendo per lo sforzo,
lo scagli contro l'alta finestra. Il vetro and in frantumi e Will grid: -
Henry! Aiutaci, per favore! Henry!
- Chi  Henry? - chiese Tessa, ma in quell'istante 1a porta trem una
terza volta, e sottili crepe apparvero nel metallo. Evidentemente non
avrebbe retto ancora a lungo. Tessa si precipit verso il tavolo e
agguant un'arma quasi a casaccio - un seghetto di metallo dai denti
frastagliati, di quelli usati dai macellai per tagliare gli ossi - quindi
piroett su se stessa mentre la porta si apriva con violenza.
Le Sorelle Oscure apparvero sulla soglia: la signora Dark, alta e ossuta
come un rastrello nel luccicante vestito verde, e la signora Black,
paonazza, con gli occhi stretti in due fessure. Erano circondate da una
luminosa corona di scintille azzurre simili a piccoli fuochi d'artificio. I
loro sguardi scivolarono su Will- che, ancora sul tavolo, aveva estratto
una delle sue lame colar ghiaccio dalla cintura - e si posarono su Tessa.
La bocca della signora Black, uno squarcio rosso nel viso pallido, si
allung in un sogghigno. - Piccola. signorina Gray... dovreste sapere che
 inutile fuggire. Vi avevamo pur detto cosa vi sarebbe successo se ci
aveste riprovato.
- E allora avanti! Frustatemi a sangue. Uccidetemi. Non me ne importa!
- grid Tessa, e fu soddisfatta nel vedere le Sorelle Oscure colte almeno
un po' alla sprovvista da quello sfogo in precedenza era stata troppo
terrorizzata per alzare la voce contro di loro. - Non lascer che mi
consegnate al Magister! Preferisco morire!
- Che lingua inaspettatamente lunga avete, mia cara signorina Gray -
disse la signora Black. Si sfil con mossa studiata il guanto dalla destra,
e per la prima volta Tessa le vide la mano nuda. Aveva la pelle grigia e
spessa come quella di un elefante; le unghie, lunghe come artigli, sem-
bravano coltelli affilati. - Forse, se ve la strappassimo dalla bocca,
imparereste a badare alle buone maniereaggiunse la signora Black,
sogghignando. Si mosse verso Tessa...
E fu bloccata da Will, che salt gi dal tavolo per mettersi tra di loro. -
Malik - disse, e la lama bianco ghiaccio divamp come una stella.
- Togliti di mezzo, piccolo guerriero Nephilim - sibil la signora Black.
- E portati dietro le tue lame angeliche. Questa non  la tua battaglia.
- In questo vi sbagliate. - Will socchiuse gli occhi.
Ho sentito diverse cosette sul vostro conto, signora. Mormorii che
corrono attraverso il Mondo Invisibile come un fiume di veleno nero.
Mi  stato detto che voi e vostra sorella siete disposte a pagare
profumatamente per dei cadaveri di umani, e che non badate granch a
come lo siano diventati.
- Quante storie per qualche mondano. - La signora Dark ridacchi e si
mise accanto alla sorella. - Non abbiamo motivi di contrasto con te,
Cacciatore, a meno che tu non voglia attaccar briga. Hai invaso il nostro
territorio e cos facendo hai infranto la Legge dell' Alleanza. Potremmo
denunciarti all'Enclave...
- Se i membri dell'Enclave disapprovano chi invade illegalmente i
territori altrui, sorprendentemente hanno un'opinione ancora peggiore
di chi decapita e scuoia la gente - replic Will. - Che volete, sono fatti
cos.
- La gente? - ribatt la signora Dark, sprezzante. Mondani. A te non
importa pi di quanto non importi a noi. - Poi gir lo sguardo su Tessa.
- Vi ha detto che cos' realmente? Non  umana...
- Senti chi parla - mormor Tessa, con voce tremante.
- E lei ti ha detto che cos'? - chiese la signora Black a Will. - Del suo
talento? Di cosa sa fare?
- Se dovessi azzardare un'ipotesi, direi che ha a che vedere con il
Magister - rispose Will.
La signora Dark assunse un' aria sospettosa. - Sai del Magister? -
Lanci un'occhiata a Tessa. - Ah, capisco. Solo quello che ti ha detto lei.
Il Magister, piccolo ragazzo angelico,  pi pericoloso di quanto tu
possa immaginare. E aspetta da un pezzo qualcuno con il dono di Tessa.
Si potrebbe perfino dire che  stato lui a farla nascere...
Quelle parole furono inghiottite dall'enorme fracasso provocato
dall'improvviso crollo di tutta la parete est della stanza. Fu come la
caduta delle mura di Gerico raffigurata nella vecchia Bibbia illustrata di
Tessa. Un attimo prima la parete era l, e quello successivo era sparita;
al suo posto si apriva un grande buco rettangolare da cui si levavano
soffocanti turbini di polvere d'intonaco.
La signora Dark lanci un gridolino e si afferr le gonne con le mani
ossute. Era sorpresa dal crollo almeno quanto lo era la ragazza.
Will prese la mano di Tessa e l'attir a s, proteggendola con il proprio
corpo dalla pioggia di pietrisco e intonaco che si rivers su di loro.
Tessa sent la signora Black gridare. Si dimen nella stretta di Will,
cercando di vedere cosa stava succedendo.
La signora Dark era in piedi e indicava con un tremante dito
inguantato il buco scuro nella parete. La polvere stava appena
cominciando a depositarsi... abbastanza perch le sagome che
avanzavano attraverso le macerie cominciassero a prendere forma. I
contorni indistinti di due figure umane divennero visibili; ogni figura
impugnava una spada, e ogni lama risplendeva della stessa luce di
quella di Will.  Angeli! pens Tessa, sbalordita. Con quella luce cos
viva... cos'altro potevano essere?
La signora Black lanci un urlo e scatt in avanti; protese le mani
facendone schizzare scintille, come un'esplosione di fuochi artificiali.
Tessa sent qualcuno gridare - un grido molto umano - e Will,
lasciandola, gir su se stesso e lanci contro la signora Black la spada
che divampava vivida. L'arma saett in aria ruotando e le si conficc in
petto. Gridando e contorcendosi, la signora Black barcoll all'indietro,
cadde e si schiant su uno degli orribili tavoli, che croll in un caos di
sangue e frammenti di legno.
Will sorrise; non era un sorriso piacevole. Poi si gir a guardare Tessa.
Per un istante si fissarono, in silenzio, attraverso lo spazio che li
separava... finch i compagni di Will non gli corsero accanto, due
uomini in nere giacche aderenti che brandivano armi scintillanti e si
muovevano cos rapidamente che a Tessa si annebbi la vista.     La
ragazza arretr verso la parete opposta cercando di evitare la
confusione al centro della stanza, dove la signora Dark, imprecando,
teneva a distanza i suoi assalitori con le ardenti scintille di energia che
le sprizzavano dalle mani come una pioggia di fuoco. La signora Black
si contorceva a terra; dal suo corpo si levavano cortine di fumo nero,
quasi stesse bruciando dall'interno. Tessa si diresse verso la porta che
dava sul corridoio, ma due forti mani l'afferrarono e la trascinarono
indietro.Lei url e si divincol, ma le mani che le stringevano la parte
superiore delle braccia erano come d'acciaio. Tessa gir la testa di lato e
affond i denti nella mano che le serrava il braccio sinistro.
Chi la teneva grid e la lasci andare. Era un uomo alto, con una folta
chioma di capelli fulvi scompigliati, e fissava la ragazza con espressione
di rimprovero; la mano
sinistra, sanguinante, era appoggiata al petto. - Will! grid. - Mi ha
morso!
- Davvero, Henry? - Will, con aria divertita, comparve dal caos di
fumo e fiamme come uno spirito evocato. Dietro di lui, c'era il secondo
dei suoi compagni, un muscoloso giovanotto dai capelli castani
impegnato a trattenere la signora Dark, che si dibatteva; la signora
Black era una scura sagoma ingobbita, a terra. Will guard Tessa con
aria stupita. -  maleducato mordere -la inform. - Villano, sapete. Non
ve l'ha mai detto nessuno?
-  villano anche andare in giro ad agguantare signore a cui non si 
stati presentati - replic Tessa in tono duro. - Questo non ve l'ha mai
detto nessuno?
L'uomo dai capelli fulvi che Will aveva chiamato Henry agit la mano
sanguinante, con un sorriso dispiaciuto. Aveva un bel viso, pens Tessa;
si sent quasi colpevole per averlo morso.
- Will, attento! - grid l'uomo dai capelli castani.
Will si mosse rapido mentre- qualcosa volava attraverso l'aria
mancando di un pelo la testa di Henry e andando a sbattere sulla parete
alle spalle di Tessa. Era un grosso ingranaggio di ottone, e colp la
parete con una tale forza da rimanervi conficcato come una bilia
incuneata in un pasticcino.
Tessa si gir... e vide la signora Black avanzare verso di loro, con occhi
come carboni ardenti nel bianco viso raggrinzito. Nere lingue di fiamme
fuoriuscivano intorno all'elsa della spada che le spuntava dal petto.
- Accidenti... - Will allung la mano verso l'impugnatura di un'altra
lama che portava alla cintura. - Pensavo l'avessimo sistemata.
Digrignando i denti, la signora Black scatt in avanti. Will balz via,
ma Henry non fu altrettanto veloce; fu colpito e scaraventato indietro.
Aderendogli addosso come una zecca, la donna lo spinse a terra
ringhiando e affondandogli gli artigli nelle spalle mentre lui gridava.
Will avanz, con la spada in mano; sollevandola, grid: - Uriel! - La
spada divamp nella sua stretta come una torcia accesa. Tessa ricadde
contro la parete mentre Will calava la lama.
La signora Black si sollev con gli artigli sfoderati, cercando di
afferrarlo...
E la spada le recise il collo. Staccata dal tronco, la testa cadde a terra e
rotol via sobbalzando mentre Henry, urlando di disgusto e inzuppato
di sangue nerastro, spingeva via da s i resti del corpo e scattava in
piedi.
Un grido terribile attravers la stanza. - Nooooo! Un fuoco azzurro
proruppe dalle mani e dagli occhi della signora Dark. L'uomo che la
teneva lanci un urlo improvviso e la lasci andare, quindi cadde di
lato strillando di dolore mentre lei si divincolava e avanzava verso Will
e Tessa, con occhi fiammeggianti come torce nere. Sibilava parole in una
lingua che Tessa non aveva mai sentito; sembrava un crepitio di fiamme.
Sollevando una mano, la signora Dark le scagli contro una specie di
lampo.
Will, brandendo la spada scintillante, le fece scudo. Il lampo rimbalz
sulla lama e colp la parete, che brill di una strana luce. - Henry! -
grid Will senza girarsi. - Porta la signorina Gray in un luogo sicuro...
presto...
La mano di Henry, quella che era stata morsa da Tessa, afferr una
spalla della ragazza mentre la signora Dark le scagliava contro un'altra
serie di lampi.
Perch cerca di uccidere me? si chiese Tessa, frastornata. Perch non Will?
Poi, mentre Henry l'attirava a s, altra luce si stacc dalla lama di Will,
rifrangendosi in una dozzina di frammenti splendenti. Tessa rimase un
istante a guardarla, affascinata dalla straordinaria bellezza. Quando
sent Henry gridarle di gettarsi a terra, era ormai troppo tardi. Uno dei
frammenti scintillanti la colp con incredibile forza. Fu come essere
travolta da un treno in corsa. L'urto la liber dalla stretta di Henry, la
sollev in aria e la scaravent indietro. Tessa sbatt con violenza la testa
contro la parete. Percep confusamente la risata stridula della signora
Dark, quindi il mondo cess di esistere.
...
.
...
3.
.
L'ISTITUTO.
.
Amore, speranza, paura, fede... queste cose fanno l'umanit;
Questo  il suo segno, il suo marchio, il suo carattere
Robert Browning, Parace1so
Nel sogno, Tessa era di nuovo legata allo stretto letto di ottone nella Casa
Oscura. Le Sorelle si chinavano su di lei facendo ticchettare due paia di ferri da
calza e ridendo con voci stridule e acute. Mentre Tessa le osservava, i loro
lineamenti mutarono: gli occhi sprofondarono nella testa, i capelli caddero, e
sulle labbra comparvero dei punti di sutura. Tessa urlava, ma loro sembravano
non sentir1a.
Poi le Sorelle svanirono e Tessa vide sopra di s la zia Harriet, con il viso
arrossato dalla febbre come durante la terribile malattia che l'aveva uccisa.
Guardava Tessa con gran tristezza. - Ho provato diceva. - Ho provato a volerti
bene. Ma non  facile voler bene a una bambina che non ha niente di umano...
- Non  umana? - chiese una voce femminile sconosciuta. - Be', se non 
umana che cos', Enoch? - La voce divenne acuta per l'impazienza. - Che vuo1
dire che non lo sai? Tutti sono qualcosa. La ragazza non far certo eccezione...
Tessa si svegli con un grido, e si ritrov a fissare le ombre. Era avvolta
da una fitta oscurit. Attraverso il panico sent appena un suono di voci
e cerc di mettersi seduta, scalciando via coltri e cuscini. Percep
vagamente che la coperta era spessa e pesante, non sottile come quel1a
della Casa Oscura.
Era in un letto, proprio come aveva sognato, in una grande stanza di
pietra completamente buia. Mentre si girava sent il suono stridulo del
proprio respiro e un grido erompere dalla gola. Il viso del suo incubo si
librava nell'oscurit davanti a lei... un viso che ricordava una grande
luna bianca, con la testa rasata liscia come marmo. Nel punto in cui
avrebbero dovuto essere gli occhi c'erano solo due rientranze nella
carne... non come se fossero stati strappati via, ma come se non si
fossero mai formati. Le labbra erano cucite da punti neri, il viso
ricoperto di marchi neri che ricordavano quelli sulla pelle di Will ma
sembravano essere stati incisi da coltelli.
Tessa url di nuovo e indietreggi svelta, rotolando gi dal letto. Si
ritrov sul freddo pavimento di pietra, e nel rialzarsi di scatto lacer
l'orlo della camicia da notte bianca che indossava. Dovevano avergliela
infilata mentre era svenuta, si disse.
- Signorina Gray?
Qualcuno stava chiamando il suo nome, ma in preda al panico Tessa
cap soltanto che la voce le era sconosciuta. A parlare non era stato il
mostro che stava accanto al letto e la fissava con il viso deturpato
assolutamente impassibile. Quando lei si era mossa, era rimasto immo-
bile; sebbene non desse segno di volerla assalire, Tessa cominci a
indietreggiare con cautela, cercando tastoni una porta dietro di s. La
stanza era talmente scura che ne distingueva soltanto la forma pi o
meno ovale, le pareti e il pavimento di pietra. Il soffitto era tanto alto da
essere invaso da ombre nere e sulla parete opposta c'erano ;Il te finestre
ad arco che sarebbero potute appartenere a una chiesa. Ne filtrava
pochissima luce; il cielo all'esterno sembrava scuro.
- Theresa Gray...
Tessa trov la porta, la maniglia di metallo; girandosi, l'afferr
tutta contenta e prov ad aprire. Non successe nulla. Un singhiozzo le
mont in gola.
- Signorina Gray! - ripet la voce, e all'improvviso la stanza fu
inondata di luce... una forte luce biancoargentea, che lei riconobbe. -
Signorina Gray, mi dispiace. Non era nostra intenzione spaventarvi. -
La voce apparteneva a una donna, giovane e preoccupata, che Tessa
non conosceva. - Signorina Gray, per favore.
Tessa si gir adagio e appoggi la schiena alla porta. Ormai vedeva
chiaramente. Era in una stanza di pietra, nel cui centro era collocato un
grande letto a baldacchino. Il copriletto di velluto era spiegazzato e
spenzolava a terra nel punto in cui l'aveva tirato via dal materasso. Le
tende erano aperte, e un elegante tappeto era steso sul pavimento, per il
resto nudo. In effetti, la stanza era spoglia. Non c'erano quadri n
fotografie appese alle pareti, nessun ornamento ingombrava i ripiani
degli scuri mobili di legno. Vicino alletto c'erano due sedie, l'una di
fronte all'altra, separate da un tavolino. In un angolo, un paravento
cinese nascondeva probabilmente un portacatino e una brocca. Accanto
al letto stava ritto un uomo alto, con una lunga tonaca di una stoffa
grezza color pergamena; rune rosso-marrone ne ricoprivano i polsi e
l'orlo. Aveva in mano un bastone d'argento con il pomo intagliato a
forma di angelo e l'asta decorata da rune. Il cappuccio della tonaca era
abbassato, lasciando scoperto il bianco viso deturpato e cieco. Al suo
fianco c'era una donna minuscola, quasi delle dimensioni di una
bambina, con folti capelli castani annodati sulla nuca e un piccolo viso
grazioso e intelligente dai vividi occhi scuri da uccello. Non era
esattamente bella, ma aveva un'espressione calma e gentile, e Tessa
sent allentarsi leggermente la dolorosa morsa di panico allo stomaco,
anche se non avrebbe saputo dire esattamente perch.
La donna teneva in mano una pietra bianca scintillante come quella
che Will aveva nella Casa Oscura. La luce le divampava tra le dita
illuminando la stanza. - Signorina Gray, sono Charlotte Branwellf
direttrice dell'Istituto di Londra. Questo accanto a me  Fratello Enoch.
- Che razza di mostro ? - sussurr Tessa.
Fratello Enoch non disse nulla. Era assolutamente inespressivo.
- So che ci sono mostri a questo mondo - disse Tessa. - Non potete
convincermi del contrario. Li ho visti.
- Non voglio convincervi del contrario - replic la signora
Branwell. - Se il mondo non fosse pieno di mostri, non ci sarebbe
bisogno dei Cacciatori.
Cacciatore.  cos che le Sorelle Oscure avevano chiamato Will
Herondale. Will.
- Ero... Will era con me - disse Tessa con voce tremante. - Nelle cantine.
Will ha detto... - Si interruppe e si sent sprofondare per l'imbarazzo.
Non avrebbe dovuto chiamare Will con il nome di battesimo; implicava
un'intimit che non esisteva tra loro. - Dov' il signor Herondale?
-  qui - rispose la signora Branwell, con calma. All'Istituto.
-  stato lui a portarmi qui?
- S, ma non c' bisogno che vi sentiate tradita, signorina Gray.
Avevate sbattuto la testa piuttosto violentemente, e Will era
preoccupato per voi. Per quanto il suo aspetto possa spaventarvi,
Fratello Enoch  molto versato nella scienza medica. Ha stabilito che la
vostra ferita alla testa  leggera, e che nel complesso soffrite delle
conseguenze dello shock riportato e di angoscia nervosa. In effetti,
sarebbe meglio se ora vi sedeste. Stare a piedi nudi davanti alla porta vi
procurer solo un raffreddore, e non vi servir a niente.
- Intendete dire che non posso scappare? - chiese Tessa, leccandosi le
labbra secche. - Non posso filarmela...
- Se dopo che avremo parlato chiederete di filarvela, per usare la
vostra espressione, vi lasceremo andare disse la signora Branwell. - I
Nephilim non tengono prigionieri con la forza i Nascosti. Gli Accordi lo
proibiscono.
- Gli Accordi?
La signora Branwell esit, quindi si gir verso Fratello Enoch e gli
disse qualcosa a bassa voce. Con gran sollievo di Tessa, quello alz il
cappuccio della tonaca color pergamena, nascondendo il viso. Un
attimo dopo si mosse verso la ragazza, che indietreggi
precipitosamente.
Fratello Enoch apr la porta, fermandosi solo un attimo sulla soglia.
Poi le parl. Ma forse "parl" non era la parola adatta. Tessa sent la
voce risuonarle nella testa piuttosto che fuori di essa.
Siete un Eidolon, Theresa Gray. Un mutaforma. Ma di nessun tipo che mi 
noto. Non avete marchi demoniaci.
Mutaforma. Dunque l'uomo sapeva. Con il cuore che le martellava,
Tessa lo fiss andare oltre la porta e chiudersela alle spalle. In qualche
modo cap che se fosse corsa alla porta e avesse provato ad aprirla
l'avrebbe trovata di nuovo chiusa a chiave, ma l'impulso di fuggire
l'aveva ormai abbandonata. Si sent venire meno. Si lasci cadere in una
delle grandi sedie accanto alletto.
- Cosa c'? - domand la signora Branwell, accomodandosi sulla sedia
di fronte a quella di Tessa. Il vestito le pendeva da tutte le parti sul
corpo minuto; era impossibile dire se sotto indossasse un corsetto, e le
ossa dei polsi sottili ricordavano quelle di una bambina. - Che cosa vi ha
detto?
Tessa scosse la testa, stringendo le mani in grembo in modo che l'altra
non potesse scorgere il tremito delle dita.
- Signora Branwell...
La donna le lanci uno sguardo penetrante. - Prima di tutto, vi prego
di chiamarmi Charlotte. Tutti all'Istituto lo fanno. Noi Cacciatori non
siamo formali come la maggior parte della gente. .
Tessa annu, sentendosi avvampare. Difficile stabilire l'et di Charlotte
era talmente piccola da sembrare davvero molto giovane, ma la sua aria
autoritaria la faceva apparire pi grande, abbastanza da rendere
piuttosto strana l'idea di chiamarla per nome. Ma, come avrebbe detto
la zia Harriet, paese che vai...
- Charlotte - disse, tanto per provare.
Con un sorriso, la Cacciatrice si tir un po' indietro sulla sedia, e
Tessa vide con una certa sorpresa che aveva dei tatuaggi scuri. Una
donna con dei tatuaggi! I suoi marchi erano come quelli di Will: visibili
sulla pelle sotto i rigidi polsini del vestito, quello sul dorso della mano
sinistra era a forma di occhio.
- Lasciate che vi dica quanto gi so sul vostro conto, Theresa Gray. -
Charlotte parlava con lo stesso tono calmo di prima, ma i suoi occhi,
seppure sempre gentili, erano pungenti come spilli. - Siete americana.
Siete venuta qui da New York per raggiungere vostro fratello,
Nathaniel, che vi ha mandato il biglietto del piroscafo.
Tessa sedeva pietrificata. - Come fate a sapere tutte queste cose?
- So che Will vi ha trovato in casa delle Sorelle Oscure - continu
Charlotte. - So che avete detto che qualcuno chiamato "il Magister"
stava venendo a prendervi. So che non avete idea di chi sia il Magister.
Infine, so che avete perso i sensi durante uno scontro con le Sorelle
Oscure e siete stata portata qui.
Le parole di Charlotte furono come una chiave che apre una porta.
Tessa ricord di colpo. Ricord di aver corso con Will lungo il corridoio;
ricord la porta di metallo e la stanza piena di sangue oltre di essa;
ricord la signora Black, la sua testa recisa; ricord Will che lanciava la
sua spada...
- La signora Black... - sussurr.
-  morta - disse Charlotte. - Decisamente. - Appoggi le spalle
allo schienale, che era pi alto di lei, quasi fosse una bambina seduta
sulla sedia di uno dei genitori.
- E la signora Dark?
- Sparita. Abbiamo frugato tutta la casa e l'area circostante, ma
non ne abbiamo trovato traccia.
- Tutta la casa? - La voce di Tessa ebbe appena un tremito. - E non
c'era nessuno? Nessun altro vivo o... morto?
- Non abbiamo trovato vostro fratello, signorina Gray - disse Charlotte
in tono gentile. - N in casa, n in nessuno degli edifici circostanti.
- Lo stavate cercando?
- Non lo abbiamo trovato - ripet Charlotte.  Ma abbiamo trovato le
vostre lettere.
- Le mie lettere?
- Le lettere che avete scritto a vostro fratello e mai spedito. Nascoste
sotto il mate   rasso.
- Le avete lette?
- Abbiamo dovuto farlo - disse Charlotte nello stesso tono gentile. - Vi
chiedo scusa. Non ci capita spesso di portare all'Istituto un Nascosto, o
qualcuno che non sia un Cacciatore. Rappresenta un grosso rischio per
noi. Dovevamo essere certi che non costituiste un pericolo.
Tessa gir la testa di lato. Si sentiva terribilmente ferita  dal fatto che
quella sconosciuta avesse letto i suoi pensieri pi riposti, tutti i sogni, le
speranze e le paure che aveva riversato nelle lettere, non pensando che
qualcuno le avrebbe mai viste. Si sent bruciare gli occhi; le lacrime
minacciavano di sgorgare, e lei le ricacci indietro con uno sforzo di
volont, furiosa con se stessa, con tutto.
- State cercando di non piangere - disse Charlotte. Quando ci provo io,
a volte mi  d'aiuto guardare direttamente una luce forte. Provate con la
stregaluce.
Tessa spost lo sguardo sulla pietra in mano a Charlotte e la fiss. Il
suo bagliore si dilat davanti ai suoi occhi come un sole che si espande.
- Dunque avete deciso che non sono un pericolo? - disse dopo un po',
vincendo il nodo che le serrava la gola.
- Forse lo siete solo per voi stessa - rispose Charlotte.
- Un potere come il vostro, il potere di mutare forma... non c' da
stupirsi che le Sorelle Oscure abbiano voluto Impadronirsi di voi. Lo
faranno anche altri.
- Come voi? - chiese Tessa. - O fingerete di avermi fatto entrare nel
vostro prezioso Istituto solo per carit?
Uno sguardo offeso balen sul viso di Charlotte. Fu breve ma sincero,
e serv a convincere Tessa che forse si era sbagliata su Charlotte pi di
qualsiasi protesta della donna. - Non  per carit.  la mia vocazione. La
nostra  vocazione.
Tessa si limit a guardarla con espressione vacua.
- Forse sar meglio che vi spieghi chi siamo... e che cosa facciamo -
aggiunse Charlotte.
- Nephilim - disse Tessa. -  cos che le Sorelle Oscure hanno chiamato il
signor Herondale. - Indic i marchi scuri sulla mano di Charlotte. - Lo
siete anche voi, no?  per questo che avete quei... quei marchi?
Charlotte annu. - lo sono una Nephilim... una Cacciatrice. Siamo una...
razza, diciamo, di persone con particolari capacit. Siamo pi forti e pi
veloci della maggior parte degli umani. Sappiamo nasconderci grazie a
incantesimi. E siamo particolarmente abili nell'uccidere i demoni.
- Demoni. Cio... come Satana?
- I demoni sono creature malvagie. Coprono grandi distanze per
venire in questo mondo e prosperare a sue spese. Se non glielo
impedissimo, lo ridurrebbero in cenere e ne distruggerebbero gli
abitanti - spieg Charlotte, in tono deciso. - Come  compito della
polizia umana proteggere i cittadini di questa citt gli uni dagli altri,
cos  nostro compito proteggerli dai demoni e da altri pericoli
soprannaturali. Quando avvengono crimini che riguardano il Mondo
delle Ombre, quando la Legge del nostro mondo viene infranta,
dobbiamo indagare. In effetti, la Legge ci obbliga a indagare anche in
caso di semplici voci sulla violazione della Legge dell' Alleanza. Will ti
ha parlato della ragazza morta che ha trovato nel vicolo; il suo  stato
l'unico cadavere rinvenuto, ma ci sono state altre sparizioni, voci
misteriose su ragazzi e ragazze scomparsi dai quartieri poveri della citt.
L'uso della magia  contro la Legge, perci rientra nella nostra
giurisdizione.
- Il signor Herondale sembra terribilmente giovane per essere una
specie di poliziotto.
- I Cacciatori crescono alla svelta, e Will non indaga da solo. -
Charlotte non sembrava incline a scendere in particolari. - Ma non ci
limitiamo a questo. Salvaguardiamo la Legge dell' Alleanza e facciamo
rispettare gli Accordi, le leggi che governano la pace nel Mondo
Invisibile.
Anche Will aveva usato quella parola, ricord Tessa. - Mondo
Invisibile? Cos', un luogo?
-  il mondo dei Nascosti. Un Nascosto  un essere - una persona - di
origini parzialmente soprannaturali. Vampiri, lupi mannari, fate,
stregoni... sono tutti Nascosti.
Tessa sgran gli occhi. Le fate erano personaggi delle favole per
bambini, e i vampiri roba da romanzetti a punIate. - Queste creature
esistono davvero?
- Voi siete una Nascosta - disse Charlotte. - Fratello Enoch l'ha
confermato. Ma non sappiamo di che genere. Vedete, il tipo di magia
che sapete fare - la vostra dote - non  alla portata di un normale essere
umano. E neppure di noi Cacciatori. Will pensava che foste pi simile a
una strega, e lo avrei pensato anch'io, ma tutti gli stregoni hanno
attributi che li caratterizzano come tali. Ali, zoccoli, dita dei piedi
palmate o, come avete visto nel caso della signora Black, mani artigliate.
Ma voi avele un aspetto assolutamente umano. E dalle vostre lettere 
chiaro che sapete, o credete, che entrambi i vostri genitori erano umani.
- Umani? - Tessa sbarr gli occhi. - E perch non avrebbero dovuto
esserlo?
Prima che Charlotte potesse rispondere, la porta si apr l'una ragazza
snella dai capelli scuri in cuffietta e grembiule bianchi entr portando
un vassoio con il t, che depose sul tavolino tra loro.
- Grazie, Sophie - disse Charlotte, apparentemente sollevata nel
vedere la ragazza. - Questa  la signorina Gray. Stasera sar nostra
ospite,
Sophie si raddrizz, si gir verso Tessa e fece un inchino. Ma Tessa
non pot assaporare fino in fondo la novit di vedersi fare una
riverenza, perch Sophie alz la testa, mettendo pienamente in mostra il
viso. Una volta doveva l'essere stata molto graziosa - aveva occhi di un
luminoso colar nocciola, la pelle liscia, le labbra soffici e di forma
delicata - ma una cicatrice argentea, spessa e grinzosa, che andava dall'
angolo sinistro della bocca alla tempia, le alterava il viso e le deformava
i lineamenti in una maschera contorta. Tessa prov a nascondere lo
sgomento, ma vedendo gli occhi di Sophie oscurarsi comprese che non
ci era riuscita.
- Hai gi portato quel vestito rosso scuro, come ti avevo chiesto,
Sophie? - domand Charlotte. - Puoi spazzolarlo e ripulirlo per la
signorina Gray? - Poi, mentre la cameriera annuiva e andava
all'armadio, Charlotte si gir verso Tessa. - Mi sono presa la libert di
farvi preparare uno dei vecchi vestiti di Jessamine. Quello che in-
dossavate era rovinato.
- Grazie infinite - disse Tessa in tono compassato. Detestava dover
essere riconoscente. Le Sorelle avevano finto di farle dei favori, e non
era andata a finire bene.
- Signorina Gray... - Charlotte la guard con aria accorata. - Cacciatori
e Nascosti non sono nemici. Il nostro accordo pu essere scomodo per
qualcuno, ma sono convinta che occorra avere fiducia nei Nascosti... e
che anzi possiedano la chiave del nostro successo finale contro i regni
dei demoni. C' qualcosa che posso fare per dimostrarvi che non
progettiamo di approfittarci di voi?
- Io... - Tessa fece un profondo respiro. - La prima volta che le Sorelle
Oscure mi hanno parlato del mio potere, le ho prese per matte. Ho
replicato che certe cose non esistevano. Poi ho pensato di essere
intrappolata in qualche specie di incubo in cui esistevano davvero. Ma
infine  arrivato il signor Herondale, che se ne intendeva di magia e
aveva quella pietra scintillante, e ho pensato "Ecco qualcuno che
potrebbe aiutarmi". - Alz lo sguardo su Charlotte. - Ma, a quanto pare,
voi non sapete perch sono come sono, e neppure che cosa sono. E se
neanche voi...
- Pu essere difficile rendersi conto di com' veramente il mondo,
vederlo nella sua vera foggia e formareplic Charlotte. - La maggior
parte degli umani non ei riesce, non potrebbe sopportarlo. Ma ho letto
le vostre lettere. E so che siete forte, signorina Gray. Voi avete resistito a
ci che avrebbe potuto uccidere un'altra ragazza, Nascosta o mondana.
- Non avevo scelta. L'ho fatto per mio fratello. Lo avrebbero
assassinato.
- Alcune persone avrebbero lasciato che accadesse - ribatt
Charlotte. - Ma, avendo letto le vostre parole, so che non vi  neppure
mai passato per la testa. - La donna si chin in avanti. - Avete idea di
dove sia vostro fratello? Ritenete probabile che sia morto?
Tessa trattenne il fiato.
- Signora Branwell! - Sophie, che stava pulendo con una spazzola
l'orlo di un vestito rosso vinaccia, alz lo sguardo e parl con un tono di
rimprovero che stup Tessa. Non stava alla servit correggere i propri
padroni; nei libri che aveva letto era spiegato molto bene.
Ma Charlotte si limit ad assumere un'espressione contrita. - Sophie 
il mio angelo custode - disse. - Io tendo a essere un po' troppo brusca.
Pensavo che magari sapeste qualcosa, qualcosa che non avete scritto
nelle vostre lettere e che potrebbe farei capire dov'.
Tessa fece segno di no. - Le Sorelle Oscure mi hanno detto che era
imprigionato in un luogo sicuro. Presumo che sia ancora l. Ma non ho
idea di come trovarlo.
- Allora dovreste rimanere qui all'Istituto finch non lo individueremo.
- Non voglio la vostra carit - replic Tessa, con aria ostinata. -
Posso trovare un altro alloggio.
- Nessuna carit. Le nostre leggi ci impongono di aiutare e
sostenere i Nascosti. Mandandovi via senza che abbiate un posto dove
andare infrangeremmo gli Accordi, regole fondamentali che siamo
tenuti a rispettare.
- E non mi chiederete nulla in cambio? - chiese Tessa in tono amaro. -
Non mi chiederete di dimostrarvi la mia... facolt? Non mi chiederete di
trasformarmi?
- Se non desiderate usare il vostro potere, no, non vi costringeremo a
farlo - rispose Charlotte. - Ma credo fermamente che voi stessa potreste
trarre vantaggio dall'imparare a controllarlo e usarlo.
- No! - Tessa grid talmente forte che Sophie fece un salto e lasci
cadere la spazzola.
Charlotte lanci un' occhiata alla cameriera, quindi spost di nuovo lo
sguardo su Tessa. - Come volete, signorina Gray. Avete altri modi per
aiutarci. Sono sicura che sappiate molte cose di cui non avete fatto
cenno nelle vostre lettere. In cambio, noi potremmo aiutarvi a cercare
vostro fratello.
Tessa sollev il capo. - Lo fareste davvero?
- Avete la mia parola. - Charlotte si alz. Nessuna delle due aveva
toccato il t sul vassoio. - Sophie, per favore aiuta la signorina Gray a
svestirsi poi l'accompagner a cena.
- A cena? - Dopo aver sentito tutte quelle storie sui Nephilim e il
Mondo Invisibile, e su fate, vampiri e demoni, la prospettiva della cena
era quasi scioccante nella sua normalit.
- Certo. Sono quasi le sette. Avete gi conosciuto Will; avrete modo di
conoscere tutti gli altri. E forse vi renderete conto di potervi fidare di
noi. - Charlotte lasci la stanza con un brusco cenno del capo.
Mentre la porta si chiudeva alle sue spalle, Tessa scosse la testa in
silenzio. La zia Harriet era stata autoritaria, ma in confronto a Charlotte
Branwell era uno zuccherino.
- Ha modi severi, ma  davvero molto gentile - disse Sophie,
stendendo sul letto il vestito che Tessa doveva indossare. - Non ho mai
conosciuto nessuno dal cuore pi buono.
Tessa tocc la manica del vestito con la punta di un dito. Era di satin
rosso scuro, come aveva detto Charlotte, con un nastro nero di seta
cangiante intorno alla vita e all'orlo. Non aveva mai indossato nulla di
cos bello.
- Volete che vi aiuti a vestirvi per la cena? - chiese Sophie.
La zia Harriet - ricord Tessa - diceva sempre che si poteva conoscere
una persona non da ci che gli amici dicevano di lei, ma da come
trattava la propria servit. Se Sophie pensava che Charlotte avesse un
cuore buono, forse l'aveva davvero.
Tessa alz la testa. - S, Sophie. Grazie. Prima d'allora, Tessa era stata
aiutata a vestirsi solo dalla zia. Sebbene fosse snella, l'abito era
chiaramente destinato a una ragazza pi minuta, e Sophie dovette
stringerle bene il corsetto per farglielo entrare.
Nel frattempo, la cameriera ridacchiava piano.  La signora Branwell
disapprova i corsetti troppo stretti spieg.     - Dice che provocano mal
di testa e debolezza, e un Cacciatore non pu permettersi di essere
debole. Ma alla signorina Jessamine piacciono i vestiti dalla vita molto
stretta, e lei non insiste.
- Be', io non sono una Cacciatrice - disse Tessa, leggermente senza fiato.
- Questo  vero - convenne Sophie, chiudendo il dietro del vestito con
un ingegnoso allacciabottoni. Ecco fatto. Che ne dite?
Tessa si guard allo specchio e rimase sconcertata. Il vestito le stava
piccolo, ed era stato chiaramente disegnato per essere aderente com'era.
Le stava incredibilmente  incollato al corpo fino ai fianchi, dove si
gonfiava in una serie di pieghe sul didietro, drappeggiato su una
modesta crinolina. Le maniche, ripiegate, avevano i polsi guarniti da
gale di merletto color champagne. Sembrava... pi grande, pens, non
l'orribile spaventapasseri che era stata nella Casa Oscura, ma neanche
qualcuno di completamente familiare. E se una volta, dopo essermi
trasformata, non avessi ripreso del tutto le mie sembianze? E se questa non fos-
se neppure la mia vera faccia? L'idea le provoc un tale attacco di panico
che le sembr di poter svenire da un momento all' altro.
- Siete davvero un po' pallida - disse Sophie esaminando il riflesso di
Tessa con un'occhiata giudiziosa. Non sembrava particolarmente
colpita da quanto fosse stretto il vestito. - Perch non provate a
pizzicarvi le guance per farvi tornare un po' di colore? La signorina
Jessamine fa cos.
-  terribilmente gentile da parte sua avermi prestato questo abito. .
Sophie fece un sommesso risolino gutturale. - La signorina Jessamine
non l'ha mai indossato. La signora Branwell gliel'ha regalato, ma lei ha
detto che la faceva sembrare giallastra e l'ha buttato in fondo al suo
armadio.  un'ingrata, se volete il mio parere. E ora su, pizzicatevi le
guance. Siete pallida come un cencio.
Seguito il consiglio e ringraziata Sophie, Tessa usc dalla stanza e
imbocc un lungo corridoio di pietra. L c'era ad aspettarla Charlotte,
che si avvi subito, seguita da una Tessa leggermente zoppicante: le
scarpe di seta nere, che non erano esattamente della sua misura, non
erano certo l'ideale per i suoi piedi ammaccati.
Stare all'Istituto era un po' come stare in un castello, con il soffitto
immerso nelle tenebre e le pareti coperte di arazzi. O almeno, era cos
che Tessa immaginava l'interno di un castello. Gli arazzi avevano
motivi ricorrenti di stelle e spade, nonch lo stesso tipo di disegno che
aveva visto sulla pelle di Will e Charlotte. C'era anche un'immagine
singola ricorrente, quella di un angelo che emergeva da un lago con una
spada in una mano e una coppa nell' altra.
- Un tempo questo posto era una chiesa - disse Charlotte, rispondendo
alla tacita domanda di Tessa.  La chiesa di  All-Hallows-the-Less.
Bruci durante il Grande Incendio di Londra. In seguito abbiamo
rilevato il terreno e costruito l'Istituto sulle sue rovine. Per i nostri pro-
positi  utile stare su suolo consacrato.
- La gente non trova strano che abbiate costruito sul sito di un' antica
chiesa? - domand Tessa, affrettando il passo per non rimanere indietro.
- Non lo sanno. A loro il posto appare come un pezzo di terra vuoto -
spieg Charlotte. - I mondani -  cos che chiamiamo la gente comune -
non sono al corrente di ci che facciamo e non sono molto interessati a
ci che non li riguarda direttamente. - Charlotte si gir per far varcare a
Tessa una porta che conduceva in una grande sala da pranzo vivamente
illuminata. - Eccoci arrivati.
Tessa rimase abbagliata dall'improvvisa illuminazione. La stanza era
grande, abbastanza da contenere un tavolo per venti persone. Un
immenso lampadario a gas pendeva dal soffitto, diffondendo un
bagliore giallastro. Uno specchio dalla cornice dorata correva per tutta
la lunghezza della stanza sopra una credenza piena di porcellane
dall'aria costosa. Al centro della tavola c'erano dei fiori bianchi in una
bassa boccia di vetro. Era tutto normale e raffinato. Non c'era nulla fuori
del comune nella stanza, nulla che potesse tradire la vera natura degli
occupanti della casa.
Sebbene la lunga tavola fosse completamente coperta da una tovaglia
bianca, soltanto un'estremit era apparecchiata, per cinque persone. Ve
n'erano sedute soltanto due: Will e una ragazza dai capelli biondi
all'incirca dell'et di Tessa che indossava un luccicante abito scollato. I
due sembravano ignorarsi a bella posta. Il ragazzo alz uno sguardo
apparentemente sollevato quando le due donne entrarono.
- Will, ti ricordi della signorina Gray? - chiese Charlotte.
- Ne ho un ricordo davvero vivido - rispose il ragazzo. Non indossava
pi gli strani abiti neri del giorno precedente, ma un normale paio di
pantaloni e una giacca grigia dal colletto di velluto nero. Il grigio faceva
sembrare i suoi occhi pi azzurri che mai. Sorrise a Tessa, che si sent
avvampare e distolse svelta lo sguardo.
- E Jessamine... Jessie, alza la testa - continu Charlotte. - Jessie, questa
 la signorina Theresa Gray. Signorina Gray, questa  Jessamine
Lovelace.
- Felice di fare la vostra conoscenza - borbott Jessamine.
Tessa non pot fare a meno di fissarla. Era quasi ridicolmente graziosa,
quella che in uno dei suoi romanzi si sarebbe definita "una rosa inglese",
con i capelli di un biondo argenteo, dolci occhi color nocciola e
carnagione vellutata. Indossava un vestito blu sgargiante e portava
anelli a quasi tutte le dita. Se anche aveva gli stessi marchi di Will e
Charlotte, non erano visibili.
Will gett a Jessamine uno sguardo pieno di avversione e si rivolse a
Charlotte. - E dov' il tuo ottenebrato marito?
Sedendosi, Charlotte fece cenno a Tessa di accomodarsi di fronte a lei
sulla sedia accanto a Will. - Henry  nel suo laboratorio. Ho mandato
Thomas a chiamarlo. Sar qui a momenti.
- E Jem?
Charlotte assunse un'espressione ammonitrice, ma disse soltanto: -
Jem sta poco bene. Ha una delle sue giornate. .
- Ha sempre una delle sue giornate. - Jessamine sembrava disgustata.
Tessa stava per chiedere chi fosse Jem, quando Sophie entr seguita da
una florida donna di mezza et con uno chignon da cui sfuggivano
ciocche di capelli grigi. Cominciarono a servire il cibo disposto sulla
credenza: arrosto di maiale, patate, zuppa piccante e soffici panini con
cremoso burro giallo. Tessa si sent improvvisamente stordita; aveva
dimenticato quanto fosse affamata. Affond i denti in un panino, ma si
trattenne nel vedersi fissare da Jessamine.
- Sapete, non credo di avere mai visto uno stregone mangiare, prima
d'ora - disse Jessamine con aria svagata. - Suppongo che non dobbiate
fare la dieta iperproteica, no? Vi basta usare la magia per dimagrire.
- Non sappiamo per certo che sia una strega, Jessie - intervenne
Will.
Jessamine lo ignor. -  terribile essere tanto malvagi? Siete
preoccupata di andare all'Inferno? - Si chin verso Tessa. - Come
pensate che sia il Diavolo?
Tessa depose la forchetta. - Vi piacerebbe incontrarlo? Se volete, posso
evocarlo in un batter d'occhio. Visto che sono una strega...
Will scoppi in una sonora risata.
Gli occhi di Jessamine si strinsero. - Non c' motivo di essere villani...
Charlotte la interruppe rizzandosi come un fuso sulla sedia e
gridando stupita: - Henry!
Nel vano della porta ad arco della sala da pranzo c'era un uomo,
alto, con una chioma fulva e occhi colar nocciola. Indossava una lisa
giacca Norfolk di tweed sopra uno sgargiante panciotto a righe;
stranamente, sembrava che avesse i pantaloni coperti di polvere di
carbone. Ma a far gridare Charlotte non era stato nulla di tutto ci, bens
il fatto che gli stava andando a fuoco il braccio sinistro. Piccole fiamme
lo lambivano da un punto sopra il gomito, sprigionando fili di fumo
nero.
- Charlotte, cara - disse Henry alla moglie, che lo fissava a bocca aperta.
Jessamine, accanto a lei, aveva gli occhi sbarrati. - Scusami per il ritardo.
Sai, penso di essere l l per far funzionare il sensore...
Will lo interruppe. - Henry, sei davvero cotto. Lo sai, vero?
- Oh, s - rispose lui, entusiasta. Ormai le fiamme gli arrivavano quasi
alla spalla. - Ho lavorato tutto il giorno come un ossesso. Charlotte, hai
sentito cosa ho detto a proposito del sensore?
- Henry! Il tuo braccio! - grid Charlotte, spaventata.
Henry si diede un'occhiata al braccio e rimase a bocca aperta. -
Dannazione... - fu tutto ci che riusc a dire prima che Will, dando
prova di una sorprendente presenza di spirito, si alzasse, afferrasse la
boccia dei fiori dal tavolo e ne lanciasse il contenuto sulle fiamme. Il
fuoco si spense con un lieve sfrigolio di protesta lasciando Henry
bagnato fradicio sulla soglia della stanza, con una manica della giacca
annerita e una dozzina di fiori bianchi bagnati ai suoi piedi.  L'uomo
fece un sorriso radioso e si diede dei colpetti sulla manica bruciata, con
un'occhiata soddisfatta. - Sapete che cosa significa?
Will mise gi la boccia. - Che ti sei dato fuoco e non te ne sei
nemmeno accorto?
- La miscela ignifuga che ho inventato la scorsa settimana
funziona! - esclam Henry, fiero. - Questa stoffa  rimasta in fiamme
per una decina di minuti, e si  bruciata solo in superficie! - Si guard il
braccio, con gli occhi socchiusi. - Forse dovrei dare fuoco all'altra
manica e vedere quanto...
- Se ti darai fuoco di proposito, avvier le pratiche di divorzio -
minacci Charlotte, apparentemente ripresa dallo shock. - Ora siediti e
mangia la tua cena. E saIlita la nostra ospite.
Henry si sedette, lanci un'occhiata a Tessa... e sbatt le palpebre,
sorpreso. - lo vi conosco... mi avete morso! - Ne sembrava compiaciuto,
quasi evocasse il gradevole ricordo di qualcosa che avevano condiviso.
Charlotte lanci uno sguardo sconsolato al marito.
- Avete gi chiesto alla signorina Gray del Pandemonium Club? -
domand Will.
Pandemonium Club.
- Conosco queste parole - disse Tessa. - Erano scritte sulla fiancata
della carrozza della signora Dark.
-  un'organizzazione piuttosto vecchia, che riunisce mondani
interessati alle arti magiche - spieg Charlotte. - Durante le loro riunioni
fanno incantesimi e cercano di evocare demoni e spiriti. - Sospir.
- Non riesco a immaginare perch si diano tanta pena a pasticciare con
gli incantesimi, o a indossare vesti con cappucci e accendere fuocherelli.
- Jessamine sbuff. 
   ridicolo.
- Oh, fanno ben pi di questo - disse Will. - Sono pi potenti nel
Mondo Invisibile di quanto tu possa immaginare. Molti personaggi
ricchi e importanti della comunit dei mondani sono membri del club.
- Questo non fa che rendere la cosa pi sciocca. - Jessamine rigett
indietro i capelli. - Hanno denaro e potere. Perch divertirsi con la
magia?
- Bella domanda - disse Charlotte. - I mondani che mettono il naso in
cose di cui non sanno nulla hanno buone probabilit di essere destinati
a una brutta fine.
Will fece spallucce. - Quando cercavo di individuare l'origine del
simbolo sul coltello che io e Jem abbiamo trovato nel vicolo, mi hanno
indicato il Pandemonium Club. A loro volta, i suoi membri mi hanno
indicato le Sorelle Oscure. I due serpenti sono il loro simbolo. La
signora Black e la signora Dark dirigevano una serie di bische
clandestine frequentate da Nascosti. Il loro scopo era quello di adescare
i mondani e far loro spendere con l'inganno fino all'ultimo centesimo in
trucchi magici per poi, dopo che si erano indebitati, farsi restituire il
denaro a tassi rovinosi. - Will diede un'occhiata a Charlotte. -
Conducevano anche altri affari, per lo pi loschi. Mi  stato detto che la
casa in cui tenevano Tessa era un bordello di Nascosti destinato a
mondani dai gusti particolari.
Sul volto di Charlotte si dipinse un' espressione dubbiosa. - Will, non
sono affatto sicura che...
- Non c' da stupirsi che tu avessi tanta voglia di andarci, William -
comment Jessamine. Se aveva sperato di stuzzicare Will, non funzion;
tanto valeva che non avesse parlato, vista l'attenzione che lui le rivolse.
Il Nephilim guardava Tessa, con espressione lievemente sorpresa. - Vi
ho offeso, signorina Gray? Immaginavo che dopo tutto ci che avete
visto non foste facilmente impressionabile.
- Non sono offesa, signor Herondale. - A dispetto delle sue parole,
Tessa si sentiva le guance in fiamme. Le giovani signore beneducate
non sapevano cos'era un bordello, e certamente non avrebbero
pronunciato quella parola in una compagnia mista. L'assassinio era un
conto, ma quello... - lo... ehm... non vedo proprio come avrebbe potuto
essere un posto del genere - afferm.  Non cera viavai di gente. E, a
parte la cameriera e il cocchiere, non ho mai visto nessuno che ci vivesse.
- Quando ci sono entrato io, non c'era un'anima - conferm Will. -
Avevano chiaramente deciso di sospendere l'attivit, forse per tenervi
isolata. - Lanci un'occhiata a Charlotte. - Pensi che il fratello della
signorina Gray abbia il suo stesso dono? E se fosse proprio per questo
che le Sorelle Oscure l'avevano catturato?
Tessa intervenne, felice che avessero cambiato argomento. - Mio
fratello non ha mai dato segno di niente del genere... ma in fondo
neanche io, finch le Sorelle Oscure non mi hanno trovato.
- Qual  il vostro dono? - chiese Jessamine.  Charlotte  non ce lo
vuole dire.
- Jessamine! - Charlotte la guard con espressione minacciosa.
- Credo che non abbia nessun dono - prosegu Jessamine. - Credo che
sia semplicemente una piccola imbrogliona, consapevole che se
pensiamo sia una Nascosta ci toccher trattarla bene per via degli
Accordi.
Tessa serr le mandibole. Pens alla zia Harriet che diceva "Non
perdere la calma, Tessa" oppure "Non litigare con tuo fratello solo
perch ti stuzzica". Ma non le importava. La guardavano tutti: Henry
con i suoi curiosi occhi nocciola, Charlotte con uno sguardo tagliente
come vetro, Jessamine con un disprezzo appena velato e Will con aria
moderatamente divertita. E se erano tutti dell'idea di Jessamine? Se
pensavano tutti che lei fosse alla ricerca di un po' di carit ? La zia
Harriet avrebbe detestato accettare la carit ancor pi di quanto avrebbe
disapprovato la collera di Tessa.
Fu Will a prendere la parola, sporgendosi in avanti per guardarla
dritta in faccia. - Potete mantenere il segreto disse. - Ma i segreti hanno
il loro peso, e questo pu essere molto grande.
Tessa sollev la testa. - Non deve essere un segreto. Ma mi sarebbe pi
facile mostrarvelo che dirvelo.
- Ottimo! - Henry parve contento. - Mi piace quando mi mostrano le
cose. Avete bisogno di qualche strumento, tipo una lampada a spirito
o...
- Non  una seduta spiritica, Henry - lo zitt Charlotte. Poi si rivolse a
Tessa. - Non dovete farlo, se non volete, signorina Gray.
Tessa scosse il capo. - Non ho bisogno di nulla. - Si rivolse a Jessamine.
- Datemi qualcosa di vostro, per favore. Un anello, o un fazzoletto...
Jessamine arricci il naso. - Accidenti, il vostro potere speciale mi
sa tanto di trucchetto da ladruncoli!
Will fece una faccia esasperata. - Dalle un anello, Jessie. Ne porti
abbastanza.	.
- Dalle qualcosa tu, piuttosto - replic la ragazza, con espressione
cocciuta.
- No. Dev'essere qualcosa di vostro - disse Tessa in tono deciso. Perch
di tutte le persone in questa stanza sei quella che pi mi si avvicina per taglia e
forma. Se mi tramutassi nella minuscola Charlotte, questo vestito mi cadrebbe
semplicemente di dosso, pens. Aveva preso in considerazione l'idea di
provare a servirsi del vestito stesso ma, visto che Jessamine non l'aveva
mai indossato, non era sicura che la trasformazione sarebbe avvenuta e
non voleva rischiare.
- Oh, benissimo allora. - Jessamine si sfil con aria insofferente un
anello' dalla pietra rossa e lo porse a Tessa. - Spero che ne valga la pena.
Oh, non c' dubbio. Senza sorridere, Tessa mise l'anello nel palmo della
mano sinistra e serr le dita. Poi chiuse gli occhi.
Era sempre lo stesso: all'inizio niente, poi un guizzo in fondo alla sua
mente, come se qualcuno accendesse una candela in una stanza buia.
And a tastoni verso di esso, come le avevano insegnato le Sorelle
Oscure. Era difficile eliminare la paura e la cautela, ma ormai l'aveva
fatto abbastanza spesso per sapere cosa aspettarsi: il protendersi verso
la luce al centro delle tenebre; il senso di luminosit e di calore
avvolgente, come se si stesse avviluppando in una coperta, in qualcosa
di spesso e pesante, coprendo ogni strato della propria pelle. Infine la
luce che divampava e la circondava... ed era dentro.
Dentro la pelle di qualcun altro.
Dentro la sua mente.
La mente di Jessamine.
Era solo ai margini.
I suoi pensieri ne sfioravano la superficie come dita che sfiorino la
superficie dell'acqua.Tessa ebbe l'immagine improvvisa di un dolce di
colore vivace con qualcosa di scuro al centro, come un verme nel torsolo
di una mela. Percep risentimento, odio amaro, rabbia... il terribile,
tenace desiderio di qualcosa...
Spalanc gli occhi.
Era ancora seduta a tavola con l'anello di Jessamine stretto in mano. La
pelle le pizzicava per il formicolio che accompagnava sempre le sue
metamorfosi. Percepiva la stranezza del peso diverso di un corpo che
non era il suo; avvertiva il tocco dei capelli biondi di Jessamine sulle
spalle. Troppo folti per essere tenuti indietro dalle mollette che avevano
trattenuto i capelli di Tessa, le erano ricaduti intorno al collo in una
pallida cascata.
- Per l'Angelo... - sussurr Charlotte.
Tessa si guard intorno. La fissavano tutti: Charlotte e Henry a bocca
spalancata; Will una volta tanto senza parole, con il bicchiere d'acqua
che si stava portando alle labbra bloccato a met strada. E Jessamine... la
fissava con vero e proprio orrore, come qualcuno che abbia visto il
proprio fantasma. Per un attimo, Tessa sent una fitta di senso di colpa.
Ma dur solo un attimo.
Con il viso ancora pallidissimo, Jessamine abbass lentamente la mano
dalla bocca. - Santo cielo, ho un naso enorme! - esclam. - Perch non
me l'ha mai detto nessuno?
...
.
...
4.
.
NON SIAMO CHE OMBRE.
.
Pulvis et umbra sumus.
Orazio, Odi.
.
Nell'attimo in cui Tessa riacquist le proprie sembianze, dovette
subire un fuoco di fila di domande. Per essere gente che viveva in un
fantomatico mondo di magia, i Nephilim sembravano incredibilmente
sconvolti dalla facolt della ragazza, e ci non fece che rimarcare quanto
Tessa aveva gi cominciato a sospettare: il suo talento di mutare forma
era estremamente fuori del comune.
Perfino Charlotte, che ne era a conoscenza prima della dimostrazione,
sembrava affascinata. - E cos dovete tenere in mano qualcosa che
appartiene alla persona in cui vi dovete tramutare? - chiese per la
seconda volta.
Sophie e la donna anziana, che Tessa sospettava essere cuoca, avevano
gi portato via i piatti della cena e servito il t con una fantastica torta,
ma nessuno dei commensali li aveva ancora toccati.
- Non potete semplicemente guardare qualcuno e...
- L'ho gi spiegato. - A Tessa cominciava a far male la testa. - Devo
tenere in mano qualcosa che appartenga alla persona: un ciuffo di
capelli, per esempio. Qualcosa di suo. Altrimenti non succede niente.
- Credete che una fiala di sangue avrebbe lo stesso effetto? - chiese Will,
con interesse accademico.
- Probabilmente s... non lo so. Non ci ho mai provato. - Tessa bevve un
sorso di t ormai freddo.
- E dite che le Sorelle Oscure sapevano di questo vostro talento? -
chiese Charlotte. - Sapevano che avevate questo dono, ancora prima che
voi lo scopriste?
- S.  per questo che mi volevano.
Henry scosse la testa. - Ma come facevano a saperlo? Questo proprio
non lo capisco.
- Non lo so. Non me lhanno mai spiegato  disse Tessa per lennesima
volta. - Tutto quello che so ve lho gi detto... sembravano sapere
esattamente di cosa ero capace, e come addestrarmi a farlo. Hanno
trascorso ore e ore con me, ogni giorno. - Tessa deglut per mandare via
lamaro che aveva in bocca. Le vennero in mente ricordi di quella cupa
esperienza: le lunghe ore passate nella cantina della Casa Oscura, il
modo in cui le avevano gridato che Nate sarebbe morto se lei non fosse
riuscita a trasformarsi come volevano loro, la sofferenza quando infine
aveva imparato a farlo. - Faceva male, allinizio - sussurr. - Come se le
ossa mi si spezzassero e si fondessero nel corpo. Mi costringevano a
trasformarmi due, tre, poi una dozzina di volte al giorno, finch alla
fine perdevo conoscenza. E poi, lindomani, ricominciavano daccapo.
Ero chiusa a chiave in quella stanza, quindi non potevo provare a
scappare... - A Tessa si spezz il respiro. - L'ultimo giorno, mi hanno
messo alla prova chiedendomi di trasformar mi in una ragazza che era
morta. Ricordava di essere stata assalita con un pugnale, di essere stata
accoltellata. Ricordava che qualcosa laveva inseguita in un vicolo...
- Forse era la ragazza che abbiamo trovato io e Jem. - Will si raddrizz
sulla sedia, con gli occhi che scintillavano. - Io e Jem abbiamo supposto
che fosse scampata a un'aggressione e fuggita nella notte. Credo che le
avessero sguinzagliato dietro un demone Shax, ma io l'ho ucciso. Le
Sorelle Oscure devono essersi chieste cosa fosse successo.
- La ragazza in cui mi sono trasformata si chiamava Emma Bayliss -
disse Tessa, quasi in un sussurro. Aveva capelli biondissimi - legati con
fiocchetti rosa - ed era solo una piccola creatura.
Will annu, come se la descrizione gli fosse familiare.
- S, si sono chieste cosa le fosse successo. Per questo mi hanno fatto
trasformare in lei. Quando ho detto loro che era morta, mi sono
sembrate sollevate.
- Poverina - mormor Charlotte. - Dunque potete trasformarvi nei
morti? Non solo negli esseri viventi?
Tessa fece segno di s. - Quando mi trasformo, anche le loro voci
parlano nella mia mente. La differenza sta nel fatto che per lo pi
ricordano il momento della propria morte.
Jessamine rabbrivid. - Che cosa morbosa...
Tessa gett un'occhiata a Will. Signor Herondale, si disse, ma le era
difficile pensarlo a quel modo. Per certi versi le sembrava di conoscerlo
meglio di quanto lo conoscesse in realt. Ma era una sciocchezza. - Mi
avete trovata perch stavate cercando l'assassino di Emma BayIiss -
disse. - Ma lei era solo una ragazza morta. Una com' che li chiamate? -
mondana morta. Perch sprecare tanto tempo e fatica per scoprire cosa le
era accaduto?
Per un attimo gli occhi di Will, di un azzurro mollo scuro,
incontrarono quelli di Tessa. Poi la sua espressione cambi... fu solo un
lieve cambiamento ma la ragazza lo scorse, anche se non avrebbe
saputo dire a cosa fosse dovuto.
- Oh, io non mi sarei preso la briga, ma Charlotte ha tanto insistito -
spieg Will. - Sentiva che qualcosa di pi grosso bolliva in pentola. E
una volta che io e Jem ci siamo infiltrati nel Pandemonium Club e
abbiamo sentito parlare degli altri assassinii, ci siamo resi conto che
c'era in ballo qualcosa di pi della morte di una semplice ragazza. Che i
mondani ci vadano o meno a genio, non possiamo permettere che
vengano sistematicamente massacrati.  per questo che siamo al mondo.
Charlotte si chin sulla tavola. - Le Sorelle Oscure non hanno mai
accennato all'uso che volevano fare delle vostre facolt, vero?
- Sapete gi del Magister - disse Tessa.  Dicevano che mi stavano
preparando per lui.
- Perch vi mangiasse a cena? - chiese Will. Tessa scosse la testa. - Per
spo... sposarmi, dicevano. - Sposarvi? - Jessamine era sprezzante. - 
ridicolo. Probabilmente intendevano usarvi per un sacrificio di sangue,
e non volevano che foste assalita dal panico.
- Non lo so. - Will scosse il capo. - Ho guardato in parecchie stanze
prima di trovare Tessa. Ne ricordo una che stranamente era arredata
come una camera nuziale. Tendaggi bianchi su un letto enorme. Un
vestito bianco appeso all' armadio; sembrava della vostra misura. - Os-
serv Tessa con aria pensierosa.
- Un matrimonio rituale pu essere una cosa molto potente - disse
Charlotte. - Se officiato a dovere, potrebbe permettere al partner di
sfruttare la vostra facolt, Tessa, e perfino di controllarvi. - Tamburell
pensosa con la punta delle dita sul piano del tavolo. - Quanto al
"Magister", ho cercato il termine in archivio.  usato spesso per
denotare il capo di una congrega di streghe o di un altro gruppo di
maghi, il tipo di gruppo che il Pandemonium Club pensa di essere. Non
riesco a liberarmi dalla sensazione che il Magister e il Pandemonium
Club siano collegati tra loro.
- Abbiamo gi indagato sui membri del club e non li abbiamo mai
sorpresi a fare nulla di losco - osserv Henry. - Essere idioti non 
contro la Legge.
- Buon per te - mormor Jessamine.
Henry sembr offeso, ma non replic. Charlotte gett un' occhiata
glaciale a Jessamine.
- Henry ha ragione - disse Will. - Non che io e Jem non li abbiamo colti
a fare cose illegali... bere assenzio corretto con polveri demoniache e
cos via. Finch si limitavano a fare del male a loro stessi, non valeva
proprio la pena di impegnarci. Ma se sono passati a fare del male ad
altri...
- Ne avete individuato qualcuno? - domand Henry.
- Dei mondani, no - rispose Will. - Non ci  sembrato che fosse il
caso di scoprire chi fossero, e poi molti loro intervenivano agli eventi
del club mascherati o camuffati. Ma ho riconosciuto parecchi Nascosti:
Magnus Bane, Lady Belcourt, Ragnor Fell, de Quincey...
- De Quincey? Spero non stesse infrangendo alcuna legge - disse
Charlotte, con aria afflitta. - Sai bene quanta fatica abbiamo fatto a
trovare un capo vampiro con cui andare d'accordo.
Will sorrise, con il viso chino sul t, - Tutte le volte che l'ho visto,
era un angioletto.
Charlotte gli lanci un'occhiataccia e si rivolse a Tessa. - La cameriera
di cui avete parlato, Miranda, aveva la vostra stessa facolt? Oppure
Emma?
- Non credo. Se Miranda l'avesse avuta, avrebbero addestrato anche lei,
no? Quanto a Emma, non ricordava niente del genere.
- E non hanno mai accennato al Pandemonium Club? O al fatto di
avere mire pi ambiziose?
Tessa si sforz di ricordare. Di cos' che avevano parlato le Sorelle
Oscure quando pensavano che non stesse ascoltando? - Non mi pare
che abbiano mai fatto il nome del club, ma a volte parlavano di incontri
a cui progettavano di partecipare, e di quanto gli altri membri sarebbero
stati contenti di constatare i progressi che stavano facendo con me. Una
volta hanno detto un nome... - Tessa fece una smorfia, cercando di
ricordare. - ... di un altro membro del club. Non ricordo, ma rammento
di aver pensato che sembrava straniero...
Charlotte si allung verso di lui. - Potete provare a ricordare, Tessa?
Charlotte non voleva nuocerle, Tessa lo sapeva, eppure la sua voce
gliene fece ricordare altre. Voci che la stimolavano a provare, a penetrare
in se stessa, a tirare fuori il suo potere. Voci che potevano diventare
fredde e dure alla minima sollecitazione. Voci che chiedevano con lu-
singhe, minacciavano e mentivano.
Tessa si raddrizz. - Prima di tutto, che mi dite di mio fratello?
Charlotte sbatt le palpebre. - Vostro fratello?
- Avete detto che, se vi avessi dato delle informazionisulle Sorelle
Oscure, mi avreste aiutato a trovare mio fratello. Be', vi ho detto quello
che sapevo. E non ho ancora idea di dove sia Nate.
- Oh... - Charlotte si appoggi allo schienale della sedia, con
un'espressione quasi spaventata. - Naturalmente. Cominceremo a
indagare su dove si trovala rassicur. - Cominceremo dal suo posto di
lavoro... parleremo al suo principale e scopriremo se sa qualcosa.
Abbiamo contatti in tutti i generi di ambienti, signorina Gray. Il Mondo
Invisibile ama i pettegolezzi, come quello dei mondani. Alla fine ci
imbatteremo in qualcuno che sa qualcosa di vostro fratello.
Poco dopo, la cena ebbe fine. Tessa si scus e si allontan da tavola con
una sensazione di sollievo, senza accettare l'offerta di Charlotte di
riaccompagnarla nella sua stanza. Voleva soltanto rimanere sola con i
propri pensieri.
Avanz lungo il corridoio illuminato da torce, ricordando il giorno in
cui era scesa dalla nave, a Southamplon. Era arrivata in Inghilterra
senza conoscere nessuno oltre a suo fratello e aveva lasciato che le
Sorelle Oscure la obbligassero a servirle. E poi si era imbattuta nei
Cacciatori. Come poteva essere sicura che l'avrebbero trattata meglio?
Volevano usarla, come le Sorelle Oscure, per le formazioni che aveva?
adesso che tutti conoscevano il suo potere, quanto tempo sarebbe
passato prima che volessero usarla anche per quello?
Ancora persa nei suoi pensieri, Tessa and quasi a sbattere contro un
muro. Si ferm, e si guard intorno, disorientata. Aveva camminato
molto pi a lungo di quanto  avessero impiegato lei e Charlotte a
raggiungere la sala da pranzo, e non aveva ancora trovato la stanza che
ricordava. In realt, non era nemmeno sicura di aver trovato il  corridoio
che ricordava. Quello in cui si trovava era fiancheggiato da torce e
ricoperto da arazzi, ma era lo stesso? Alcuni corridoi erano molto
luminosi, altri molto bui; le torce ardevano con diverse sfumature di
lucentezza: a volte divampavano, e poi si affievolivano al suo passaggio,
come reagendo a uno speciale comando invisibile. Quel corridoio in
particolare era piuttosto buio. Tessa avanz adagio e con cautela fino
alla sua estremit, dove si diramava in altri due, ognuno identico al
primo.
- Vi siete persa? - chiese una voce alle sue spalle.
Una voce arrogante, familiare. Will. Tessa si gir e lo vide appoggiato
con noncuranza alla parete dietro di lei - sembrava che stesse oziando
nel vano di una porta - con i piedi negli stivali consumati incrociati
davanti a s. Teneva in mano la pietra risplendente. Mentre Tessa lo
guardava, lui la mise in tasca, spegnendola.
- Dovreste permettermi di farvi fare un giro dell'Istituto, signorina
Gray - sugger. - In modo che non vi perdiate di nuovo.
Tessa lo fiss, socchiudendo gli occhi.
- Certo, se proprio lo volete, potete semplicemente continuare a girare
per conto vostro - aggiunse Will. - Per devo avvertirvi che nell'Istituto
ci sono almeno tre o quattro porte che conducono in stanze in cui
teniamo prigionieri alcuni demoni; possono diventare alquanto pe-
ricolosi. Poi c' l'armeria; alcune armi sono dotate di una mente propria,
e sono davvero affilate. Infine ci sono le stanze che danno sul vuoto; sono
destinate a confondere gli intrusi, ma quando si  sulla sommit di una
chiesa non c' da augurarsi di scivolare accidentalmente e...
- Non vi credo - disse Tessa. - Siete un pessimo bugiardo, signor
Herondale. Comunque... - Si morse il labbro. - Non mi piace gironzolare.
Potete farmi fare un giro, se promettete di non combinare scherzi.
Will promise. E, con grande sorpresa di Tessa, mantenne la parola. La
guid lungo una successione di corridoi tutti uguali, e strada facendo le
raccont quante stanze aveva l'Istituto (pi di quante se ne potessero
contare) e quanti Cacciatori potevano viverci contemporaneamente
(centinaia). Le mostr inoltre l'ampia sala da ballo dove ogni Natale si
teneva una festa per l'Enclave - che, le spieg, era il termine usato per
definire il gruppo di Cacciatori che vivevano a Londra. A New York,
aggiunse, il termine era "Conclave". A quanto pareva, i Cacciatori
americani avevano un lessico tutto loro.
Dopo la sala da ballo fu la volta della cucina, dove la donna di mezza
et che Tessa aveva visto a cena le fu presentata come Agatha, la cuoca.
Era seduta davanti ai fornelli e cuciva, fumando al tempo stesso
un'enorme pipa, con grande sconcerto di Tessa. Agatha sorrise con
indulgenza mentre Will prendeva parecchi pasticcini al cioccolato dal
vassoio dove erano stati messi a freddare sul tavolo. Il ragazzo ne offr
uno a Tessa.
Lei rabbrivid. - Oh, no. lo odio il cioccolato.
Will inorrid. - Che razza di mostro potrebbe mai odiare il cioccolato?
- Lui mangia tutto - disse Agatha, con un sorriso placido. -  cos da
quando aveva dodici anni. Suppongo che sia tutto l'addestramento che
fa a impedirgli di ingrassare.
Divertita all'idea di un Will grasso, Tessa si congratul con Agatha,
che continuava a dare tirate alla pipa, per la perfetta gestione
dell'enorme cucina. Sembrava che vi si potesse cucinare per centinaia di
persone, con file su file di marmellate e zuppe in barattolo, vasetti di
spezie e un grosso quarto di bue che arrostiva appeso a un gancio sopra
il focolare aperto.
- Brava - disse Will, dopo che ebbero lasciato la cucina. -  Avete fatto
bene a congratularvi con Agatha. Cos le piacerete. Non va bene non
essere simpatici ad Agatha. Vi metterebbe i sassolini nel porridge.
- Oh, no! - esclam Tessa, ma non poteva nascondere il fatto di essere
divertita.
Quindi andarono nella stanza della musica, in cui capeggiavano
alcune arpe e un vecchio pianoforte a coda ricoperto di polvere.
Scendendo una rampa di scale si arrivava al soggiorno, un locale
accogliente dove le pareti, invece di essere di pietra nuda, erano
rivestite di un vivace tessuto stampato a foglie e gigli. Il fuoco ardeva in
un grande camino davanti al quale erano accostate parecchie comode
poltrone. Nella stanza c'era anche una grande scrivania di legno alla
quale, spieg Will, Charlotte svolgeva il grosso del lavoro di gestione
dell'Istituto. Tessa non pot fare a meno di chiedersi quale fosse
l'attivit che impegnava Henry Branwell, e dove la svolgesse.
Poi c'era l'armeria, pi bella di qualsiasi museo che Tessa potesse
immaginare. Centinaia di mazze, asce, pugnali, spade, coltelli e perfino
alcune pistole appesi alle pareti, nonch una collezione di vari tipi di
armature, dai gambali indossati per proteggere gli stinchi a cotte di
maglia intere.
Un giovanotto robusto con i capelli castano scuro era seduto a un alto
tavolo, intento a lucidare una serie di corti pugnali. Quando entrarono,
sorrise. - 'Sera, signor Will.
- Buonasera, Thomas. Conosci gi la signorina Gray. - Indic
Tessa.
- Eravate alla Casa Oscura! - esclam Tessa, guardando pi
attentamente Thomas. - Siete arrivato con il signor Branwell. Pensavo...
- Che fossi un Cacciatore? - chiese Thomas con un sorriso. Aveva un
viso dolce, gradevole, aperto, e tanti capelli ricci. La camicia sbottonata
mostrava un collo massiccio. Nonostante la sua evidente giovinezza, era
assai alto e muscoloso, le braccia vigorose tendevano la stoffa delle
maniche. - Non lo sono, signorina... sono solo stato addestrato come
uno di loro.
Will si appoggi alla parete. - Quell'ordinazione di lame per daghe 
arrivata, Thomas? Ultimamente mi sono imbattuto in svariati demoni
Shax, e mi serve qualcosa di sottile in grado di forare i carapaci
corazzati.
Mentre Thomas cominciava a spiegare che la spedizione era stata
ritardata a causa delle condizioni atmosferiche a Idris, l'attenzione di
Tessa fu attirata da qualcos'altro: un'alta cassetta di legno dorato
lucidata a specchio, con il disegno di un serpente che ingoiava la
propria coda inciso a fuoco sul davanti.
- Non  il simbolo delle Sorelle Oscure? - chiese.Che cosa ci fa qui?
- Non  proprio cos - disse Will. - La cassetta  lIna Pyxis. I demoni
non hanno anima; la loro coscienza deriva da una sorta di energia che a
volte pu essere imprigionata e immagazzinata. La Pyxis la contiene
senza alcun pericolo... ah, e il disegno  un uroboro, un "divonHore di
coda". Si tratta di un antico simbolo alchemico destinato a rappresentare
le differenti dimensioni - il noHtro mondo, dentro il serpente, e il resto
dell'esistenza, 11\ di fuori di esso. - Will fece spallucce. - Non l'avevo
mai visto disegnato con due serpenti... Oh, no, non farlo - aggiunse nel
vedere Tessa allungare la mano verso la cassetta. Le si par agilmente
davanti. - La Pyxis non pu essere toccata da chi non sia un Cacciatore.
AccadI'ebbero cose sgradevoli. E ora andiamo. Abbiamo rubalo
abbastanza tempo a Thomas.
- Non importa - protest il giovane, ma Will si sta va gi avviando.
Sulla soglia, Tessa si gir a guardare Thomas. Era torIlllto a lucidare le
armi, ma qualcosa nella postura delle sue spalle le fece pensare che si
sentisse un po' solo. Non avevo capito che permetteste ai mondani di
comhllttere con voi - disse a Will, dopo essersi lasciati alle ~palle
l'armeria. - Thomas  un servitore o...?
- Thomas ha trascorso quasi tutta la sua vita nell'Istiluto - disse Will,
guidando Tessa oltre una brusca svolt;J del corridoio. - Ci sono famiglie
che hanno la Vista 11l'\1e loro vene, famiglie che hanno sempre servito
i Cac!'iaturi. I genitori di Thomas servivano i genitori di Charlotte, e ora
Thomas serve Charlotte e Henry. E i suoi figli serviranno i loro. Thomas
fa tutto: guida la carrozza, si prende cura di Balios e Xanthos - i nostri
cavalli - e si occupa delle armi. Sophie e Agatha pensano al resto, ma
d'occorrenza Thomas le aiuta. Sospetto che sia innamorato di Sophie e
che non le piaccia vederla lavorare troppo.
Tessa fu felice di sentirlo. Era rimasta mortificata dalla propria
reazione nel vedere la cicatrice di Sophie, e l'idea che avesse un
ammiratore - e per giunta bello - le allegger lievemente la coscienza. -
Magari  innamorato di Agatha - disse.
- Spero di no. Agatha voglio sposarla io. Avr pure un migliaio di
anni, ma prepara una crostata impareggiabile. La bellezza svanisce, ma
l'arte culinaria  eterna. Will si ferm davanti a una grande porta di
quercia munita di robusti cardini di ottone. - Eccoci qui - disse, e la
porta si spalanc al suo tocco.
La stanza in cui entrarono era perfino pi grande della sala da
ballo che Tessa aveva visto poco prima. Era pi lunga che larga, e nella
parte centrale vi erano disposti innumerevoli tavoli rettangolari di
quercia che si allungavano verso la parete opposta, su cui era dipinta
l'immagine di un angelo. Ogni tavolo era illuminato da una lampada di
vetro che diffondeva una tremolante luce bianca. A met parete c'era un
ballatoio con una balaustra di legno, a cui si accedeva da due scale a
chiocciola ai lati della stanza. File e file di scaffali pieni di libri erano col-
locati a intervalli, simili a sentinelle, nelle nicchie su entrambi i lati del
locale. Anche sul ballatoio c'erano scaffali; i libri alloro interno erano
nascosti da schermi di metallo corroso, su ognuno dei quali era inciso il
disegno di quattro C. Grandi finestre di vetro colorato munite di sedili
di pietra ormai consumati erano collocate nelle altre nicchie, intervallate
agli scaffali.
Su un leggio era stato lasciato un grosso tomo, con le pagine aperte e
invitanti; Tessa gli si avvicin pensando che fosse un dizionario, ma
scopr che le pagine erano scarabocchiate con una scrittura miniata
illeggibile e che vi erano incise strane mappe.
- Questa  la Grande Biblioteca - disse Will.  Ogni Istituto ha una
biblioteca, ma questa  la pi grande di tutte... di quelle occidentali,
perlomeno. - Si appoggi alla porta, con le braccia incrociate sul petto. -
Non vi avevo detto che vi avrei procurato altri libri?
Tessa era talmente stupita che se lo fosse ricordato, che le ci vollero
alcuni secondi per rispondere. - Ma i libri sono tutti dietro le sbarre! -
esclam. -  una specie di prigione letteraria.
WiIl sorrise. - Alcuni di questi libri sono pericolosi.E' saggio essere
prudenti.	.
- Bisogna sempre essere prudenti con i libri e con ci che contengono -
disse Tessa. - Perch le parole hanno il potere di cambiarci.
- Non sono sicuro che un libro mi abbia mai cambiato -ribatt Will. -
Be', c' un volume che garantisce di Insegnare a trasformarsi in un
intero gregge di pecore...
- Solo gli sciocchi rifiutano di farsi influenzare dalla letteratura e dalla
poesia - replic Tessa, decisa a non lasciargli l'ultima parola.
- Naturalmente, tuttavia rimane un mistero perch qualcuno debba
volersi tramutare in un intero gregge di pecore - concluse Will. - C'
qualcosa che vorreste leggere, signorina Gray? Ditemi di che si tratta, e
cercher di liberarlo dalla sua prigionia per voi.
- Credete che la biblioteca possieda Il vasto, vasto mondo? O Piccole
donne?
- Mai sentito nessuno dei due. Non abbiamo molti romanzi.
- Be', io voglio romanzi - disse Tessa. - O poesie. I libri  sono fatti per
essere letti, non per imparare a tramutarsi in bestie.
Gli occhi di Will scintillarono. - Penso che da qualche parte potremmo
avere una copia di Alice nel paese delle meraviglie.
Tessa arricci il naso. - Oh, ma quello  per bambini. Non mi  mai
piaciuto granch... mi sembra talmente assurdo.
Gli occhi di Will erano di un azzurro intenso. - A volte
nell'assurdo c' molto senso, a volerlo cercare.
Ma Tessa aveva gi notato un volume familiare su uno scaffale e and
a salutarlo come un vecchio amico. - Oliver Twist! - grid. - Avete altri
romanzi di Dickens? Giunse le mani. - Avete Il racconto di due citt?
- Quella sciocchezza? Uomini che vanno in giro a farsi tagliare la testa
per amore? Ridicolo. - Will si stacc dalla porta e si avvi verso gli
scaffali dov'era Tessa. Fece un ampio gesto verso la montagna di volumi
intorno a lui. - No, qui troverete tutti i generi di consigli su come
tagliare la testa a qualcun altro, in caso di bisogno; molto pi utile.
- Non ho bisogno di tagliare la testa a qualcuno! replic Tessa. - E che
senso ha un mucchio di libri che in realt nessuno vuole leggere?
Davvero non avete altri romanzi?
- No, a meno che Il segreto di Lady Audley non sia che elimini demoni
nel tempo libero. - Will mont su una delle scalette e tir fuori un libro
da uno scaffale. Vi trover qualcos' altro da leggere. Prendete. - Lo
lasci cadere senza guardare, e Tessa dovette lanciarsi in avanti per
afferrarlo prima che toccasse terra.
Era un grosso volume quadrato rilegato in velluto blu scuro. Sul
velluto c'era un disegno, un simbolo a spirale che ricordava i marchi che
ornavano la pelle di Will. Il titolo sul frontespizio era stampato in
caratteri argentei:  Codice dei Cacciatori.
Tessa alz lo sguardo su Will. - Che cos'?
- Visto che attualmente alloggiate nel nostro sancta sanctorum, per cos
dire, ho supposto che aveste delle domande sui Cacciatori. Quel libro
dovrebbe dirvi tutto ci che volete sapere su di noi e sulla nostra storia,
e anche sui Nascosti come voi. - Il viso di Will si fece serio.
- Ma maneggiatelo con cura. Ha sei secoli di vita ed  l'unica copia
sopravvissuta. La Legge punisce con la morte chiunque la perda o la
danneggi.
Tessa spinse via il libro come se fosse in fiamme. Non potete dire sul
serio.
- Avete ragione. Non dico sul serio. - Will balz gi dalla scaletta e
atterr agilmente di fronte a lei. - Ma voi credete a tutto ci che dico,
non  vero? Vi sembro degno della massima fiducia, o siete
semplicemente un'ingenua?
Invece di rispondere, Tessa gli lanci un'occhiata torva e and a grandi
passi verso il sedile di pietra nella nicchia d una finestra. Ci si lasci
cadere sopra, apr il Codice e cominci a leggere, ignorando
deliberatamente Will che and a sedersi accanto a lei. Mentre leggeva,
Tessa sentiva su di s il peso dello sguardo del ragazzo.
La prima pagina del volume mostrava la stessa immagine presente
sugli arazzi dei corridoi: l'angelo che emergeva dal lago con una spada
in una mano e una coppa nell'altra. Sotto l'illustrazione c'era una
didascalia: L'angelo Raziel e gli Strumenti Mortali.
-  cos che  cominciato tutto - disse Will in tono allegro, come se non
si accorgesse che lei lo stava ignorando. - Un incantesimo evocativo qui,
un po' di sangue angelico l, ed ecco la ricetta per creare dei guerrieri
umani indistruttibili. Non riuscirete a capire noi Nephilim
semplicemente leggendo un libro, badate, ma  pur sempre un inizio.
- Non esattamente umani, sono piuttosto angeli vendicatori... -
mormor Tessa, sfogliando le pagine. Contenevano decine di figure di
angeli che precipitavano gi dal cielo spargendo piume come una stella
cadente potrebbe spargere scintille. C'erano altre immagini dell' Angelo
Raziel che teneva un libro aperto dalle pagine ricoperte di rune ardenti
ed era circondato da uomini inginocchia ti, sulla cui pelle erano visibili
marchi. Immagini di uomini come quello che lei aveva visto nell'incubo,
senza occhi e con le labbra cucite. Immagini di Cacciatori che
brandivano spade infuocate, come angeli guerrieri scesi dal cielo. Tessa
alz lo sguardo su Will. - Allora voi lo siete, non  vero? In parte, angelo.
Will non rispose. Guardava fuori dalla finestra attraverso uno dei vetri
inferiori trasparenti. Tessa segu il suo sguardo la finestra doveva
aprirsi nella facciata dell'Istituto, perch sotto di loro c'era un cortile
rotondo cinto da mura. Attraverso le sbarre di un alto cancello di ferro
battuto sormontato da un arco scorse una strada illuminata da una fioca
luce a gas. Nell'arco erano inserite delle lettere di ferro guardandole
dalla finestra apparivano a rovescio, e Tessa socchiuse gli occhi per
decifrarle.
- Pulvis et umbra sumus.  un verso di Orazio. "Siamo polvere e ombra".
Appropriato, non trovate? - disse Will. - Non si vive a lungo, uccidendo
demoni si ha la tendenza a morire giovani, quindi il corpo va bruciato...
polvere alla polvere, in senso letterale. E poi svaniamo nelle ombre della
storia, senza un solo cenno sulla pagina di un libro mondano a
ricordare che siamo mai esistiti.
Tessa guard il ragazzo. Aveva quell'espressione che trovava cos
strana e irresistibile... quel divertimento che non sembrava andare oltre
la superficie dei suoi lineamenti, quasi che trovasse ogni cosa al mondo
infinitamente buffa e infinitamente tragica al tempo stesso. La ragazza
si domand cosa lo rendesse cos, come mai fosse giunto a trovare
l'oscurit divertente, dato che era una qualit che non sembrava
condividere con nessuno degli altri Cacciatori che lei aveva incontrato,
seppur brevemente. Chiss, forse l'aveva ereditata dai suoi genitori...
ma quali genitori?
- Non vi preoccupate mai? - chiese Tessa, in tono sommesso. - Non
temete che quanto  l fuori possa penetrare qui?
- Demoni e altri fastidi, volete dire? - chiese Will, ma Tessa non era
sicura di essersi voluta riferire a quello e non piuttosto ai mali del
mondo in generale. Will mise una mano contro la parete. - La malta con
cui sono state fatte queste pietre era mescolata con sangue di Cacciatori.
Ogni trave  intagliata in legno di sorbo selvatico. Ogni chiodo usato
per inchiodare le travi  fatto di argento, ferro o elettro. L'edificio  stato
costruito su un terreno consacrato, circondato da sistemi di difesa. Il
portone pu essere aperto solo da chi abbia sangue di
Cacciatore, ;altrimenti non si spalancher mai. Questo posto  una
fortezza. Perci no, non mi preoccupo.
- Ma perch vivere in una fortezza? - Nel vedere lo guardo stupito del
ragazzo, Tessa si spieg meglio.   chiaro che non siete figlio di
Charlotte e Henry, hanno a malapena l'et per avervi potuto adottare, e
non tutti i figli di Cacciatori devono vivere qui, credo, o ce ne sarebbero
altri oltre a voi e Jessamine...
- E Jem - le ricord Will.
- S, ma... insomma, perch non vivete con le vostre famiglie?
- Nessuno di noi ha i genitori. Quelli di Jessamine sono morti in un
incendio, quelli di Jem... be', Jem  venuto a vivere qui da molto lontano,
dopo che i suoi erano stati assassinati dai demoni. Secondo la Legge
dell' Alleanza, l'Enclave  responsabile dei Cacciatori orfani al di sotto
dei diciotto anni.
- Perci siete l'uno la famiglia dell' altro.
- Se volete fare la romantica, suppongo che si possa dire  cos... siamo
tutti fratelli e sorelle, sotto il tetto dell'Istituto. Anche voi, signorina
Gray, sebbene solo temporaneamente.
- In questo caso, credo che preferirei che mi deste del tu, come fate con
la signorina Lovelace - disse Tessa, sentendo il sangue affluirle al viso.
Will la guard, uno sguardo lungo e penetrante, quindi  sorrise.
Quando sorrideva, i suoi occhi azzurri si accendevano. - Allora tu devi
fare lo stesso con me, Tessa.
La ragazza non aveva mai pensato molto al suo nome prima d'allora,
ma quando Will lo pronunci fu come se lei lo sentisse per la prima
volta: la T dura, la carezza della doppia S, il modo in cui sembrava
terminare con un'emissione di fiato...
Tessa aveva il fiato corto quando mormor: - Will... - S? - Gli occhi del
ragazzo brillavano divertiti.
Emozionata, Tessa si rese conto di averne pronunciato il nome
semplicemente per il piacere di farlo in realt non aveva nessuna
domanda da rivolgergli. Si affrett ad aggiungere: - Come imparate a
combattere in quel modo? A disegnare quei simboli magici e tutto il
resto?
Will sorrise. - Avevamo un tutore che provvedeva alla nostra
istruzione e all'addestramento fisico, ma  partito per Idris, e Charlotte
sta cercando qualcuno che lo rimpiazzi lei si occupa di insegnarci la
storia e le lingue antiche.
- Dunque  la vostra istitutrice?
Un'espressione di cupa allegria attravers i lineamenti di Will. - Si
potrebbe anche dire cos. Ma, fossi in te,non la chiamerei "istitutrice", se
vuoi rimanere tutta intera. A guardarla non si direbbe, ma  piuttosto
abile con lutto un assortimento di armi, la nostra Charlotte.
Tessa sbatt le palpebre, sorpresa. - Non vorrai dire che   Charlotte
combatte? Non  come te e Henry...
- Certo che combatte. Perch non dovrebbe?
- Perch  una donna.
- Lo era anche Boadicea.
- Chi?
- E cos la regina Boadicea, fieramente ritta sul carro, brandendo un dardo e
lanciando sguardi da leonessa....
- Nel vedere l'espressione vacua di Tessa, Will si interruppe e sorrise. -
Tennyson. Se tu fossi inglese, la conosceresti. Ricordami di trovarti un
libro su di lei. Comunque sia, era una potente regina guerriera. Quando
alla fine fu sconfitta, si avvelen piuttosto che farsi catturare dai romani.
Era pi coraggiosa di qualsiasi uomo. Mi piace pensare che Charlotte
sia quasi dello stesso stampo, anche se in tono leggermente minore.
- Ma non pu riuscirle bene, no? Voglio dire, le donne non hanno quel
tipo di sentimenti.
- Di quali sentimenti parli?
- Sete di sangue... ferocia... - rispose Tessa. - Insomma, sentimenti
da guerriero.
Ti ho visto impugnare quel seghetto contro le Sorelle Oscure - osserv
Will. - E se ricordo bene, in effetti il segreto di Lady Audley era che si
trattava di un'assassina.
- Allora l'hai letto! - Tessa non pot nascondere la propria gioia.
Will sembrava divertito. - Preferisco La traccia del serpente.  C' pi
avventura, meno dramma familiare. Ma neanche quello  all'altezza
della Pietra di luna. Hai letto Collins?
- Io adoro Wilkie Collins! - esclam Tessa. - Oh... Armadale! E La donna
in bianco... Stai ridendo di me?
- Non di te - replic Will, sorridendo. - Non avevo mai visto nessuno
eccitarsi tanto per i libri, prima d'ora. Quasi che fossero diamanti.
- Be', lo sono, no? Non c' niente che tu ami altrettanto? E non dire "le
ghette" o "il tennis" o qualche altra sciocchezza.
- Santo cielo! - fece lui, fingendosi sconvolto.   come se mi conoscessi
gi.
- Tutti hanno una cosa senza la quale non possono vivere. Scoprir
qual  la tua, non temere. - Tessa intendeva parlare in maniera
disinvolta, ma nel vedere l'espressione sul viso di Will la voce le si
smorz in preda all'incertezza.
La stava guardando con una strana fissit i suoi occhi erano dello stesso
blu scuro della rilegatura di velluto del libro che Tessa teneva in mano.
Il suo sguardo le percorse il viso, le scivol lungo il collo e la vita prima
di risalire al viso e indugiare sulle labbra. Il cuore di Tessa batteva
all'impazzata, come se la ragazza avesse fatto le scale di corsa. Si sentiva
dolere il petto, quasi fosse affamata o assetata. C'era qualcosa che
voleva, ma non sapeva cosa...
-  tardi - disse bruscamente Will, distogliendo lo sguardo. - Sar
meglio che ti riaccompagni nella tua stanza.
- Io... - Tessa voleva protestare, ma non ne aveva motivo. Will aveva
ragione: era davvero tardi; attraverso i vetri trasparenti della finestra si
vedeva la luce pungente delle stelle. Tessa si alz stringendo il libro al
petto e usc nel corridoio seguendo il ragazzo.
- Dovrei insegnarti un paio di trucchi per imparare a orientarti
all'interno dell'Istituto - disse Will. Ora nell' atteggiamento c'era
qualcosa di stranamente diffidente che non c'era stato poco prima, come
se Tessa l'avesse offeso in qualche maniera. - Modi per identificare le
varie porte e svolte...
Qualcuno si stava avvicinando ai due ragazzi, lungo il corridoio. Era
Sophie con una cesta della biancheria infilata sotto un braccio. Nel
vedere Will e Tessa si ferm, e la sua espressione si fece pi guardinga.
- Sophie... - La diffidenza di Will si tramut in malizia. - Hai gi finito
di riordinare la mia stanza?
- S - rispose lei, senza restituirgli il sorriso. - Era sudicia. Spero che in
futuro eviterete di seminare pezzetti di demoni morti per tutta la casa.
Tessa rimase a bocca aperta. Come poteva parlargli in quel tono? Lei
era una cameriera e lui - sebbene pi giovane un gentiluomo.
Ma Will sembr non farci caso. - Fa parte del gioco, giovane
Sophie.
- Il signor Branwell e il signor Castaris non sembrano avere problemi a
pulirsi le scarpe - disse la cameriera, spostando lo sguardo con aria cupa
da Will a Tessa. - Forse potreste prendere esempio da loro.
- Forse - replic Will. - Ma ne dubito.
Sophie aggrott la fronte e si avvi di nuovo lungo il corridoio,
con le spalle rigide per l'indignazione.
Tessa guard Will con aria meravigliata. - Che significa?
Lui scroll pigramente le spalle. - A Sophie piace fingere che io non le
vada a genio.
- Che non le vai a genio? Direi che ti odia, piuttosto.
- In altre circostanze, forse Tessa avrebbe chiesto se i due avessero
litigato, ma non si poteva litigare con la servit, si disse. Se non era
soddisfacente, bisognava semplicemente allontanarla dal proprio
servizio. - ... successo qualcosa tra voi?
- Tessa... - fece Will, in tono condiscendente. - Basta. Ci sono cose che
non puoi sperare di capire.
Se c'era una cosa che Tessa detestava, era sentirsi dire che c'erano cose
che non poteva capire. Perch era giovane, perch era una ragazza... per
una delle mille ragioni che non sembravano mai avere alcun senso.
Assunse un'espressione risoluta. - Be', non potr certo capirle se non me
ne parlerai. Ma, in tal caso, direi che sembra proprio che ti odi perch le
hai fatto qualcosa di orribile.
Will si incup. - Pensa pure quello che vuoi. Non sai nulla di me...
- So che non ti piace dare risposte dirette alle domande. So che hai
circa diciassette anni. So che ti piace Tennyson... l'hai citato nella Casa
Oscura, e di nuovo poco fa. So che sei orfano come me...
- Non ho mai detto di essere orfano - ribatt Will, con una violenza
inaspettata. - E detesto la poesia. Per ci si d il caso che tu non sappia
un bel niente di me. Con tali parole, gir sui talloni e si allontan.
...
.
...
5.
.
IL CODICE DEI CACCIATORI.
.
I sogni sono veri mentre hanno luogo,
e non viviamo forse in un sogno?
Alfred, Lord Tennyson, Il panteismo superiore
Tessa si aggir per un'eternit con aria cupa tra corridoi identici tra
loro, prima di riconoscere per un caso fortuito uno strappo in uno degli
sterminati arazzi e capire che la porta della sua stanza doveva essere tra
quelle che si affacciavano in quel particolare corridoio. Dopo qualche
minuto di tentativi ed errori, si chiuse felicemente alle spalle la porta
giusta e tir il chiavistello.
Appena si fu infilata la camicia da notte e fu scivolata sotto le coperte,
apr il Codice dei Cacciatori e cominci aleggere. Ripens alle parole di
Will: Non riuscirete a capire noi Nephilim semplicemente leggendo un libro.
Ma in realt non era quello il punto. Will non sapeva cosa significassero
i libri per lei, che i libri erano simboli di verit e significato, che quello
in particolare sembrava riconoscerla nella sua essenza pi profonda e
testimoniare che al mondo c'erano altre persone come lei. Tenerlo tra le
mani le faceva sentire che tutto quanto era accaduto nelle sei settimane
precedenti era vero, molto pi vero di quanto non fosse stato viverlo.
Tessa apprese dal Codice che tutti i Cacciatori discendevano da un
arcangelo di nome Raziel, che aveva dato al primo di loro il Libro Grigio,
vergato nella "Lingua del Paradiso", i neri marchi runici che ricoprivano
la pelle dei Cacciatori esperti come Charlotte e Will. I marchi venivano
incisi sulla loro pelle con un attrezzo chiamato stilo, lo strano oggetto
simile a una penna che lei aveva visto usare a Will per tracciare dei
segni sulla porta nella Casa Oscura. I marchi fornivano ai Nephilim
ogni genere di protezione: guarigione, forza e velocit sovrumane, vista
notturna, nonch la possibilit di nascondersi con speciali rune magiche
agli occhi dei mondani. Ma non erano un dono che tutti potessero usare.
Incidere i marchi sulla pelle di un Nascosto o di un umano - o anche di
un Cacciatore troppo giovane o addestrato in maniera impropria -
avrebbe provocato dolori indicibili, nonch la pazzia o la morte. I
marchi non erano il loro unico strumento di difesa: quando andavano in
battaglia indossavano speciali tenute, robusti indumenti magici di cuoio.
C'erano schizzi di uomini di diversi paesi in tenuta da battaglia; con
gran sorpresa di Tessa, vi erano ritratte anche donne in camicie lunghe
e pantaloni da uomo. La ragazza scosse la testa, chiedendosi se
Charlotte e Jessamine indossassero davvero abiti cos bizzarri.
Le pagine successive erano dedicate agli altri doni fatti da Raziel ai
primi Cacciatori - potenti oggetti magici chiamati "Strumenti Mortali" -
e alloro paese d'origine: un fazzoletto di terra ritagliato in quello che
allora era il Sacro Romano Impero e circondato da protezioni che ne
impedivano l'entrata ai mondani. Si chiamava Idris. Tessa leggeva alla
bassa luce tremolante del lume, le palpebre sempre pi calate. I
Nascosti, lesse, erano creature soprannaturali: fate, lupi mannari,
vampiri e stregoni. Nel caso di vampiri e lupi mannari, si trattava di
umani infettati da morbi demoniaci. Quanto alle fate, erano met
demoni e met angeli, perci possedevano sia una una grande bellezza
sia una natura malvagia. Gli stregoni invece erano la diretta progenie di
umani e demoni. Non cera da stupirsi che Charlotte le avesse chiesto se
entrambi i suoi genitori fossero umani.
Lo erano, pens Tessa. Perci non posso assolutamente, essere una strega,
grazie a Dio. Abbass lo sguardo su unillustrazione che raffigurava un
uomo alto dai capelli irsuti ritto in mezzo a un pentagramma tracciato
col gesso su un pavimento di pietra. Sembrava assolutamente normale,
a parte gli occhi dalle pupille a fessura come i gatti. Candele ardevano
in corrispondenza delle cinque punte della stella. Le fiamme
sembravano fondersi e farsi indistinte mentre la vista di Tessa si faceva
a sua volta indistinta per la stanchezza. La ragazza chiuse gli occhi... e
cominci subito a sognare.
Nel sogno danzava all'interno di un fumo vorticoso, lungo un corridoio
fiancheggiato da specchi, e ogni specchio davanti al quale passava le mostrava
un viso diverso.Tessa sentiva una musica armoniosa, ammaliante. Sembrava
provenire da una certa distanza, eppure era , tutt intorno. Davanti a lei
avanzava un uomo - anzi un ragazzo snello - ma, sebbene le sembrasse
familiare, non poteva vederne il viso e neppure riconoscerlo. Avrebbe potuto
essere suo fratello, o Will, o qualcun altro. Lo seguiva chiamandolo, ma lui si
allontanava lungo il corridoio, quasi trascinato via dal fumo. La musica
raggiungeva un  crescendo...
E Tessa si svegli ansimando e si mise seduta, facendo scivolare via il
libro. Il sogno era svanito ma la musica era ancora l, alta, ammaliante e
dolce. And alla porta e fece capolino nel corridoio. L la musica era pi
forte. Veniva dalla stanza di fronte. La  porta era leggermente socchiusa
e le note sembravano riversarsi attraverso l'apertura come acqua
attraverso lo stretto collo di un vaso. Una vestaglia era appesa a un
gancio accanto alla porta Tessa la prese e la infil sulla camicia da notte,
quindi usc nel corridoio. Come in un sogno lo attravers e mise
delicatamente la mano sulla porta di fronte, che al suo tocco si apr. La
stanza era buia, illuminata solo dalla luce lunare. Tessa vide che non si
distingueva in nulla dalla sua: lo stesso letto a baldacchino, lo stesso
pesante mobilio scuro. Le tende appese all' alta finestra erano state
aperte e una pallida luce si riversava nella stanza come una pioggia di
aghi.
Qualcuno era in piedi nella chiazza quadrata di luce lunare davanti
alla finestra. Un ragazzo - sembrava troppo esile per essere un uomo
adulto - con un violino appoggiato alla spalla. La sua guancia aderiva
allo strumento e l'archetto andava avanti e indietro sulle corde,
traendone note belle e perfette quali Tessa non aveva mai sentito..
Il ragazzo aveva gli occhi chiusi. - Will? - disse senza aprirli n
smettere di suonare. - Will, sei tu?
Tessa non disse nulla. Non sopportava l'idea di parlare, di
interrompere la musica.
Ma d'un tratto fu il ragazzo stesso a farlo, abbassando l'archetto e
aprendo gli occhi con espressione corrucciata. - Will... - cominci e poi,
vedendo Tessa, dischiuse le labbra sorpreso. - Non siete Will. -
Sembrava incuriosito ma per niente seccato, sebbene Tessa avesse fatto
irruzione nella sua stanza nel cuore della notte e lo avesse sorpreso
mentre suonava il violino in pigiama, o' quello che credeva tale.
Indossava un paio di larghi pantaloni leggeri e una maglietta senza
colletto, con sopra una vestaglia di seta nera annodata lenta.
Tessa aveva visto giusto. Era giovane, probabilmente della stessa et
di Will, e l'impressione di giovinezza era aumentata dalla sua esilit era
alto, ma molto snello. Seminascoste dallo scollo della maglietta, Tessa
scorse le estremit ritorte degli stessi disegni neri che aveva visto I n
precedenza sulla pelle di Will e Charlotte.
Ormai sapeva che si chiamavano marchi e ne cono~ccva il significato:
indicavano che il ragazzo era un Nephilim, discendente di uomini e
angeli. Non c'era da stupirsi se alla luce della luna la sua pelle pallida
sembrava scintillare come la stregaluce di Will. Anche i suoi capelli
erano color argento chiaro, come pure gli occhi dal taglio spigoloso.	.
- Mi dispiace tanto - disse Tessa, schiarendosi la gola. Il rumore le
suon terribilmente stridulo e acuto nel silenzio della stanza; avrebbe
voluto farsi piccola piccola. - lo... io non intendevo entrare cos.  che...
la mia stanza  dall'altra parte del corridoio e...
- Non c' problema. - Il ragazzo abbass il violino.
- Sei Tessa, non  vero? La ragazza mutaforma. Will mi 	ha
parlato un po' di te.
- Oh... - fece Tessa.
Il ragazzo fece un'espressione stupita. - Non sembri terribilmente
contenta che io sappia chi sei.
-  solo che... penso che Will ce l'abbia con me - spieg Tessa. -
Perci qualsiasi cosa ti abbia detto...
Il ragazzo si mise a ridere. - Will ce l'ha con tutti. Ma non
permetto che questo influenzi il mio giudizio.  La luce della luna si
riflesse sulla superficie lucida del violino mentre il ragazzo si girava per
posarlo sopra l'armadio, con l'archetto accanto. Quindi si volt di nuovo
verso Tessa, sorridendo. - Avrei dovuto presentarmi. Sono James
Carstairs, ma ti prego di chiamarmi Jem... lo fanno tutti.
- Oh, cos tu saresti Jem. Non eri a cena - ricord Tessa. - Charlotte
ha detto che stavi male. Ora stai meglio?
Jem fece spallucce. - Ero stanco, tutto qui.
- Be', immagino che debba essere stancante fare ci che fate tutti
voi. - Avendo appena letto il Codice, Tessa bruciava dalla voglia di fare
domande sui Cacciatori. - Will ha detto che sei venuto a vivere qui da
molto lontano... eri a Idris?
Jem inarc le sopracciglia. - Sai di Idris?
- O sei venuto da un altro Istituto? Sono in tutte le grandi citt, non 
vero? E perch proprio a Londra?
Jem la interruppe, sconcertato. - Fai un sacco di domande, eh?
- Mio fratello dice sempre che la curiosit  un mio vizio incorreggibile.
- Considerati tutti i vizi, non  il peggiore. - Jem si sedette sul
baule ai piedi del letto e la guard con una curiosa seriet. - Avanti,
chiedimi tutto quello che vuoi. Tanto non riesco a dormire, e le
distrazioni sono le benvenute.
Immediatamente Tessa si sent risuonare in fondo alla testa la voce di
Will. I genitori di Jem erano stati uccisi dai demoni. Ma non posso
chiedergli questo, pens Tessa. - Will mi ha detto che sei venuto da molto
lontano. Dove vivevi prima?
- A Shanghai. Sai dov' ?
- In Cina - rispose Tessa, leggermente risentita. Non lo sanno tutti?
Jem sorrise. - Ti sorprenderebbe sapere quante persone non lo
sanno.
- E cosa facevi in Cina? - chiese Tessa con sincero interesse. Non
riusciva a immaginare il posto da cui veniva Jem. Quando pensava alla
Cina le venivano in mente solo Marco Polo e il t. Aveva la sensazione
che fosse molto, molto lontano, come se Jem fosse venuto dall'altro capo
del mondo... a est del sole e a ovest della luna, avrebbe detto la zia
Harriet. - Pensavo che ci andassero solo i missionari e i marinai.
- I Cacciatori vivono in tutto il mondo. Mia madre era cinese, mio
padre inglese. Si conobbero a Londra e si trasferirono a Shanghai
quando a lui venne offerto di dirigere il locale Istituto.
Tessa rimase stupefatta. Se la madre di Jem era cinese, lo era anche lui,
no? Sapeva che c'erano immigrati cinesi a  New York, per lo pi
lavoravano nelle lavanderie o vendevano sigari fatti a mano sulle
bancarelle in strada. Non ne aveva mai visto nessuno che assomigliasse
minimamente a Jem, con i suoi strani capelli e gli occhi argentei. Forse
era cos perch era un Cacciatore? Ma non riusciva pensare a un modo
di chiederglielo che non fosse terribilmente villano.
- Scusa se te lo domando, ma... i tuoi genitori sono morti, non  vero? -
chiese Jem.
- Te l'ha letto Will?
- Non ce n'era bisogno. Noi orfani impariamo a riconoscerci l'un l'altro.
Se posso chiederlo... eri molto giovane quando  successo?
- Avevo tre anni quando morirono per un incidente di carrozza. Quasi
non me li ricordo. - Solo in piccoli flash l'odore del fumo del tabacco, o il
lilla pallido dellabito di mia madre. -  stata mia zia ad allevare me e mio
fratello Nathaniel. Ma mia zia... - A questo punto, con sua sorpresa, le
venne un nodo alla gola. Le apparve l'immagine della zia Harriet stesa
nello stretto letto di ottone della sua stanza, con gli occhi lucidi di
febbre. Negli ultimi tempi non riconosceva pi Tessa e la chiamava con
il nome di sua madre, Elizabeth. La zia Harriet era stata l'unica madre
che Tessa avesse mai conosciuto. E Tessa le aveva tenuto la mano sottile
mentre moriva, l nella stanza con il prete. Si ricord di aver pensato
che ormai era davvero sola. -  morta poco tempo fa. Inaspettatamente
si  presa una febbre. Non era mai stata molto forte.
- Mi dispiace - disse Jem, e sembrava sincero.
-  stato terribile, perch al tempo mio fratello se n'era gi andato. Era
partito per l'Inghilterra un mese prima. Ci aveva perfino mandato dei
regali... t di Fortnum and Mason e cioccolatini. E poi zia Harriet si 
ammalata ed  morta, e io scrivevo a Nate lettere su lettere, ma tornava-
no indietro. Ero disperata. E poi  arrivato il biglietto. Il biglietto per un
piroscafo che faceva scalo a Southampton e un messaggio di Nate che
diceva che sarebbe venuto a prendermi al porto, e che dovevo andare a
vivere con lui a Londra. Ma ora credo che non abbia mai scritto quel
messaggio... - Tessa si interruppe, con gli occhi che le bruciavano. - Mi
dispiace. Parlo a vanvera. Non sei tenuto a sentire tutto ci.
- Che tipo di uomo  tuo fratello? Com'?
Tessa guard Jem con aria leggermente sorpresa. Gli altri le avevano
chiesto cosa avesse mai potuto fare Nate per mettersi nella presente
situazione, se avesse idea di dove le Sorelle Oscure lo tenevano
rinchiuso e se avesse il suo stesso potere. Ma nessuno le aveva mai
chiesto come fosse.
- Zia Harriet diceva sempre che era un sognatore. Viveva in un mondo
tutto suo. Non si curava mai di come fossero le cose, solo di come
sarebbero state un giorno, quando avrebbe avuto tutto ci che
desiderava. Quando avremmo avuto tutto ci che desideravamo - si corres-
se Tessa. - Giocava, credo perch non potesse immaginare di perdere...
non rientrava nei suoi sogni.
- I sogni possono essere cose pericolose.
- No... no... - Tessa scosse la testa. - Mi sono espressa male. Era un
fratello meraviglioso. Lui... Charlotte aveva ragione; era pi facile
ricacciare indietro le lacrime se si trovava qualcosa, un oggetto su cui
fissare lo sguardo. Tessa fiss le mani di Jem. Erano affusolate e lunghe,
e sul dorso avevano lo stesso disegno di Will, l'occhio aperto. Lo indic.
- Questo a cosa serve?
Jem sembr non notare il cambio di argomento. -  un marchio. Sai
cosa sono? - Allung la mano verso di lei, con il palmo rivolto verso il
basso. - Questo  Voyance. Ci schiarisce la Vista. Ci aiuta a vedere il
Mondo Invisibile. - Gir la mano e tir su la manica della maglietta.
Lungo la parte interna del polso e del braccio c'erano altri marchi,
nerissimi sulla pelle bianca. Sembravano immettersi nel disegno delle
vene, come se il sangue scorresse anche attraverso di essi. - Per la ve-
locit, la vista notturna, il potere angelico, una rapida guarigione - disse
Jem. - Ma i loro nomi sono complicati, e non sono in inglese.
- Fanno male?
- Mi hanno fatto male quando li ho ricevuti. Ora non pi. - Jem si tir
gi la manica e le sorrise. - Non dirmi che non hai altre domande.
Oh, ne ho pi di quanto tu pensi. - Perch non riesci a  dormire? - Vide
che l'aveva colto alla sprovvista; un'espressione esitante balen sul suo
viso prima di parlare. Ma perch esita?pens Tessa. Avrebbe potuto sem-
plicemente mentire, o ignorare la domanda, come avrebbe fatto Will.
Ma Jem, lo percep istintivamente, non avrebbe mentito.
- Ho degli incubi.
- Anch'io stavo sognando - disse Tessa.  Sognavo la tua musica.
Jem sorrise. - Allora era un incubo?
- No. Era piacevole. La cosa pi piacevole che abbia sentito da quando
sono arrivata in questa orribile citt.
- Londra non  orribile - replic Jem in tono sereno.
- Devi solo imparare a conoscerla. Uno di questi giorni devi
assolutamente venire con me in citt. Posso mostrarti le parti che
giudico belle... e che amo.
- Cantiamo le lodi della nostra bella citt? - chiese una voce disinvolta.
Tessa si gir e vide Will appoggiato allo stipite della porta. La luce del
corridoio tracciava un alone dorato intorno ai suoi capelli, facendoli
sembrare bagnati. Aveva l'orlo del soprabito scuro e gli stivali neri
sporchi di fango, come se fosse appena rientrato, e le guance arrossate.
Era a capo scoperto come sempre.
- Ti trattiamo bene qui, eh, James? Dubito che avrei avuto la stessa
fortuna a Shanghai. A proposito, com' che ci chiamate l?
- Yang guizi - rispose Jem, che non sembrava per nulla sorpreso
dell'improvvisa apparizione di Will. - Demoni stranieri.
- Hai sentito, Tessa? Io sarei un demone. E anche tu.
Will si stacc dalla porta e gironzol per la stanza, quindi si butt a
sedere sul bordo del letto sbottonandosi il soprabito, al quale era
applicata una mantellina molto elegante foderata di seta blu.
- Hai i capelli bagnati - disse Jem. - Dove sei stato?
- Qui, l e dappertutto. - Will sorrise. Nonostante la sua grazia
abituale, c'era qualcosa nella maniera in cui si muoveva... il rossore sulle
guance e lo scintillio degli occhi...
- Pieno come una spugna, non  vero? - disse Jem, in tono
affettuoso.
 ubriaco, si disse Tessa. Aveva visto abbastanza volte suo fratello sotto
l'influenza dell'alcol per riconoscere i sintomi. In qualche modo, si sent
vagamente delusa.
Jem sorrise. - Dove sei stato? Al Blue Dragon? Al Mermaid?
- Alla Devil Tavern, se ci tieni a saperlo. - Will sospir e si
appoggi a una delle colonnine del letto. - Avevo dei piani per la serata.
Il mio scopo era la ricerca dell' ubriacatura totale e di donne capricciose.
Ma, ahim, non era destino. Avevo appena consumato il mio terzo
bicchiere, quando sono stato accostato da una deliziosa bambina che
vendeva fiori. Mi ha chiesto due pence per una  margherita. Il prezzo
mi  sembrato eccessivo, cos ho rifiutato, e la bambina ha pensato bene
di derubarmi.
- Sei stato derubato da una bambina? - chiese Tessa.
- In realt  venuto fuori che non era affatto una bambina, ma Nigel-
Sei-Dita: un nano con un vestito da donna e una propensione alla
violenza. .
- Facile sbagliarsi...
- L'ho colto nell' atto di infilarmi una mano in tasca raccont Will,
gesticolando animatamente con le mani affusolate e segnate. - Non
potevo certo lasciar correre. E'  scoppiata quasi subito una zuffa. Io ho
avuto la meglio finch Nigel non  saltato sul bancone e non mi ha col-
pito alle spalle con una caraffa di gin.
- Questo spiega i capelli bagnati - disse Jem.
-  stato un combattimento corretto - prosegu Will. - Ma il
proprietario della taverna la pensava diversamente. Mi ha buttato fuori.
Non posso rimetterci piede per due settimane.
- Buon per te - osserv Jem, senza manifestare alcuna solidariet. -
Comunque, sono contento di sapere che si tratta delle solite faccende.
Per un momento ho creduto che tu fossi tornato a casa presto per
vedere se stavo meglio.
- A quanto pare, sai cavartela perfettamente anche senza di me. Vedo
che hai conosciuto la misteriosa donna mutaforma nostra ospite -
replic Will, gettando uno sguardo a Tessa. Era la prima volta che
mostrava di essersi accorto della sua presenza, da quando era comparso
sulla soglia. - Ti capita normalmente di presentarti nel la stanza di un
gentiluomo nel cuore della notte? A saperlo, mi sarei dato pi da fare
per assicurarmi che Charlotte ti facesse restare.
- Non vedo come ci che faccio possa riguardarti ribatt Tessa. -
Soprattutto visto che mi hai abbandonato nel corridoio, lasciandomi da
sola a ritrovare la strada della mia stanza.
- E invece hai trovato la stanza di Jem?
-  stato il violino - spieg Jem. - Mi ha sentito mentre mi esercitavo.
- Un vero strazio, non  vero? - chiese Will a Tessa. - Non so come tutti
i gatti del vicinato non accorrano ogni volta che suona.
- Io l'ho trovato bello.
- Perch lo era - convenne Jem.
Will punt un dito verso di loro, con aria accusatoria. - State facendo
comunella contro di me.  cos che sar d'ora in avanti? Verr
emarginato? Buon Dio, mi toccher essere amico di Jessamine.
- Jessamine non ti sopporta - osserv Jem.
- Di Henry, allora.
- Henry ti dar fuoco.
- Di Thomas.
- Thomas... - cominci Jem, ma si pieg in due, improvvisamente
assalito da un repentino attacco di tosse, cos violento che il ragazzo
scivol gi dal baule e si accovacci sulle ginocchia.
Troppo impressionata per muoversi, Tessa pot solo stare a guardare
Will che - svanita in un istante l'euforia donata dall' alcol - saltava gi
dal letto e si inginocchiava accanto a Jem, mettendogli una mano sulla
spalla. - James... Dov'?
Jem sollev una mano per allontanare l'amico. Rantoli tormentosi
scuotevano il suo corpo esile. - Non ne ho bisogno... sto bene... - Toss di
nuovo, e uno spruzzo rosso schizz il pavimento davanti a lui.
La mano di Will si serr su quella dell' amico; Tessa vide le nocche
sbiancarsi. - Dov'? Dove l'hai messa?
Jem agit debolmente la mano in direzione del letto.
- Su... - rimase senza fiato. - Sulla mensola del camino... nella
scatola... quella argentata...
- La prendo. - Era il tono pi gentile che Tessa avesse mai sentito
usare a Will. - Resta qui.
- Come se potessi andare da qualche parte. - Jem si strofin la bocca
con il dorso della mano; quando la ritir, il marchio raffigurante l'occhio
aperto era striato di rosso.
Will si alz, si gir... e vide Tessa. Per un attimo sembr rimanere di
sasso, come se si fosse completamente dimenticato della sua presenza.
- Will... - sussurr lei. - Se c' qualcosa...
- Vieni con me. - Prendendola per il braccio, la condusse
gentilmente verso la porta aperta e la spinse nel corridoio, facendo in
modo di coprirle la vista della stanza. - Buona notte, Tessa.
- Ma tossisce sangue - protest Tessa, sottovoce. - Forse dovrei
andare a chiamare Charlotte...
- No. - Will guard dietro di s, quindi spost di nuovo lo sguardo su
Tessa e si chin su di lei mettendole una mano sulla spalla. Tessa
avvert la pressione di ogni singolo dito nella carne. Erano abbastanza
vicini perch sentisse il profumo dell'aria della notte sulla sua pelle,
l'odore di metallo, fumo e nebbia. C'era qualcosa di strano in quell'odo-
re , ma non riusciva a capire cosa.
Will parl a bassa voce. - Ha la sua medicina. Gliela prender io. Non
c' bisogno di informare Charlotte.
Ma se  malato
- Per favore, Tessa. - C'era un'urgenza implorante negli occhi azzurri
di Will. - Meglio non farne parola con nessuno.
In qualche modo, Tessa sent di non poter dire di no. - Io... va bene.
- Grazie.  Will le lasci la spalla e spost la mano sulla guancia... cos
lievemente che Tessa pens quasi di esserselo immaginato.
Troppo sorpresa per dire qualcosa, rimase in silenzio mentre lui
chiudeva la porta tra loro. Sentendo il chiavistello scivolare al suo posto,
cap perch le era parso che ci fosse qualcosa di strano quando Will si
era chinato su di lei.
Sebbene avesse detto di avere passato tutta la sera a bere... sebbene
avesse perfino sostenuto di avere ricevuto una caraffa di gin in testa...
Will non aveva addosso il minimo odore di alcol.
Pass molto tempo prima che Tessa riuscisse a prendere sonno. Giaceva
sveglia, il Codice aperto al suo fianco, l'angelo meccanico che le
ticchettava sul petto, guardando i disegni tracciati dalla lampada sul
soffitto.
In piedi davanti allo specchio sopra la toletta, Tessa osservava la
propria immagine riflessa mentre Sophie le allacciava i bottoni dietro il
vestito. Nella luce mattutina che si riversava dalle alte finestre appariva
pallidissima, con ombre grigie sotto gli occhi.
Non era mai stata il tipo che ama guardarsi allo specchio. Una rapida
occhiata per controllare che i capelli fossero in ordine e non ci fossero
macchie sui vestiti le era sufficiente. Ma in quel momento non riusciva a
distogliere lo sguardo dal viso magro e pallido. Mentre lo osservava
sembrava incresparsi come un riflesso nell' acqua, come la vibrazione
che l'assaliva subito prima della trasformazione. Adesso che aveva
portato altre facce, visto attraverso altri occhi, come poteva mai dire che
una qualsiasi faccia - sia pure quella con cui era nata - fosse veramente
la sua? Nel riprendere le proprie sembianze , come faceva a sapere di
non avere subito un leggero cambiamento, qualcosa che la rendeva
diversa da quella che era stata fino a quel momento? Ma in fondo era
cos Importante il suo aspetto? E se il suo viso non fosse stato altro che
una maschera di carne che non aveva niente , a che fare con il suo vero
io?
Vedeva anche Sophie riflessa nello specchio; aveva il volto girato in
modo da dargli la guancia sfregiata. Alla luce del giorno sembrava
perfino pi orribile; era come vedere un bel dipinto fatto a brandelli da
un coltello.
Tessa moriva dalla voglia di chiederle cosa le fosse successo , ma
sapeva di non doverlo fare. Invece disse: - Ti sono molto grata per il tuo
aiuto con il vestito.
Felice di essere utile, signorina. - Il tono di Sophie era incolore.
- Volevo domandarti una cosa... - cominci Tessa.
Sophie si irrigid.
Pensa che voglia chiederle del suo viso, pens Tessa, e ad alta voce disse: -
Il modo in cui hai parlato a Will nel corridoio la scorsa notte...
Sophie si mise a ridere. Fu una risata breve, ma sincera. Ho il permesso
di parlare al signor Herondale come voglio e quando voglio.  una delle
condizioni del mio impiego.
- Charlotte ti permette di dettare condizioni?
- Non tutti possono lavorare all'Istituto - spieg Sophie. - Bisogna
avere un briciolo di Vista. Agatha ce l'ha, e anche Thomas. Quando ha
saputo che ce l'avevo, la signora  Branwell mi ha voluto subito; ha
confessato che da secoli cercava una cameriera per la signorina
Jessamine. Ma mi ha messo in guardia da Will, ha detto che sarebbe
stato villano con me, e sfacciato. Ha detto che avrei potuto essere a mia
volta villana con lui, che nessuno ci avrebbe fatto caso.
- Si merita davvero che la gente sia villana con lui.  abbastanza
villano con tutti.
- Metterei la mano sul fuoco che  proprio quello che pensava la
signora Branwell.
Si scambiarono un sorriso allo specchio.
Quando sorride  incantevole, cicatrice o non cicatrice, pens Tessa. - Ti
piace Charlotte, non  vero?  le chiese. - Sembra davvero gentile.
Sophie fece spallucce. - Nella casa dove ero a servizio prima, la
signora Atkins - la governante - segnava ogni candela, ogni pezzo di
sapone che avevamo. Dovevamo usarlo finch non si riduceva a una
scaglia, prima di riceverne un altro. La signora Branwell invece mi d
una nuova saponetta ogni volta che gliela chiedo. - Lo disse come se
fosse una prova irrefutabile del carattere di Charlotte.
- Suppongo che l'Istituto disponga di un sacco di denaro.       - Tessa
pens al magnifico mobilio e alla grandiosit dell'edificio.
- Forse. Ma ho cucito abbastanza vestiti per la signora Branwell da
sapere che non li compra nuovi.
Tessa pens all'abito da sera blu che Jessamine aveva indossato a cena
la sera prima. - E la signorina Lovelacc?
-   ricca di suo - rispose la cameriera, in tono cupo. Si allontan di un
passo. - Ecco. Ora siete presentabile.
Tessa sorrise. - Grazie, Sophie.
Quando Tessa entr nella sala da pranzo, gli altri erano gi a met della
colazione. Charlotte, in un semplice abito grigio, spalmava della
marmellata su un toast; Henry era seminascosto dietro un giornale e
Jessamine spiluccava con grazia del porridge da una ciotola. Will aveva
nel piatto una montagna di uova e bacon e li mangiava con voracit,
cosa che Tessa non pot fare a meno di trovala insolita per chi sosteneva
di aver passato tutta la notte fuori a bere.
- Stavamo giusto parlando di te - disse Jessamine mentre Tessa si
sedeva, e le porse un vassoio d'argento attraverso il tavolo. - Un toast?
Tessa si guard intorno con aria ansiosa. - E cosa dicevate?.
- Che bisogna decidere cosa fare di te, si capisce. I Nascosti non
possono vivere per sempre all'Istituto - disse Will. - Io propongo di
venderla agli zingari di Hampstead Heath - aggiunse, rivolgendosi a
Charlotte. - Ho sentito dire che comprano sia donne sia cavalli.
- Will, smettila. - Charlotte alz lo sguardo dalla sua colazione. - 
ridicolo.
Will si appoggi allo schienale della sedia. - Hai ragione. Non la
comprerebbero mai.  troppo pelle e ossa.
- Basta - disse Charlotte. - La signorina Gray rimmarr qui. Se non
altro perch stiamo conducendo unindagine che richiede il suo aiuto.
Ho gi inviato un messaggio all'Enclave, informandolo che la terremo
con noi finch la questione del Pandemonium Club non sar chiarita e
suo fratello non verr trovato. Dico bene, Henry?
- Certo. - Henry mise gi il giornale. - La faccenda del Pandemonium 
una priorit assoluta. Non c' dubbio.
- Fareste meglio a dirlo anche a Benedict Lightwood - osserv Will. -
Sapete com' fatto.
Charlotte sbianc leggermente, e Tessa si chiese chi fosse Benedict
Lightwood.
Will, vorrei che oggi visitassi di nuovo la casa delle Sorelle Oscure; ora
 abbandonata, ma vale ancora la pena di ispezionarla un'ultima volta -
disse Charlotte. - E voglio che porti Jem con te...
A quelle parole, l'espressione divertita lasci il viso di Will. - Sta
abbastanza bene?
- S, sta abbastanza bene. - Non era la voce di Charlotte. Era quella di
Jem. Era entrato nella stanza silenziosamente e ora stava accanto alla
credenza, con le braccia conserte. Era molto meno pallido della notte
precedente, e il panciotto rosso che indossava dava un leggero tocco di
colore alle sue guance. - In effetti,  pronto e ti aspetta.
- Prima dovresti mangiare qualcosa - sugger in tono preoccupato
Charlotte, porgendogli il vassoio del bacon. Jem si sedette e sorrise a
Tessa attraverso il tavolo.
- Oh, Jem, questa  la signorina Gray. Lei...
- Ci siamo gi conosciuti - disse il ragazzo, allargando il sorriso.
Tessa sent una vampata di calore raggiungerle il viso. Non poteva
fare a meno di fissarlo mentre prendeva una fetta di pane e la spalmava
di burro. Sembrava difficile immaginare che qualcuno dall' aria cos
eterea potesse mangiare un toast.
Charlotte sembr confusa. - Ah, s?
- L'ho incontrata ieri notte nel corridoio, e mi sono presentato. Credo
di averle fatto prendere un bello spavento. - I suoi occhi argentei
incontrarono quelli di Tessa al di sopra del tavolo e brillarono divertiti.
Charlotte scroll le spalle. - Benissimo, allora. Vorrei che andassi con
Will. Nel frattempo oggi, signorina Gray...
- Dammi pure del tu - disse Tessa. - Anzi, preferirei che lo facessero
tutti. Come far io con voi.
- Benissimo, Tessa - disse Charlotte con un lieve sorriso. - Io e Henry
faremo una visita al signor Axel Mortmain, il principale di tuo fratello,
per vedere se lui o qualcuno dei suoi impiegati ha delle informazioni su
dove si trova.
- Grazie. - Tessa era sorpresa. Avevano detto che sarebbero andati a
cercare Nate, e lo facevano davvero. Non se l era aspettato.
- Ho sentito parlare di Axel Mortmain - intervenne Jem. - Era un taipan,
uno dei pezzi grossi del mondo degli affari a Shanghai. La sua societ
aveva i suoi uffici al Bund.
Charlotte annu. - I giornali dicono che ha fatto fortuna con le
importazioni di seta e t.
Jem scosse il capo. - Ha fatto la sua fortuna con l'oppio come tutti gli
altri. - Nella sua voce c'era una punta di tensione. - Comprano oppio in
India, lo spediscono via nave a Canton e lo scambiano con altre merci.
- Non ha infranto la legge, Jem. - Charlotte spinse il giornale verso
Jessamine. - Jessie, nel frattempo tu e Tessa potreste controllare il
giornale e prendere nota di qualsiasi cosa che possa riguardare
l'indagine, o merita di essereere approfondita...
Jessamine si ritrasse dal giornale come se fosse stato un serpente. - Una
signora non legge i giornali. Le pagine mondane, magari, o le notizie
teatrali. Non questa porcheria.
Ma tu non sei una signora, Jessamine... - cominci Charlotte.
Accidenti! - esclam Will. - Verit cos dure di prima mattina possono
nuocere alla digestione.
- Quello che voglio dire,  che sei prima di tutto una Cacciatrice, e solo
in seconda battuta una signora - si corresse Charlotte.
Parla per te - replic Jessamine, spingendo indietro la sedia. Le sue
guance avevano assunto un'allarmante sfumatura di rosso. - Non che
mi aspettassi che ve ne accorgeste, ma mi sembra chiaro che l'unica cosa
che Tessa ha da mettersi  quel mio orribile vestito rosso, che per giunta
le sta stretto. Ormai sta stretto anche a me, e lei  pi alta.
- Sophie potrebbe... - cominci Charlotte in tono vago.
- Un conto  stringere un vestito, un altro farlo grande il doppio di
com'era all'inizio. - Jessamine sbuff, esasperata. - Insomma, Charlotte,
credo che dovresti permettermi di portare la povera Tessa in citt a
comprare qualche abito nuovo. Altrimenti, la prima volta che far un
respiro profondo, quel vestito le cadr di dosso.
Will fece un' espressione interessata. - Credo che dovremmo provare
adesso e vedere cosa succede.
- Oh, no... davvero, non  necessario... - mormor Tessa, imbarazzata.
Perch di punto in bianco Jessamine era cos gentile con lei, dopo che
solo il giorno prima era stata tanto antipatica?
- S che lo  - insistette Jessamine.
Charlotte scuoteva la testa. - Jessie, finch vivi all'Istituto, devi
contribuire...
- Sei tu che insisti a dire che dobbiamo accogliere Nascosti nei guai,
nutrirli e dare loro asilo - replic Jessamine. - Sono assolutamente certa
che questo comprenda anche vestirli. Vedi, io contribuir... alla manu-
tenzione di Tessa.
Henry si sporse verso la moglie al di sopra del tavolo. -       Faresti
meglio ad assecondarla - le consigli. - Ricordi l'ultima volta che hai
provato a farle riordinare i pugnali nella stanza delle armi, e lei li ha
usati per tagliare tutta la biancheria?
- Avevamo bisogno di nuova biancheria - afferm Jessamine,
impassibile.
- Oh, va bene - tagli corto Charlotte. - Sul serio, a volte tutti voi mi
gettate nello sconforto.
- E io che ho fatto? - chiese Jem. - Sono appena arrivato.
Charlotte si prese il viso tra le mani. Henry cominci a darle pacche
sulle spalle e a fare dei versi per calmarla.
Will si sporse verso Jem, passando davanti a Tessa come se questa non
ci fosse. - Non credi che ora dovremmo andare?
- Prima devo finire il mio t - rispose Jem. - In ogni caso, non capisco
perch sei cos eccitato. Non hai detto che il posto non veniva usato
come bordello ormai da un pezzo?
- Voglio tornare prima che faccia buio - disse Will. Era   piegato quasi
sul grembo di Tessa, e lei sentiva quel leggero odore maschile di cuoio e
metallo che sembrava avere' incollato ai capelli e alla pelle. - Questa
sera ho un appuntamento a Soho con un bel bocconcino.
- Santo cielo! - esclam Tessa, rivolta alla sua nuca.
- Se continui a vedere cos spesso Nigel-Sei-Dita, si aspetter  che gli
dichiari le tue intenzioni.
A Jem and il t di traverso per le risate.
La giornata con Tessamine cominci male come Tessa aveva temuto.
C'era un traffico terribile. Per quanto New York potesse essere affollata,
Tessa non aveva mai visto nulla che assomigliasse al caos dell'ingorgo
sullo Strand a mezzogiorno. Le carrozze avanzavano fianco a fianco con
i carretti di venditori ambulanti carichi di frutta e verdura; donne in
scialli con ceste di fiori poco profonde guizzavano freneticamente tra le
vetture cercando di interessare gli  occupanti alla loro merce; i cas si
fermavano in mezzo al I traffico in modo che i guidatori potessero
gridarsi a vicenda dai finestrini. Quel rumore si aggiungeva al tre-
mendo strepito di base: gelatai gridavano "Gelati, gelati, una montagna
di gelato per un penny", strilloni diffondevano le ultime notizie del
giorno e pi in l suonava un organetto. Tessa si chiese come mai
chiunque vivesse e lavorasse a Londra non fosse sordo.
Mentre guardava fuori dal finestrino, una vecchia con una grande
gabbia piena di svolazzanti uccelli colorati pass accanto alla carrozza.
La vecchia gir la testa, e Tessa vide che aveva la pelle verde come le
piume di un pappagallo, gli occhi spalancati e tutti neri come quelli di
un uccello, in testa una zazzera di piume multicolori.
Tessa sussult e Jessamine, seguendo il suo sguardo, aggrott la
fronte. - Chiudi le tendine - le disse. Cos non entra la polvere. - Poi tese
il braccio e lo fece lei stessa.
Tessa la guard: la boccuccia di Jessamine era contratta in una linea
sottile. - Hai visto...?
- No - la interruppe Jessamine.
Di fronte a quello che nei suoi romanzi preferiti era descritto come"
sguardo assassino", Tessa si affrett a guardare da un' altra parte.
Le cose non migliorarono quando raggiunsero finalmente l'elegante
West End. Lasciando Thomas ad aspettare pazientemente con i cavalli,
Jessamine trascin Tessa dentro e fuori varie sartorie esaminando un
modello dietro l'altro e stando a guardare mentre la commessa pi
graziosa veniva scelta per presentarne uno riservato appositamente per
quelle prove: nessuna vera signora si sarebbe fatta sfiorare da un vestito
indossato da un'estranea. In ogni negozio dava un nome falso diverso e
raccontava una nuova storia; in ogni negozio i proprietari sembravano
incantati dal suo aspetto e dalla sua evidente ricchezza e non riuscivano
a servirla abbastanza rapidamente. Tessa, per lo pi ignorata, se ne
stava in disparte quasi morta di noia.
In un salone di moda, spacciandosi per una giovane vedova,
Jessamine esamin perfino il modello di un abito da lutto in crespo e
merletto. Tessa dovette ammettere che il nero ne avrebbe fatto risaltare
la carnagione chiara e i capelli biondi.
- Sareste bellissima con questo abito, e non potreste mancare di
risposarvi in maniera vantaggiosa. - La sarta le fece l'occhiolino, con
aria complice. - Sapete come chiamano questo modello? "La trappola
ricaricata".
Jessamine ridacchi, la sarta sorrise in maniera impassibile e  Tessa
prese in considerazione l'idea di correre in strada e porre fine a tutta
quella storia gettandosi sotto una carrozza.
Quasi rendendosi conto della noia di Tessa, Jessamine le gett
un'occhiata e le rivolse un sorriso condiscendente.Vorrei anche degli
abiti per mia cugina venuta dall' America - disse. - I vestiti laggi sono
semplicemente orribili.  assolutamente insulsa, e ci non aiuta, ma
sono sicura che possiate fare qualcosa per lei.
La sarta sbatt le palpebre come se si fosse accorta solo allora della
presenza di Tessa, e forse era proprio cos. Volete scegliere un modello,
signorina?
Il successivo vortice di attivit fu una sorta di rivelazione per Tessa. A
New York era stata la zia a comprarle i vestiti: capi gi pronti che
dovevano esserle adattati, e sempre di stoffa a buon mercato in scialbe
sfumature di grigio o blu marino. Non aveva mai saputo, cosa che
apprese soltanto quel giorno, che il blu era un colore che le donava e
metteva in risalto i suoi occhi grigio-azzurri, o che avrebbe dovuto
indossare abiti rosa per dare un po' di colore alle guance.
Mentre le prendevano le misure in un turbinio di discorsi su modelli
esclusivi, corpetti e un tizio chiamato Charles Worth,' Tessa stava in
piedi e guardava il proprio viso allo specchio, quasi aspettandosi che i
suoi lineamenti cominciassero a liquefarsi e a cambiare, per poi rimo-
dellarsi. Ma rimase se stessa, e alla fine aveva ordinato quattro vestiti
che sarebbero stati consegnati nel corso della settimana: uno rosa, uno
giallo, uno a strisce blu e bianche con bottoni di osso e uno nero e
dorato di seta, nonch due giacche eleganti, una delle quali con polsini
profilati di un delizioso tulle ornato di perline.
- Sospetto che nell'ultima tenuta potresti essere davvero graziosa -
disse Jessamine mentre salivano di nuovo in carrozza. -  incredibile
cosa pu fare la moda.
Tessa cont in silenzio fino a dieci prima di rispondere. - Ti sono
infinitamente grata per tutto, Jessamine. Ora torniamo all'Istituto?
A quelle parole, la vivacit scomparve dal viso dell'altra ragazza.
Odia davvero quel posto, pens Tessa, stupita. Cosa c'era di cos
tremendo all'Istituto? La ragione della sua esistenza era abbastanza
strana, certo, ma Jessamine ormai doveva esserci abituata. Era una
Cacciatrice come gli altri.
-  una cos bella giornata, e tu non hai visto praticamente nulla di
Londra - disse Jessamine. - Credo che una passeggiata a Hyde Park non
guasterebbe. E poi potremmo andare da Gunter e farci prendere dei
gelati da Thomas!
Tessa guard fuori dal finestrino. Il cielo era nebbioso e grigio,
attraversato da strisce di azzurro nei punti in cui le nubi si
allontanavano brevemente l'una dall'altra. A New York non sarebbe
mai stata considerata una bella giornata, ma pareva proprio che a
Londra ci fossero parametri diversi per valutare il tempo. E poi ormai
doveva qualcosa a Jessamine, e l'ultima cosa al mondo che l'altra
ragazza voleva fare, chiaramente, era tornare a casa.
Adoro i parchi - disse Tessa.
Jessamine abbozz un sorriso.
- Non hai detto a Tessa degli ingranaggi - disse Henry. Charlotte alz
lo sguardo dai suoi appunti e sospir. Per lei era sempre stato un tasto
dolente che, nonostante tutte le sue richieste di una seconda carrozza,
l'Enclave ne avesse concessa solo una all'Istituto. Era bella - una
carrozza da citt - e Thomas era un eccellente cocchiere. Ma ci
significava che quando i Cacciatori dell'Istituto si separavano, come era
accaduto quel giorno, Charlotte era costretta a chiedere in prestito una
carrozza a Benedict Lightwood, che era ben lungi dall'essere la sua
persona preferita. E l'unica carrozza che era stato disposto il prestarle
era piccola e scomoda. Il povero Henry, che era altissimo, urtava con la
testa contro il basso soffitto.
- No - disse Charlotte. - Quella povera ragazza sembrava gi tanto
stordita. Non potevo dirle che i congegni meccanici che abbiamo
trovato nella cantina erano stati fabbricati dalla societ presso cui era
impiegato il fratello. Mi sembrava troppo.  cos preoccupata per lui.
- Potrebbe non significare nulla, cara - le ramment Henry. - La
Mortmain and Company fabbrica quasi tutte le macchine utensili
d'Inghilterra. Mortmain  davvero una  specie di genio. Il suo sistema
brevettato per produrre cuscinetti a sfera...
- Si, s. - Charlotte cerc di non lasciar trapelare l'impazienza nella sua
voce. - Forse avremmo dovuto dirglielo. Ma ho pensato che prima
avremmo fatto meglio a parlare al signor Mortmain e a raccogliere tutte
le impressioni che potevamo. Hai ragione. Magari  all'oscuro di tutto, e
magari ci sono pochi collegamenti. Ma sarebbe una bella coincidenza,
Henry. E io diffido molto delle coincidenze.
La donna abbass di nuovo lo sguardo sugli appunti che aveva preso
su Axel Mortmain. Era l'unico - e probabilmente, sebbene gli appunti
non lo specificassero, illegittimo - figlio del Dr. Hollingworth Mortmain,
che nel giro di pochi anni era assurto dalla umile posizione di medico di
bordo su un mercantile diretto in Cina a quella di ricco commerciante
privato, che comprava e vendeva spezie, zucchero, seta, t e
verosimilmente - non era detto da nessuna parte, ma al riguardo
Charlotte concordava con Jem - oppio. Quando il Dr. Mortmain era
morto, suo figlio Axel, a soli vent'anni, ne aveva ereditato la fortuna,
che aveva subito investito nella costruzione di una flotta di navi pi
veloci e lussuose di tutte quelle in servizio sui mari. Nel giro di un
decennio il giovane Mortmain aveva duplicato, quindi quadruplicato, le
ricchezze paterne. In anni pi recenti si era ritirato da Shanghai a
Londra, aveva venduto le sue navi mercantili e usato il denaro per
comprare una grande societ produttrice di congegni meccanici per
orologi, da quelli da tasca ai grandi orologi a pendolo. Era un uomo
molto ricco.
La carrozza si ferm davanti a una casa all'interno di una fila di
costruzioni a schiera, ognuna con alte finestre che davano sulla piazza.
Henry si sporse dalla carrozza e lesse il numero su una targa di ottone
attaccata a un pilastrino sul davanti della casa.  Deve essere questa. -
Fece per aprire lo sportello.
- Henry... - disse Charlotte, mettendogli una mano sul braccio. -
Ricordi di cosa abbiamo parlato questa mattina, non  vero?
Lui fece un sorriso contrito. - Far del mio meglio per non metterti in
imbarazzo e non intralciare l'indagine. Sul serio, a volte mi chiedo
perch tu mi porti con te in queste occasioni. Lo sai che sono un
pasticcione quando si tratta di discutere con la gente.
- Non sei un pasticcione - replic Charlotte con dolcezza. Le venne una
gran voglia di allungare la mano e accarezzargli il viso, tirargli indietro
i capelli e rassicurarlo. Ma si trattenne. Era capace - le era stato
consigliato piuttosto spesso - di non imporre a Henry un affetto che
probabilmente non voleva.
Lasciata la carrozza con il cocchiere dei Lightwood, salirono la scala e
suonarono il campanello.
La porta si apr e comparve un cameriere con una livrea blu scuro e
un'espressione austera. - Buon giorno - disse in tono brusco. - Posso
chiedere il motivo della vostra visita?
Charlotte guard di sottecchi Henry, che fissava un punto oltre il
cameriere con espressione sognante. Dio solo sapeva cosa stesse
pensando: congegni, meccanismi e aggeggi, senza dubbio, tutto fuorch
alla situazione presente. Sospirando tra s, disse: - Sono la signora Gray,
e questo  mio marito, il signor Henry Gray. Stiamo cercando un nostro
cugino... un giovanotto chiamato Nathaniel Gray. Non abbiamo sue
notizie da quasi sei settimane. , o era, un impiegato del signor
Mortmain...
- Il signor Mortmain ha una societ molto grande. Non potete
aspettarvi che io sappia dove si trova chiunque lavori per lui. Sarebbe
impossibile. Forse dovreste rivolgervi alla polizia.
Per un momento - ma forse era frutto della sua immaginazione -
Charlotte pens di aver visto qualcosa, un guizzo di disagio, negli occhi
del cameriere. Strinse gli occhi. Prima di lasciare l'Istituto, si era
tracciata delle rune di persuasione nella parte interna delle braccia:
erano rari i mondani del tutto insensibili alloro effetto.
- Lo abbiamo fatto ma, a quanto pare, non hanno compiuto il minimo
passo avanti nel caso.  terribile, siamo cos preoccupati per Nate. Se
potessimo vedere il signor Mortmain per un momento... - Charlotte si
rilass nel vedere il cameriere annuire lentamente.
- Informer il signor Mortmain della vostra visita - disse l'uomo in
livrea, indietreggiando per farli entrare. - Aspettate nell'ingresso, prego.
- Sembrava spaventato, come stupito della propria arrendevolezza.
Spalanc la porta.
Charlotte entr seguita da Henry. Il cameriere trascur di far sedere la
donna - uno sgarbo che lei attribu alla confusione provocata dalle rune
di persuasione - ma le prese lo scialle, nonch il cappotto e il cappello di
Henry, quindi li lasci a guardarsi intorno con curiosit nell'ingresso.
La stanza aveva il soffitto alto, ma non era eccessivamente adorna. Non
c'erano nemmeno i soliti paesaggi bucolici e i ritratti di famiglia,
sostituiti da lunghi stendardi di seta con scritte portafortuna in cinese
appesi al soffitto, un vassoio indiano in argento martellato appoggiato a
un angolo e schizzi a china di paesaggi famosi lungo le pareti. Charlotte
riconobbe il Kilimangiaro, le piramidi egizie, il Taj Mahal e un tratto
della Grande Muraglia. Mortmain evidentemente era un uomo che
viaggiava molto e ne andava fiero.
Charlotte si gir per vedere se il marito stesse osservando ci che
stava osservando lei, ma Henry, di nuovo perso nei suoi pensieri,
fissava con espressione vacua un punto in direzione delle scale.
Prima che lei potesse dire alcunch, il cameriere si materializz
nuovamente con un sorriso cordiale sul viso. - Prego, da questa parte.
Henry e Charlotte seguirono il cameriere fino all'estremit del
corridoio, dove apr una porta di quercia lucida e li fece passare. Si
ritrovarono in un grande studio con ampie finestre che davano sulla
piazza. Le tende verde scuro erano state aperte per far entrare la luce, e
attraverso  i vetri Charlotte vide la carrozza avuta in prestisto da
Lightwood che li aspettava accanto al marciapiede: il cavallo  con la
testa affondata nella sacca del foraggio, il cocchiere che leggeva il
giornale a cassetta. Dall'altro lato della strada gli alberi agitavano i loro
rami verdi - formando una volta color smeraldo - ma il loro era un
movimento silenzioso. Le finestre non lasciavano passare alcun rumore,
e nella stanza non si sentiva nulla oltre il debole ticchettio di un
orologio a muro con la scritta MORTMAIN AND COMPANY incisa in
oro sul quadrante.
Il mobilio era scuro, in legno venato di nero, e alle pareti erano appese
teste di animali - una tigre, un'antilope e un leopardo - e altri paesaggi
stranieri. Al centro della stanza c'era una grande scrivania di mogano
sommersa da pile di carte ordinate, ognuna fermata da un pesante
ingranaggio di rame. Un massiccio mappa mondo con rifiniture in
ottone e la scritta GLOBO TERRACQUEO DI WYLIJ CON LE ULTIME
SCOPERTE! occupava un angolo della scrivania, con le terre soggette al
dominio britannico evidenziate in un rosso rosato. A Charlotte osserva-
re i mappamondi dei mondani faceva sempre uno strano  effetto. Il loro
mondo non aveva la stessa forma di quello che conosceva lei.
Alla scrivania era seduto un uomo che si alz all'entrata     degli ospiti.
Era piccolo e dall'aria energica, un uomo sulla cinquantina con le
basette che si andavano ingrigendo come si confaceva alla sua et.
Aveva la pelle bruciata dal vento, come se fosse spesso stato all'aperto
durante le intemperie, e occhi di un grigio molto chiaro dall'espressione
cordiale. Nonostante i vestiti eleganti c dall'aria costosa, era facile
immaginarlo sul ponte di una nave, con lo sguardo fisso in lontananza.
- Buon pomeriggio - disse. - Walker mi ha accennato che state cercando
il signor Nathaniel Gray,  cos?
- S, siamo i cugini - rispose Henry, con grande sorpresa di Charlotte.
Di rado, sempre che lo facesse, Henry prendeva l'iniziativa nelle
conversazioni con estranei. La donna si chiese se vi fosse stato indotto
dal complicato progetto disteso sulla scrivania. Henry lo guardava con
altrettanto desiderio che se si fosse trattato di cibo.
- Apprezziamo che abbiate voluto dedicarci un po' del vostro tempo,
signor Mortmain - si affrett ad aggiungere Charlotte. - Sappiamo che
era solo un vostro impiegato, uno delle tante decine...
- Centinaia - la corresse il signor Mortmain. Aveva una gradevole
voce baritonale, che al momento sembrava molto divertita. - Sebbene
non possa certo tenermi informato su tutti, ricordo il signor Gray. Ma
confesso di non ricordare che abbia mai accennato di avere per cugini
dei Cacciatori.
...
.
...
6.
.
UNA STRANA TERRA.
.
Non dobbiamo guardare i folletti,
Non dobbiamo comprare la loro frutta:
Chiss su quale suolo hanno nutrito
Le loro avide, assetate radici.
Christina Rossetti, Il mercato dei folletti.
.
- Non  affatto cos che avrei immaginato un bordello - disse Jem.
I due ragazzi erano davanti al portone di quella che Tessa chiamava la
Casa Oscura, nei pressi di Whitechapel High Street. Sembrava pi
sudicia e buia di quanto Will la ricordasse, come se qualcuno ci avesse
passato sopra una mano di sporcizia supplementare.
- Che cosa immaginavi esattamente, James? Signore della notte che si
sbracciavano dai balconi? Statue nude nellingresso?
- Credo che mi aspettassi qualcosa dall'aspetto un po' meno scialbo -
rispose Jem, in tono mite.
Will aveva pensato pi o meno la stessa cosa la prima volta che era
stato l. La sensazione preponderante che si aveva all'interno della Casa
Oscura era che fosse un posto a cui nessuno aveva mai pensato come a
una casa. Le finestre serrate sembravano sporche di grasso, le tende
sudice.
Will si rimbocc le maniche. - Probabilmente dovremmo buttare gi la
porta...
O forse no - disse Jem, allungando la mano e girando la maniglia.
La porta si spalanc su un rettangolo buio.
- Be', questa  pigrizia bella e buona - osserv Will. Estrasse un coltello
da caccia dalla cintura ed entr con cautela seguito dall'amico, che
teneva ben stretto il suo bastone da passeggio dal pomo di giada.
Tendevano a fare a turno per chi dovesse andare per primo in si tu
azioni pericolose, sebbene il pi delle volte Jem preferisse fare da
retroguardia; Will dimenticava sempre di guardarsi alle spalle.
La porta si richiuse dietro di loro, imprigionando li in una
semioscurit. L'ingresso appariva quasi come la prima volta in cui Will
era stato l: la stessa scala di legno che portava di sopra, lo stesso
pavimento di marmo crepato ma ancora elegante, la stessa aria densa di
polvere.
Jem sollev la mano e la sua stregaluce si accese, spaventando un
gruppo di scarafaggi. Sfrecciarono sul pavimento provocando una
smorfia di Will. - Bel posto in cui vivere, eh? Speriamo che si siano
lasciate dietro qual cos' altro oltre alla sporcizia. Recapiti, un braccio o
una gamba tagliata, una prostituta o due...
- Gi... Magari, se siamo fortunati, possiamo anche prenderci il mal
francese.
- O la sifilide demoniaca - sugger Will in tono allegro, provando ad
aprire la porta del sottoscala, che si spalanc come quella d'ingresso. -
C' sempre la sifilide demoniaca.
- La sifilide demoniaca non esiste.
- Ah, uomo di poca fede - lo canzon Will, sparendo nell' oscurit del
sottoscala.
Ispezionarono meticolosamente la cantina e le stanze al piano terra,
trovando ben poco oltre a sporcizia e polvere. La stanza dove Tessa e
Will avevano avuto la meglio sulle Sorelle Oscure era stata
completamente sgombrata. Dopo una lunga ricerca, Will scopr sul
muro qualcosa che sembrava una macchi di sangue, ma Jem osserv
che poteva anche trattarsi di vernice.
Lasciando la cantina, salirono di sopra e trovarono un lungo corridoio
fiancheggiato da porte. Will lo riconobbe subito: l'aveva fatto di corsa,
seguito da Tessa. Entr nella prima stanza a destra, quella in cui l'aveva
trovata. Non vi era rimasta traccia della ragazza dagli occhi da pazza
che l'aveva colpito con una brocca a fiori. La stanza era vuota, i mobili
erano stati portati nella Citt Silente per essere esaminati. Quattro
tacche scure nel pavimento indicano il punto in cui era stato il letto.
Le altre stanze erano all'incirca nelle stesse condizioni. Will stava
cercando di aprire la finestra di una di esse quando sent Jem gridargli
di correre nell'ultima stanza a sinistra. Si affrett, e trov l'amico al
centro di un grande locale quadrato con la stregaluce in mano.
Jem non era solo. C'era un mobile superstite - una poltrona imbottita -
e una donna seduta sulla poltrona. Era giovane - non doveva essere pi
grande di Jessamine - e indossava un abito stampato da pochi soldi. I
capelli di uno spento color topo erano raccolti sulla nuca. Le mani erano
nude e rosse. Gli occhi spalancati e fissi.
Accidenti - mormor Will, troppo sorpreso per dire altro.  ȅ?
-   morta - afferm Jem.
- Ne sei certo? - Will non riusciva a staccare gli occhi dal viso della
donna. Era pallida, ma non di un pallore cadaverico, e aveva le mani
unite in grembo con le dita piegate morbidamente, non irrigidite dal
rigor mortis. Le si avvicin e le mise una mano sul braccio. Lo sent
duro e freddo sotto le dita. - Be', non reagisce alla mie avance perci
deve essere davvero morta - osserv, mostrandosi pi allegro di quanto
non fosse.
- Oppure ha buon gusto e buon senso. - Jem si inginocchi e osserv il
viso della donna: azzurri occhi sporgenti che guardavano oltre di lui
apparentemente senza vita, quasi fossero dipinti. - Signorina... - disse, e
allung la mano per sentirle il polso.
A quel tocco, la donna si mosse con un sussulto ed emise un gemito
disumano.
Jem scatt in piedi. - Cosa diavolo...?
La donna alz la testa. Gli occhi erano ancora vacui, persi nel vuoto,
ma le labbra si muovevano emettendo suoni striduli. - Attenti! - grid.
La voce echeggi nella stanza e Will balz indietro con un urlo. Quella
voce faceva pensare a ingranaggi sfregati l'uno contro l'altro.
- Attenti, Nephilim! Come voi uccidete gli altri, cos sarete uccisi. Il
vostro angelo non potr proteggervi da ci che non  opera n di Dio n
del Diavolo, da un esercito che non  stato generato n dal Paradiso n
dall'Inferno. Attenti alla mano dell'uomo! Attenti! - La voce divenne un
alto grido stridulo e la donna cominci a sobbalzare avanti e indietro
sulla poltrona come una marionetta tirata da fili invisibili. -
Attentiattentiattentiattenti...
- Santo cielo - borbott Jem.
- ATTENTI! - grid per l'ultima volta la donna, quindi cadde in avanti
e si abbandon in maniera scomposta sul pavimento, rimanendo
improvvisamente muta.
Will la fiss a bocca aperta. - ...?
- S - rispose Jem. - Credo che stavolta sia definitivamente morta.
Ma Will scuoteva la testa. - Morta... sai, io non credo. - E cosa credi,
allora?
Invece di rispondere, Will and a inginocchiarsi accanto al corpo. Mise
due dita sulla guancia della donna e le gir delicatamente la testa in
modo da rivolgere il viso verso di loro. La bocca era larga, l'occhio
destro fissava il soffitto. Quello sinistro spenzolava a met della guancia,
attaccato all'orbita da una spira di filo di rame.
- Non  viva, ma nemmeno morta - disse Will.- Pu essere... come uno
dei congegni di Henry, penso. Le tocc la faccia. - Chi pu averlo fatto?
- Non ho idea. Ma ci ha chiamato Nephilim. Sapeva cosa siamo.
- O lo sapeva qualcun altro - osserv Will. - Non credo che lei sappia un
bel niente. Credo che sia una macchina, come un orologio. E che si sia
scaricata. - Si alz.  In ogni caso, la cosa migliore che possiamo fare 
portarla all'Istituto. Henry vorr darle un'occhiata.
Jem non replic; guardava la donna stesa a terra. Dall'orlo del vestito
le sporgevano i piedi nudi e sporchi. Nella gols, che si intravedeva
attraverso la bocca aperta, Jem scorse un bagliore metallico. L'occhio
spenzolava in maniera inquietante fissato al pezzo di filo di rame. Da
qualche parte fuori delle finestre, l'orologio di una chiesa batt il
mezzogiorno.
Una volta nel parco, Tessa si sorprese a cominciare a rilassarsi. Non era
stata in un luogo verde e tranquillo da quando era arrivata a Londra, e
quasi suo malgrado fu deliziata dalla vista dell'erba e degli alberi, anche
se non trov quel parco neanche lontanamente paragonabile al Central
Park di New York. L'aria l non era nebbiosa come sopra il resto della
citt, e il cielo sopra le loro teste si era fatto quasi azzurro.
Thomas aspett con la carrozza che le ragazze facessero la loro
passeggiata. Mentre Tessa le camminava accanto, Jessamine la inondava
di un costante fiume di chiacchiere. Procedevano lungo un ampio viale
che, la inform jessamine, chiss perch era chiamato Rotten Row, "via
marcia''. Nonostante il nome sgradevole non proprio accattivante, a
quanto pareva era il luogo da vedere e in cui farsi vedere. Al suo centro
cavalcavano donne e uomini squisitamente abbigliati; le donne
facevano sventolare i loro veli e riempivano l'aria estiva di risa. Ai lati
del viale camminavano altri pedoni. Sotto gli alberi erano sistemate
sedie e panche su cui erano sedute donne che facevano roteare
ombrellini colorati e sorseggiavano acqua di menta. Accanto a loro,
gentiluomini con le basette fumavano, spandendo nell'aria l'odore del
tabacco, che si mescolava a quello dell' erba e dei cavalli.
Sebbene nessuno si fermasse a parlare con loro, sembrava che
Jessamine conoscesse tutti: chi era in procinto di sposarsi, chi cercava
marito, chi aveva una relazione di cui tutti erano al corrente con la
moglie di tal dei tali... Tessa era un po' frastornata, e fu contenta quando
lasciarono il viale e si inoltrarono in un sentiero pi stretto che si
addentrava nel parco.
Jessamine la prese a braccetto e le diede una stretta amichevole alla
mano. - Non sai che sollievo sia avere finalmente un'altra ragazza in
casa - disse in tono allegro. - Voglio dire, c' Charlotte,  vero, ma 
noiosa, e poi  sposata.
- C' Sophie.
Jessamine sbuff. - Sophie  una cameriera.
- Ho conosciuto ragazze abbastanza amiche delle loro cameriere -
obiett Tessa. Non era proprio cos. Aveva letto di ragazze del genere,
ma non ne aveva mai conosciuta una. Eppure, stando ai romanzi, la
funzione principale di una cameriera era ascoltarti mentre le aprivi il
tuo cuore sulla tua tragica vita amorosa, e di quando in quando
indossare i tuoi abiti e spacciarsi per te in modo da evitarti di essere
rapita da un furfante. Non che Tessa potesse immaginare Sophie
prestarsi a nulla del genere per Jessamine.
- Hai visto la sua faccia. Essere orribile l'ha resa acida. Una cameriera
dev'essere graziosa e parlare fluentemente francese, ma Sophie non ha
nessuno di questi due requisiti. L'ho fatto presente a Charlotte quando
l'ha portata all'Istituto. Non mi ha dato ascolto. Non lo fa mai.
- Non capisco perch - replic Tessa.
Avevano svoltato in un angusto sentiero che serpeggiava tra gli alberi,
attraverso i quali si scorgeva lo scintillio del fiume. Sopra le loro teste i
rami si intrecciavano a formare una volta che a stento lasciava passare
la luce del sole.
- Neanch'io! - Jessamine sollev il viso lasciando che il sole che si
apriva un varco attraverso la volta danzasse sulla sua pelle. - Charlotte
non d mai ascolto a nessuno. Non fa che tiranneggiare il povero Henry.
Non so proprio perch lui l'abbia sposata.
- Forse perch l'amava?
Jessamine sbuff. - Non lo crede nessuno. Henry volevaI entrare
all'Istituto, in modo da poter lavorare ai suoi piccoli esperimenti in
cantina e non dover combattare. Non penso che gli dispiacesse sposare
Charlotte  non credo che avesse il cuore impegnato - ma se a capo
dell'Istituto ci fosse stata un'altra, avrebbe sposato lei. - Jessamine tir
su col naso. - E poi ci sono i ragazzi... Jem l'abbastanza simpatico, ma sai
come sono gli stranieri : non del tutto affidabili e fondamentalmente
egoisti e pigri. Sta sempre nella sua stanza, fingendosi malato e
rifiutando di fare qualunque cosa per dare una mano insinu Jessamine
in tono gaio, sembrando dimenticare il fatto che in quel momento Jem e
Will stavano ispezionando la Casa Oscura mentre lei passeggiava nel
parco con Tessa. - Quanto a Will,  piuttosto bello, ma si comporta quasi
sempre come un pazzo;  come se fosse stata allevato dai selvaggi. Non
ha rispetto per niente e per nessuno, non ha idea di come debba
comportarsi un gentiluomo. Suppongo perch  gallese.
Tessa era sconcertata. - Gallese? - "Ed  una brutta cosa?" stava per
aggiungere.
Jessamine, pensando che volesse mettere in dubbio le origini di Will,
prosegu tutta infervorata. - Oh, s.  talmente evidente, con quei capelli
neri. Sua madre era gallese. Suo padre si innamor di lei e stop, lasci i
Nephilim. Forse gli fece un incantesimo. - La ragazza rise. - Hanno ogni
genere di strane magie e roba simile in Galles,  risaputo.
Tessa non lo sapeva. - Sai che cos' successo ai genitori di Will? Sono
morti?
- Immagino di s, altrimenti sarebbero venuti a cercarlo, no? -
Jessamine corrug la fronte. - Be', comunque sia, non voglio pi parlare
dell'Istituto. - Si gir verso Tessa. - Ti starai chiedendo perch sono stata
cos carina con te.
- Ehm... - Tessa se l'era chiesto. Nei romanzi, le ragazze come lei,
ragazze le cui famiglie un tempo benestanti erano incappate in periodi
difficili, venivano spesso accolte da protettrici gentili e ricche che
provvedevano a fornirle di abiti nuovi e di una buona educazione. Non
che nella mia ci sia qualcosa che non vada, pens Tessa. Zia Harriet era
altrettanto istruita di qualsiasi governante. Naturalmente, Jessamine non
assomigliava affatto alle buone signore anziane di certe storie, i cui atti
di generosit erano dettati da puro altruismo. - Jessamine, hai mai letto
I1 lampionaio?' - le chiese.
- Certo che no. Le ragazze non dovrebbero leggere romanzi - rispose
Jessamine, nel tono di chi ripete a pappagallo qualcosa per sentito dire.
- In ogni caso, signorina Gray, ho una proposta da farvi.
- Tessa...
- Ah, gi... ormai siamo ottime amiche  prosegu Jessamine. - E presto
lo saremo ancora di pi.
Tessa rivolse uno sguardo confuso alla ragazza.  Che vuoi dire?
- Come quell'odioso di Will ti avr certamente raccontato, i miei
genitori, i miei cari mamma e pap, sono morti. Ma mi hanno lasciata
una cospicua somma di denaro.  stata vincolata con un fedecommesso
a mio favore fino al mio diciottesimo compleanno, che  ormai
questione di mesi. Naturalmente, vedi il problema.
Tessa, che non lo vedeva affatto, replic: - Dovrei?
- Io non sono una Cacciatrice, Tessa. Disprezzo tutto ci che riguarda i
Nephilim. Non ho mai voluto essere una di loro, e il mio pi vivo
desiderio  lasciare l'Istituto e non rivolgere pi la parola a chiunque vi
risieda.
- Ma pensavo che i tuoi genitori fossero Cacciatori...
- Non bisogna essere per forza un Cacciatore, se non lo si vuole -
ribatt Jessamine in tono brusco. - E i miei genitori non volevano.
Lasciarono l'Enclave quando erano giovani. La mamma l'ha sempre
detto chiaro e tondo. Non ha mai voluto che i Cacciatori mi
avvicinassero. Diceva che non avrebbe mai augurato una vita del
genere a una ragazza. Desiderava altre cose per me. Che facessi il mio
debutto, conoscessi la regina, trovassi un buon marito e avessi degli
amori di bambini. Una vita normale. - Jessamine pronunci quelle parole
con una bramosia quasi selvaggia. - In questa citt ora ci sono altre
ragazze, Tessa, altre ragazze della mia et che non sono graziose quanto
me e ballano, lirtano, ridono e accalappiano mariti. Prendono lezioni
di francese. lo prendo lezioni di orribili lingue demoniache. Non 
giusto.
- Puoi sempre sposarti. - Tessa era confusa. - Qualsiasi uomo
vorrebbe...
- Potrei sposare un Cacciatore. - Jessamine sput fuori la parola. - E
vivere come Charlotte, vestita come un uomo e combattendo come un
uomo.  disgustoso. Le donne non sono fatte per una simile vita. Noi
siamo fatte per gestire graziosamente le nostre belle case. Per arredarle
in una maniera che soddisfi i nostri mariti. Per dare loro sostegno e
conforto con la nostra gentile e angelica presenza.
Jessamine non 'sembrava n gentile n angelica, ma Tessa si astenne
dall'osservarlo. - Non vedo come io...
Jessamine le afferr con violenza il braccio, - Ah, no? lo posso lasciare
l'Istituto, Tessa, ma non posso vi. vere sola. Non sarebbe conveniente.
Forse se fossi vedo. va... ma sono solo una ragazza. Non si fa e basta.
Per se 	avessi una compagna... una sorella...
- Vuoi che mi finga tua sorella? - strill Tessa.
- Perch no? - replic Jessamine, come se fosse la proposta pi
ragionevole del mondo. - Oppure potresti essere una mia cugina venuta
dall' America. S, funzionerebbe. Tu non hai un altro posto dove andare,
no? - aggiunse in tono pi pragmatico. - Sono assolutamente convinta
che accalappieremmo un marito in un batter d'occhio.
Tessa, a cui cominciava a dolere la testa, si augur che Jessamine la
smettesse di parlare di "accalappiare" mariti come se si trattasse di cani
randagi.
- Potrei presentarti all'alta societ - continu Jessamine. -
Organizzeremmo balli e pranzi... - Si interruppe, guardandosi intorno
improvvisamente a disagio. - Ma... dove siamo?
Tessa diede un'occhiata in giro. Il sentiero si era ristretto. Ora era una
pista scura che si inoltrava tra alti alberi contorti. Non si vedeva pi il
cielo, n si sentivano voci.
Jessamine si era fermata, con il viso deformato da una improvvisa
smorfia di paura. - Abbiamo lasciato il sentiero - sussurr.
- Be', possiamo sempre ritrovarlo, no? - Tessa si gir cercando una
breccia tra gli alberi, una chiazza di luce.
Mi pare che siamo venute da quella parte...
All'improvviso Jessamine le agguant il braccio, con dita simili ad
artigli. Qualcosa - no, qualcuno - era apparso davanti alle due ragazze
sul sentiero.
La figura era piccola, cos piccola che per un attimo Tessa pens di
trovarsi di fronte un bambino.
Quando per la sagoma avanz nella luce, fu chiaro che si trattava di
un uomo: un uomo gobbo e avvizzito, vestito come un venditore
ambulante, con abiti laceri e un cappello malconcio spinto indietro sulla
nuca. Aveva il viso bianco e grinzoso, come una vecchia mela coperta di
muffa, e occhi che scintillavano neri tra spesse pieghe di pelle.
Sogghign mostrando denti affilati come rasoi - Che ragazze graziose.
Tessa lanci un'occhiata a Jessamine: era rigida, con lo sguardo fisso, la
bocca ridotta a una linea bianca.  Meglio andare - sussurr, tirandola
per un braccio.
Lentamente, come in un sogno, Jessamine si fece girare in modo da
guardare di nuovo il sentiero da dov'erano venute...
E  l'uomo era di nuovo l, bloccando loro la strada che , conduceva al
parco. Lontano, lontanissimo, a Tessa sembr di vedere il parco, una
sorta di radura piena di luce. Sembrava incredibilmente distante.
Avete lasciato il sentiero -disse lo sconosciuto. Aveva una voce
cantilenante, cadenzata. - Ragazze graziose, avete lasciato il sentiero. Lo
sapete cosa succede alle ragazze come voi. - Fece un passo avanti.
Jessamine, sempre rigida, stringeva il suo ombrello quasi fosse una
fune di salvataggio. - Folletto, hobgoblin o qualsiasi cosa tu sia... Noi
non abbiamo motivi di contrasto con nessun membro del Popolo Fatato.
Ma prova solo a toccarci...
- Avete lasciato il sentiero - cant l'ometto avvicinandosi. In realt
quelle che apparivano come scarpe lucide erano zoccoli luccicanti. -
Siete state sciocche, Nephilim, a venire in questo posto non-marchiato.
Qui c' una terra pi antica degli Accordi. Una strana terra. Se il vostro
sangue angelico dovesse versarvisi, farebbe crescere viti dorate con
diamanti per acini. E io lo reclamo. Reclamo il vostro sangue.
Tessa diede uno strattone al braccio di Jessamine.  Sar meglio...
- Tessa, sta' zitta! - Jessamine liber il braccio e punt l'ombrello contro
il folletto. - Ti consiglio di non farlo, ti consiglio di non...
La creatura balz. Mentre si scagliava contro di loro, la sua bocca
sembr scarnificarsi, la pelle si crep, e apparve il suo vero viso,
zannuto e cattivo.
Tessa lanci un grido e indietreggi, inciampando con la scarpa nella
radice di un albero. Cadde a terra mentre Jessamine sollevava
l'ombrello che, a un gesto del suo polso, si apr come un fiore.
Il folletto url. Url, cadde all'indietro e ruzzol a terra. Senza
smettere di gridare. Il sangue gli sgorg da una ferita alla guancia,
macchiandogli la lacera giacca grigia.
- Ti avevo avvertito - disse Jessamine respirando a fatica, con il petto
che si alzava e si abbassava come se avesse corso per tutto il parco. - Te
l'avevo detto di lasciarci in pace, lurida creatura... - Colp di nuovo il
folletto. I bordi dell'ombrello mandavano strani bagliori ed erano affilati
come rasoi. La stoffa a fiori era schizzata di sangue.
Il folletto urlava, sollevando le braccia per proteggersi. - Piet, signora,
piet... - Sembrava un piccolo gobbo.
Sebbene sapesse che era una finta, Tessa non pot fare a meno di
sentire una fitta di compassione.
- Piet? - ribatt Jessamine. - Volevi far crescere fiori con il mio sangue!
Lurido folletto! Creatura schifosa! - Lo colp di nuovo con l'ombrello, e
poi di nuovo, mentre l'ometto gridava e si dibatteva. Jessamine urlava a
sua volta, l'ombrello volava di qua e di l, e a ogni colpo la creatura a
terra era colta da spasimi. - Ti odio! - grid la ragazza, con voce sottile e
tremante. - Odio voi e tutti i vostri simili... schifosi, schifosi...
Tessa si mise seduta, scuotendosi via la terra dai capelli Poi si alz,
barcollando. - Jessamine! - grid. Corse verso la ragazza e la cinse con le
braccia, bloccando le sue contro il corpo.
Per un momento, Jessamine si divincol, e Tessa si rese conto che non
ce l'avrebbe fatta a trattenerla. Era davvero forte, con i muscoli sotto la
soffice pelle femminile contratti tesi come una frusta. Poi Jessamine si
accasci, allimprovviso, abbandonandosi contro Tessa, con il respiro
rotto mentre l'ombrello le si afflosciava in mano. - No gemette. - No.
Non volevo. Non intendevo. No...
Tessa abbass lo sguardo. Il corpo del folletto era ridotto a un
mucchietto immobile ai suoi piedi. Il sangue si spargeva sul terreno,
scorrendo in rivoli simili a tralci scuri. Mentre sorreggeva Jessamine in
lacrime, Tessa non pot fare a meno di chiedersi cosa ci sarebbe
cresciuto.
Comera prevedibile, fu Charlotte la prima a riprendersi dallo stupore. -
Signor Mortmain, non sono sicura di cosa intendiate...
- Certo che lo siete. - L'uomo sorrideva; il viso magro era attraversato
da un orecchio all'altro da un sorriso malizioso.- Cacciatori. Nephilim 
cos che vi chiamate, no? I bastardi di uomini e angeli. Strano, dato che
nella Bibbia i Nephilim erano mostri orrendi, non  vero?
- Be', non  detto - intervenne Henry, incapace di trattenere il pedante
che era in lui. - C' una traduzione dall'originale aramaico...
- Henry - fece Charlotte in tono ammonitore.
- Intrappolate davvero in un gigantesco cristallo le anime dei demoni
che uccidete? - prosegu Mortmain, con gli occhi sgranati. - Che cosa
grandiosa!
- Alludete alla Pyxis? - Henry sembrava confuso. - Non  un cristallo,
assomiglia di pi a una cassetta di legno. E non sono proprio anime... i
demoni non hanno anima. Hanno energia...
- Sta' zitto, Henry! - ordin Charlotte.
- Signora Branwell, vi prego di non preoccuparvi disse Mortmain.
Sembrava terribilmente allegro. - So gi tutto sulla vostra razza. Voi
siete Charlotte Branwell, non  vero? E questo  vostro marito, Henry
Branwell. Dirigete l'Istituto di Londra, nel sito di quella che un tempo
era la chiesa di All-Hallows-the-Less. Pensate sul serio che non sapessi
chi eravate? Specialmente dopo che avete provato a usare la magia sul
mio cameriere? Non la sopporta. Gli fa venire le bolle.
Charlotte socchiuse gli occhi. - E come vi siete procurato tutte queste
informazioni?
Mortmain si chin in avanti elettrizzato, a mani giunte, - Sono uno
studioso dell'occulto. Da quando in giovent sono stato in India e ho
appreso per la prima volta della loro esistenza, sono affascinato dai
regni delle ombre. A un uomo nella mia posizione, con denaro
sufficiente l' tempo pi che sufficiente, si aprono molte porte. Ci sono
libri che pu comprare, informazioni per cui pu pagare. Le vostre
conoscenze non sono segrete come pensate.
- Forse  cos - disse Henry, con un'aria profondamente infelice. - Ma...
 pericoloso. Uccidere demoni non  come sparare alle tigri. Possono
dare anche loro la caccia a voi mentre voi la date a loro.
Mortmain ridacchi. - Ragazzo mio, non ho alcuna intenzione di
correre a combattere i demoni a mani nude. Questa specie di
informazioni  pericolosa nelle mani degli scervellati e delle teste calde,
si capisce, ma la mia  una mente cauta e sensibile. Io cerco solo di
espandere la mia conoscenza del mondo, niente di pi. - Si guard
intorno. - Devo dire che non avevo mai avuto l onore di parlare a dei
Nephilim prima d'ora. Certo, siete citati spesso in letteratura, ma tra
leggere una cosa e sperimentarla davvero ce ne corre, sono certo che ne
converrete. Ci sono tante di quelle cose che potreste insegnarmi
- Ora basta - disse Charlotte in tono glaciale.
Mortmain la guard, confuso.
- Dal momento che sembrate sapere tante cose sui Nephilim,
signor Mortmain, potrei chiedervi se sapete qual  la nostra missione?
Luomo d'affari sembr compiaciuto. - Distruggere i demoni.
Proteggere gli umani... i mondani, come mi pare li chiamate.
- Si. - Charlotte annu. - E molto spesso ci da cui proteggiamo gli
umani sono i pi sciocchi tra loro. A quanto vedo, voi non costituite
un'eccezione alla regola.
A tali parole, Mortmain sembr davvero stupefatto. Il suo
sguardo corse a Henry.
Charlotte conosceva quello sguardo. Era uno sguardo che si
scambiavano solo gli uomini, uno sguardo che diceva: Non potete
controllare vostra moglie, signore? Uno sguardo, lo sapeva, che era
assolutamente inutile rivolgere a Henry, che sembrava assorbito dal
tentativo di leggere i progetti capovolti sulla scrivania di Mortmain e
rivolgeva molto poca attenzione alla conversazione.
- Pensate che le conoscenze occulte che avete acquisito vi rendano
molto intelligente - disse Charlotte. - Ma io ho visto la mia dose di
mondani morti, signor Mortmain. Non si contano le volte che ci siamo
occupati delle spoglie di qualche umano che si credeva esperto in
pratiche: magiche. Ricordo che da ragazza fui chiamata in casa cl i un
avvocato. Apparteneva a uno sciocco circolo di umani convinti di essere
dei maghi; trascorrevano il tempo cantilenando, indossando tuniche e
disegnando pentagrammi in terra. Una sera l'avvocato decise di essere
talmente abile da provare a evocare un demone.
- E lo era?
- S - rispose Charlotte. - Evoc il demone Marax, che massacr lui e la
sua famiglia. Li trovammo quasi tutti decapitati, appesi capovolti nel
locale delle carrozze. Il  pi piccolo dei suoi figli arrostiva sul fuoco,
infilzato su uno spiedo. Non trovammo mai Marax.
Mortmain era diventato pallido, ma mantenne la calma. - C' sempre
qualcuno che si spinge oltre le proprie capacit. Ma io...
- Ma voi non sareste mai cos sciocco, vero? - replic Charlotte. -
Peccato che, in questo preciso istante, lo siate. Guardate Henry e me e
non avete paura di noi. Siete divertito! Una favola diventa realt! - La
donna batt forte la mano sul bordo della scrivania, facendo sobbalzare
Mortmain. - Dietro di noi c' la potenza dell'Enclave - afferm nel tono
pi freddo a cui pot fare appello. - Il nostro mandato  di proteggere
gli umani. Come Nathaniel Gray.  scomparso, e dietro la sua
sparizione c' chiaramente qualcosa di occulto. Ed ecco qui il suo ex
principale, chiaramente coinvolto in faccende occulete. Difficile credere
che i due fatti non siano collegati.
- Io... lui... il signor Gray  scomparso?  farfugli Mortmain.
- S. Sua sorella  venuta a cercarlo da noi; era stata informata da un
paio di streghe che era in grave pericolo. Mentre voi vi divertite, signore,
forse lui sta morendo. E l'Enclave non vede di buon occhio coloro che
intralciano il suo mandato.
Mortmain si pass una mano sul viso. - Vi dir tutto quello che
volete sapere.
- Benissimo. - Il cuore di Charlotte batteva veloce, ma la sua voce
non tradiva alcuna ansia.
- Conoscevo suo padre. Il padre di Nathaniel. Lo assunsi quasi
vent'anni fa, quando la mia societ era pi che altro una ditta di
spedizioni. Avevo uffici a Hong Kong, Shanghai, Tientsin... - Mortmain
si interruppe mentre Charlotte tamburellava impaziente con le dita
sulla , scrivania. - Richard Gray lavorava per me qui a Londra. Era il
mio capufficio, un uomo gentile e intelligente. Mi dispiacque perderlo
quando si trasfer con la famiglia in America. Allorch Nathaniel mi ha
scritto rivelandomi chi era, gli ho offerto un lavoro su due piedi.
- Signor Mortmain. - La voce di Charlotte era durissima.- Tutto ci
non ha niente a che fare...
- Oh, si, invece. Vedete, le mie conoscenze dell'occulto mi sono
sempre ,state d'aiuto negli affari. Alcuni anni fa per esempio, una ben
nota banca di Lombard Street fall, portando  alla rovina dozzine di
grandi societ. Evitai il disastro grazie alla conoscenza di uno stregone.
Riuscii a ritarare i miei fondi prima che la banca chiudesse, e questo
salv la mia societ. Ma suscit i sospetti di Richard Gray. Dovette
indagare, perch alla fine mi rivel che sapeva del Pandemonium Club.
- Dunque ne siete membro - mormor Charlotte.
- Ovviamente.
- Offrii a Richard la possibilit di diventare anche lui membro del club,
lo portai perfino a una riunione o due, ma non era interessato. Poco
dopo si trasfer con la famiglia in America. - Mortmain allarg le mani. -
Il Pandemonium Club non  per tutti. Durante i miei numerosi viaggi
ho sentito parlare di organizzazioni simili in molte citt, di gruppi di
uomini che sanno dell'esistenza del Mondo delle Ombre e desiderano
condividere le loro conoscenze e i loro vantaggi, ma la segretezza  il
pesante prezzo che si paga per esserne membri.
- Si paga un prezzo pi pesante di questo.
- Non  un'organizzazione malefica - replic Mortmain, con aria quasi
offesa. - Ci sono stati molti progressi, molte grandi invenzioni. Ho visto
uno stregone creare un anello d'argento in grado di trasportare chi lo
indossava in un altro luogo ogni volta che se lo girava intorno al dito. O
una porta capace di condurre in qualunque mondo si volesse. Ho visto
uomini salvati in punto di morte...
- Conosco la magia e ci che pu fare, signor Mortmain. - Charlotte
lanci un'occhiata a Henry, che stava esaminando il progetto di un
congegno meccanico appeso a una parete. - C' una questione che mi
interessa. Le streghe che, a quanto pare, hanno rapito il signor Gray
sono collegate in qualche modo al club. Ho sempre sentito dire che era
un club per mondani. Perch dovrebbe essere frequentato da Nascosti?
Mortmain aggrott la fronte. - Nascosti? Volete dire creature
soprannaturali, stregoni, lupi mannari e compagnia bella? Ci sono
livelli e livelli di partecipazione, signora Branwell. Un mondano come
me pu diventare membro del club, ma i capi - coloro che dirigono
l'impresa - sono Nascosti. Stregoni, lupi mannari e vampiri. Tuttavia il
Popolo Fatato ci evita. Ci sono troppi capitani d'industria - ferrovie,
fabbriche e compagnia bella  per i loro gusti. Loro odiano certe cose. -
Mortmain scroll la testa. - Simpatiche creature, le fate, ma temo che il
progresso significher la loro morte.
Charlotte non era interessata alle riflessioni di Mortl1\;1in sulle fate; la
sua mente vorticava. - Lasciatemi indovinare. Avete introdotto
Nathaniel Gray nel club, esattamente come vi avevate introdotto suo
padre.
Mortmain, che era sembrato riacquistare un briciolo della sua
precedente sicurezza, si spense nuovamente. Nathaniel lavorava nel
mio ufficio di Londra solo da pochi giorni quando mi ha affrontato. Ho
dedotto che aveva saputo dell'esperienza fatta dal padre al club, e che
ci gli aveva provocato un ardente desiderio di saperne di pi. Non ho
potuto rifiutare. L'ho portato a una riunione e ho pensato che la cosa
sarebbe finita l. Ma non  stato cos. - Luomo scroll la testa. - Al club,
Nathaniel sembrava nel suo elemento naturale. Poche settimane dopo la
prima riunione, ha lasciato la sua pensione. Mi ha mandato una lettera
in cui dava le dimissioni e diceva che avrebbe lavorato per un altro
membro del Pandemonium Club, qualcuno che a quanto pare era
disposto a pagarlo abbastanza da sostenere il suo vizio del gioco. -
Mortmain sospir. - Inutile dire che non ha lasciato recapiti.
- Tutto qui? - Charlotte alz la voce, incredula. Non avete provato a
cercarlo? A scoprire dov'era andato? E chi era il suo nuovo datore di
lavoro?
- Una persona  libera di andare a lavorare dove vuole - replic
Mortmain con foga. - Non c'era motivo di pensare
- E da allora non lo avete pi visto?
- No. Ve l'ho detto...
Charlotte lo interruppe. - Dite che al Pandemonium club si trovava nel
suo elemento naturale, e da quando ha lasciato l'impiego non lo avete
visto a nessuna riunione?
Un'espressione di panico balen sul viso dell'uomo d'affari. - Io... da
allora non ho partecipato neanch'io a nessuna riunione. Il lavoro mi ha
tenuto estremamente occupato.
Charlotte lanci un'occhiata dura ad Axel Mortmain al di sopra della
massiccia scrivania. Si era sempre ritenuta brava nel giudicare i caratteri,
e si era gi imbattuta in uomini come Mortmain. Uomini cordiali,
socievoli, sicuri di s, uomini che credevano che il loro successo negli
affari o in qualche altra occupazione mondana significasse che
avrebbero avuto lo stesso successo se avessero scelto di perseguire le
arti magiche. Pens di nuovo all'avvocato, alle pareti della casa di
Knightsbridge imbrattate di rosso dal sangue della sua famiglia. Pens
al terrore che l'uomo aveva dovuto provare negli ultimi istanti della sua
vita. Scorgeva l'inizio di una simile paura negli occhi di Axel Mortmain.
- Signor Mortmain, non sono una sciocca. So che mi state nascondendo
qualcosa. - Charlotte prese dalla borsetta uno degli ingranaggi che Will
aveva recuperato in casa delle Sorelle Oscure e lo mise sulla scrivania. -
Questo potrebbe essere uscito dalle vostre fabbriche.
Mortmain abbass distrattamente lo sguardo sul piccolo pezzo di
metallo sulla scrivania. - S... s,  uno dei miei ingranaggi. E allora?
- Due streghe che si facevano chiamare le Sorelle Oscure - entrambe
appartenenti al Pandemonium Club - assassinavano umane. Ragazze
giovani, poco pi che bambine. E questo l'abbiamo trovato nella cantina
di casa loro.
- Non ho niente a che fare con nessun assassinio! esclam Mortmain. -
Non ho mai... io pensavo... - Aveva cominciato a sudare.
- Che cosa pensavate? - domand Charlotte, con voce sommessa.
Mortmain prese l'ingranaggio con dita tremanti. - Voi non potete
immaginare... - La sua voce si spense.
- Qualche mese fa, uno dei membri del consiglio di amministrazione
del club - un Nascosto molto vecchio e potente -  venuto da me e mi ha
chiesto di vendergli a buon prezzo delle attrezzature meccaniche.
Ingranaggi, camme e compagnia bella. Non ho chiesto a cosa
servissero... perch avrei dovuto? Non mi sembrava che ci fosse nulla di
particolare nella richiesta.
- Per caso era lo stesso uomo presso cui Nathaniel era andato a
lavorare dopo aver lasciato voi?
- Mortmain fece cadere l'ingranaggio.
Mentre rotolava sul tavolo, Charlotte ci batt sopra la mano ,
bloccandolo. Nonostante il silenzio dell'uomo d'affari, dal guizzo di
paura nei suoi occhi Charlotte fu certa che quella supposizione era
giusta. Un formicolio di trionfo le percorse i nervi. - Il suo nome...
Ditemi il suo nome.
- Mortmain fissava la scrivania. - Rivelarvelo mi costerebbe la vita.
- E la vita di Nathaniel Gray? - ribatt Charlotte.
- Mortmain scosse la testa senza incrociare il suo sguardo. - Non avete
idea di quanto sia potente quell'uomo.  pericoloso.
Charlotte si raddrizz. - Henry, dammi il Convocatore.
Henry distolse lo sguardo dalla parete e la fiss sbattendo le palpebre
confuso. - Ma, cara...
- Dammi il congegno! - ordin Charlotte. Odiava parlare in quel tono a
suo marito era come dare un calcio a un cucciolo. Ma a volte era
necessario.
L'espressione confusa non lasci il viso di Henry mentre si avvicinava
alla moglie e tirava fuori un oggetto dalla tasca della giacca. Era un
pezzo di metallo scuro e oblungo con sopra una serie di strani
quadranti.
Charlotte lo prese e lo agit davanti a Mortmain.  Questo  un
Convocatore. Mi consentir di convocare lEnclave  gli disse.  Nel giro
di tre minuti circonderanno la vostra casa. I Nephilim vi trascineranno
fuori da questa stanza urlante e scalciante. Vi sottoporranno alle pi
raffinate torture finch non sarete costretto a parlare. Sapete che cosa
succede a una persona quando gli si versa del sangue di demone negli
occhi?
Mortmain le gett unocchiata terrorizzate, ma non disse nulla.
- Vi prego di non mettermi alla prova, signor Mortmain.  Il congegno
in mano a Charlotte era scivoloso di sudore, ma la voce della donna era
controllata.  Mi dispiacerebbe vedervi morire.
- Coraggio, parlate!  sbott Henry.  Sul serio, non c bisogno di
arrivare a questo punto , signor Mortmain. State solo peggiorando le
cose.
Mortmain si copr la faccia con le mani. Aveva sempre voluto
incontrare dei veri Cacciatori, pens Charlotte guardandolo. E adesso li
aveva di fronte.
- De Quincey  disse l uomo daffari. Il nome di battesimo non lo so.
Per lAngelo! Charlotte espir lentamente, abbassando il congegno al
suo fianco.  De Quincey? Non pu essere
- Sapete  chi ?  domand Mortmain, con voce spenta.- B, non mi
stupisce.
-  a capo di un potente clan di vampiri qui a Londra  spieg
Charlotte quasi di malavoglia.  Un Nascosto molto influente, e un
alleato dellEnclave. Non posso immaginare che possa
-  il capo del club  disse Mortmain. Sembrava distrutto, e
leggermente grigio.  Tutti gli altri rispondono a lui.
- Il capo del club. Ha un appellativo?
Mortmain sembr leggermente sorpreso della domanda. - Magister.
Con la mano scossa solo da un lieve tremito, Charlotte fece scivolare il
congegno nella manica. - Grazie, signor Mortmain. Ci siete stato di
grande aiuto.
L'uomo la guard tra il risentito e l'esausto. - De Quincy scoprir che
ve l'ho detto. Mi far uccidere.
- L'Enclave provveder affinch non lo faccia. E noi terremo il vostro
nome fuori dalla faccenda. Non sapr mai che ci avete parlato.
- Davvero lo fareste? - replic Mortmain, in tono sommesso. - Per...
uno sciocco mondano?
- Nutro delle speranze su di voi, signor Mortmain. Sembrate esservi
reso conto di quanto fosse folle la vostra idea. L' Enclave vi terr
d'occhio... non solo per proteggervi, ma per far s che vi teniate lontano
dal Pandemonium Club e da organizzazioni simili. Per il vostro bene,
mi auguro che consideriate il nostro incontro un avvertimento.
Mortmain annu. Charlotte si avvi verso la porta seguita da Henry
l'aveva gi aperta e stava sulla soglia, quando l'uomo d'affari parl di
nuovo. - Erano semplici ingranaggi - disse piano. - Semplici ingranaggi.
Inoffensivi.
Fu Henry, con sorpresa di Charlotte, che rispose senza neanche girarsi.
-  vero, gli oggetti inanimati sono inoffensivi, signor Mortmain. Ma
non si pu dire lo stesso degli uomini che li usano.
Mortmain rimase in silenzio mentre i due Cacciatori uscivano dalla
stanza.
Pochi istanti pi tardi i due erano nella piazza e respiravano aria
fresca... per quanto potesse esserlo l'aria di Londra. Sar anche stata
impregnata di fumo di carbone e polvere, pens Charlotte, ma almeno
era priva della paura e della disperazione che aleggiava come una
nebbia nello studio di Mortmain.
Tirando fuori il congegno dalla manica, la donna lo porse al marito.
Mentre lui lo prendeva con espressione grave, disse: - Suppongo di
doverti chiedere che cos' questo oggetto, Henry.
- Qualcosa a cui sto lavorando. - Henry lo guard con affetto. - Un
congegno capace di percepire le energie demoniache. Volevo chiamarlo
"sensore". Non l'ho ancora messo in funzione, ma vedrai quando lo far!
- Sono sicura che sar magnifico.
Henry trasfer l'espressione affettuosa dal congegno alla moglie, cosa
che capitava di rado.
- Che colpo di genio, Charlotte! Fingere di poter convocare l'Enclave
cos su due piedi, solo per spaventarlo. Ma come facevi a sapere che
avevo con me un congegno adatto ai tuoi fini?
- Be', caro, ce l'avevi, no?
Henry assunse un' aria confusa. - Sei terrificante quanto magnifica, mia
cara.
- Grazie, Henry.
Sulla via del ritorno all'Istituto, le due ragazze rimasero in silenzio.
Jessamine guardava dal finestrino il caotico traffico londinese e
rifiutava di dire alcunch. Teneva l'ombrello in grembo,
apparentemente senza curarsi del fatto che il sangue che ne impregnava
il bordo le macchiasse la giacca di taffett. Quando entrarono nel cortile,
lasci che Thomas l'aiutasse a smontare dalla carrozza, quindi allung
la mano per stringere quella di Tessa.
Sorpresa da quel contatto, Tessa pot soltanto fissarla sbalordita. Le
dita tra le sue erano gelate.
- Svelta - disse Jessamine con aria impaziente, e tiro la sua compagna
verso il portone dell'Istituto, lasciando Thomas a guardarle mentre si
allontanavano.
Tessa si fece trascinare di sopra, nell'Istituto vero e proprio, e poi per
un lungo corridoio quasi identico a quello della sua stanza.
Jessamine indic una porta e ci spinse dentro Tessa, richiudendosela
alle spalle. - Voglio mostrarti una cosa.
Tessa si guard intorno. Era un'altra delle ampie stanze da letto di cui
l'Istituto sembrava abbondare. Quella di Jessamine, per, era stata
ammobiliata piuttosto secondo i suoi gusti. Sopra il rivestimento di
legno le pareti erano ricoperte da parati di seta rosa e il copriletto era
stampato a fiori. C'era anche un mobiletto bianco con sopra un servizio
da toletta dall'aria costosa: un porta anelli, un flacone di acqua di fiori,
una spazzola con il dorso d'argento e uno specchio.
- Hai una bella stanza - disse Tessa, pi nella speranza di calmare
l'evidente isteria dell'altra che perch lo pensasse davvero.
-  troppo piccola - disse Jessamine. - Ma vieni... vieni qui. - Gettando
l'ombrello insanguinato sul letto, attravers la stanza e and verso un
angolo accanto ,della finestra.
Tessa la segu, leggermente perplessa. Nell'angolo cera solo un alto
tavolo, e sul tavolo una casa di bambola. Non di quelle a due stanze
fatte di cartone che Tessa aveva avuto da bambina era invece la
magnifica riproduzione in miniatura di una vera casa londinese.
Quando Jessamine la tocc, Tessa vide la facciata aprirsi su minuscoli
cardini. Trattenne il fiato. C'erano bellissime piccole stanze con mobili
in miniatura. Tutto costruito in scala, dalle sedioline di legno munite di
cuscini ricamati alla stufa di ghisa nella cucina. C'erano anche piccole
bambole con la testa di porcellana e quadretti alle pareti.
- Questa era la mia casa. - Jessamine si inginocchi, mettendosi al
livello delle stanze in miniatura, e fece segno a Tessa di imitarla.
Tessa si inginocchi goffamente, cercando di non montare sulle gonne
dell' altra. - Vuoi dire che questa era la casa di bambola che avevi da
bambina?
- No. - Jessamine sembrava irritata. - Questa era la mia casa. Mio padre
la fece fare per me quando avevo sei anni.  costruita esattamente sul
modello di quella in cui vivevamo, a Curzon Street. - Tese un dito per
indicare. - Questa era la carta da parati che avevamo nella sala da
pranzo, e queste sono esattamente le sedie dello studio di mio padre.
Vedi?
Il tono della voce era cos intenso che Tessa fu sicura di dover vedere
qualcos'altro oltre a un giocattolo estremamente costoso con cui
Jessamine avrebbe dovuto smettere di giocare da molti anni. Non
sapeva proprio di cosa si potesse trattare. -  bellissima - disse alla fine.
- Vedi, questa in salotto  la mamma - disse Jessamine, toccando con
un dito una delle piccole bambole, che sobbalz nella sua poltrona di
peluche. - E qui nello studio c' pap che legge un libro. - Fece scivolare
la mano sulla figurina di porcellana. - E di sopra, nella stanza dei
bambini, c' la piccola Jessie. - Nella culla in miniatura c'era
effettivamente un'altra bambola, di cui era visibile solo la testa sopra il
minuscolo copriletto. - Pi tardi ceneranno qui, in sala da pranzo. E poi
mamma e pap siederanno in soggiorno davanti al fuoco. Certe sere
vanno a teatro, oppure a un ballo o a una cena. Jessamine aveva
abbassato la voce, quasi stesse recitando una litania che conosceva bene.
- E poi la mamma dar a pap il bacio della buonanotte, e andranno di
sopra nelle loro stanze, e dormiranno fino al mattino seguente. Non ci
saranno chiamate dell'Enclave a farli uscire nel cuore della notte per
combattere i demoni nelle tenebre. Nessuno lascer tracce di sangue in
casa. Nessuno si vedr staccare un braccio o un occhio da un lupo
mannaro, n dovr bere acqua santa per vanificare l'assalto di un
vampiro.
Oddio! pens Tessa.
Quasi potesse leggerle nel pensiero, Jessamine fece una smorfia. -
Quando la nostra casa  bruciata, non avevo nessun altro posto dove
andare, Non c'erano parenti che potessero accogliermi; tutti i familiari
di mamma e pap erano Cacciatori e non rivolgevano loro la parola da
quando avevano rotto con l'Enclave.  stato Henry a farmi
quell'ombrello. Lo sapevi? Pensavo che fosse piuttosto carino finch
non mi ha detto che la stoffa  orlata di elettro affilato come un rasoio. 
un'arma, in realt.
- Ci hai salvate - disse Tessa. - Oggi al parco. Io non ho idea di come si
combatta. Se tu non avessi fatto quello che hai fatto...
- Non avrei dovuto. - Jessamine fiss la casa di bambola, con occhi
vacui. - lo non voglio condurre questa vita, Tessa. Non voglio. Non
m'importa cosa dovr fare. Non voglio vivere cos. Preferisco la morte.
Allarmata, Tessa stava per dirle di non parlare a quel modo, quando la
porta si apr alle loro spalle.
Era  Sophie, con la crestina bianca e il lindo vestito scuro. Pos per un
attimo su Jessamine due occhi guardinghi, poi disse: - Signorina Tessa,
il signor Branwell desidera vedervi urgentemente nel suo studio. Dice
che importante.
Tessa si gir verso Jessamine, per chiederle se avrebbe potuto lasciarla
senza problemi, ma il viso della ragazza si era  chiuso come una porta.
La vulnerabilit e la rabbia erano scomparse; era tornata la maschera
gelida.
- Vai pure, se Henry ti vuole - disse Jessamine. Sono gi abbastanza
stanca di te, e sento che mi sta venendo il mal di testa. Sophie, poi torna
qui, ho bisogno che mi massaggi le tempie con l'acqua di Colonia.
Gli occhi di Sophie incrociarono quelli di Tessa attraverso la stanza,
con un lampo divertito. - Come desidera, signorina Jessamine.
...
.
...
7.
.
LA RAGAZZA MECCANICA.
.
Ma Egli muove impotenti pezzi del gioco.
Su questa scacchiera di notti e giorni.
Manovra di qua e di l, d scacco e uccide.
Ornar Khayyam, Le quartine.
.
Fuori dell'Istituto si era fatto buio. Mentre Sophie guidava Tessa gi
per una rampa di scale dopo l'altra, la sua lanterna proiettava strane
ombre danzanti sulle pareti. I gradini erano vecchi e consumati al
centro, dove erano stati calpestati da generazioni di piedi. Le pareti
erano di pietra ruvida, con finestrelle sistemate a intervalli regolari che
a un certo punto erano murate, suggerendo che erano ormai scese sotto
il livello del suolo.
- Stiamo per caso scendendo nella cripta della chiesa?  disse infine
Tessa, con i nervi a fior di pelle per l'oscurit e il silenzio.
Sophie ridacchi, e la luce della lanterna tremol sulle parati. - Lo era
una volta, prima che il signor Branwell la facesse trasformare in un
laboratorio. Sta sempre laggi ad armeggiare con i suoi giocattoli e i
suoi esperimenti. E manda in bestia la signora Branwell.
- E cosa fa? - Tessa fu l l per inciampare su un gradino irregolare e
dovette aggrapparsi per mantenere lequilibrio.
Sophie non parve farci caso. - Di tutto e di pi - rispose, e la sua voce
echeggi in maniera strana sulle pareti. - Inventa nuove armi,
equipaggiamenti protettivi per i Cacciatori. Ama i meccanismi a
orologeria e i congegni, quel genere di cose. A volte la signora Branwell
dice che il marito l'amerebbe di pi se ticchettasse come un orologio. -
La cameriera scoppi a ridere.
- Mi sembri affezionata a loro - osserv Tessa.
Sophie non disse nulla, ma la postura gi fiera della sua schiena
sembr irrigidirsi leggermente.
- Pi affezionata a loro che a Will, comunque - aggiunse Tessa,
sperando di addolcire con una battuta l'umore della ragazza.
- Lui... - Il disgusto era evidente nella voce di So phie. - Lui ... bel, lui 
un tipaccio, non trovate? Mi ricorda il figlio del mio ultimo padrone.
Era arrogante proprio come il signor Herondale. E qualsiasi cosa
volesse la otteneva, dal giorno in cui era nato. E se non la otteneva, be'...
- Sophie sollev quasi inconsciamente la mano e si tocc il lato del viso
deturpato dalla cicatrice che andava dalla bocca alla tempia.
- Che succedeva?
Ma la cameriera aveva recuperato i suoi modi bruschi. - Andava su
tutte le furie, ecco tutto. - Spostando la lanterna ardente da una mano
all'altra, Sophie scrut gi tra le fitte ombre. - Fate attenzione qui,
signorina. Verso il fondo la scala pu diventare terribilmente umida e
scivolosa.
Tessa si accost alla parete. La pietra era fredda contro la sua mano
nuda. - Pensate che sia perch Will  un Cacciatore? - domand. - E
loro... bel, loro si credono piuttosto superiori, no? Anche Jessamine...
- Ma il signor Carstairs non  cos. Lui  di tutt'altra pasta. E anche il
signore e la signora Branwell.
Prima che Tessa potesse dire qualcos'altro, si fermarono bruscamente ai
piedi della scala, di fronte a una pesante porta di quercia con una grata
di ferro attraverso cui si intravedevano solo ombre. Sophie allung la
mano verso la larga sbarra di metallo e la spinse gi con forza.
La porta si spalanc su un enorme spazio vivamente illuminato. Tessa
si avvide che quell'ambiente era proprio la cripta della chiesa che
originariamente sorgeva in quel sito. Tozzi pilastri sostenevano il
soffitto che spariva nell'oscurit. Il pavimento era fatto di grandi lastre
di pietra scurite dal tempo, su alcune delle quali erano state incise delle
parole. Tessa cap di trovarsi sulle lapidi, nonch sulle ossa, di coloro
che erano stati seppelliti nella cripta. Non c'erano finestre, ma la
luminosit provienente da diverse stregaluci si proiettava verso il basso
da sostegni di ottone fissati ai pilastri.
Nel centro della stanza c'erano alcuni grandi tavoli di legno, con i piani
ricoperti di tutti i generi di oggetti metallici: congegni e ingranaggi di
ottone e ferro che lanciavano foschi bagliori, lunghe stringhe di filo di
rame, becher di vetro pieni di liquidi di differente colore. Da alcuni di
essi si levavano fili di fumo o acri fragranze. L'aria aveva un odore
metallico, pungente, come prima di un temporale. Un tavolo era
completamente sommerso da armi le cui le lame scintillavano sotto le
stregaluci. C'era un'armatura di metallo a scaglie sottili, quasi finita,
appesa a un telaio di fil di ferro accanto a un gran tavolo di pietra la cui
superficie era nascosta da un mucchio bitorzoluto di spesse coperte di
lana.
- Dietro il tavolo c'era Henry. Stava mostrando a Charlotte, seduta
accanto a lui, qualcosa che teneva in mano - una ruota di rame, forse un
meccanismo - e le parlava a bassa voce. Sopra i vestiti indossava una
comoda blusa di tela, una specie di camiciotto da pescatore, macchiato
di sporcizia e di un liquido scuro. Ma ci che pi colp Tessa fu la
padronanza con cui l'uomo parlava a Charlotte.
Non c'era traccia del solito imbarazzo. Henry sembrava sicuro di s,
diretto, e i suoi occhi nocciola, quando li alz per guardare Tessa, erano
chiari e fermi. - Tessa! Dunque Sophie ti ha accompagnato quaggi, eh?
 stata bravissima.
- Oh, s, lei... - cominci Tessa dandosi un'occhiata alle spalle, ma
Sophie non c'era. Dopo che si erano fermate davanti alla porta doveva
essersi girata e aver risalito la scala in silenzio. Si sent sciocca per non
essersene accorta. - Mi ha accompagnato. Ha detto che volevate
vedermi.
- Proprio cos. - Henry annu. - Forse abbiamo bisogno del tuo aiuto. -
Le fece segno di avvicinarsi al tavolo dov' erano seduti lui e Charlotte.
Nel farlo, Tessa vide che il viso della donna era pallido e tirato, gli
occhi marroni velati.
Charlotte guard Tessa, si morse il labbro e abbass lo sguardo sul
tavolo, dove la stoffa ammucchiata... si mosse.
Tessa sbatt le palpebre. Se l'era immaginato? Ma no, c'era stato un
movimento appena accennato... e adesso che era pi vicina vide che
quanto stava sul tavolo non era tanto un mucchio di stoffa, quanto della
stoffa che ricopriva qualcosa... qualcosa che aveva pi o meno le
dimensioni e la forma di un corpo umano. Si ferm di colpo quando
Henry prese un angolo della stoffa e la tir via, rivelando cosa
nascondeva.
Colta da un improvviso capogiro, Tessa allung la mano per reggersi
al bordo del tavolo. - Miranda...
La ragazza giaceva supina sul tavolo, con le braccia aperte e i capelli di
un castano opaco sparsi intorno alle spalle. Gli occhi che avevano tanto
irritato Tessa erano spariti; nel viso bianco si aprivano due orbite nere.
Il vestito da pochi soldi era stato tagliato sul davanti per denudare il
torace.
Tessa fece una smorfia e distolse lo sguardo... poi torn a guardare,
incredula. Sebbene il petto di Miranda fosse stato aperto e la pelle tirata
ai lati come la buccia di unarancia, non cera n carne nuda n sangue.
Sotto la grottesca mutilazione scintillava qualcosa di luccicante. Metallo?
Tessa avanz finch non si ritrov dallaltra parte del tavolo. Dove
avrebbero dovuto esserci sangue, carne lacerata e mutilazioni cerano
solo due strati di pelle bianca ripiegata, e sotto di essi un carapace di
metallo. Il torace era formato da fogli di rame incastrati in maniera com-
plicata che scendevano armoniosamente verso una doppia gabbia di
rame e ottone flessibile che costituiva la vita di Miranda. In mezzo al
petto della ragazza mancava un quadrato di rame allincirca delle
dimensioni del palmo di Tessa. Al suo posto cera uno spazio vuoto.
- Tessa. - La voce di Charlotte era dolce ma insistente - Will e Jem
hanno trovato questo... questo corpo nella casa in cui eri tenuta
prigioniera. La casa era completamente vuota a eccezione di lei; era
stata lasciata in una stanza, da sola.
Tessa, continuando a fissare affascinata il tavolo, annu. -  Miranda.
La cameriera delle Sorelle Oscure.
- Sai nulla di lei? Chi potrebbe essere? La sua storia? No. Non parlava
quasi mai, e quando lo faceva si limitava a ripetere ci che avevano
detto le Sorelle Oscure.
Henry agganci un dito al labbro inferiore di Miranda e lo tir verso il
basso per aprirle la bocca. - Ha una rudimentale lingua di metallo, ma
in realt la sua bocca non  stata costruita per parlare o consumare cibo.
Non ha l'esofago, e neppure stomaco, credo. La bocca termina in una
lamina metallica dietro i denti. - Le gir la testa da un lato all'altro,
socchiudendo gli occhi.
- Ma che cos? - chiese Tessa. - Una sorta di Nascosto, o di demone?
- No. - Henry lasci la mandibola di Miranda. - Non  affatto una
creatura vivente.  un automa. Una creatura meccanica fatta per avere le
movenze e l'aspetto di un essere umano. Leonardo da Vinci ne disegn
una. Si trova tra i suoi disegni... una creatura meccanica capace di
sedere eretta, camminare e girare la testa. Fu il primo a ipotizzare che
gli esseri umani siano solo macchine complesse, che le nostre parti
interne siano come ingranaggi, pistoni e camme fatti di muscoli e carne.
Dunque perch non sostituirli con rame e ferro? Perch non costruire
una persona? Ma questo... Jaquet-Droz e Mail. lardet' non se lo sarebbero
mai sognato. Un vero automa biomeccanico capace di muoversi e
orientarsi autonoma. mente, rivestito di pelle umana. - A Henry
brillarono gli occhi. -  bello.
- Henry. - La voce di Charlotte era tesa. - La pelle che stai ammirando...
 venuta da qualche parte.
L'uomo si pass il dorso della mano sulla fronte, men tre la scintilla nei
suoi occhi si smorzava. - Gi... i corpi nella cantina.
- I Fratelli Silenti li hanno esaminati. A quasi tutti mancano degli
organi... il cuore, il fegato. Ad alcuni mancano ossa e cartilagini, perfino
i capelli. Possiamo solo supporre che le Sorelle Oscure li raccogliessero
per ricavarne parti utili a costruire le loro creature meccaniche Creature
come Miranda.
- E il cocchiere - disse Tessa. - Credo che fosse anche lui una creatura
meccanica. Ma perch qualcuno dovrebbe voler fare una cosa simile?
- C' dell'altro - rivel Charlotte. - Gli strumenti meccanici nella
cantina delle Sorelle Oscure sono stati fabbricati dalla Mortmain and
Company. La societ per cui lavorava tuo fratello.
- Mortmain! - Tessa stacc lo sguardo dalla ragazza sul tavolo. - Siete
andati a trovarlo, non  vero? Che cosa  ha detto di Nate?
Charlotte lanci uno sguardo a Henry e parve esitare un attimo.
Tessa conosceva quello sguardo. Era del tipo che la gente si
scambia quando si prepara a mentire insieme. Il tipo di sguardo che lei
e Nathaniel si scambiavano una volta, quando  nascondevano qualcosa
alla zia Harriet. - Mi state nascondendo qualcosa- disse. - Dov' mio
fratello? Mortmain ne sa qualcosa?
Charlotte sospir. - Mortmain  profondamente coinvolto nel
mondo dell'occulto.  membro del Pandemonio Club, che a quanto pare
 diretto da Nascosti.
- Ma cos'ha a che fare tutto ci con mio fratello?
- Tuo fratello ha scoperto l'esistenza del club e ne  rimasto affascinato.
 andato a lavorare per un vampiro di nome de Quincey. Un Nascosto
molto influente. In effetti  lui il capo del club. - Charlotte sembrava
profondamente disgustata. - Pare che a quell'incarico corrisponda un
titolo.
Sentendosi di nuovo girare la testa, Tessa punt una mano contro
il bordo del tavolo. - Magister?
Charlotte guard il marito.
Henry aveva la mano nel torace di Miranda. La infil ancora di
pi e ne estrasse un cuore... un cuore umano e carnoso, ma duro e
scintillante come se fosse stato verniciato. Era avvolto in fili di rame e
d'argento. A brevi intervalli dava un colpo fiacco. In un modo o
nellaltro batteva ancora. - Vuoi tenerlo? - chiese a Tessa. - Devi stare
attenta. Questi tubicini di rame si snodano attraverso il corpo della
creatura trasportando olio e altri liquidi infiammabili. Non li ho ancora
identificati tutti.
Tessa scosse la testa.
- Benissimo. - Henry sembrava deluso. - C'era qualcosa che volevo
mostrarvi. Se volete guardare un po' qui.. - Si rigir con cautela il cuore
tra le lunghe dita, rivelando un pannello di metallo sul lato opposto. Sul
pannello era incisa una sigla: una grande Q con una piccola D
all'interno.
- Il marchio di de Quincey - disse Charlotte. Era pallida. - L'ho gi
visto nella corrispondenza ricevuta da lui.  sempre stato alleato
dell'Enclave, o cos credevo. Era presente quando furono firmati gli
Accordi.  un uomo potente; controlla i Figli della Notte, nella parte
ovest della citt. Mortmain dice che de Quincey ha comprato da lui
delle componenti meccaniche, e questo sembrerebbe confermarlo. A
quanto pare, Tessa, non eri l'unica cosa destinata al Magister in casa
delle Sorelle Oscure. Lo erano anche questi automi.
- Se questo vampiro  il Magister, allora  colui che ha ordinato alle
Sorelle Oscure di catturarmi e che ha costretto Nate a scrivermi quella
lettera - disse Tessa. Deve sapere dove si trova mio fratello.
Charlotte accenn un sorriso. - Non pensi proprio ad altro, eh?
La ragazza replic in tono duro: - Non pensare che non mi interessi
sapere cosa vuole da me il Magister. Perch mi ha fatto catturare e
addestrare. Come mai sapeva del la mia... della mia dote. E non pensare
che io non voglia vendicarmi. - Tessa fece un respiro spezzato. - Ma mio
fratello  tutto quello che ho. Devo trovarlo.
- Lo troveremo - promise Charlotte. - In qualche modo, tutte queste
cose - le Sorelle Oscure, tuo fratello, la tua dote e il coinvolgimento di
de Quincey - si incastrano come in un puzzle.  solo che non abbiamo
ancora trovato tutti i pezzi mancanti.
- Spero di trovarli presto - disse Henry, gettando uno sguardo triste al
corpo sul tavolo. - Cosa pu farsene un vampiro di un mucchio di gente
semimeccanica? Nulla di lutto ci ha senso.
- Non ancora - ribatt Charlotte, con espressione risoluta. - Ma lo avr.
Henry rimase nel suo laboratorio anche dopo che Charlotte ebbe
annunciato che era tempo di tornare di sopra per la cena. Ribadendo
che le avrebbe raggiunte entro cinque minuti, fece loro un cenno
distratto mentre la moglia scuoteva la testa.
- Il laboratorio di Henry... non ho mai visto niente genere - disse Tessa
quando erano a met della scale. Era gi senza fiato, mentre Charlotte
avanzava con andatura regolare e decisa e sembrava che non si sarebbe
mai stancata.
- S. - La donna annu, con voce un po' triste. - Henry ci
passerebbe tutto il giorno e tutta la notte, se glielo permetessi
Se glielo permettessi.
Quelle parole sorpresero Tessa. Era il marito a decidere cosa fosse
o meno permesso, e come dovesse essere gestita la casa. O no? Il dovere
della moglie era semplicemente esaudire i suoi desideri e fornirgli un
rifugio calmo e I stabile dal caos del mondo. Un posto in cui potersi riti-
rare. Ma l'Istituto non lo era di certo. Era in parte casa, in parte collegio
e in parte base di combattimento. E ne era responsabile chiunque, ma
non Henry.
Con un'esclamazione di sorpresa, Charlotte si ferm di colpo un
gradino sopra Tessa. - Jessamine! Cos' successo?
Tessa alz lo sguardo. In cima alle scale c'era Jessaminc, incorniciata
dal telaio della porta aperta. Indossava ancora il suo abito da giorno ma
i capelli, ora arricciati con cura, erano stati chiaramente sistemati per la
notte, senza dubbio dalla sempre paziente Sophie.
-  Will - disse Jessamine. Aveva un'aria terribilmente imbronciata. -
Sta facendo il buffone in sala da pranzo
- E che differenza c' rispetto a quando succede in biblioteca, in
armeria o in qualsiasi altro posto in cui lo fa di solito? - replic
Charlotte.
- Be', in sala da pranzo dobbiamo mangiare - disse Jessamine, come se
fosse ovvio. - Si gir e si mise a correre lungo il corridoio, voltandosi
per essere sicura che Tessa e Charlotte la seguissero.
Tessa non pot fare a meno di sorridere. -  un po' come se fossero
i tuoi figli, vero?
Charlotte sospir. - S. In tutto tranne che per l'affetto che
dovrebbero dimostrarmi, suppongo.
Tessa non ebbe la prontezza di spirito di dire nulla.
Charlotte disse di avere delle faccende da sbrigare in soggiorno prima
di cena, perci Tessa si avvi da sola verso la sala da pranzo. Una volta
arrivata - piuttosto fiera di s per non aver perso la strada - trov Will in
piedi su una delle credenze, intento ad armeggiare con qualcosa che
pendeva dal soffitto.
Jem era seduto su una sedia e lo osservava con espressione dubbiosa. -
Se si rompe, ben ti sta - comment, poi si volt. - Buonasera, Tessa -
disse alla ragazza, sorridendo. - Ho appeso il lampadario storto, e Will
sta cercando di raddrizzarlo.
Tessa non vedeva nulla che non andasse nel lampadario.
E in quel momento Jessamine entr a grandi passi nella stanza e
fulmin Will con lo sguardo. - Ma guarda un p! Non puoi farlo fare a
Thomas? Un gentiluomo non deve...
-  sangue quello che hai sulla manica, Jessie? - Chiese Will,
abbassando lo sguardo.
Jessamine impietr. Senza aggiungere altro gir i tacchi e and al capo
opposto della tavola, si sedette e guardo davanti a s con aria gelida.
-  successo qualcosa mentre tu e Jessamine eravate fuori? - chiese Jem,
con aria sinceramente preoccupata.
Tessa scorse qualcosa di verde scintillargli alla base del collo. - No.
Niente... - rispose, vedendo che Jessamine la fissava quasi in preda al
panico.
- Ce l'ho fatta! - Henry entr nella stanza con aria trionfante,
brandendo qualcosa in mano. Sembrava un tubo di rame con un
pulsante nero su un lato. - Scommetto che non me ne credevate capace,
eh?
Will rinunci ai suoi sforzi con il candeliere e gli lanci uno sguardo
torvo. - Nessuno di noi ha la pi pallida idea di cosa tu stia parlando.
Lo sai, vero?
Sono finalmente riuscito a far funzionare il mio Fosforo. - Con un
sorriso carico di orgoglio, Henry agit l'oggetto. - Funziona in base al
principio della stregaluce, ma  cinque volte pi potente. Basta premere
il pulsante per vedere una vampata di luce quale non vi siete mai
sognati.
Cal il silenzio.
- Dunque  una stregaluce molto, molto luminosa? disse infine Will.
Henry annu. - Esattamente.
- E serve a qualcosa? - chiese Jem. - Dopotutto, la stregaluce serve solo
a illuminare. Non ha nulla di pericoloso...
Aspetta di vederlo! - replic Henry. Sollev l'oggetto. -  Guardate.
Will fece per obiettare, ma troppo tardi. Henry aveva gi premuto il
pulsante.
Ci fu un'accecante fiammata di luce e un sibilo, e In stanza piomb
nell'oscurit. Tessa strill, sorpresa, e Jem rise piano.
- Sono diventato cieco? - Dall'oscurit si lev la voce di Will, venata di
noia. - Non la prender affatto bene se mi hai accecato, Henry.
- No. - Henry sembrava preoccupato. - No, sembra che il Fosforo
abbia... b, che abbia fatto spegnere tutte le luci della stanza.
- E non avrebbe dovuto? - domand Jem nel suo solito tono mite.
- Ehm... no.
Will mormor qualcosa sottovoce. Tessa non sent bene, ma era quasi
sicura di avere colto le parole "Henry" e "idiota". Un attimo dopo
risuon un gran	fracasso.
Poi un grido allarmato. - Will!
Una luce vivida riemp la stanza, costringendo Tessa a sbattere
ripetutamente le palpebre.
Charlotte stava sulla soglia con una stregaluce in mano, e Will era steso
a terra ai suoi piedi in un caos di stoviglie rotte cadute dalla credenza.
- Cosa diavolo...?
- Stavo provando a raddrizzare il lampadario - disse Will,
mettendosi a sedere e spazzolandosi via i frammenti di porcellana dalla
camicia.
- Avrebbe potuto farlo Thomas. E adesso hai distrutto met dei
piatti.
- E devo ringraziare quell'idiota di tuo marito per questo. - Will si tast
il corpo. - Penso di essermi rotto qualcosa. Il dolore  davvero
lancinante.
- A me sembri tutto intero - replic Charlotte in tono pietoso. -
Alzati. Suppongo che questa sera la nostra cena sar illuminata dalle
stregaluci.
Jessamine, a capotavola, sbuff. Era il primo rumore che faceva da
quando Will le aveva chiesto del sangue sulla giacca. - Io odio le
stregaluci. Danno alla mia pelle, un colorito verde limone.
Nonostante il colorito verde limone di Jessamine, Tessa scopr di
trovare gradevoli le stregaluci. Gettavano un bagliore soffuso su ogni
cosa e rendevano romantici e misteriosi perfino i piselli e le cipolle.
Mentre imburrava un pallino con un massiccio coltello d'argento, la
ragazza non pot fare a meno di pensare al piccolo appartamento di
Manhattan dove, con suo fratello e sua zia, aveva consumato misere
cene intorno a un semplice tavolo di abete, alla luce di poche candele.
La zia Harriet era sempre stata attenta a tenere ogni cosa immacolata,
dalle tendine bianche di pizzo allo scintillante bollitore di rame. Aveva
sempre detto che meno si aveva pi attenti si doveve stare a tutto ci
che si aveva. Tessa si chiese se i Cacciatori si attenessero a quella regola.
Charlotte e Henry stavano raccontando cosa avevano saputo da
Mortmain; Jem e Will ascoltavano attentamente, mentre Jessamine
guardava annoiata fuori dalla finestra.
Jem sembrava interessato soprattutto alla descrizione della casa, con i
suoi oggetti provenienti da tutto il mondo - Ve l'avevo detto:  un taipan.
Si credono tutti chiss chi. Al di sopra della legge.
Charlotte annu. - Aveva il modo di fare di chi  abituato a essere
ascoltato. Gli uomini cos sono spesso facili bersagli per coloro che
vogliono attirarli nel Mondo dell' Ombre. Sono abituati ad avere potere
e ad aspettarsi di essere capaci di procurarsene dell'altro facilmente a
poco prezzo. Non hanno idea di quanto sia alto il prezzo del potere nel
Mondo Invisibile. - Si gir con espressione arcigna verso Will e
Jessamine, che sembra vano discutere su qualcosa in tono stizzoso. -
Che cosa avete voi due?
Tessa ne approfitt per girarsi verso Jem, che sedeva alla sua destra. -
Shanghai... - disse sottovoce. - Suona cos affascinante. Mi piacerebbe
visitarla. Ho sempre desiderato viaggiare. - Quando Jem le sorrise,
scorse di nuovo il bagliore sul suo collo. Era un ciondolo intagliato in
una pietra verde opaca.
- E ora l'hai fatto - disse il ragazzo. - Sei qui, no?
- Finora avevo viaggiato solo sui libri. So che sembra sciocco, ma...
Jessamine li interruppe sbattendo la forchetta sulla tavola. - Charlotte,
ordina a Will di lasciarmi in pace disse con voce stridula
Will era appoggiato allo schienale della sedia, con un balenio negli
occhi azzurri. - Se spiegasse come mai ha del sangue sui vestiti, la
lascerei in pace. Fammi indovinare, Jessie. Nel parco ti sei imbattuta in
una povera donna che aveva la sfortuna di indossare un abito che
strideva con il tuo, perci le hai tagliato la gola con quel tuo piccolo
ombrello ingegnoso. Ho azzeccato?
Jessamine digrign i denti. - Sei ridicolo.
-  vero, sai - conferm Charlotte.
- Voglio dire, io sono vestita di blu. E il blu sta bene con tutto -
continu Jessamine. - Cosa che, a dire il vero, dovresti sapere. Sei
abbastanza vanitoso, quanto a vestiti.
- Il blu non sta bene con tutto - ribatt Will.  Per esempio, non sta
bene con il rosso.
- Io ho un panciotto a righe rosse e blu  intervenne Henry,
allungando una mano verso i piselli.
- Be', se questa non  la prova provata che quei due colori non si
dovrebbero mai vedere abbinati sotto il cielo, non so cos.
- Will, non parlare cos a Henry - disse Charlotte in tono secco. -
Henry...
- Si ?
Charlotte sospir. - Stai mettendo i piselli nel piatto di Jessamine
invece che nel tuo. Fai attenzione, caro.
Mentre Henry abbassava lo sguardo, sorpreso, la porta della  sala da
pranzo si apr ed entr Sophie. Aveva la testa china, gli scuri capelli
scintillanti. Quando si pieg per sussurrare qualcosa a Charlotte, la
stregaluce le illumin violentemente il viso, facendo risaltare con un ba-
gliore argenteo la cicatrice sulla pelle.
Un'espressione di sollievo si dipinse sul viso di Char1otte. Un attimo
dopo era in piedi e attraversava la stanza di corsa, fermandosi solo un
istante per sfiorare la spalla a Henry.
Jessamine spalanc gli occhi. - Dove va?
WiIl guard Sophie, lasciando scivolare lo sguardo su di lei in quel
modo fastidioso che - Tessa lo sapeva - dava limpre pressione di
sentirsi passare le dita sulla pelle. - Davvero, Sophie. Dov' andata?
Sophie gli lanci uno sguardo velenoso. - Se la signora Branwell avesse
voluto che lo sapeste, sono certa che lavrebbe comunicato lei stessa. - E
corse fuori dalla stanza, dietro Charlotte.
Henry, messi gi i piselli, cerc di fare un sorriso gioviale. - Bene,
allora... Di cosa stavamo discutendo?
Lascia stare - disse Will - Vogliamo sapere dov' andata Charlotte.
 successo qualcosa?
No - rispose Henry. - Voglio dire, non credo...- Facendo girare lo
sguardo sui commensali, vide quattro paia di occhi fissi su di lui e
sospir. - Charlotte non mi dice sempre quello che fa. Lo sapete. -
Accenn un sorriso amaro.  In realt, non posso biasimarla. Non pu
certo contare sul mio buonsenso.
Tessa avrebbe voluto dirgli qualche parola per consolarlo. Henry
aveva qualcosa che le ricordava Nate quando era pi giovane: goffo,
imbarazzato e vulnerabile. Sollev istintivamente la mano verso
l'angelo che portava al collo per farsi confortare dal suo regolare
ticchettio.
Henry la guard. - Quell'oggetto meccanico che porti al collo...
potrei vederlo un attimo?
Tessa esit, poi annu. Sganci il fermaglio della collanina, sfil
l'angelo e glielo porse.
-  davvero un bell'oggetto - disse Henry, girandoselo tra le mani. -
Dove l'hai preso?
- Era di mia madre.
- Sembra una specie di talismano. Ti dispiacerebbe se lo
esaminassi in laboratorio?
- Oh... - Tessa non pot nascondere la propria ansia. - Be', purch lo
maneggi con grande cautela.  tutto quello che mi rimane di mia madre.
Se si rompesse.
- Henry non lo romper n lo dannegger - la rassicur Jem. - 
davvero molto bravo in questo genere di cose.
-  vero - conferm Henry in tono cos modesto e indifferente da non
risultare per niente presuntuoso. Te lo render intatto.
- Be'... - Tessa esitava, dubbiosa.
- Non vedo proprio perch fare tante storie - disse Jessamine, con
aria annoiata. - Non  mica tempestato di diamanti.
- Alcune persone considerano i sentimenti pi preziosi dei
diamanti, Jessamine. - Era Charlotte, in piedi sulla soglia. Sembrava
turbata. - C' qualcuno che vuole parlarti, Tessa.
- Parlarmi? - chiese Tessa, dimenticando per un attimo l'angelo
meccanico.
- Be', chi ? - domand Will. - Devi proprio tenerci sulle spine?
Char1otte sospir. - Lady Belcourt.  di sotto. Nel Rifugio.
- A questa ora? - replic Will, accigliato. -  successo qualcosa?
- Lho contattata io, poco prima di cena. A proposito di de Quincey -
spieg Charlotte. - Speravo che avesse delle informazioni, e ce l'ha, ma
insiste nel vedere prima Tessa. Sembra che, nonostante tutte le nostre
precauzioni, nel Mondo Invisibile siano circolate voci su di lei e Lady
Belcourt ... interessata.
Tessa mise gi rumorosamente la forchetta.  Interessata a cosa? - Gir
lo sguardo sui commensali, rendendosi conto che quattro paia di occhi
erano fissi su di lei. - Chi  Lady Belcourt? - Non avendo ricevuto
risposta, si rivolse a Jem come alla persona pi probabile da cui ottenere
una spiegazione. -  una Cacciatrice?
-  una vampira - rispose Jem. - Un'informatrice, in realt. Passa
informazioni a Charlotte e ci tiene al corrente di quanto succede nella
comunit dei Figli della Notte.
- Non devi parlarle se non vuoi, Tessa - disse Charlotte. - Posso
mandarla via.
- No. Tessa spinse via il piatto. - Se  ben informata su de Quincey, pu
darsi che sappia qualcosa anche su Nate. Non posso rischiare che venga
mandata via se pu avere delle informazioni. Vado.
- Non vuoi neanche sapere che cosa vuole da te?  chiese Will.
Tessa gli rivolse uno sguardo attento. La stregaluce rendeva la pelle
del ragazzo pi pallida, gli occhi di un azzurro pi intenso: avevano il
colore delle acque dell' Atlantico del Nord, dove il ghiaccio galleggiava
sulla superficie blu-nera come neve che si attacchi al vetro scuro di una
finestra.  A parte le sorelle Oscure, non ho mai incontrato altri Nascosti
 disse la ragazza.  Credo credo che mi piacerebbe farlo.
- Tessa- cominci Jem.
Ma lei si era gi alzata. Senza girarsi a guardare nessuna delle persone
sedute a tavola, usc svelta dalla stanza seguendo Charlotte.
...
.
...
8.
.
CAMILLE.
.
I  frutti avvizziscono, il'bacio muore e il tempo scorre;
Tu ti nutri di un perpetuo alito,
E vivi dopo infiniti cambiamenti
Ed esci fresca dai baci della morte;
Di languori riaccesi e rianimati,
Di delizie sterili e impure,
Di cose mostruose e infeconde sei la pallida.
E velenosa regina.
Algernon Charles Swinburne, Dolores.
.
Tessa era solo a met del corridoio quando fu raggiunta da Will e Jem,
che le si affiancarono.
- Non avrai pensato sul serio che non ti avremmo accompagnato, vero?
- chiese Will, sollevando la mano e facendosi ardere la stregaluce tra le
dita, illuminando a giorno il corridoio.
Charlotte, che avanzava veloce davanti a loro, si gir e si  rabbui,
ma non disse nulla.
- So che tu non riesci proprio a farti i fatti tuoi - replic Tessa,
guardando dritta davanti a s. - Ma avevo unopinione migliore di Jem.
- Dove va Will vado io - disse Jem in tono allegro. - E poi, sono
curioso quanto lui.
- Non mi sembra affatto una cosa di cui vantarsi. Ma dove stiamo
andando? - chiese Tessa spaventata quando, raggiunta l'estremit del
corridoio, svoltarono a sinistra. Un altro corridoio si stendeva in
un'ombra inquietante. - Abbiamo girato dalla parte sbagliata?
- La pazienza  una virt, signorina Gray - disse Will.
Avevano raggiunto un lungo passaggio che scendeva in ripida
pendenza. Le pareti erano prive sia di arazzi sia di torce, e l'oscurit che
vi regnava fece capire a Tessa perch Will avesse portato con s la
stregaluce.
- Questo corridoio conduce al Rifugio - spieg Charlotte. -  l'unica
parte dell'Istituto che non si trovi su terra consacrata.  l che
incontriamo coloro che, per una qualsiasi ragione, non possono
calpestarla: quelli che sono vittime di maledizioni, vampiri e simili.
Spesso  anche il luogo in cui scegliamo di dare asilo a Nascosti
minacciati da demoni o da altri abitanti del Mondo delle Ombre. Per
questa ragione, sulle porte sono state collocate numerose protezioni, ed
 difficile entrare o uscire dalla stanza senza possederne la chiave, o uno
stilo.
-  una maledizione essere un vampiro? - chiese Tessa.
Charlotte scosse la testa. - No. Pensiamo che sia unii sorta di malattia
demoniaca. La maggior parte delle malattie che colpiscono i demoni
non sono trasmissibili agli esseri umani, ma in alcuni casi, di solito
attraverso un morso o un graffio, il contagio pu avvenire. Vampirismo.
Licantropia...
- Sifilide demoniaca - la interruppe Will.
- Will, non esistono cose come la sifilide demoniaca e tu lo sai - replic
Charlotte. - Dunque, dov'ero rimasta?
- Al fatto che essere un vampiro non  una maledizione, ma una
malattia - le ricord Tessa. - Ma i vampiri non possono comunque
calpestare la terra consacrata. Significa che sono dannati?
- Dipende da ci in cui credi - rispose Jem. - E se, in generale, credi
nella dannazione.
- Ma voi date la caccia ai demoni. Dovete credere nella dannazione!
- Io credo nel bene e nel male - disse Jem. - E credo che l'anima sia
immortale. Ma non credo nel pozzo di fuoco o, nei forconi o nel
tormento eterno. Non credo che si possa indurre al bene con le minacce.
Tessa guard Will. - E tu? In cosa credi?
- Pulvis et umbra sumus - recit Will senza guardarla.- Credo che siamo
polvere e ombra. Cos'altro c'?
- In qualunque cosa tu creda, per favore non far capire a Lady
Belcourt che la consideri una dannata  disse Charlotte. Si era fermata
nel punto in cui il corridoio terminava con un'alta porta di ferro a due
battenti, su ognuno dei quali era inciso un curioso simbolo che assomi-
gliava a due paia di C dorso contro dorso. Si gir e guard i suoi tre
compagni. - Si  offerta molto gentilmente di aiutarci, ed  inutile
insultarla. Questo vale soprattutto per te, Will. Se non potrai essere
educato, ti mander fuori dal Rifugio. Jem, confido nel fatto che mostri
il tuo lato affascinante. Quanto a te, Tessa... - Charlotte volse i suoi occhi
seri e gentili verso di lei. - Cerca di non essere spaventata. -Estrasse una
chiave di ferro da una tasca del vestito e la infil nella serratura.
L'impugnatura della chiave aveva la forma di un angelo con le ali
aperte, che brillarono brevemente quando Charlotte gir la chiave.
La porta si spalanc. La stanza a cui conduceva sembrava una camera
blindata. Non c'erano finestre n porte, eccettuata quella da cui erano
entrati. Enormi pilastri di pietra sostenevano il soffitto parzialmente in
ombra, illuminato da una fila di candelabri. Tutt'intorno ai pilastri
erano intagliate spirali e volute di rune disposte a formare disegni
complicati che facevano andare insieme la vista. Alle e pareti erano
appesi grandi arazzi, ognuno ritagliato nella sagoma di una singola
runa. C'era inoltre un grande specchio dalla cornice dorata, che faceva
apparire la stanza due volte pi grande. Al suo centro era collocata una
massiccia fontana di pietra dalla base circolare, con in mezzo la statua
di un angelo dalle ali ripiegate. Fiumi di lacrime sgorgavano dai suoi
occhi e gocciolava no nella vasca sottostante.
Accanto alla fontana, tra due dei massicci pilastri, c'erano alcune sedie
rivestite di velluto nero. La donna seduta sulla sedia pi alta era snella e
maestosa. Indossava un abito di un ricco velluto rosso e un cappello
inclinato in avanti su cui stava in equilibrio una grande piuma nera. La
pelle bianco ghiaccio si gonfiava dolcemente al di sopra del busto, ma il
petto non si alzava n si abbassava al ritmo del respiro. Una fila di
rubini circondava il collo come una cicatrice. I folti capelli biondo chiaro
erano raccolti in delicati, algidi riccioli intorno alla nuca; gli occhi di un
verde luminoso brillavano come quelli dei gatti.
Tessa trattenne il fiato. Dunque i Nascosti potevano essere belli!
- Spegni la tua stregaluce, Will - disse sottovoce  Charlotte, quindi
corse a dare il benvenuto all'ospite.  stato gentile da parte vostra
attenderci, baronessa. Spero che abbiate trovato il Rifugio abbastanza
confortevole per i vostri gusti.
- Come sempre, Charlotte. - Lady Belcourt sembrava annoiata. Aveva
un lieve accento che Tessa non riusc a identificare.
- Lady Belcourt. Vi prego, lasciate che vi presenti la signorina Theresa
Gray. - Charlotte indic Tessa che, non sapendo cos'altro fare, chin
educatamente il capo. Cercava di ricordare come ci si rivolgesse alle
baronessa. Le sembrava dipendesse dal fatto che fossero o meno
sposate a un barone, ma non riusciva a ricordarlo esattamente. - Al suo
fianco c' il signor James Carstairs, uno dei nostri giovani Cacciatori, e
con lui c'...
Ma gli occhi verdi di Lady Belcourt si erano gi posati su Will.-
William Herondale - disse, e sorrise. Tessa si irrigid, ma i denti della
vampira sembravano assolutamente normali; nessun segno di zanne
acuminate. - Siete venuto a salutarmi!
- Vi conoscete? - Charlotte sembrava stupita.
- William mi ha vinto venti sterline giocando a carte - disse Lady
Belcourt mentre il suo sguardo verde indugiava sul ragazzo in un modo
che fece formicolare il collo di Tessa. - Qualche settimana fa, in una
bisca del Mondo Invisibile gestita dal Pandemonium Club.
- Davvero? - Charlotte guard Will.
Il ragazzo fece spallucce. - Rientrava nelle indagini. Mi ero travestito
come uno di quegli sciocchi mondani che frequentano il locale per
sprofondare nel vizio - spieg Will. - Se mi fossi rifiutato di giocare,
avrei suscitato sospetti.
Charlotte assunse un'espressione severa. - Ci nondimeno, Will, il
denaro che hai vinto era una prova. Avresti dovuto consegnarlo
all'Enclave.
- L'ho speso in gin.
- Will!
Di nuovo, il ragazzo fece spallucce. - I proventi del vizio sono una
gravosa responsabilit.
- Che stranamente sembri capace di assumerti - osserv Jem, con
un balenio divertito negli occhi argentei.
Charlotte alz le mani. - Mi occuper di te pi tardi, William.
Lady Belcourt, devo intendere che siete anche voi membro del
Pandemonium Club?
La vampira fece una smorfia inorridita. - Certo che no. Quella sera ero
alla bisca perch un mio amico stregone sperava di vincere un po' di
denaro facile alle carte. Le iniziative del club sono aperte a quasi tutti i
Nascosti. Ai membri piace che ci facciamo vedere; fa impressione sui
mondani e fa loro allargare le borse. So che l'impresa
 gestita da Nascosti, ma non avrei mai voluto essere una  di loro. Tutta
la faccenda  talmente dc1ass.
- De Quincey  un membro - disse Charlotte, e in fondo ai suoi grandi
occhi marroni Tessa scorse la luce della sua intelligenza vivace. - In
effetti, mi  stato riferito che  a capo dell'organizzazione. Lo sapevate?
Lady Belcourt scosse la testa, chiaramente disinteressata
all'informazione. - Fino a qualche anno fa, io de Quincey eravamo
intimi, ma ora non pi, e gli ho detto apertamente che non ero
interessata al club. Non mi sorprende che possa esserne a capo; se
volete la mia opinione,  un'organizzazione ridicola ma senza dubbio
assai redditizia. - La vampira si chin in avanti, ripiegando in grembo le
sottili mani inguantate. C'era qualcosa di stranamente affascinante nei
suoi movimenti, anche nei pi piccoli. Avevano una curiosa grazia
animale. Era come guardare un gatto muoversi furtivo tra le ombre. - La
prima cosa che dovete sapere di de Quincey  che  il pi pericoloso
vampiro di Londra.  arrivato alla vetta del pi potente clan cittadino.
Qualsiasi vampiro che viva in questa citt  schiavo dei suoi capricci. -
Le labbra scarlatte di Lady Belcourt si assottigliarono. - La seconda cosa
che dovete sapere  che de Quincey  vecchio... vecchio perfino per un
Figlio della Notte. Ha vissuto la maggior parte della sua vita prima
degli Accordi e li detesta, come detesta vivere sotto il giogo della Legge.
E, pi di tutto, odia i Nephilim.
Tessa vide Jem chinarsi e sussurrare qualcosa a Will.
- Come si fa a disprezzarci se siamo cos affascinanti?- disse Will,
piegando un angolo della bocca in un sorriso.
- Sono sicura che sapete di non essere amati dalla maggior parte
dei Nascosti.
- Ma ritenevamo de Quincey un alleato. - Charlotte appoggi le
sue mani nervose alla spalliera di una delle sedie rivestite di velluto. -
Ha sempre cooperato con lEnclave.
- Fingeva. Coopera con voi soltanto perch  nel suo interesse
farlo. Ma sarebbe felice di vedervi annegare tutti quanti a parecchi metri
sotto il livello del mare.
Charlotte era impallidita, ma si riprese. - E non sapete nulla del
suo rapporto con due donne chiamate  le  Sorelle Oscure? O del suo
interesse per gli automiper le creature meccaniche?
- Ah, le Sorelle Oscure- Lady Belcourt rabbrivid.  Che creature
orribili, sgradevoli. Streghe, credo. Le evitavo. Erano note per rifornire i
membri del club con interessi meno rispettabili. Droghe demoniache,
prostitute del mondo invisibile quel genere di cose.
- E gli automi?
Lady Belcourt agit le mani delicate in un gesto annoiato.- Se de
Quincey  affascinato dai meccanismi, non ne so niente. In effetti, la
prima volta che mi avete contattato riguardo a lui, Charlotte, non avevo
intenzione di passarvi nessuna informazione. Una cosa  condividere
alcuni dei segreti del Mondo Invisibile con lEnclave, tuttaltra tradire il
pi potente vampiro di Londra. Questo, sintende, finch non ho sentito
parlare della vostra piccola mutaforma.  Gli occhi verdi della vampira
si posarono su Tessa. Le labbra rosse sorrisero.  Vedo una certa
somiglianza di famiglia.
Tessa sgran gli occhi.  Una somiglianza con chi?
- Oh, ma con Nathaniel, naturalmente. Con vostro fratello.
Tessa si sent come se le avessero versato dellacqua gelata nel
collo, scuotendola e mettendola sul chi vive. - Avete visto mio fratello?
Lady Belcourt sorrise. Il suo era il sorriso di una donna
consapevole di tenere in pugno tutta la stanza. -  Lho visto qualche
volta a varie iniziative del Pandemoniu. Aveva un'espressione inerme,
povera creatura, quella di un mondano sotto l'effetto di un incantesimo.
Doveva aver perso al gioco tutto quello che possedeva. Succede sempre.
Charlotte mi ha detto che  stato catturato dalle Sorelle Oscure; non mi
stupisce. Amano imprigionare i mondani con i debiti e poi riscuotere
nei modi pi impressionanti...
- Ma  vivo? - domand Tessa.
- Lo era l'ultima volta che l'ho visto, un po' di tempo fa. - Lady
Belcourt gesticol. I guanti scarlatti davano l'impressione che avesse
immerso le mani nel sangue - Ma torniamo a de Quincey. Ditemi,
Charlotte, sapete che organizza feste nella sua casa londinese di
Carleton Square?
Charlotte tolse le mani dallo schienale della sedia. - L'ho sentito
dire.
- Sfortunatamente, pare che abbia dimenticato di invitarci - disse Will.
- O forse le poste hanno smarrito i nostri inviti.
- Nel corso di queste feste, gli umani vengono torturati e uccisi -
continu la vampira. - Credo che i loro corpi siano buttati nel Tamigi
per la gioia di coloro che vivono di quanto trovano sulle rive del fiume.
Questo lo sapevate?
Perfino Will sembr colto alla sprovvista.
Charlotte scosse il capo. - L'assassinio di umani da parte dei Figli della
Notte  vietato dalla Legge...
- De Quincey disprezza la Legge. Lo fa sia per prendersi gioco dei
Nephilim sia per il gusto di uccidere. E che gli piaccia farlo, potete
scommetterci.
Le labbra di Charlotte erano esangui. - Da quant'  che va avanti
questa storia, Camille?
Dunque era cos che si chiamava, pens Tessa. Camille. Sembrava
un nome francese; forse quello spiegava il suo accento.
- Da almeno un anno. Forse di pi. - Il tono della vampira era
freddo, indifferente.
- E voi me lo dite solo ora... - Charlotte sembrava offesa.
- Il prezzo per chi rivela i segreti del Signore di Londra   la morte -
replic Camille, con gli occhi verdi offuscati. - E poi, se anche ve l'avessi
detto, non vi sarebbe servito a niente. De Quincey  un vostro alleato.
Non avete n un motivo n una scusa per fare irruzione in casa sua
come se fosse un criminale comune. Non senza una prova di atti illeciti
da parte sua. Se ho ben capito, in base a questi nuovi Accordi un
vampiro deve essere preso mentre fa del male a un umano prima che i
Nephilim possano entrare in azione, giusto?
- S - rispose Charlotte. - Ma se potessimo partecipare a una delle
sue feste...
Camille scoppi in una breve risata. - De Quincey non lo
permetterebbe mai! Gli basterebbe scorgere un Cacciatore per far
sprangare la casa. Non vi darebbe mai il permesso di entrare.
Ma a voi s - disse Charlotte. - E potreste portare con voi uno di
noi...
La vampira scosse la testa, facendo tremare la piuma del cappello.
- E rischiare la mia vita?
- B , non siete precisamente viva, no? - fece Will.
- Io valuto la mia esistenza quanto voi la vostra, Cacciatori - disse
Lady Belcourt, socchiudendo gli occhi.   una  lezione che fareste bene
a imparare. Ai Nephilim non nuocerebbe smettere di pensare che tutti
quelli che non vivono esattamente come loro solo per questo non siano
affatto vivi.
Allora Jem prese la parola per la prima volta da quando erano entrati
nella stanza. - Perdonate la domanda, Lady Belcourt, ma cosa volete
esattamente da Tessa?
Camille guard Tessa, con gli occhi verdi che brillavano come gioielli. -
Potete assumere qualsiasi sembianza, giusto? In maniera perfetta...
aspetto, voce e modi di fare?
- S - rispose Tessa, esitando. - Cio, mi hanno detto che sono
identica alla persona in cui mi tramuto.
Camille la guard attentamente. - Dovrebbe essere un lavoro
perfetto. Se vi tramutaste in me...
- In voi? - esclam Charlotte. - Lady Belcorut, non vedo...
-  Io s - intervenne Will. - Se Tessa assumesse le sembianze di Lady
Belcourt, potrebbe partecipare a una delle feste di de Quincey. Potrebbe
vederlo infrangere la legge. Allora l'Enclave attaccherebbe senza
contravvenire agli Accordi.
- Che piccolo stratega siete. - Camille sorrise, scoprendo di nuovo i
denti candidi.
- E ci fornirebbe anche una perfetta opportunit di perquisire la
residenza di de Quincey - osserv Jem. Di vedere cosa possiamo
scoprire sul suo interesse per questi automi. Se ha davvero ucciso dei
mondani, non c' motivo di pensare che non l'abbia fatto per qualcosa
di pi che non per puro divertimento. - Rivolse a Charlotte uno sguardo
eloquente, e Tessa cap che stava pensando, come lei, ai corpi nella
cantina della Casa Oscura!
- Dovremmo escogitare un modo per fare un segnale all'Enclave
dall'interno della casa - riflett Will. - Forse Henry potrebbe inventare
qualcosa. Sarebbe prezioso avere una pianta dell'edificio...
- Wil l- protest Tessa. - Io non...
- E naturalmente non andresti sola - prosegu lui in tono impaziente. -
lo verrei con te. Non permetterei che ti accadesse nulla.
- Will, no - disse Charlotte. - Tu e Tessa da soli, in una casa piena di
vampiri? Lo proibisco.
- E chi manderesti con lei, se non me? - ribatt Will. Sai che posso
proteggerla, e sai che sono la scelta giusta...
- Potrei andare io. O Henry...
Camille, che aveva assistito alla scena con un'espressione di noia mista
a divertimento, disse: - Temo di essere daccordo con William. Gli unici
individui ammessi a queste feste sono gli amici intimi di de Quincey, e i
loro succubi umani. De Quincey ha gi visto Will quando si spacciava
per un mondano affascinato dallocculto non sar sorpreso di scoprire
che  diventato schiavo dei vampiri.
Succubo umano. Tessa aveva letto di loro nel Codice. I succubi, o oscuri,
erano mondani che avevano giurato di vivere al servizio di un vampiro,
a cui fornivano compagnia e cibo, ricevendo in cambio a intervalli
regolari piccole trasfusioni del suo sangue. Questo li teneva legati al
vampiro loro padrone e assicurava inoltre che dopo morti sarebbero
diventati a loro volta vampiri.
- Ma Will ha ,solo diciassette anni - protest Charlotte.
- Quasi tutti i succubi umani sono giovani - disse Will. -  Ai vampiri
piace procurarseli cos... quando sono pi belli da guardare e con meno
probabilit di avere sangue malato. E con una prospettiva di vita
maggiore, anche se non di  molto. - Sembrava compiaciuto. - Quasi
nessuno degli altri membri dell'Enclave potrebbe farsi passare in
maniera convincente per un bel succubo umano giovane
- Perch noi altri siamo orribili, non  vero? - gli chiese Jem,
rivolgendogli uno sguardo divertito. - Per questo non posso farlo io?
- No - rispose Will - Lo sai perch non puoi farlo tu. - Lo disse in tono
inespressivo.
Jem, dopo averlo fissato un momento, fece spallucce e distolse lo
sguardo.
- Non sono del tutto convinta - disse Charlotte. - Quando dovr
avere luogo la prossima festa, Camille?
- Sabato sera.
Charlotte fece un profondo respiro. - Dovr parlarne all'Enclave,
prima di dare il mio consenso. E deve darlo anche Tessa.
Tutti guardarono la ragazza, che si lecc nervosamente le labbra secche.
- Credete che ci sia una possibilit di trovare l mio fratello? - chiese a
Lady Belcourt.
- Non posso promettervelo. Pu darsi. Ma probabilmente ci sar
qualcuno che sa cosa gli  successo. Le Sorelle Oscure frequentavano
regolarmente le feste di de Quincey, e senza dubbio loro o i loro seguaci,
se catturati e interrogati, vi forniranno alcune risposte.
Tessa si sent torcere le budella. - Lo far - disse infine. - Ma voglio che
mi promettiate che se Nate  l dentro lo tireremo fuori, e se non c'
troveremo dove si trova. Voglio essere sicura che l'operazione non miri
solo a cogliere de Quincey con le mani nel sacco. Deve puntare anche a
salvare Nate.
- Naturalmente - disse Charlotte. - Per, Tessa, sar molto
pericoloso...
- Ti sei mai trasformata in un Nascosto? - domand Will. - E sai
almeno se ne sei capace?
Tessa scosse la testa. - Non ho mai fatto nulla del genere. Ma... Posso
provare. - Si rivolse a Lady Belcourt. - Potrei avere qualcosa di vostro?
Un anello, o magari un fazzoletto.
Camille sollev le mani dietro la testa, scost le folte crocchie di capelli
biondo-argentei che le coprivano i1 collo e sganci la collana. Poi,
lasciandola spenzolare tra le dita affusolate, la allung verso Tessa. -
Ecco. Tenete.
Jem si fece avanti con aria accigliata per prendere la collana, che porse a
Tessa. Nel prenderla in mano, la ragazza ne sent il peso. Era notevole, e
il ciondolo di rubino squadrato delle dimensioni di un uovo di uccello
risult freddo al tatto, come se fosse stato nella neve. Chiudere 1a mano
intorno alla gemma era come serrare le dita intorno a una scheggia di
ghiaccio.
Tessa respir affannosamente e chiuse gli occhi. Questa volta, mentre la
trasformazione aveva luogo, prov una sensazione strana, diversa dal
solito. L'oscurit sorse rapidamente avviluppandola, e la luce che scorse
in lontananza era un freddo chiarore argenteo. Dalla luce emanava un
gelo bollente. Tessa l'attir a s, circondandosi del suo freddo bagliore
ardente e spingendosi verso il suo nucleo. La luce si lev intorno a lei in
scintillanti pareti bianche ... A quel punto, Tessa sent un dolore acuto in
mezzo al petto, e per un istante vide tutto soffuso di rosso... di un forte
rosso scarlatto, il colore del sangue. Era tutto color sangue, e Tessa
cominci a sprofondare nel panico, cercando disperatamente di liberarsi,
mentre le palpebre si sollevavano...
E si ritrov di nuovo l, nel Rifugio, sotto gli sguardi di tutti. Camille
sorrideva leggermente gli altri sembravano stupiti, se non sbalorditi
come quando si era tramuta in Jessamine. Ma c'era qualcosa che non
andava, qualcosa di terribile. Sentiva un gran vuoto dentro di s... non
dolore, ma la lugubre sensazione che mancasse qualcosa. Si sent
soffocare e fu attraversata da una scossa lancinante. Si lasci cadere su
una sedia, con le mani serrate contro il petto. Tremava tutta.
- Tessa? - Jem si accovacci accanto alla sedia e le prese una mano.
Tessa si vide nello specchio appeso alla parete opposta... o pi
precisamente vide l'immagine di Camille. I suoi scintillanti capelli chiari,
ora sciolti, le si riversavano sulle spalle; la sua pelle bianca si gonfiava e
traboccava dal busto del vestito, ora divenuto tanto stretto da far
arrossire Tessa, se solo avesse potuto. Ma per arrossire bisogna avere
del sangue che scorra nelle vene, e la ragazza ricord con nascente
terrore che i vampiri non respiravano, non provavano n caldo n
freddo, non avevano un cuore che battesse loro in petto. Dunque era
quello il vuoto, la strana sensazione che provava. Il suo cuore era
immobile, come una cosa morta. Tessa fece un altro respiro rotto. Era
doloroso, e si rese conto che mentre lei poteva respirare, il suo nuovo
corpo non voleva o non ne aveva bisogno. - Oh, Dio... - disse in un
sussurro sommesso. - Io... il mio cuore non batte. Mi sembra di essere
morta. Jem...
Lui le accarezz la mano con cautela, per calmarla, e sollev su di lei gli
occhi argentei. La guardava come prima, come se fosse la stessa Theresa
Gray di sempre, Sei viva - disse con voce talmente sommessa che solo
lei poteva udirla. - Porti una pelle diversa, ma sei Tessa, e sei viva. Sai
come lo so?
Lei scosse la testa.
- Perch hai appena pronunciato la parola "Dio". Nessun vampiro
potrebbe farlo. - Le strinse la mano. - La tua anima  sempre la stessa.
Tessa chiuse gli occhi e rimase seduta immobile pl'l un momento,
concentrandosi sulla pressione della mano di Jem, della sua pelle calda
sulla propria, gelata. Lentamente il tremore che la scuoteva cominci ad
attenuarsi. Apr gli occhi e rivolse a Jem un debole, incerto sorriso.
- Tessa... Va tutto bene? - chiese Charlotte.
La ragazza stacc gli occhi dal viso di Jem e guard Charlotte, che la
fissava con uno sguardo ansioso. Will, Iaccanto a lei, aveva un'
espressione indecifrabile.
- Dovrete esercitarvi un po' a muovervi e a comportarvi diversamente,
se volete convincere de Quincey di essere  me - comment Lady
Belcourt. - Io non crollerei mai su una sedia a quel modo. - Inclin la
testa di lato. - Comunque, nel complesso, uno spettacolo impressionante.
Siete stata ben addestrata,
Tessa pens alle Sorelle Oscure. L'avevano addestrata bene? Le avevano
fatto un favore, liberando quell'odiato potere sopito in lei? O sarebbe
stato meglio non aver mai saputo di essere diversa? Lentamente si
rilass e lasci scivolare via la pelle di Camille. Le parve di emergere da
acque freddissime. La sua mano si serr su quella di Jem mentre il gelo
la percorreva da capo a piedi in una cascata glaciale. Allora qualcosa le
balz in petto. Come un uccello che avesse giaciuto stordito e immobile
dopo essere andato a sbattere in volo contro una finestra, e poi avesse
recuperato le forze e si fosse staccato da terra per librarsi in aria, all'im-
provviso il suo cuore ricominci a battere, L'aria le riemp i polmoni.
Tessa sollev le mani al petto, le dita premute contro la pelle per sentire
il fievole battito ritmico. Guard nello specchio sulla parete opposta.
Era di nuovo se stessa, Theresa Gray, non una vampira di straordinaria
bellezza. Prov un immenso sollievo.
- La mia collana? - fece Lady Belcourt in tono gelido, allungando
la mano sottile.
Jem prese il ciondolo di rubino da Tessa.
La ragazza scorse delle parole incise sulla montatura dargento:
AMOR VERUS MORITUR NUMQUAM. Senza sapere perch, guard
Will dall'altra parte della stanza, e scopr che la stava guardando a sua
volta. Entrambi si affrettarono a distogliere gli occhi.
- Lady Belcourt, dal momento che nessuno di noi  mai stato in casa di
de Quincey, pensate che vi sarebbe possibile fornirci una pianta, o
anche uno schizzo del giardino e delle stanze? - chiese Will.
- Vi fornir qualcosa di meglio. - La vampira sollev le braccia per
agganciare la collana intorno al collo - Magnus Bane.
- Lo stregone? - chiese Charlotte, con espressione stupita.
- Proprio lui - rispose Lady Belcourt. - Conosce la casa bene quanto me
ed  spesso invitato agli eventi mondani di de Quincey. Anche se, come
me, in passato ha evitato le feste in cui venivano commessi assassini.
- Nobile da parte sua - borbott Will.
- Vi incontrer l e vi guider attraverso la casa. Nessuno sar
sorpreso di vederci insieme. Magnus Bane  il mio amante.
Tessa socchiuse la bocca. Non era il genere di cose che le signore
usavano rivelare in una compagnia rispettabile, o in una qualsiasi altra
compagnia. Ma forse per i vampiri era diverso? Tutti gli altri parevano
sbalorditi quasi quanto lei tranne Will, che come sempre sembrava
sforzarsi di non ridere.
- Che bello - disse infine Charlotte dopo un breve silenzio.
- Lo  davvero. - Camille si alz. - Vorrei che qualcuno mi
accompagnasse alla porta. Si sta facendo tardi e non ho ancora
mangiato.
Charlotte, che stava fissando Tessa con aria preoccupata, disse: -
Will, Jem, volete pensarci voi?
Tessa osserv i due ragazzi mettersi ai fianchi di Camille come soldati -
che, riflett, era pi o meno ci che erano - e scortarla fuori dalla stanza.
Varcando per ultima la porta, la vampira si volt e sorrise. I riccioli
biondo chiaro le sfioravano le guance. Era talmente bella che Tessa,
mentre la guardava vincendo l'istintivo senso di repusione, avvert una
sorta di fitta.
- Se riuscirete in questa impresa, piccola mutaforma, vi prometto che
non ve ne pentirete... che troviate o meno vostro fratello - disse Camille.
Tessa aggrott le sopracciglia, ma la vampira non era pli l: si
muoveva cos velocemente che sembr svanire nello spazio di un
respiro. La ragazza si gir verso Charlotte - Cosa pensi che intendesse?
Dicendo che non me ne pentir?
- Non lo so. - Charlotte sospir. - Mi piacerebbe pensare che alludesse
alla consolazione derivante dalla consapevolezza di aver fatto una
buona azione, ma si tratta di Camille, perci...
Tutti i vampiri sono cos? - chiese Tessa.  Cos freddi?
Molti di loro hanno vissuto a lungo - disse Charlotte
diplomaticamente. - Non vedono le cose come noi.
Tessa si port le dita alle tempie doloranti.  No davvero.
Di tutte le cose che disturbavano Will nei vampiri - il modo di muoversi
senza fare rumore, il timbro basso e disumano della voce - quello che
sopportava meno era l odore. O piuttosto, la mancanza di odore. Tutti
gli esseri umani odoravano di qualcosa - sudore, sapone, profumo ma
non i vampiri: erano come manichini di cera.
Davanti a lui, Jem stava tenendo aperta l'ultima delle porte che
conducevano dal Rifugio all'atrio che dava sull esterno dell'Istituto.
Tutti quegli spazi erano stati sconsacrati, in modo che i vampiri e i loro
simili potessero servirsene, ma Camille non avrebbe comunque potuto
addentrarsi pi di cos nell'Istituto. Scortarla fuori era pi che un atto di
cortesia. Si assicuravano che non deviasse in terra consacrata, cosa che
avrebbe potuto essere pericoloso per chiunque l'avesse fatto.
Camille pass velocemente accanto a Jem senza quasi degnarlo di
un'occhiata e Will la segu, fermandosi solo quel tanto che bastava per
mormorare all' altro ragazzo: - Non ha odore.
- L'hai annusata? - sussurr Jem, sbalordito.
Camille, che li aspettava accanto al portone, gir la testa e sorrise.
- Posso sentire tutto quello che dite, sapete?  vero, i vampiri non hanno
odore. Questo fa di noi dei predatori migliori.
- Questo, insieme all'udito eccellente - osserv Jem, e richiuse la porta
alle spalle di Will. Ormai si trovavano nel piccolo ingresso quadrato.
Camille, pur tenendo la mano sul pomo del portone come se intendesse
uscire alla svelta, li esaminava senza tradire alcuna urgenza. -
Guardatevi un po'... Tu, con il tuo pallore e la tua bellezza, potresti
essere un vampiro - disse a Jem. - Quanto a te, Will, non credo che
nessuno metter in dubbio il fatto che tu sia il mio succubo umano.
Jem stava fissando Camille con quello sguardo che Will aveva sempre
ritenuto capace di tagliare il ghiaccio. Perch lo fate, Lady Belcourt? Il
vostro piano, de Quincey, tutto questo... perch?
Camille sorrise. - Perch il sapere ci che stava facendo mi pesava
sulla coscienza.
Era bella, Will dovette ammetterlo... ma infondo molte vampire lo erano,
si disse. La loro bellezza gli aveva sempre ricordato i fiori schiacciati...
belli ma morti.
Jem scosse la testa. - Sarete anche tipo da sacrificarsi sull'altare dei
principi, ma ne dubito. La maggior parte di noi agisce spinta da ragioni
pi personali. Per amore, o per odio.
Oppure per vendetta - aggiunse Will. - Dopotutto, sapevate cosa
succedeva gi da un anno, e siete venuta da noi solo ora.
- Per via della signorina Gray.
- S, ma non si tratta solo di questo, vero? - insistette Jem. - Tessa 
il vostro pretesto, ma la vostra ragione, il vostro motivo,  un altro. -
Inclin la testa di lato. - Perch odiate tanto de Quincey?
- Non vedo proprio come possa riguardarvi. Perch vi importano
tanto i miei motivi? - replic Camille mostrando le zanne, come
frammenti di avorio contro il rosso delle labbra.
I due ragazzi sapevano che i vampiri potevano mostrarle a loro
piacimento, ma era comunque una vista inquietante.
- Perch altrimenti non possiamo fidarci di voi - rispose Will. - Pu
essere che ci stiate tendendo una trappola. Charlotte non ci crederebbe
mai, ma ci non vuol dire che non sia possibile.
- Cacciarvi in una trappola? - Camille aveva un tono beffardo. - E
incorrere nella terribile ira dell'Enclave? Poco probabile!
- Lady Belcourt, qualunque cosa possa avervi promesso Charlotte,
se volete il nostro aiuto dovete rispondere alla  domanda - disse Jem.
- Daccordo. Vedo che non sarete soddisfatti finch non via avr
dato una spiegazione. Avete ragione  disse Camille, facendo un cenno
verso Will. - E voi sembrate stranamente edotto sull'amore e sulla
vendetta per essere cos giovane; un giorno dovremo parlarne, insieme
 disse a Jem. Fece un altro sorriso, che per non sfior i suoi occhi. -
Avevo un amante... un mutaforma, un lupo mannaro. Ai Figli della
Notte  proibito amare o giacere con i Figli della Luna. Stavamo attenti,
ma de Quincy ci ha scoperto. L'ha assassinato, proprio come assassiner
qualche povero mondano suo prigioniero alla prossima festa. - Gli occhi
della vampira brillavano come lampade verdi. - Lo amavo, e de
Quincey l'ha ucciso, e gli altri della mia razza l'hanno aiutato e si sono
resi suoi complici. Non glielo perdoner mai. Li uccider tutti.
Gli Accordi, che hanno dieci anni di vita, segnarono un momento storico sia
per i Nephilim sia per i Nascosti. I due gruppi non avrebbero pi cercato di
distruggersi a vicenda. Sarebbero stati uniti contro un nemico comune, i
demoni. In cinquanta presenziarono alla firma degli Accordi, a Idris: dieci Figli
della Notte, dieci figli di Lilith, noti anche come stregoni, dieci rappresentanti
del Popolo delle Fate, dieci Figli della Luna e dieci eredi del sangue di Raziel...
Tessa si svegli di colpo sentendo bussare alla porta; era appoggiata al
cuscino immersa nel dormiveglia, con un dito ancora infilato tra le
pagine del Codice dei Cacciatori. Dopo aver deposto il libro, ebbe appena
il tempo di mettersi a sedere e di tirarsi addosso le coperte prima che la
porta si aprisse.
Entr Charlotte, preceduta dalla luce di una lampada. Tessa sent una
strana fitta, quasi di delusione... ma chi altri si aspettava che fosse?
Nonostante l'ora tarda, Charlotte era vestita come se fosse in procinto di
uscire. Era serissima, e sotto gli occhi scuri aveva due borse dovute alla
stanchezza. - Sei sveglia?
Tessa annu e sollev il libro. - Stavo leggendo.
Charlotte non disse nulla, ma attravers la stanza e si sedette ai
piedi del letto. Allung la mano. Qualcosa le brill nel palmo era il
ciondolo a forma di angelo. - Avevi lasciato questo a Henry.
Tessa mise gi il libro e lo prese. Si infil la catenina dalla testa e si sent
rassicurata nel percepire il peso familiare contro il petto. - Ha scoperto
qualcosa?
- Non ne sono sicura. Ha detto che l'interno era inceppato a causa
della ruggine accumulata negli anni, e che era un miracolo che
funzionasse ancora. Ha pulito il meccanismo, ma questo non sembra
aver prodotto un grosso cambiamento. Forse ora ticchetta in maniera
pi regolare?
- Forse. - A Tessa non importava era semplicemente felice di essere
rientrata in possesso dell'angelo, il simbolo di sua madre e della sua vita
a New York.
Charlotte ripieg le mani in grembo. - Tessa, c' qualcosa che non
ti ho detto.
Il cuore della ragazza si mise a battere pi svelto. -  Di che si tratta?
- Mortmain... - Charlotte esit. - Quando ho detto che  Mortmain ha
introdotto tuo fratello al Pandemonium Club era la verit, ma non tutta
la verit. Nate sapeva gi del Mondo delle Ombre prima che Mortmain
gliene parlasse. A quanto pare, aveva saputo della sua esistenza da tuo
padre.
Tessa rimase in silenzio, stordita.
- Quanti anni avevi quando i tuoi genitori sono morti? - chiese
Charlotte.
-  stato un incidente - disse la ragazza, un po' inebetita. - Io avevo
tre anni, e Nate sei.
Charlotte aggrott la fronte. - Tuo fratello era davvero piccolo perch
tuo padre potesse confidarsi con lui, ma... suppongo fosse possibile.
- No - ribatt Tessa. - No, non capisci. Io ho avuto l educazione
pi normale che si possa immaginare. Zia Harriet era la donna pi
pragmatica del mondo. E lei l avrebbe saputo,no? Era la sorella minore
di mia madre; la portarono con loro quando si trasferirono in America.
- Le persone hanno segreti, Tessa, a volte perfino per coloro che
amano.- Charlotte pass le dita sulla copertina del Codice con il suo
sigillo in rilievo. - E devi ammettere che  unipotesi sensata.
- Sensata? Non ha alcun senso!
- Tessa- Charlotte sospir. - Non sappiamo perch tu abbia la
facolt che hai. Ma se uno dei tuoi genitori era legato in qualche modo
al mondo magico,  probabile che questo legame abbia a che fare con
essa. Se tuo padre era un membro del Pandemonium Club, de Quincey
non sarebbe potuto venire a sapere di te attraverso di lui?
- Spu essere- ammise Tessa, con riluttanza. -    solo che
quando sono venuta a Londra ero talmente convinta che tutto ci che
mi stava accadendo fosse un sognoche la mia vita fino a quel
momento fosse stata reale e che questo fosse un orribile incubo.
Pensavo che se solo fossi riuscita a trovare Nate saremmo potuti tornare
alla nostra vita di prima.- Alz gli occhi su quelli di Charlotte.- Ma
adesso non posso fare a meno di chiedermi se non fosse la mia vita di
prima a essere un sogno e se questa non sia la realt. Se i miei genitori
conoscevano il Pandemonium Club - ed erano anchessi parte del
Mondo delle Ombre - allora non c nessun mondo normale a cui poter
fare ritorno.
Charlotte, con le mani ancora ripiegate in grembo, la guard con
fermezza. - Ti sei mai chiesta perch Sophie abbia quella cicatrice sul
viso?
Presa alla sprovvista, Tessa pot solo farfugliare: - Io melo sono
chiesta, ma ho pensato che non fosse il caso domandarlo.
- E infatti non lo era - replic Charlotte, con voce fredda e decisa. 
La prima volta che ho visto Sophie era accovacciata nel vano di una
porta, sporca, con uno straccio insanguinato premuto contro la guancia.
Mi ha visto mentre passavo, anche se in quel momento ero celata da un
incantesimo. Per questo ha attratto la mia attenzione.  dotata in certa
misura della Vista, come Thomas e Agatha. Le ho offerto del denaro,
ma non l ha accettato. L ho persuasa ad accompagnarmi in una sala da
t, e mi ha raccontato cosa le era successo. Faceva la cameriera in una
bella casa di St. Johns Wood. Le cameriere, naturalmente, vengono
scelte in base al loro aspetto, e Sophie era bella, il che alla fine si 
rivelato un danno per lei. Come puoi immaginare, al giovane signore
venne il capriccio di sedurla e, vedendosi ripetutamente respinto, in
preda allira prese un coltello e la sfregi: se non poteva averla, le disse,
si sarebbe assicurato che non la volesse pi nessuno.
- Che cosa tremenda
- Sophie and dalla padrona, la madre del ragazzo, ma questi
sostenne che era stata Sophie a tentare di sedurre lui, e di aver preso il
coltello per respingerla e proteggere la propria virt. Naturalmente, la
sbatterono in mezzo a una strada. Quando l ho trovata, la guancia
aveva una brutta infezione. Lho portata qui e lho fatta vedere ai
Fratelli Silenti, che sono riusciti a guarire l infezione , ma non hanno
potuto fare nulla per la cicatrice.
Tessa si port una mano al viso in un gesto di istintiva
solidariet.- Povera Sophie.
Charlotte inclin la testa di lato e guard Tessa, con i suoi acuti
occhi marroni. Aveva una tale presenza, che a volte era difficile
ricordarsi quanto fosse fisicamente minuta.  Sophie ha un dono: ha la
Vista. Pu vedere cose che gli altri non vedono. Nella sua vita
precedente, si chiedeva spesso se non fosse pazza. Ora sa che non 
pazza, ma speciale. Allora era solo una cameriera che probabilmente
avrebbe perso il suo posto una volta che la sua bellezza fosse svanita.
Adesso  uno stimato membro della nostra famiglia, una ragazza dotata
che pu rendersi utile in molti modi. - Charlotte si chin in avanti. - Ti
volti a guardare la tua vita di prima, Tessa, e ti sembra sicura in
confronto a questa. Ma tu e tua zia eravate molto povere, se non sbaglio.
Se tu non fossi venuta a Londra, dove saresti andata alla sua morte?
Cosa avresti fatto? Ti saresti ritrovata a piangere in un vicolo, come la
nostra Sophie? - Charlotte scosse la testa. - Hai un potere di inestimabile
valore. Non devi chiedere niente a nessuno. Non dipendi da nessuno.
Sei libera, e questa libert  un dono.
-  difficile pensare a qualcosa come a un dono, quando per causa
sua si viene tormentati e imprigionati.
Charlotte scosse la testa. - Una volta, Sophie mi ha detto che era
contenta di essere stata sfregiata. Ha detto che ora chiunque l'avesse
amata avrebbe amato il suo vero io, e non la sua faccia graziosa. Questo
 il tuo vero io, Tessa. Questo potere  ci che sei. Chiunque ti ami ora -
e anche tu devi amare te stessa - amer ci che sei veramente.
Tessa prese il Codice e se lo strinse al petto.  Dunque mi stai dando
ragione. Questo  ci che  reale, e la vita che avevo prima era un sogno.
- Proprio cos.
Charlotte le diede dei colpetti delicati sulla spalla, facendola quasi
sobbalzare. Era passato molto tempo, pens Tessa, da quando qualcuno
l'aveva toccata in maniera cos materna; pens alla zia Harriet, e si sent
un nodo in gola.
- E ora  tempo di svegliarsi.
...
.
...
9.
.
L'ENCLAVE.
.
Possa io trasformare il mio cuore in una
macina, atteggiare il mio viso in modo
da sembrare di selce,
Imbrogliare ed essere imbrogliato, e morire:
chiss! siamo cenere e polvere.
Alfred, Lord Tennyson, Maud
Riprovaci - sugger Will. - Cammina semplicemente da un capo all'
altro della stanza. Ti diremo se sei convincente.
Tessa sospir. Le dolevano la testa e gli occhi. Era estenuante imparare
a fingere di essere una vampira. Erano passati due giorni dalla visita di
Lady Belcourt, e da allora si era esercitata quasi incessantemente, con
scarsi risultati. Le sembrava ancora di scivolare sulla superficie della
mente di Camille, incapace di penetrare in lei e di afferrarne i pensieri o
la personalit. Ci le rendeva difficile capire come camminare, come
parlare e che tipo di espressioni assumere nell'incontrare dei vampiri
alla festa di de Quincey, vampiri che senza dubbio Camille conosceva
molto bene e che anche lei avrebbe dovuto conoscere. Tessa era nella
biblioteca, e aveva passato il dopopranzo, a esercitarsi a camminare con
la strana andatura di Camille che sembrava scivolasse sul pavimento, e
a parlare con la sua voce cauta e strascicata. Appuntata alla spalla aveva
una spilla con una pietra preziosa che uno dei succubi umani di Camille,
una piccola creatura grinzosa chiamata Archer, aveva portato in un
baule insieme al vestito che Tessa avrebbe dovuto indossare per recarsi
alla festa di de Quincey. Un vestito decisamente troppo pesante ed
elaborato per essere portato di giorno, cos la ragazza si era arrangiata
con il suo nuovo abito blu e bianco, che dopo la trasformazione
risultava fastidiosamente troppo stretto al petto e troppo largo in vita.
Jem e Will si erano sistemati su uno dei lunghi tavoli in fondo alla
biblioteca, in apparenza per aiutarla e consigliarla, ma pi
probabilmente, o almeno cos sembrava, per prenderla in giro e
divertirsi della sua costernazione.
- Mandi i piedi troppo in fuori quando cammini disse Will. Occupato
a lucidare una mela sul davanti della camicia, sembrava non accorgersi
che Tessa lo stava fissando. - Camille cammina con delicatezza, come
un fauno nei boschi. Non come un'anatra.
- Io non cammino come un' anatra.
- Mi piacciono le anatre - osserv Jem con diplomazia. - Soprattutto
quelle di Hyde Park. - Lanci un'occhiata di traverso a Will i due
ragazzi sedevano sull'orlo dell'alto tavolo, con le gambe penzoloni. -
Ricordi quando hai provato a convincermi a dare da mangiare un
pasticcio di volatili ai germani reali del parco per vedere se riuscivi ad
allevare una razza di anatre cannibali?
- E loro l'hanno mangiato - ramment Will. - Piccole bestie assetate di
sangue. Mai fidarsi di un' anatra.
- Ehi, vi spiace? - intervenne Tessa. - Se non volete aiutarmi, tanto vale
che ve ne andiate tutti e due. Non vi ho certo fatto stare qui per
ascoltarvi mentre dissertate sulle anatre.
- La tua impazienza non si addice affatto a una signora - replic Will,
sorridendo. - Che la natura vampiresca di Camille stia prendendo il
sopravvento?
Tessa trov strano quel tono giocoso. Solo pochi giorni prima, Will le
aveva ringhiato contro a proposito dei suoi  genitori, e in seguito le
aveva chiesto di aiutarlo a tenere nascosto il fatto che Jem aveva tossito
sangue, e nel chiederlo lei aveva il viso che ardeva di commozione. E
ora la stuzzicava come se fosse la sorella pi piccola di un amico,
qualcuno che conosceva per caso e a cui forse pensava con affetto, ma
per cui non nutriva alcun sentimento complesso. Tessa si morse il
labbro, e fece una smorfia nel sentire uninaspettata fitta di dolore. I
denti da vampiro di Camille  i suoi denti - erano governati da un
istinto che non riusciva a capire. Sembravano scivolare in avanti senza
preavviso e senza alcuno stimolo, avvertendola della loro presenza solo
attraverso l'improvviso dolore quando pungevano la delicata pelle del
labbro. Sent il sapore del sangue in boccail suo stesso sangue, salato
e caldo. Si premette le dita sulle labbra; quando le ritrasse, erano
macchiate di rosso.
- Non preoccuparti - disse Will, posando la mela e alzandosi. -
Scoprirai di poter guarire velocemente.
Tessa sfior il canino sinistro con la lingua. Era di nuovo piatto,
un dente normale. - Non capisco cosa li faccia uscire fuori cos!
- La fame - disse Jem. - Stavi pensando al sangue?
- No.
- Stavi pensando a mangiarmi? - chiese Will.
- No!
- Nessuno potrebbe biasimarti - disse Jem.  Will  davvero
insopportabile.
Tessa sospir. - Camille  talmente complessa. Non so assolutamente
nulla di lei, n tantomeno so come essere lei.
Jem la guard molto attentamente. - Riesci a toccare i suoi pensieri
come dicevi di poter toccare i pensieri di coloro in cui ti tramutavi?
- Non ancora. Ci ho provato, ma tutto quello che riesco a ottenere sono
flash, immagini casuali. I suoi pensieri sembrano molto ben protetti.
- Be', speriamo che tu possa superare la protezione prima di domani
sera - disse Will. - Altrimenti non scommetterei un centesimo sulla
riuscita della nostra recita.
- Will... non dire cos! - lo rimprover Jem.
- Hai ragione - replic Will. - Non dovrei sottovalutare le mie capacit.
Se Tessa far fiasco, sono sicuro che riuscir ad aprirci a forza un varco
verso la libert attraverso masse di vampiri sbavanti.
Jem - com'era sua abitudine, cominci a rendersi conto Tessa - ignor'
semplicemente le parole dell'amico e le disse: - Forse puoi solo toccare i
pensieri dei morti. Forse la maggior parte degli oggetti che ti davano le
Sorelle Oscure erano stati sottratti alle persone che avevano assassinato.
- No. Ho toccato i pensieri di Jessamine quando mi sono trasformata
in lei. Perci, fortunatamente, non pu essere. Sarebbe stato un talento
davvero morboso.
Jem la guardava con gli occhi argentei pensierosi; quacosa nell'intensit
del suo sguardo la fece sentire quasi a disagio. - Con quanta chiarezza
puoi vedere i pensieri dei morti? Se ti dessi un oggetto un tempo
appartenuto a mio padre, sapresti cosa stava pensando quando  morto?
Questa volta fu Will a sembrare allarmato. - James non credo che... - Si
interruppe di colpo quando la porta della biblioteca si apr.
Charlotte entr nella stanza. Non era sola. Era seguita almeno da una
dozzina di persone, che Tessa non aveva mai visto prima.
- L'Enclave - sussurr Will, e fece cenno a Jem e Tessa di nascondersi
dietro una delle librerie alte tre metri.
Dal loro nascondiglio osservarono la stanza riempirsi di Cacciatori,
perlopi uomini.
Tuttavia, mentre i membri dell'Enclave entravano in fila indiana nella
stanza, Tessa vide che tra loro c'erano ,anche due donne. Non pot fare
a meno di fissarle, ricordando quanto Will aveva detto a proposito di
Boadicea, che anche le donne potevano essere delle guerriere. La pi
alta delle due - doveva sfiorare il metro e ottanta - aveva i capelli bianco
cipria avvolti a corona sulla nuca. Sembrava aver superato la sessantina
e aveva una presenza regale. La seconda era pi giovane, con capelli
scuri, occhi da gatto e un contegno riservato. Gli uomini costituivano un
gruppo pi eterogeneo. Il pi anziano era alto e tutto vestito di grigio;
grigi erano anche i capelli e la carnagione. Il viso era ossuto e aquilino,
con un grande naso sottile e il mento aguzzo; aveva profonde rughe agli
angoli degli occhi cerchiati di rosso, e incavi scuri sotto gli zigomi. Gli
stava accanto il pi giovane del gruppo, un ragazzo poco pi grande di
Jem e Will. Aveva una bellezza spigolosa, con lineamenti marcati ma
regolari, capelli castani scompigliati e un'espressione guardinga.
Jem fece un verso di sorpresa e disappunto. - Gabriel Lightwood -
mormor. - Cosa ci fa qui? Pensavo che frequentasse la scuola a Idris.
Will non si era mosso. Fissava il ragazzo dai capelli castani, e un
debole sorriso gli aleggiava sulle labbra.
- Non metterti a litigare con lui, Will - aggiunse Jem.  Non qui. 
tutto quello che ti chiedo.
- Non  poco, non credi? - replic Will senza guardare l'amico. Stava
facendo capolino dalla libreria e osservava Charlotte guidare il gruppo
verso il grande tavolo nella parte anteriore della stanza e invitarli a
prendere posto intorno a esso.
- Frederick Ashdown e George Penhallow qui, prego - disse Charlotte.
- Lilian Highsmith, vi spiace prendere posto laggi, accanto alla
mappa...
- E dov' Henry? - chiese l'uomo dai capelli grigi, con unaria di brusca
cortesia. - Essendo uno dei capi dellIstituto dovrebbe decisamente
essere qui.
Charlotte esit solo una frazione di secondo prima di incollarsi un
sorriso alla faccia. - Sta arrivando, Lightwood - disse, e Tessa cap due
cose: che l'uomo dai capelli grigi era quasi sicuramente il padre di
Gabriel Lightwood e che Charlotte stava mentendo.
- Buon per lui - borbott Lightwood. - Una riunione dell'Enclave senza
la presenza del capo dell'Istituto sarebbe... gravemente irregolare. - Poi
si gir, e Will non fu abbastanza veloce nel ritrarsi dietro l'alta libreria.
Chi c' l dietro? Venite fuori e mostratevi!
Will lanci un'occhiata a Jem, che scroll le spalle con gesto eloquente.
- Non ha senso aspettare che vengano a trascinarci fuori, no?
- Parla per te - sibil Tessa. - Non voglio che Charlotte sia in collera
con me perch siamo dove non dovremmo essere.
- Non ti agitare. Non potevi avere la pi pallida idea della riunione
dell'Enclave, e Charlotte ne  perfettamente consapevole - disse Will. -
Sa sempre esattamente chi rimproverare. - Sogghign. - Ma, se fossi in
te, riacquisterei le tue sembianze. Non c' alcun bisogno di provocare
emozioni troppo forti a quei venerandi personaggi
- Oh! - Per un attimo Tessa aveva quasi dimenticato di essere ancora
nei panni di Camille. Si affretto a cancellare gli effetti della
trasformazione. Nel momento in cui uscirono tutti e tre da dietro la
libreria, era di nuovo se stessa.
- Will. - Nel vederlo, Charlotte sospir, e scosse la testa alla volta di
Tessa e Jem. - Ti avevo pur detto che lEnclave si sarebbe riunito qui alle
quattro.
- Davvero? Devo essermene dimenticato. Terribile.  Will distolse
lo sguardo e ridacchi. - Guarda chi si vede, Gabriel!
Il ragazzo dai capelli castani gli restitu lo sguardo, con espressione
truce. Aveva gli occhi di un verde chiarissimo e la bocca, mentre fissava
Will, era deformata da una smorfia di disgusto. - William - disse infine
con un certo sforzo, poi spost lo sguardo su Jem. - E James. Non sietel
siete un po' troppo giovani per spiare le riunioni di Il'Enclave?
- E tu non lo sei? - replic Jem.
- Io ho compiuto diciotto anni a giugno - disse Gabriel,
spingendosi talmente indietro sulla sedia che le gambe anteriori si
sollevarono da terra. - Ora ho tutti i diritti di partecipare alle attivit
dell'Enclave.
- Dev'essere davvero esaltante per te - osserv la donna dai capelli
bianchi che Tessa aveva trovato regale. - Cos  lei, Lottie? La piccola
strega di cui ci parlavi? - La domanda era rivolta a Charlotte, ma lo
sguardo della donna era posato su Tessa. - Non sembra granch.
- Neanche Magnus Bane sembrava granch la prima volta che l'ho
visto - disse Lightwood, rivolgendo uno sguardo curioso a Tessa. -
Dunque togliamoci il pensiero.Mostrateci che cosa sapete fare.
- Non sono una strega - protest rabbiosamente Tessa.
- B, qualcosa dovete pur essere, ragazza mia  disse la donna pi
anziana. - Se non siete una strega, cosa siete?
- Ora basta. - Charlotte si alz. - La signorina Gray ha gi dimostrato
la sua buona fede a me e al signor Branwell. Questo per ora dovr
bastare... almeno  finch l'Enclave non decider di voler utilizzare i suoi
talenti.
- Lo far senz'altro - disse Will. - Senza di lei non abbiamo alcuna
speranza che il piano riesca...
Gabriel riport la sedia in avanti con tale forza che le gambe anteriori
sbatterono sul pavimento di pietra con un rumore secco. - Signora
Branwell, William  o non  troppo giovane per partecipare a una
riunione dell'Enclave? - chiese, furioso.
Lo sguardo di Charlotte and dal viso paonazzo di Gabriel a quello
privo di espressione di Will. Sospir. - Si, lo . Will, Jem, vi prego di
attendere fuori nel corridoio, insieme a Tessa.
L'espressione di Will si indur, ma Jem gli rivolse uno sguardo
ammonitore, e il ragazzo rimase zitto.
Gabriel Lightwood assunse un'aria trionfante. - Vi accompagno -
annunci, balzando in piedi. Condusse i tre fuori dalla biblioteca,
quindi scivol nel corridoio dietro di loro. - Tu... - disse in tono brusco a
Will, abbassando la voce in modo da non essere udito dall'Enclave. Tu
disonori il nome dei Cacciatori.
Will si appoggi alla parete del corridoio. I gelidi occhi azzurri
fissarono Gabriel. - Non credevo che fosse rimasto granch da
disonorare, dopo che tuo padre...
- Ti sar grato se eviterai di parlare della mia famiglia - ringhi
Gabriel, allungando la mano dietro di lui per chiudere la porta.
- Peccato che la prospettiva della tua gratitudine non sia affatto
allettante - ribatt Will.
Gabriel lo fiss, con i capelli in disordine, gli occhi verdi brillanti di
rabbia. In quel momento fece venire in mente a Tessa qualcuno, ma non
avrebbe saputo dire chi.
- Che hai detto? - grugn Gabriel.
- VuoI dire che se ne infischia della tua gratitudine - spieg Jem.
Le guance di Gabriel assunsero una scura tinta scarlatta. - Se tu
non fossi minorenne, Herondale, dovremmo batterci in una monomachia.
Solo io e te, all'ultimo sangue. Ti ridurrei in brandelli sanguinolenti.
- Smettila, Gabriel - lo interruppe Jem prima che Will potesse replicare. -
Incitare Will a un duello  come punire un cane dopo averlo tormentato
finch non ti ha morso. Lo sai com' fatto.
- Ti sono molto grato, James - disse Will senza staccare gli occhi da
Gabriel. - Apprezzo questa testimonianza sul mio carattere.
Jem fece spallucce. -  la verit.
Gabriel lanci un'occhiata torva a Jem. - Stanne fuori, Carstairs, La
cosa non ti riguarda.
Jem si avvicin alla porta, e a Will, che stava perfettamente immobile
sostenendo lo sguardo gelido di Gabriel.  Se riguarda Will, riguarda
anche me.
A Tessa avevano cominciato a formicolare i capelli sulla  nuca.
Gabriel scosse il capo. - Sei un discreto Cacciatore, James, e un
gentiluomo. Hai la tua... infermit, ma nessuno te ne fa una colpa. Ma
questa... - Arricci il labbro, puntando il dito contro Will. - Questa
sozzura non pu che trascinarti in basso. Trovati un altro parabatai.
Nessuno si aspetta che Will Herondale viva pi di diciannove anni, e a
nessuno dispiacer vederlo morire...
Era troppo per Tessa, Senza starci a pensare esplose, indignata. -
Ma sono forse cose da dirsi?!
Gabriel, interrotto a met frase, sembr sconcertato, come se uno
degli arazzi si fosse messo a parlare di punto in bianco. - Prego?
- Mi avete sentito. Dire a qualcuno che non vi dispiacerebbe se
morisse...  imperdonabile! - Tessa afferr Will per la manica. - Vieni...
Non vale ovviamente la pena che tu perda il tuo tempo con questa...
questa persona.
Will sembrava al colmo del divertimento.  Parole sante.
- Voi... voi... - balbettando leggermente, Gabriel guard Tessa con aria
allarmata. - Voi non avete la pi pallida idea delle cose che ha
combinato... -	E nemmeno me ne importa. Voi siete un Nephilim, no?
Dovreste essere dalla sua parte. - Tessa lo fiss con espressione arcigna.
- Credo che gli dobbiate delle scuse.
- Preferirei farmi strappare le budella e farmele annodare davanti agli
occhi piuttosto che chiedere scusa a un simile verme - replic Gabriel.
- Accidenti... - mormor Jem. - Non puoi dire sul serio. Non parlo
dell'accenno al fatto che Will sia un verme, si capisce, ma del farsi
strappare le budella. Sembra terribile.
- Dico sul serio - afferm Gabriel, infervorato. Preferirei essere gettato
in una tinozza di veleno Malphas ed essere lasciato a dissolvermi
lentamente finch di me non rimanessero che le ossa.
- Buono a sapersi - disse Will. - Perch conosco un tizio che potrebbe
venderci una tinozza di...
La porta della biblioteca si apr e Lightwood apparve sul la soglia. -
Gabriel- disse in tono glaciale. - Hai intenzione di partecipare alla
riunione - alla tua prima riunione dell'Enclave, se devo ricordartelo - o
preferisci stare l fuori a giocare in corridoio con questi marmocchi?
Nessuno parve particolarmente contento di quel commento, soprattutto
Gabriel, che deglut a fatica, annui, lanci un ultimo sguardo truce a
Will e segu il padre nella biblioteca, sbattendosi la porta alle spalle.
- Bene - disse Jem dopo che la porta si fu chiusa dietro a Gabriel. - 
stato pi o meno sgradevole come mi aspettavo che fosse.  il vostro
primo incontro dalla festa di Natale dello scorso anno? - chiese a Will.
- Si. Pensi che avrei dovuto dirgli che mi  mancato? No.
-  sempre cos? - chiese Tessa. - Cos orribile?
- Dovresti vedere il fratello maggiore - disse Jem.  Fa sembrare
Gabriel pi dolce del pan di zenzero. Inoltre, se possibile, odia Will
anche pi di lui.
- Will sogghign, quindi si gir e si avvi lungo il corridoio,
fischiettando.
Dopo un attimo di esitazione Jem gli and dietro, facendo segno a
Tessa di seguirli.
- Perch Gabriel Lightwood ti odia, Will?  chiese Tessa mentre
camminavano. - Che cosa gli hai fatto?
- Non gli ho fatto un bel niente - rispose Will.   a sua sorella che
ho fatto qualcosa.
Tessa lanci un'occhiata in tralice a Jem, che scroll le spalle. - Dove c'
il nostro Will, c' una mezza dozzina di ragazze furiose che lo accusano
di aver compromesso la loro virt.
- Davvero? - domand Tessa, accelerando il passo per stare dietro ai
ragazzi. Non poteva correre pi di tanto con la gonna pesante che
frusciava intorno alle caviglie. La consegna degli abiti da Bond Street
era arrivata il giorno prima, e Tessa stava appena cominciando ad
abituarsi a indossare cose tanto costose. Ripens ai vestiti leggeri che
portava da bambina, quando era capace di correre dietro al fratello,
dargli un calcio nello stinco e schizzare via senza farsi prendere. Si
chiese brevemente cosa sarebbe successo se avesse provato a fare lo
stesso con Will. Dubit che la cosa sarebbe tornata a suo vantaggio,
sebbene l'idea avesse un certo fascino. - Hai davvero compromesso la
loro virt?
- Fai un sacco di domande - replic Will, svoltando bruscamente a
sinistra e salendo una stretta rampa di scale. - Non  vero?
- S - rispose Tessa mentre lo seguiva di sopra facendo risuonare i
tacchi degli stivaletti sui gradini di pietra. Che cos' un parabatai? E cosa
intendevi quando hai detto che il padre di Gabriel  un disonore per i
Cacciatori?
- Parabatai  il termine greco che indica un soldato affiancato da un
auriga - spieg Jem. - Ma nel linguaggio dei Nephilim, i parabatai sono
due guerrieri che agiscono in coppia... due uomini che giurano di
proteggersi a vicenda e di guardarsi a vicenda le spalle.
- Non sono previste coppie formate da donne, o da  uomo e una
donna? - chiese Tessa.
- Mi pareva di averti sentito dire che le donne non hanno sete di
sangue - replic Will, senza voltarsi. Quanto al padre di Gabriel,
diciamo che ha la fama di qualcuno a cui piacciono pi del dovuto
demoni e Nascosti. Non mi stupirebbe se in una delle sue visite
notturne a certe case di Shadwell, Lightwood senior abbia contratto un
brutto caso di sifilide demoniaca.
- Sifilide demoniaca? - Tessa era terrorizzata e affascinata al tempo
stesso.
- Se l' inventata - si affrett a rassicurarla Jem Sul serio, Will. Quante
volte dobbiamo dirti che non esiste niente del genere?
Will si era fermato davanti a una stretta porta in corrispondenza di una
curva della scala. - Mi pare che sia questa - mormor tra s, e scosse
leggermente il pomello. Visto che non succedeva niente, estrasse lo stilo
dalla la giacca e scarabocchi un marchio nero sulla porta, che si
spalanc sollevando una nuvola di polvere. - Dovrebbe essere un
magazzino.
Jem lo segu all'interno, imitato dopo un istante da Tessa. Era una
piccola stanza, la cui unica illuminazione proveniva da una finestra ad
arco collocata nella parte superiore della parete: se ne riversava una
luce lattea che rivelava un locale quadrato pieno di bauli e casse.
Avrebbe potuto essere un magazzino qualunque in un posto qualunque,
se negli angoli non fossero state ammucchiate pile di vecchie armi,
pesanti oggetti dall'aria rugginosa con larghe lame e catene fissate a
grossi pezzi metallici forniti di chiodi.
Will afferr uno dei bauli e lo spost di lato per fare spazio sul
pavimento. Si lev un'altra nuvola di polvere.
Jem toss e gli lanci uno sguardo di rimprovero. - Verrebbe da pensare
che ci hai portato qui per assassinarci, se non fosse che le tue
motivazioni per farlo sembrano al quanto nebulose.
- Nessun assassinio - replic Will. - Aspetta. Fammi spostare un
altro baule.
Tessa lanci un'occhiata di sottecchi a Jem. - Cosa intendeva Gabriel
quando ha citato la tua infermit? - chiese, abbassando la voce in
modo che Will non sentisse.
Jem spalanc appena gli occhi argentei e rispose: - La mia cattiva
salute. Tutto qui.
Stava mentendo, Tessa lo sapeva. Aveva lo stesso tipo di sguardo di
Nate quando mentiva... uno sguardo un po' troppo acuto per essere
sincero. .
Ma prima che la ragazza potesse dire alcunch, Will si raddrizz e
annunci: - Ecco qui. Accomodatevi. - E si sedette sul pavimento
polveroso e macchiato.
Jem and a sederglisi accanto, ma Tessa si trattenne dal farlo,
esitante.
Non vuoi unirti a noi, Tessa? - chiese Will. - Suppongo che tu non
voglia rovinare il bel vestito che ti ha comprato Jessamine.
Era vero, Non desiderava sporcare il pi bel capo di vestiario che
avesse mai posseduto, ma il tono beffardo di Will era pi fastidioso
dell'idea di sciupare l'abito. Cos Tessa strinse i denti e and a sedersi di
fronte ai ragazzi, creando un triangolo.
Will appoggi la punta dello stilo al pavimento sporco e cominci a
muoverlo. Larghe linee scure si riversarono dalla punta, e Tessa le
osservava affascinata. C'era qualcosa di particolare e bello nel modo in
cui lo stilo scarabocchiava... non faceva pensare all'inchiostro che esce
da una penna, era piuttosto come se le linee fossero sempre state l e in
quel momento Will le stesse portando alla luce.
Era a met dell'operazione quando Jem fece un verso stupito, avendo
riconosciuto il marchio tracciato dall'ami co. - Cosa...?
- Zitto! - ordin Will, sollevando la mano con cui stava disegnando. -
Se faccio confusione, potremmo benissimo precipitare attraverso il
pavimento.
Jem alz gli occhi al cielo, ma ci non parve avere alcun effetto: Will
aveva finito e stava sollevando lo stilo dal disegno tracciato. Tessa
emise un gridolino mentre le assi di legno curve tra di loro sembrarono
tremolare per poi diventare trasparenti come una finestra. Lanciandosi
in avanti, del tutto dimentica del vestito, la ragazza si ritrov a
guardare attraverso le assi come attraverso una lastra di vetro.
Si rese conto di stare osservando la biblioteca. Vedeva i membri
dell'Enclave seduti intorno al grande tavolo rotondo, Charlotte tra
Benedict Lightwood e l'elegante donna dai capelli bianchi. Anche
dall'alto Charlotte era facilmente riconoscibile, dall' accuratezza con cui
erano annodati i capelli castani e dai movimenti rapidi delle piccole
mani mentre parlava.
- Perch quass? - chiese Jem a bassa voce. - Perch non
nell'armeria?  accanto alla biblioteca.
- Il suono si irradia - rispose Will. -  altrettanto facile ascoltare da
quass. Inoltre, chi pu dire che durante la riunione uno di loro non
decida di fare una capatina nell'armeria per dare un'occhiata alle nostre
riserve? E gi successo.
Mentre osservava affascinata, Tessa si rese conto che poteva anche
sentire il mormorio delle voci. - E loro possono sentirci?
Will scosse la testa. - L'incantesimo agisce rigorosamente in una sola
direzione. - Aggrott la fronte e si chin in avanti. - Di cosa stanno
parlando?
Tacquero tutti e tre, e nel silenzio il suono della voce di Benedict
Lightwood sal chiaramente fino alle loro orecchie, - Non lo so,
Charlotte... L'intero piano sembra molto rischioso.
- Ma non possiamo semplicemente lasciare che de Quincy abbia mano
libera come  successo finora - obiett Charlotte. -  il capo dei clan di
vampiri di Londra. Tutti gli Figli della Notte guardano a lui come a una
guida. Se gli permettiamo di infrangere con arroganza la Legge, quale
messaggio arriver al Mondo Invisibile? Che i Nephilim sono diventati
negligenti nella loro opera di sorveglianza?
- Se ho ben capito, sei disposta a credere a Lady Belcourtt quando
accusa de Quincey, un vecchio alleato dellEnclave, di assassinare i
mondani in casa sua?
- Non so di cosa ti stupisca, Benedict. - C'era un leggero sarcasmo nella
voce di Charlotte. - Suggerisci di ignorare la denuncia, sebbene in
passato Camille ci abbia fornito esclusivamente informazioni attendibili?
E nonostante il fatto che, se ci sta dicendo una volta di pi la verit,
avremo le mani macchiate del sangue di chiunque de Quincey
assassiner d'ora in avanti?
- E sebbene la Legge ci obblighi a indagare su qualsiasi rapporto che
riguardi un'infrazione dell'Alleanza - aggiunse un uomo snello dai
capelli scuri all'estremit opposta del tavolo. - Lo sai bene quanto noi,
Benedict; sei semplicemente ostinato,
Charlotte sospir. - Grazie, George. Lo apprezzo molto - disse mentre
Lightwood si oscurava in viso.
La donna alta che prima l'aveva chiamata Lottie fece una risata bassa e
profonda. - Non essere cos drammatica, Charlotte. Devi ammettere che
tutta la faccenda  piuttosto bizzarra. Una ragazza mutaforma che
potrebbe essere o meno una strega, bordelli pieni di cadaveri e un
informatore che giura di aver venduto congegni meccanici a de
Quincey... cosa a cui sembri attribuire il massimo credito, pur rifiutando
ti di dirci il nome dell'informatore.
- Ho giurato che non lo avrei coinvolto  ribatt Charlotte. - Ha
paura di de Quincey.
-  un Cacciatore? - domand Lightwood. - In caso contrario, non
 affidabile.
- Sei davvero di vedute antiquate, Benedict - disse la donna con gli
occhi da gatto. - A parlare con te, verrebbe da credere che gli Accordi
non ci siano mai stati.
- Lilian ha ragione; sei ridicolo, Benedict - afferm George Penhallow.
- Cercare un informatore perfettamente affidabile  come cercare un'
amante casta. Se fossero virtuose, non sapremmo neanche cosa farcene.
Un informatore fornisce semplicemente informazioni;  compito nostro
verificarne l'esattezza, che  quanto Charlotte propone di fare.
-  solo che mi dispiacerebbe veder fare cattivo uso dei poteri
dell'Enclave - replic Lightwood in tono mellifluo.
Era molto strano, pens Tessa, sentire quel gruppo di adulti eleganti
rivolgersi l'un l'altro senza formule di cortesia, dandosi del tu. Ma
sembrava una consuetudine dei Cacciatori. - Se, putacaso, ci fosse una
vampira che avesse del rancore per il capo del suo clan, e magari
volesse vederlo privato del suo potere, quale modo migliore che far fare
all'Enclave il lavoro sporco per lei?
- All'inferno - borbott Will, scambiando un'occhiata a Jem. - Come fa
a sapere queste cose?
Jem scosse la testa.
- Sapere cosa? - sussurr Tessa, ma la sua voce fu soffocata da
Charlotte e dalla donna dai capelli bianchi e presero
contemporaneamente la parola.
- Camille non lo farebbe mai - obiett Charlotte. Tanto per cominciare,
non  una sciocca. Sa quale sarebbe la punizione per averci mentito!
- Su una cosa Benedict ha ragione - disse la donna pi1 anziana. -
Sarebbe meglio se fosse un Cacciatore a vedere de Quincey infrangere
la legge...
- Ma  proprio questo il senso di tutta l'operazione disse Charlotte.
Nella sua voce c'era una sfumatura di nervosismo, un acuto desiderio di
dimostrarsi all'altezza della situazione. Tessa sent un guizzo di
solidariet nei suoi confronti. - Osservare de Quincey che infrange la
legge, zia Callida.
Tessa fece un verso stupito.
Jem alz lo sguardo. - S,  la zia di Charlotte  disse - Prima era suo
fratello - il padre di Charlotte - a dirigere l'Istituto. Le piace dire alla
gente cosa deve fare, anche se, naturalmente, lei fa sempre quello che
vuole.
- Certo - convenne Will. - Sapevi che una volta mi fatto una proposta
sconcia?
Jem non parve crederci neanche lontanamente. - Non   vero.
- E invece s - insistette Will. -  stato davvero scandaloso. Avrei anche
potuto acconsentire alle sue richieste, se non mi avesse spaventato a
morte.
Jem si limit a scuotere la testa e a rivolgere di nuovo la attenzione
alla scena che si svolgeva nella biblioteca.
- E poi c' la questione del marchio di de Quincey: abbiamo trovato
nel corpo della ragazza meccanica - stava dicendo Charlotte. - Ci sono
decisamente troppe prove che lo collegano a questi avvenimenti, troppi
per non indagare.
- Sono d'accordo. - Lilian annu. - Da parte mia, sono preoccupata per
questa faccenda degli automi. Costruire ragazze meccaniche  un conto,
ma se stesse costruendo un intero esercito?
- Queste sono pure congetture, Lilian - disse Frederick Ashdown.
Lilian liquid il suo intervento con un gesto della mano - Un automa
non  affine n a un angelo n a un demone; non  figlio di Dio n del
Diavolo. Sarebbe vulnerabile dalle nostre armi?
- Credo che tu stia immaginando un problema che non esiste - replic
Benedict Lightwood. - Ormai sono anni che si costruiscono automi; i
mondani sono affascinati da queste creature. Ma non hanno mai
costituito una minaccia per noi.
- Prima d'ora nessun automa era stato creato utilizzando la magia
- ribatt Charlotte.
- Che tu sappia. - Lightwood aveva un'aria impaziente.
Charlotte raddrizz la schiena; solo Tessa e i due ragazzi, guardandola
dall'alto, potevano vedere che aveva le mani strettamente intrecciate in
grembo.  Benedict, a quanto pare ti preoccupi che puniamo
ingiustamente de Quincey per un crimine che non ha commesso,
mettendo in tal modo a repentaglio il rapporto tra i Figli della Notte e i
Nephilim. Ho ragione?
Benedict Lightwood annu.
- Ma il piano di Will prevede soltanto di osservare de Quincey. Se
non lo vedremo infrangere la Legge, non agiremo contro di lui, e il
rapporto non sar danneggiato.
Se invece lo vedremo infrangere la Legge, vorr dire che si tratta di un
rapporto falso. Non possiamo permettere abusi della Legge dell'
Alleanza, per quanto... possa convenirci ignorarli.
- Sono d'accordo con Charlotte - disse Gabriel Lightwood con gran
sorpresa di Tessa, prendendo per la prima volta la parola. - Penso che il
suo piano sia valido. Tranne che in una parte... quella che prevede che
Will Herondole accompagni la ragazza mutaforma. Non ha nemmeno
abbastanza anni da partecipare a questa riunione. Come si pu
affidargli una missione di tale gravit?
- Piccolo sporco ipocrita - ringhi Will chinandosi ancora pi in avanti,
quasi volesse allungare la mano attraverso il portale magico e
strangolare Gabriel. - Ma lasciate che lo incontri quando  solo...
- Dovrei andare io con la mutaforma al suo posto prosegu Gabriel. -
Potrei badare meglio a lei. Invece che badare solo a me stesso.
- Limpiccagione  troppo poco per lui  convenne Jem,  che
sembrava sforzarsi di non ridere.
- Tessa conosce Will - protest Charlotte. - Si fida di Will.
- Non esageriamo - borbott Tessa.
- E poi  Will che ha progettato questo piano, e che de Quincey
riconoscer dal Pandemonium Club - continu Charlotte. - Will sapr
cercare in casa sua qualcosa che lo colleghi alle creature meccaniche e ai
mondani uccisi. Will  un eccellente investigatore, Gabriel, e buon
Cacciatore. Devi concederglielo.
Gabriel si appoggi allo schienale della sedia, incrociando le braccia sul
petto. - Non gli concedo un bel niente.
- Dunque Will e la vostra giovane strega entrano nella casa e resistono
alla festa di de Quincey finch non constatano un'infrazione della Legge.
E allora ci fanno un segnale ma come? - chiese Lilian.
-  Con un'invenzione di Henry - rispose Charlotte.
Ci fu un leggero tremito nella sua voce mentre lo diceva. - Il Fosforo.
Emetter una vampa estremamente vivida di stregaluce, che illuminer
solo per un attimo le finestre di casa de Quincey. Quello sar il segnale.
- Oh, buon Dio... non di nuovo un'invenzione di Henry! - esclam
George.
- All'inizio c' stato qualche problema con il Fosforo, ma la notte scorsa
Henry mi ha dato una dimostrazione - ribatt Charlotte. - Funziona alla
perfezione.
Frederick sbuff. - Ricordi l'ultima volta che Henry ci ha proposto di
usare una delle sue invenzioni? Abbiamo passato dei giorni a ripulire le
nostre armi dalle budella di pesce.
- Ma non avrebbe dovuto essere usata in prossimit dell'acqua... -
cominci Charlotte, sempre con la stessa voce tremula.
Gli altri, per, avevano gi cominciato a parlarle sopra discutendo tutti
eccitati delle invenzioni fallite di Henry e delle loro terribili
conseguenze, costringendola al silenzio.
Povera Charlotte, pens Tessa. Charlotte, per la quale il senso della
propria autorit era cos importante, e conquistato a cos caro prezzo.
- Bastardi, trattarla in quel modo - mormor Will.
Tessa lo guard stupita: il ragazzo fissava intensamente la scena
sottostante, con i pugni stretti ai fianchi. Dunque voleva bene a
Charlotte, pens Tessa, e fu sorpresa di essere tanto compiaciuta nel
rendersene conto. Forse ci significava che, dopotutto, anche Will aveva
dei sentimenti.
Non che il fatto che li avesse o meno la riguardasse, naturalmente.
Tessa distolse svelta lo sguardo da Will e lo spost su Jem, che
sembrava altrettanto sconcertato e si mordeva il labbro.
- Dov' Henry? A quest'ora non sarebbe dovuto essere qui? - chiese
Jem.
Quasi in risposta a quella domanda, la porta del magazzino si spalanc
con fracasso. I tre ragazzi si girarono e videro Henry ritto sulla soglia
con gli occhi da folle e i capelli scompigliati. Stringeva qualcosa in mano:
il tubo di rame con il pulsante nero, per colpa del quale Will si era quasi
rotto un braccio cadendo dalla credenza della sala da  pranzo.
Will gli lanci un'occhiata impaurita. - Porta quel maledetto affare
lontano da me.
Henry, paonazzo e sudato, li fissava inorridito. - Diavolo... Stavo
cercando la biblioteca. L'Enclave...
-  in riunione - disse Jem. - S, lo sappiamo.  al piano di sotto, Henry.
La terza porta a destra. E farai meglio ad andare. Charlotte ti sta
aspettando.
- Lo so - gemette Henry. - Maledizione, maledizione, maledizione.
Stavo solo provando a far funzionare il Fosforo,  tutto qui.
- Henry, Charlotte ha bisogno di te - insistette Jem.
- GiustO. - L'inventore si gir come per precipitarsi fuori
dalla stanza, poi piroett su se stesso e fiss i ragazzi mentre
un'espressione gli attraversava il viso lentigginoso, come se solo in quel
momento avesse avuto modo di chiedersi perch Will, Tessa e Jem se ne
stavano accovacciati in un magazzino quasi in disuso. - Cosa ci fate qui
dentro voi tre?
Will inclin la testa di lato e gli sorrise. - Sciarade - rispose - Un
gioco magnifico.
- Ah... allora va bene. - Henry schizz fuori dalla porta,
lasciandosela chiudere alle spalle.
- Sciarade. - Jem sbuff disgustato, quindi si chin di nuovo in
avanti, con i gomiti sulle ginocchia, mentre la voce di Callida fluttuava
verso l'alto.
- Insomma, Charlotte, quando ammetterai che Henry non prende
affatto parte alla gestione di questo posto e che fai tutto da sola? Magari
con l'aiuto di James Carstairs e di William Herondale, ma nessuno dei
due ha pi di diciassette anni. Che aiuto possono dare?
Charlotte fece un sommesso verso di disapprovazione -  troppo per
una persona, soprattutto della tua et. - disse Benedict. - Hai solo
ventitr anni. Se volessi  dimetterti...
Solo ventitr anni!
Tessa era sbalordita. Pensava che Charlotte fosse molto pi
grande, probabilmente perch emanava una tale aria di competenza...
- Il console Wayland ha affidato a me e a mio marito la direzione
dell'Istituto, cinque anni fa - ribatt seccamente Charlotte. - Se avete
qualcosa da ridire su quella scelta, dovete rivolgervi a lui. Nel
frattempo, io dirigo l'Istituto come riterr pi opportuno,
- Spero ci significhi che piani come quello che stai proponendo
possano ancora essere messi ai voti - osserv Benedict. - O adesso
governi d'autorit?
- Non essere ridicolo, Lightwood, certo che possono essere messi ai voti
- disse Lilian irritata, impedendo a Charlotte di rispondere. - Tutti
coloro che sono favorevoli a procedere contro de Quincey dicano s.
Con sorpresa di Tessa, ci fu un coro di s e neppure un no. La
discussione era stata abbastanza animata da farle pensare che almeno
un Cacciatore avrebbe provato a dirsi contrario.
Jem colse il suo sguardo stupito e sorrise.  Fanno sempre cos -
mormor. - Gli piace brigare per avere potere, ma nessuno di loro
voterebbe no su una simili questione. In tal caso, verrebbe marchiato
come codardo
- Benissimo - fece Benedict. - Allora  per domani sera. Sono tutti
preparati a dovere? Sono...?
La porta della biblioteca si spalanc con violenza, e Henry vi fece
irruzione... se possibile, con occhi ancora pi folli e capelli ancora pi
scompigliati di come si era mostrato ai ragazzi. - Eccomi! - annunci. 
Non sono in ritardo, vero?
Charlotte si copr il viso con le mani.
- Henry, che piacere vederti - disse Benedict Lightwood. - Tua moglie ci
stava giusto aggiornando sulla tua ultima invenzione. Il Fosforo, dico
bene?
- S! - Tutto fiero, Henry sollev il tubo di rame. - Eccolo qui. E vi
assicuro che funziona perfettamente. Volete vedere?
- B, non c' bisogno di una dimostrazione - si affrett a dire
Benedict. Troppo tardi.
Henry aveva gi premuto il pulsante.
Ci fu un lampo. Poi le luci della biblioteca tremolarono e si spensero
all'improvviso, lasciando Tessa a fissare un nero quadrato buio sul
pavimento. Dal basso provennero dei respiri affannosi. Qualcuno grid,
qualcosa cadde a terra con fracasso e and in frantumi. Al di sopra di
tutto ci, si lev la voce di Benedict Lightwood che lanciava luna sfilza
di imprecazioni.
Will sollev lo sguardo e sogghign. - Piuttosto imbarazzante per
Henry - osserv allegro. - Eppure, in qualche modo, molto
soddisfacente, non pensate?
Tessa non pot che essere d'accordo su entrambi i punti.
...
.
10.
.
PALLIDI RE E PRINCIPI.
.
Vidi pallidi re  e principi,
E guerrieri, tutti mortalmente pallidi.
John Keats, La Bella Dame Sans Merci.
.
Mentre la carrozza sobbalzava lungo lo Strand, Will alz una mano
inguantata di nero e scost una delle tendine di velluto del finestrino,
lasciando penetrare nell'abitacolo buio una chiazza gialla di luce a gas. -
Sembra che stasera minacci pioggia.
Tessa segu il suo sguardo. Il cielo che si intravedeva fuori del finestrino
era coperto di nuvole color grigio acciaio: com'era normale per Londra,
pens. Uomini in cappello e lunghi cappotti scuri si affrettavano lungo i
marciapiedi su entrambi i lati della strada, con le spalle ingobbite per
proteggersi dal vento pungente che portava nella sua scia polvere di
carbone, letame di cavallo e ogni genere di porcheria che faceva
bruciare gli occhi.
A Tessa parve una volta di pi di sentire l'odore del fiume. - Ma c'
una chiesa in mezzo alla strada? - si chiese ad alta voce.
-  St. Mary le Strand e ha una lunga storia, ma che ti racconter
un'altra volta - disse Will. - Hai ascoltato nulla di quanto ho detto?
- S, finch non hai cominciato a parlare della pioggia - rispose Tessa. -
Che importanza pu avere la pioggia ? Ci stiamo recando a un... evento
mondano dei vampiri, e io non ho la pi pallida idea di come debba
comportarmi . Finora non mi sei stato di grande aiuto.
Will sorrise. - Devi solo stare attenta. Quando arriveremo alla casa,
non potrai contare su di me per aiuto o istruzioni. Ricorda, io sono un
succubo umano. Mi tieni con te per il sangue - per averne ogni volta che
vuoi - e nient'altro.
- Perci stanotte non parlerai.
- No, a meno che tu non mi ordini di farlo.
- La serata si preannuncia meglio di quanto pensassi - osserv Tessa,
sarcastica.
Will parve non sentirla. Con la mano destra si stava sistemando un
anello portacoltelli al polso sinistro e intanto guardava dal finestrino,
come se scorgesse qualcosa che a lei non era visibile. - Forse tu
immagini i vampiri come mostri bestiali, ma non sono cos. Sono colti
quanto crudeli. Coltelli affilati a paragone della lama spuntata
dell'umanit. - Alla luce fievole, i tratti del volto di Will apparivano duri.
- Dovrai cercare di essere all'altezza. E se non puoi, non aprire bocca. I
vampiri hanno un senso dell'etichetta ambiguo e misterioso. Una grave
gaffe potrebbe significare la morte istantanea.
Le mani di Tessa si serrarono in grembo; erano fredde. Sentiva il gelo
della pelle di Camille anche attraverso i guanti. - Stai scherzando?
Come hai fatto nella biblioteca quando hai lasciato cadere il libro?
- No - rispose Will, con voce distaccata.
- Mi stai spaventando. - Le parole le uscirono di bocca prima che
potesse fermarle. Tessa si irrigid, aspettando di venire presa in giro.
Will distolse lo sguardo dal finestrino e la osserv, quasi rendendosi
conto all'improvviso di qualcosa. - Tess... - disse, e lei ebbe un breve
sussulto; nessuno l'aveva mai chiamata cos. A volte suo fratello l'aveva
chiamata Tessie, ma tutto l. - Sai che non devi farlo, se non vuoi.
Tessa fece un respiro, anche se non ne aveva bisogno. - E poi?
Dovremmo far fare marcia indietro alla carrozza e tornare a casa?
Will le prese le mani tra le sue. Le mani di Camilla erano talmente
piccole che quelle del Nephilim, nei guanti neri, sembrarono inghiottirle.
- Uno per tutti e tutti per uno - disse.
A tali parole, Tessa accenn un sorriso.  I tre moschettieri?
Lo sguardo fermo di Will sostenne il suo. Aveva occhi azzurri
scurissimi, unici. Tessa aveva conosciuto ,altre persone con gli occhi
azzurri prima d'allora, ma erano  sempre stati di un azzurro chiaro.
Quelli di Will avevano il colore del cielo al calar della notte. Le lunghe
ciglia li nascosero mentre diceva: - A volte, quando devo fare qualcosa
di cui non ho voglia, fingo di essere il personaggio di un libro.  pi
facile sapere cosa farebbero loro.
- Davvero? E chi fingi di essere? D'Artagnan?  chiesa Tessa,
nominando l'unico dei moschettieri che ricordasse.
- Questa che faccio  una cosa molto, molto migliore di quanto abbia mai fatto
- cit Will. - Quello verso cui mi dirigo  un luogo di riposo molto, molto
migliore di quanti ne abbia mai conosciuti.
- Sydney Carton? Ma avevi detto di odiare Il racconto di due citt!
- In realt, non  vero. - Will non sembrava turbato dalla propria
bugia.
- E Sydney Carton era un alcolizzato dissoluto.
- Esattamente. Era un uomo indegno, e sapeva di esserlo. E per quanto
cercasse di far precipitare la propria anima sempre pi in basso, c'era
sempre una parte d lui capace di grandi gesti. - Will abbass la voce. 
Cos che dice a Lucie Manette? Che sebbene debole era ancora di
ardere?
Tessa, che aveva letto Il racconto di due citt un numero incalcolabile di
volte, sussurr: - Eppur ho avuto la debolezza, ho ancora la debolezza di
volervi far sapere con quanta subitanea maestria avete fatto divampare questo
mucchio di cenere che sono.	Esit.  Ma questo perch l'amava.
Will annu. - L'amava abbastanza da sapere che sarebbe stata meglio
senza di lui. - Le mani erano ancora su quelle di lei, ardenti attraverso i
guanti.
Fuori, il vento era frizzante, e quando avevano attraversato il cortile
dell'Istituto per raggiungere la carrozza gli aveva scompigliato i capelli
neri come l'inchiostro. Lo facevano sembrare pi giovane e pi
vulnerabile... e anche i suoi occhi erano vulnerabili, come una porta
aperta il modo in cui la guardava... Tessa non avrebbe mai pensato che
Will potesse o volesse guardare qualcuno a quel modo. Se la vampira
avesse potuto arrossire, pens, sarebbe stata paonazza.
E poi desider non averlo pensato. Perch quel pensiero ne
implicava inevitabilmente un altro: in quel momento Will stava
guardando lei o Camilla, che era davvero squisitamente bella? Era
quella la ragione della sua mutata espressione? La vedeva attraverso il
camuffamento, o vedeva solo il suo guscio?
Tessa si allontan tirando via le mani da quelle di Will, che erano
ben serrate intorno alle sue. Le ci volle un momento per liberarle.
- Tessa...
Ma prima che Will potesse dire di pi, la carrozza si ferm di botto,
facendo oscillare le tendine. Dalla cassetta, Thomas grid: - Ci siamo!
Dopo aver fatto un profondo respiro, Will apr lo sportello e balz
sul marciapiede sollevando la mano per aiutare la ragazza a scendere
dopo di lui.
Nello smontare dalla carrozza, Tessa pieg la testa per evitare di
schiacciare le rose del cappello di Camille. Sebbene Will indossasse dei
guanti, come lei, poteva quasi immaginare di sentirgli pulsare il sangue
sotto la pelle, anche attraverso il doppio strato di stoffa che li separava .
Will era rosso, il rossore giungeva fino alla parte superiore delle guance,
e Tessa si chiese se fosse il freddo o qualcos'altro a fargli affluire il
sangue al viso.
Erano davanti a un'alta casa bianca con l'ingresso ornato di colonne
bianche, circondata su entrambi i lati da costruzioni simili, come file di
sbiadite tessere di domino . In cima ad alcuni gradini c'era una porta a
due ante dipinta di nero. Era socchiusa, e Tessa vide la luce delle
candele tremolare come una cortina.
Si gir a guardare Will. Dietro di lui, Thomas era seduto a cassetta, il
cappello spinto in avanti per nascondere il viso; la pistola dal manico
d'argento infilata nella tasca del suo gilet era completamente nascosta
alla vista.
Da qualche parte in fondo alla sua testa, Tessa sent ridere Camille e
cap, senza sapere come, che stava percependo il divertimento della
vampira di fronte alla sua ammirazione per Will. Ah, eccoti qui, pens
Tessa, sollevata nonostante il fastidio. Aveva cominciato a pensare che
non avrebbe mai sentito risuonare dentro di s la voce interna della
vampira.
Si allontan da Will sollevando il mento. La posa altezzosa non le era
naturale... ma lo era per Camilla.
Ti rivolgerai a me non come Tessa, ma come farebbe un servitore - gli
disse, arricciando il labbro. - Ora vieni. - Fece un cenno imperioso del
capo verso i gradini e si avvi senza voltarsi per controllare che la
seguisse.
Un cameriere elegantemente vestito l'aspettava in cima ai gradini. -
Signora - mormor.
Tessa not le due punture di zanne sul collo, subito sopra il colletto.
Gir la testa verso Will e stava per presentarlo al cameriere, quando la
voce di Camille le mormor in fondo al cervello: Non presentiamo tra loro
i nostri tesorucci umani. Sono nostre propriet senza nome, a meno che non
scegliamo di dargliene uno. Puah! pens Tessa.
Nel suo disgusto non si era quasi accorta che il cameriere l'aveva
guidata per un lungo corridoio che conduceva a una grande sala dal
pavimento di marmo. L'uomo si inchin di nuovo e si allontan; Will le
si mise al fianco, e per un momento rimasero tutti e due a guardare.
L'ambiente era illuminato esclusivamente da candele, sistemate in
decine di candelabri dorati. Dalle pareti spuntavano mani scolpite nel
marmo, ognuna delle quali stringeva una candela scarlatta. La cera che
ne colava faceva sbocciare rose rosse lungo i lati del marmo scolpito.
Tra i candelabri si muovevano i vampiri, con i visi bianchi come nuvole,
i movimenti aggraziati, fluidi e inquietanti. Tessa ne ravvisava la
somiglianza con Camille, i tratti che avevano in comune: la pelle priva
di pori, gli occhi del colore dei gioielli, le guance pallide chiazzate di
rossetto artificiale. Alcuni sembravano pi umani di altri; molti erano
vestiti secondo la moda di epoche passate: calzoni al ginocchio e
fazzoletti da collo, gonne gonfie come quelle di Maria Antonietta o
raccolte in strascichi sul didietro, polsini di pizzo e gale di lino.
Lo sguardo di Tessa scrutava freneticamente la stanza alla ricerca di
una familiare figura dai capelli biondi, ma di Nathaniel non c'era traccia.
Cerc invece di non fissare un'alta donna scheletrica abbigliata secondo
la moda di un secolo prima, con una voluminosa parrucca abbondante-
mente incipriata. Si chiamava Lady Delilah, le sussurr la voce di
Camille. Teneva per mano una figura bassa e snella, e Tessa fu
inorridita - un bambino in un posto simile? - ma quando la figura si gir
vide che era anch' essa un vampiro, con gli occhi scuri come pozzi
infossati nel tondo viso infantile. Le sorrise mostrando le zanne scoperte.
- Dobbiamo cercare Magnus Bane - disse Will sottovoce. - Deve
guidarci attraverso questa baraonda. Se lo vedo, te lo indico.
Tessa stava per dirgli che Camille avrebbe riconosciuto Magnus per lei,
quando scorse un uomo snello con una zazzera di capelli biondi che
indossava un frac nero. Si sent balzare il cuore in gola... per poi
sprofondare in una profonda delusione quando l'uomo si gir. Non era
Nathaniel. Era un vampiro dal viso pallido e spigoloso; i suoi capelli
non erano biondi come quelli di Nate, bens quasi incolori alla luce delle
candele. Le ammicc e fece per avvicinarsi attraverso la calca. Non
c'erano solo vampiri, vide Tessa, ma anche succubi umani; portavano
vassoi scintillanti pieni di bicchieri vuoti. Accanto ai bicchieri era
disposto un assortimento di utensili d'argento, tutti acuminati. Coltelli,
naturalmente, e arnesi sottili come le lesine usate dai calzolai per
praticare fori nel cuoio. Mentre Tessa guardava confusa, uno dei
succubi fu fermato dalla vampira con la parrucca incipriata. Lady Deli-
lah schiocc imperiosamente le dita e l'oscuro - un pallido ragazzo in
giacca e calzoni grigi - gir la testa di lato, obbediente. Dopo aver preso
una sottile lesina dal vassoio, la vampira ne conficc la punta nella pelle
del collo del ragazzo. La mano dell'oscuro trem, facendo tintinnare i
bicchieri sul vassoio, ma non lo lasci cadere, nemmeno quando la
vampira sollev un bicchiere e glielo premette contro il collo in modo
che il sangue potesse defluirvi in un sottile rivolo. A Tessa si strinse lo
stomaco per un'improvvisa mescolanza di disgusto... e fame; non
poteva negare di essere affamata anche se quello stimolo riguardava
pi Camille che lei. Pi forte della sete, per, era l'orrore. Guard Lady
Delilah portare il bicchiere alle labbra e bere, mentre il ragazzo umano
le stava accanto terreo e tremante. Tessa avrebbe voluto prendere la
mano di Will, ma una vampira, per giunta baronessa, non avrebbe mai
tenuto la mano del suo succubo umano. Raddrizz la schiena chiam
Will al suo fianco con un rapido schiocco di dita.
- Su, non andartene in giro, William - disse con un'occhiata eloquente.
- Non voglio che ti perda nella folla.
Will serr le mandibole. - Ho la strana sensazione che tu ci stia
provando gusto.
- Non c' niente di strano. - Sentendosi incredibilmente audace,
Tessa gli diede un colpetto sotto il mento con il ventaglio di pizzo. -
Devi solo comportarti bene.
- Sono cos difficili da addestrare, non  vero? - Il vampiro con i capelli
incoloriti spunt fuori dalla folla piegando il capo verso Tessa. - I
succubi umani, voglio dire - aggiunse, scambiando la sua espressione
spaventata per confusione. - E poi, una volta che li hai addestrati per
bene, muoiono per un motivo o per un altro. Creature delicate, gli
umani. Hanno la longevit delle farfalle. - il vampiro sorrise, e nel
sorridere scopr i denti. La sua pelle aveva il pallore bluastro del
ghiaccio. I capelli erano quasi bianchi e pendevano dritti come fusi fino
alle spalle, sfiorando appena il colletto dellelegante giacca scura. Il
panciotto era di seta grigia,  ornato di un motivo di simboli argentei
serpeggianti. Luomo sembrava un principe russo uscito da un libro. - 
bello vedervi, Lady Belcourt - disse, e anche se la sua voce aveva un
accento non francese quanto piuttosto slavo. -  una nuova carrozza
quella che ho visto dalla finestra?
Questo  de Quincey, sussurr la voce di Camille nella mente di Tessa,
Improvvisamente la ragazza sent sorgere immagini nella mente, come
se una fontana vi versasse visioni invece di acqua. Vide se stessa ballare
con de Quincey, con le mani sulle spalle di lui. Era in riva a un torrente
nero, sotto il cielo bianco di una notte del Nord, e lo guardava nutrirsi
di qualcosa di pallido steso a terra. Sedeva immobile a un lungo tavolo
con altri vampiri, e de Quincey gridava e  strillava contro di lei e
sbatteva il pugno con tale forza da crepare il piano di marmo; le gridava
qualcosa a proposito di un lupo mannaro e di una relazione di cui si
sarebbe pentita per tutta la vita. Poi sedeva da sola in una stanza, al
buio, piangendo, e de Quincey entrava, si inginocchiava e le prendeva
la mano, volendo confortarla, anche se era lui la causa del suo dolore.
I vampiri possono piangere? si chiese Tessa. Si conoscono da tanto
tempo, A1exei de Quincey e Camille Belcourt. Una volta erano amici, e lui
pensa che lo siano ancora.
- S, Alexei - disse la ragazza, e mentre lo diceva cap che era quello il
nome che aveva provato a ricordare a cena qualche sera prima, il nome
straniero pronunciato dalle Sorelle Oscure. A1exei. - Volevo qualcosa di
un po'.., pi spazioso, - Allung la mano e rimase immobile mentre lui
la baciava, la bocca gelida sulla sua pelle.
De Quincey lasci scivolare lo sguardo da Tessa a Will e si lecc le
labbra. - E hai anche un nuovo succubo umano no, a quanto vedo.
Questo  piuttosto attraente. - Allung la pallida mano sottile e pass
l'indice sul lato della guancia di Will fino alla mandibola. - Che colorito
inusuale... e che occhi.
- Grazie - disse Tessa col tono di chi riceva dei complementi per una
scelta particolarmente raffinata di carta da parati. Guard
nervosamente de Quincey avvicinarsi ancora di pi a Will, che era
pallido e teso. Si chiese se avesse difficolt a trattenersi, quando
sicuramente tutti i suoi nervi stavano gridando: Nemico! Nemico!
De Quincey fece scivolare il dito dalla mandibola alla gola di Will, nel
punto accanto alla clavicola in cui si sentiva pulsare il sangue. - Ecco -
disse, e stavolta, quando sorrise, le sue zanne erano visibili, affilate e
acuminate. Le sue palpebre si socchiusero, languide e pesanti, e quando
parl aveva la voce roca. - Non ti seccherebbe, vero, Camille, se dessi
appena un morsetto...
Tessa vide tutto bianco. Vide di nuovo de Quincey, la camicia
imbrattata di sangue... e vide un corpo appeso a testa in gi a un albero,
sulla riva del torrente scuro, con le dita pallide penzolanti nell'acqua
nera...
La sua mano scatt in avanti, pi veloce di quanto non avrebbe mai
immaginato che potesse fare, e afferr il polso del vampiro. - Mio caro...
Vorrei tanto tenerlo tutto per me, almeno per un po' - disse in tono
carezzevole.  Sai che a volte l'appetito ti prende la mano.
De Quincey ridacchi. - Per te, Camille, dar prova , del mio
autocontrollo. - E allontan il polso, - In onore della nostra lunga
amicizia.
Per un attimo, sotto la disinvoltura maliziosa, Tessa pens di scorgere
nei suoi occhi un lampo di rabbia subito dissumulata. - Grazie, Alexei.
- Hai ripensato, mia cara, alla mia offerta di diventare membro del
Pandemonium Club? So che i mondani ti annoiano, ma sono una fonte
di fondi, niente di pi. Noi che lo dirigiamo siamo sul punto di fare...
scoperte molto eccitanti. Di conquistare un potere al di l dei tuoi sogni
pi sfrenati, Camille.
Tessa aspett, ma la voce della vampira rimase in silenzio. Perch?
Soffoc il panico e riusc a sorridere a de Quincey. - I miei sogni
possono essere pi sfrenati di quanto immagini - disse, e sper che lui
ascrivesse la  voce roca al divertimento e non alla paura. Le parve di
vedere Will lanciarle un'occhiata sorpresa; ma il ragazzo fu lesto ad
assumere di nuovo un'aria imperturbabile e a distogliere lo sguardo.
De Quincey, con gli occhi che gli brillavano, si limit a sorridere. - Ti
chiedo solo di prendere in considerazione la mia offerta, Camille. E ora
devo occuparmi degli altri miei ospiti. Posso sperare di vederti alla
cerimonia
Confusa, Tessa si limit ad annuire. - Certo.
De Quincey fece un inchino, si gir e svan tra la folla
Tessa mand fuori il fiato. Non si era resa conto che  lo stava
trattenendo.
- Non farlo - sussurr Will al suo fianco. - Ricorda che i vampiri non
hanno bisogno di respirare.
- Mio Dio, Will. - Tessa si accorse di tremare. - Fosse stato per lui, ti
avrebbe morso.
Gli occhi del Nephilim erano offuscati dalla rabbia. Lo avrei ucciso
prima.
Una voce risuon accanto a Tessa.  E allora sareste morti entrambi.
Tessa si gir e vide che un uomo alto era apparso alle sue spalle senza
fare alcun rumore, quasi fosse fluttuato fin l sotto forma di fumo.
Indossava un'elaborata giacca di broccato che sembrava uscita dal
secolo precedente, con una profusione di pizzi bianchi al colletto e ai
polsi. Sotto la giacca lunga, Tessa scorse dei calzoni bianchi al ginocchio
e alte scarpe con la fibbia. I capelli sembravano ruvida seta, ed erano
talmente neri da mandare un riflesso bluastro; la pelle era scura, i
lineamenti simili quelli di Jem. Tessa si chiese se, come Jem, non fosso
origine straniera. A un orecchio, lo sconosciuto esib un cerchietto
d'argento dal quale pendeva un ciondolo di diamanti grosso quanto un
dito, che scintillava vivido sotto le luci; altri diamanti erano incastonati
nel pomo d'argento del bastone da passeggio. Tessa sgran gli occhi;
non aveva mai visto nessuno vestito in maniera tanto bizzarra.
- Questo  Magnus - disse con calma Will, sembrando sollevato. -
Magnus Bane.
- Mia cara Camille - disse lo stregone, piegandosi per baciarle la mano
inguantata. - Siamo stati lontani troppo a lungo. Nel momento in cui lui
la tocc, i ricordi di Camille le affluirono impetuosi: Magnus che
l'abbracciava, la baciava, la toccava in maniera decisamente intima.
Tessa ritrasse la mano con un gridolino. E adesso ti rifai viva, pens
risentita, rivolta a Camille.
- Capisco - mormor Magnus, raddrizzandosi. I suoi occhi quando li
sollev su Tessa, le fecero quasi perdere il suo sangue freddo: erano di
un verde dorato con le pupille a  fessura, gli occhi di un gatto inseriti in
un viso chiaramente umano. Erano colmi di un bagliore divertito. A
differenza di Will, i cui occhi conservavano una traccia di tristezza
anche quando era divertito, quelli di Magnus erano pieni di una gioia
sorprendente. Guizzarono di lato, e lo stregone indic con il mento
l'angolo opposto della stanza, facendo segno a Tessa di seguirlo. 
Venite, su. C una stanza appartata dove possiamo parlare. Tessa lo
segu inebetita, con Will al fianco. Era la sua immaginazione, o le
pallide facce dei vampiri si giravano per seguirla al suo passaggio? Una
vampira dai capelli rossi in un elaborato abito blu le lanci un'occhiata
truce; la voce  di Camille le sussurr che la donna era gelosa dell'
ammirazione di de Quincey nei suoi confronti. Raggiunsero infine una
porta inserita in maniera cos ingegnosa nella parete rivestita di pannelli
di legno, che Tessa non si rese conto della sua presenza finch Magnus
non ebbe tirato fuori una chiave. La porta si apr con uno scatto
sommesso.
La stanza era una biblioteca che doveva essere visitata di rado; i libri
che rivestivano le pareti erano cos pieni di polvere, come pure le tende
di velluto appese alle finestre. Quando la porta si fu richiusa alle loro
spalle, 1.1 stanza sprofond nella penombra. Prima che Tessa potesse
dire qualcosa, Magnus fece schioccare le dita: nei caminetti ai due lati
della stanza si accesero fuochi gemelli dalle fiamme blu che emanavano
un odore penetrante simile a quello dei bastoncini di incenso.
- Oh! - Tessa non pot reprimere una piccola esclamazione di sorpresa.
Magnus si iss con un sorriso sul grande tavolo dal piano di marmo al
centro della stanza e si stese su un fianco con la testa appoggiata alla
mano. - Non avevate mai visto uno stregone all'opera?
Will sospir in maniera ostentata. - Per favore, evita di stuzzicarla,
Magnus. Pensavo che Camille ti avesse avvertito che  piuttosto digiuna
sul Mondo delle Ombre.
-  vero, ma  difficile crederlo, considerato quello che sa fare. -
replic Magnus. Aveva gli occhi fissi su Tessa. -  Ho visto il vostro viso
quando vi ho baciato la mano. Avete capito immediatamente chi sono,
vero? Voi sapete ci che sa Camille. Ci sono certi stregoni e certi demoni
capaci di tramutarsi... di assumere qualsiasi forma. Ma non ho  mai
sentito di nessuno capace di fare quello che fate voi.
- Non si pu affermare con certezza che io sia una strega - disse Tessa.
- Charlotte sostiene che non ho i segni tipici degli stregoni.
- Oh, sei una strega. Puoi contarci. Solo perch non hai le orecchie da
pipistrello... - Magnus vide Tessa aggrottare la fronte e fece
un'espressione stupita. - Ah, tu non vuoi essere una strega. Disprezzi
l'idea.
-  solo che non ho mai pensato di essere altro che umana.
Magnus non si mostr indifferente. - Poverina. Ora che  conosci la
verit non potrai mai tornare indietro.
- Lasciala in pace - disse Will in tono brusco.  Devo perquisire la
stanza. Se non vuoi aiutarmi, cerca almeno di non tormentare Tessa
mentre lo faccio. - Si avvicin alla grande scrivania di quercia
nellangolo e cominci a frugrare tra le carte che vi erano posate.
Magnus lanci unocchiata a Tessa e le strizz locchio. - Credo
che sia geloso - disse in un sussurro complice.
La ragazza scosse la testa e and verso la libreria pi vicina. Sul
ripiano centrale era appoggiato in bella mostra un libro aperto. Le
pagine erano ricoperte di vivaci figure complicate, che in alcuni punti
scintillavano come se , fossero state dipinte in oro sulla pergamena.
Tessa lanci un esclamazione sorpresa. -  una Bibbia!
- Vi stupisce? - chiese Magnus.
- Pensavo che i vampiri non potessero toccare gli oggetti sacri.
- Dipende dal vampiro... da quanto tempo  vivo, da che tipo di fede
ha. De Quincey in realt colleziona vecchie bibbie. Dice che  difficile
trovare un altro libro le cui pagine trabocchino tanto di sangue.
Tessa lanci un'occhiata alla porta chiusa. Ne giungeva una fievole
ondata di voci. - Non susciteremo dei commenti, nascondendoci cos
qui dentro? I vampiri ci guardavano mentre entravamo.
- Guardavano Will. - Per certi versi il sorriso di Magnus, quantunque
senza zanne, era snervante come quello di un vampiro. - C' qualcosa
che non va nel suo aspetto.
Tessa lanci unocchiata al Nephilim, che stava frugando nei
cassetti della scrivania.
- Difficile crederlo, soprattutto se detto da qualcuno vestito a quel
modo - disse Will.
Lo stregone lo ignor. - Non si comporta come gli  altri succubi umani.
Tanto per cominciare, non guarda la sua padrona con cieca adorazione.
-  colpa dell' orribile cappello che porta - disse Will - Mi distrae.
- I succubi umani non si fanno mai distrarre - prosegu Magnus. -
Adorano i vampiri loro padroni, qualunque cosa indossino.
Naturalmente, gli invitati ci guardavano anche perch sono al corrente
della mia relazione con Camille e si stanno chiedendo cosa potremmo
mai fare qui in biblioteca... da soli. - Lo stregone guard Tessa,
muovendo le sopracciglia in maniera allusiva.
Lei ripens alle sue visioni. - De Quincey... Ha detto qualcosa a Camille
sul fatto che si sarebbe pentita della sua relazione con un lupo mannaro.
L'ha fatto sembrare un vero crimine.
Magnus, che adesso era steso supino e roteava il bastone  da passeggio
sulla testa, fece spallucce. - Per lui lo sarebbe. Vampiri e lupi mannari si
disprezzano a vicenda. Sostengono sia perch le due razze di demoni
che li hanno generati erano coinvolte in una faida sanguinaria, ma, se
volete sapere come la penso,  semplicemente perch sono predatori, e
ai predatori non vanno mai gi le incursioni nel proprio territorio. Non
che i vampiri amino alla follia le fate o la mia razza, ma a de Quincey
vado piuttosto a genio. Pensa che siamo amici. In effetti, sospetto che
vorrebbe fossimo pi che amici. - Magnus sogghign, facendo
confondere Tessa. - Ma io lo disprezzo, anche se non lo sa.
- Allora perch passare il tempo con lui?  chiese Will, che si era
spostato all'alto secretaire tra le finestre e ne stava esaminando il
contenuto. - Perch venite in questa casa?
- Politica - rispose Magnus con un'altra scrollata di spalle. -  il capo
del clan; la mancata venuta di Camille a queste feste pur essendo
invitata potrebbe essere interpretata come un insulto. E da parte mia
permetterle di venire da sola sarebbe... una trascuratezza. De Quincey 
pericoloso, e non lo  di meno per quelli della sua razza. Soprattutto
quelli che in passato l'hanno contrariato.
- Allora dovresti... - cominci Will, ma si interruppe, la voce
alterata. - Ho trovato qualcosa. - Rimase un istante in silenzio. - Forse
dovresti dare un'occhiata a questo,  Magnus. - Si avvicin al tavolo e vi
depose quello  che aveva tutta l'aria di essere una pergamena arrotolata;
poi, fatto segno a Tessa di raggiungerlo, la srotol sul piano. -  La
scrivania non conteneva granch di interessante, ma nascosto in un
cassetto segreto dello stipo ho trovato questo. Magnus, che ne pensi?
Tessa, che si era messa accanto a Will davanti al tavolo, abbass lo
sguardo sul foglio. Era ricoperto di un approssimativo schema di
scheletro umano fatto di pistoni, ingranaggi e lamine di metallo
martellato. Il teschio aveva mandibole fissate su cardini, orbite aperte
per gli occhi e una bocca che terminava subito dietro i denti. C'era
inoltre un pannello in corrispondenza del petto, proprio come quello di
Miranda. Lungo il lato sinistro della pagina erano scarabocchiati
appunti in una lingua che Tessa non seppe decifrare. Le lettere le erano
assolutamente sconosciute.
- Lo schema di un automa - disse Magnus, inclinando la testa. - Un
essere artificiale. Gli umani sono stati sempre affascinati da queste
creature... credo perch sono umanaidi ma non possono morire o essere
feriti. Hai mai letto Il libro dei congegni meccanici ingegnosi?
- Non ne ho neppure mai sentito parlare - replic Will. -  Ci sono
brughiere brulle avvolte in nebbie misteriose? Spose spettrali che
vagano nei corridoi di castelli in rovina? Un bel tenebroso che corre a
salvare una fanciulla leggiadra ancorch senza un centesimo?
- No - rispose Magnus. - Pi o meno a met, c' un pezzo piuttosto
interessante sugli ingranaggi. Ma, a dire il vero, in generale  piuttosto
arido.
- Allora non l'avr letto neanche Tessa - osserv Will.
La ragazza lo fulmin con lo sguardo, ma non replic; non l'aveva letto,
e non era dell'umore adatto per farsi stuzzicare da lui.
- Comunque sia,  stato scritto da un erudito arabo vissuto due secoli
prima di Leonardo da Vinci, e descrive come costruire macchine capaci
di imitare le azioni degli esseri umani - spieg Magnus. - Ora, in s la
cosa non ha nulla di allarmante. Ma  questo che mi preoccupa. - Il
lungo dito di Magnus sfior con delicatezza la scritta sul lato sinistro
del foglio.
Will si chin ancora, e nel far ci la sua manica sfior il braccio di Tessa.
- Gi,  proprio quello che volevo chiederti.  un incantesimo?
Magnus annu. - Un incantesimo di controllo. Destinato a infondere
energia demoniaca in un oggetto inanimato, conferendogli una sorta di
vita. L'ho visto usare. Prima degli Accordi, ai vampiri piaceva divertirsi
creando piccoli meccanismi demoniaci, come scatole musicali che
suonavano solo di notte, cavalli meccanici che potevano correre solo
dopo il calar del sole... questo genere di sciocchezze. - Lo stregone
tamburell pensieroso sul pomo del bastone da passeggio. - Uno dei
grossi problemi nel creare automi convincenti, naturalmente,  sempre
stato il loro aspetto. Nessun altro materiale riesce a dare la parvenza
della carne umana.
- E se si usasse proprio la carne umana? - chiese Tessa.
Magnus rimase in silenzio, riflettendo. - In tal caso, il problema che si
pone ai progettisti umani ... be'... ovvio. Conservare la carne ne
distrugge l'aspetto. Ci vorrebbe la magia. E poi altra magia per fissare
l'energia demoniaca al corpo meccanico.
- E cos facendo, che cosa si otterrebbe? - domand Will, con un certo
nervosismo nella voce.
- Sono stati costruiti automi capaci di scrivere poesie, dipingere
paesaggi... ma solo quelli che gli si ordina di realizzare. Non hanno
creativit individuale n immaginazione. Se animato da energia
demoniaca, tuttavia, un automa avrebbe una certa dose di pensiero e
volont. Ma ogni spirito controllato  reso schiavo: obbedisce a chiun-
que lo controlli.
- Un esercito meccanico - mormor Will, e nella sua voce c'era una
sorta di amaro umorismo. - Non generato n dal Paradiso n
dall'Inferno.
- Non andrei tanto lontano - disse Magnus. - Le energie demoniache
sono un articolo difficile da procurarsi. Bisogna chiamare a raccolta i
demoni e poi vincolarli, e tu sai che procedura difficile sia. Ottenere
energie demoniache sufficienti alla creazione di un esercito sarebbe
quasi impossibile ed estremamente rischioso. Perfino per un bastardo
malvagio come de Quincey.
- Capisco. - Will arrotol il foglio e se lo infil nella giacca. - Ti sono
molto riconoscente per il tuo aiuto, Magnus.
Lo stregone sembr leggermente perplesso, ma annu cortesemente.
- Ne deduco che non ti dispiacerebbe vedere sparire de Quincey, in
modo che un altro vampiro prenda il suo posto - continu Will. - L'hai
davvero visto infrangere la Legge?
- Una volta. Ero. stato invitato qui per assistere a una delle sue
"cerimonie". Come si rivel... - Magnus assunse un'espressione cupa,
poco caratteristica per lui. Be', lasciate che vi mostri. - Si gir e si
avvicin alla libreria che Tessa aveva esaminato poco prima, facendo
loro segno di raggiungerlo.
Will lo segu, con la ragazza al suo fianco.
Magnus fece di nuovo schioccare le dita, e delle scintille azzurre si
librarono in aria mentre la Bibbia illustrata scivolava di lato, mostrando
un foro praticato in fondo allo scaffale. Quando Tessa si chin in avanti,
sorpresa vide che il foro dava su un' elegante stanza da musica. Almeno,
 quello che pens inizialmente vedendo le file di sedie rivolte verso
un'estremit della stanza come in un teatro. L'illuminazione era fornita
da file di candelabri accesi. Tende di satin rosse lunghe fino a terra
nascondevano le pareti in fondo, e il pavimento leggermente rialzato
formava una sorta di palcoscenico improvvisato. Vi si trovava solo una
sedia, con un alto schienale di legno. Ai braccioli erano applicate delle
manette di acciaio che scintillavano alla luce delle candele come
carapaci di insetti. Qua e l il legno era chiazzato di macchie rosso scuro.
Le gambe, vide Tessa, erano inchiodotate al pavimento.
-  l che fanno i loro piccoli... spettacoli - disse Magnus, con una
sfumatura di disgusto nella voce. - Portano fuori l'umano e lo legano
alla sedia. Poi fanno a turno a dissanguare lentamente la loro vittima,
mentre la folla la guarda e applaude.
- E si divertono? - domand Will. Nella sua voce c'era pi che una
sfumatura di disgusto. - Del dolore dei mondani? Della loro paura?
- Non tutti i Figli della Notte sono cos - afferm Magnus. - Questi
sono i peggiori.
- E dove trovano le vittime? - chiese Will.
- Per lo pi sono criminali - rispose Magnus. -Ubriaconi, drogati,
prostitute. I dimenticati e i perduti. Quelli di cui non si noter la
mancanza. - Guardo il Nephilim dritto negli occhi. - E ora, vorresti
darmi i particolari del tuo piano?
- Entreremo in azione quando vedremo infrangere la Legge - spieg
Will. - Nel momento in cui un vampiro star per fare del male a un
umano, lancer il segnale allEnclave. E loro attaccheranno.
- Ma davvero? E come entreranno?
- Di questo non preoccuparti. - Will era imperturbabile. - A quel
punto, il tuo compito sar prendere Tessa e condurla sana e salva fuori
di qui. Thomas aspetta con la carrozza . Saliteci alla svelta, e lui vi
riporter all'Istituto.
- Mi sembra uno spreco dei miei talenti incaricarmi di badare a una
ragazza abbastanza cresciuta - osserv Magnus. - Potresti usarmi...
- Questa  una faccenda dei Cacciatori - dichiar Will. - Noi facciamo
la Legge, e noi la difendiamo. L'aiuto che ci hai dato finora 
inestimabile, ma non ce ne serve altro.
Con espressione ironica, Magnus incroci lo sguardo di Tessa. - Il
fiero isolamento dei Nephilim. Si servono di noi quando capita, ma non
riescono a condividere una vittoria con i Nascosti.
Tessa si rivolse a Will. - Vuoi che vada via anch'io prima che
cominci il combattimento?
- Si. Sarebbe meglio per Camille non essere vista collaborare con i
Cacciatori.
- E assurdo - replic Tessa. - De Quincey sa che sono stata io -
cio Camille - a portarti qui. Verr a sapere che lei ha mentito sul tuo
conto. Camille pensa forse che dopo tutto ci che accadr, il resto del
clan non sapr che  una traditrice?
Da qualche parte in fondo alla mente di Tessa risuon la sommessa
risata della vampira. Non sembrava impaurita.
Will e Magnus si scambiarono un'occhiata.
- Camille  convinta che nessuno dei vampiri presenti qui stanotte
sopravviver alla serata per accusarla -  disse lo stregone.
- I morti non possono fare la spia - disse il Nephilim, in tono
sommesso. La luce tremolante della stanza gli disegnava sul viso ombre
nere e dorate alternate; la linea della mascella era dura. Si gir verso lo
spioncino, socchiudendo gli occhi. - Guardate.
Attraverso lo spioncino videro aprirsi la porta scorrevole a un'estremit
della stanza da musica. Dava su un grande soggiorno illuminato da
candele. I vampiri cominciarono a  entrare nella sala, prendendo posto
nelle sedie davanti al "palcoscenico".
-  ora - sussurr Magnus, e chiuse lo spioncino
La stanza da musica era quasi piena. Tessa, sottobraccio a Magnus,
guardava Will farsi strada attraverso la folla alla ricerca di tre posti
vicini. Teneva la testa china e gli occhi rivolti al pavimento, ma
comunque...
- Continuano a osservarlo - disse Tessa sottovoce.
Magnus annu. - Certo che lo osservano.  Mentre esaminavano la
stanza i suoi occhi riflettevano la luce come quelli dei gatti. - Guardalo.
Il viso di un angelo cattivo e gli occhi come il cielo notturno all'Inferno.
 molto bello, e ai vampiri questo piace. Non posso dire che non piaccia
anche a me. - Magnus sorrise. - Capelli neri e occhi azzurri sono la mia
combinazione prefetta.
Tessa sollev la mano per assestare dei colpetti al riccioli biondo
chiaro di Camille.
Lo stregone fece spallucce. - Nessuno  perfetto.
Tessa pot risparmiarsi di rispondere; Will aveva trovato alcune
sedie vicine e stava facendo loro segno con la mano inguantata. Mentre
si faceva guidare da Magnus verso i posti, la ragazza cerc di non
badare al modo in cui i vampiri guardavano Will.  vero che era bello,
ma a loro cosa importava? Per loro era solo cibo, no?
Si sedette tra lo stregone e il Nephilim, con le gonne di taffett verde
che frusciavano come foglie agitate da un forte vento. La sala era fredda,
non come una stanza affollata da esseri umani, che avrebbero rilasciato
calore corporeo.
Quando Will alz la mano per darsi un colpetto alla tasca del panciotto,
la manica si abbass, e Tessa vide che aveva la pelle d'oca sul braccio. Si
chiese se i compagni umani dei vampiri avessero sempre freddo.
Un brusio di sussurri percorse i presenti, e Tessa stacc lo sguardo da
Will. La luce dei candelabri non raggiungeva i recessi pi lontani della
stanza; il "palcoscenico" era parzialmente immerso nell'ombra, e
neppure gli occhi da vampiro di Camille riuscivano a distinguere che
cosa si muoveva nell'oscurit.
Poi de Quincey ne emerse all'improvviso.
Il pubblico tacque. De Quincey sorrise. Il suo era un sorriso febbrile, che
scopriva le zanne e gli trasformava il viso. In quel momento sembrava
feroce e selvaggio, simile a un lupo. Un mormorio di sommesso
apprezzamento echeggi nella stanza, come quando un pubblico
umano manifesta il proprio apprezzamento per un attore con una
presenza scenica particolarmente efficace.
- Buona sera - disse il vampiro. - Benvenuti, amici. Voi che mi avete
raggiunto qui siete i fieri Figli e Figlie della Notte. - E sorrise a Tessa,
che era troppo nervosa per poter fare a meno di guardarlo a sua volta. -
Noi non pieghiamo il collo sotto il giogo oppressivo chiamato Legge.
Noi non rispondiamo ai Nephilim. E neppure abbandoneremo i nostri
antichi costumi per il loro capriccio.
Era impossibile non notare l'effetto che quel discorso aveva su Will. Era
teso come un arco, le mani strette in grembo, le vene del collo sporgenti.
- Abbiamo un prigioniero - prosegu de Quincey. - Il suo crimine 
aver tradito i Figli della Notte. - Lasci scivolare lo sguardo sul pubblico
in attesa. - E qual  la punizione per tale tradimento?
- La morte! - grid una voce. Era la vampira chiamata Delilah. Protesa
in avanti sulla sedia, il suo viso era deformato da una tremenda
impazienza.
Il resto del pubblico si un a quel grido.
- Morte! Morte!
Altre forme indistinte scivolarono tra le tende che formavano il
palcoscenico improvvisato: due vampiri che tenevano la sagoma di un
umano che si divincolava. Un cappuccio nero nascondeva i lineamenti
del prigioniero. Tessa riusc a vedere soltanto che era snello,
probabilmente giovane... e sporco, con i bei vestiti laceri e strappati. I
suoi piedi nudi lasciavano macchie di sangue sulle tavole mentre i
vampiri lo trascinavano avanti e lo scaraventavano sulla sedia. Un
fievole gemito solidale sfugg dalla gola di Tessa, che sent Will
irrigidirsi accanto a lei.
Il prigioniero continu a dimenarsi debolmente, come un insetto sulla
punta di uno spillo, mentre i vampiri gli legavano i polsi e le caviglie
alla sedia e poi facevano un passo indietro.
De Quincey sogghign. Aveva le zanne scoperte; scintillavano come
aghi di avorio mentre scrutava la folla.
Tessa avvertiva l'irrequietudine dei vampiri... e ancor pi la loro fame.
Non sembravano pi un educato pubblico di frequentatori di teatri.
Erano avidi come leoni che fiutino la preda, si sporgevano in avanti
sulle sedie con gli occhi spalancati e lucidi, le bocche aperte.
- Quando potrai chiamare l'Enclave? - chiese Tessa a  Will, in un
sussurro ansioso.
Con voce dura, Will rispose: - Quando gli spiller il sangue.
Dobbiamo vederglielo fare.
- Will...
- Tessa. - Sussurr il vero nome della ragazza, le dite serrate sulle
sue. - Stai calma.
A malincuore, Tessa rivolse nuovamente la sua attenzione al
palcoscenico, dove de Quincey si stava avvicinando al prigioniero.
Il vanpiro si ferm accanto alla sedia e allung una mano; con le sottili
dita pallide, leggere come il tocco di un ragno, sfior la spalla dell'uomo.
Il prigioniero si contorse, sussultando in preda a un terrore disperato
mentre la mano gli scivolava dalla spalla al collo. De Quincey mise due
dita bianche nel punto in cui era avvertibile il battito cardiaco, come un
dottore che controlli il polso a un paziente.
Tessa vide che aveva a un dito un anello d'argento munito di una
punta d'ago, che fuoriusciva quando la mano veniva stretta a pugno. Ci
fu un lampo argenteo, e il prigioniero m grid... era il primo suono che
emetteva. La ragazza trov qualcosa di familiare in quel suono.
Una sottile linea scarlatta comparve sul collo del prigioniero,
come un sinuoso filo metallico rosso. Il sangue sgorg e si vers
nell'incavo della clavicola. L'uomo si dimenava mentre de Quincey, con
il viso ridotto a una contorta maschera affamata, allungava la mano per
toccare il liquido rosso e si portava due dita macchiate di sangue alla
bocca.
La folla fischiava e mugolava, riuscendo a malapena a rimanere al
proprio posto.
Tessa lanci un'occhiata a una donna con il cappello dalla piuma
bianca: aveva la bocca aperta, il mento bagnato di bava.
- Will... - mormor Tessa. - Will, ti prego.
Il Nephilim guard oltre di lei, verso lo stregone. - Magnus. Portala
fuori di qui.
Qualcosa dentro Tessa si ribell all'idea di essere mandata via. -
No, Will, posso rimanere...
La voce del Cacciatore era calma, ma i suoi occhi ardevano. - Ne
abbiamo gi parlato. Va', o non chiamer l'Enclave. Va', o quell'uomo
morir.
- Vieni. - Era Magnus, con la mano sul gomito della ragazza per
invitarla ad alzarsi.
Con riluttanza, Tessa si lasci guidare verso la porta, guardandosi
ansiosamente intorno per vedere se qualcuno notasse che si stava
allontanando. Ma nessuno li osservava tutta l'attenzione era concentrata
su de Quincey e sul prigioniero, e molti vampiri erano gi in piedi,
fischiando, applaudendo e facendo disumani versi famelici.
Will era ancora seduto tra la folla elettrizzata, proteso in avanti come un
cane da caccia impaziente di essere liberato dal guinzaglio. Fece
scivolare la mano nella tasca del panciotto e ne estrasse un oggetto di
rame.
Il Fosforo.
Magnus apr la porta alle loro spalle. - Svelta. Tessa ebbe un attimo di
esitazione e si gir a guardare il palcoscenico.
De Quincey era dietro al prigioniero, con la bocca sogghignante
macchiata di sangue. Allung una mano e afferr il cappuccio
dell'uomo.
Will si alz sollevando il Fosforo. Magnus imprec e tir Tessa per
il braccio.
Lei si gir a met come per seguirlo, ma rimase impietrita mentre
de Quincey tirava via il cappuccio nero, scoprendo il prigioniero.
Il viso dell'uomo era tumefatto e contuso per le percosse. Un occhio era
nero e gonfio. I capelli biondi erano incollati al cranio da sangue e
sudore. Ma tutto ci non aveva alcuna importanza; Tessa lo avrebbe
riconosciuto comunque, ovunque. Ecco perch il grido di dolore le era
suonato tanto familiare.
Era Nathaniel.
...
FINE Parte 1.